Vivaldi e Cage sulle rime di Auden

Dopo l’anteprima domenica 22 aprile 2012 al Teatro Raffaele Lembo di Canosa, lo spettacolo approda al Politeama Greco venerdì 27 aprile. Sipario alle 21

Le Quattro Stagioni

la nuova produzione firmata Balletto del Sud di Fredy Franzutti

di Antonietta Fulvio

 

Le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi, a passo di danza, per raccontare le stagioni della vita. L’alternarsi delle emozioni e il fluire ora tumultuoso ora pacato degli stati d’animo comuni all’uomo del Novecento che, forse, non ha ancora trovato la chiave per leggere dentro di sé.

Per la produzione numero trenta del Balletto del Sud, il coreografo Fredy Franzutti ha immaginato di far incontrare la celebre musica di Antonio Vivaldi con le melodie di John Cage (di cui ricorre il centenario dalla nascita), citazioni registrate sulle quali si intrufoleranno i versi del poeta Wystan Hugh Auden, cui darà voce l’attore Andrea Sirianni per creare un unico tessuto narrativo-musicale sulle cui note danzeranno Elena Marzano, Carlos Montalvan e Alessandro De Ceglia.

Etoiles di fama internazionale, la leccese Elena Marzano dal 2010 è protagonista degli spettacoli del Balletto del Sud, straordinarie le sue interpretazioni ne “L’Uccello di Fuoco”, “Carmen”, “Sheherazade” e “Mozart” . Con lei sul palco il brindisino Alessandro De Ceglia nel 2010 primo ballerino ospite del Teatro dell’Opera di Tirana nel ruolo di Escamillo in Carmen. Solista in diverse produzioni del Balletto del Sud, interpreta ruoli principali negli spettacoli “La Traviata” e “Romeo e Giulietta” ed è interprete principale nello spettacolo Edipo Re. Nel ruolo del padre di Aurora in “La bella addormentata” ha, invece, duettato con Lindsay Kemp. Completa il trio il cubano Carlos Alberto Montalvan nell’organico della compagnia dal 2007 con “Lo Schiaccianoci” e danza come protagonista nello spettacolo “La Traviata” e solista in “Carmina Burana”, “Eleonora Duse”, “Uccello di Fuoco” e nelle apparizioni televisive del Balletto.

Maestro concertatore Stefan Biro, violino di spalla dell’Orchestra della Fondazione Ico salirà sul podio per dirigere un gruppo di archi che accompagnerà i movimenti coreografici che risulteranno essere una perfetta integrazione di teatro-danza. A far da scenografia, i fondali a firma dell’artista Isabella Ducrot che trova nella materia – stoffe pregiate e non, sete, sintetici, cotone – l’ispirazione per trovare la forma. “Sarà una sorpresa anche per me vedere i quadri per intero, dal momento che ho lavorato procedendo a porzioni di tessuto dipinto e arrotolato per poi andare avanti…” ha rivelato l’artista, entusiasta del clima di fervida partecipazione che si respira a Lecce dove, probabilmente, ritornerà per una sua personale. Un piacevole ritorno, alcuni anni fa fu allestita una sua personale nel Castello Carlo V e si è detta entusiasta del clima di fervida partecipazione che si respira a Lecce dove, probabilmente, ritornerà in futuro per una nuova mostra. Nel solco della sua cifra stilistica l’artista, napoletana d’origine e romana d’adozione, ha realizzato i quadri che legano le varie coreografie ispirandosi alle stagioni: “ma solo l’autunno  – anticipa – ha un taglio naturalistico gli altri sono tutti improntati al rapporto colore-materia”.

Un rapporto che è in grado di scaturire emozioni come le note e i passi di danza. Come i versi del poeta che cantò l’ignoto cittadino, l’uomo qualunque che vive l’età dell’ansia che abbiamo chiamato contemporaneità. Così il ciclo delle stagioni, con gli inevitabili cambiamenti climatici, diventa pretesto per leggere e raccontare il tempo dei sentimenti che muta anch’esso, ineluttabile. La solarità della Primavera si fa metafora dell’incontro e dell’amore, il calore dell’estate sottende all’immobilità o a quel sentimento di indifferenza per le disgrazie altrui come nell’Icaro del fiammingo Pieter Bruegel  – spiega lo stesso coreografo – l’autunnale caduta delle foglie e la pioggia insistente è il ritorno alla quotidianeità, “il rumore dei tuoni ci rinnova la paura delle persecuzioni; l’ingiallimento della natura rimanda alla consapevolezza d’appartenenza ad una società incline al marcire e, spaventati dall’oscurità delle nubi, perché non vediamo dove stiamo, ci sentiamo (come scrive Auden) persi in un mondo stregato, bambini spaventati dalla notte”. Il gelo invernale cala con la morte “Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte; imballate la luna, smontate pure il sole; svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco; perché ormai più nulla può giovare”. Ancora una volta nelle rime di Auden il senso di smarrimento davanti al dolore più grande.

“Ma le stagioni delle emozioni, come le stagioni meteorologiche,  – conclude Franzutti – non durano per sempre e anche quelle (anche se non con una progressione regolare, continua e prevedibile) ritornano, si alternano, ci sorprendono. E dopo il gelido inverno di un terribile lutto può ritornare una primavera d’amore. Scopriamo che l’alternarsi delle stagioni delle emozioni altro non è che la Vita in una società con la paradossale centralità riservata a chi non conta nulla – quei cittadini ignoti che il potere modella come cera, l’industria sfrutta come servi e l’arte canta come eroi”.

 


 

Lo spettacolo, realizzato con il sostegno del PO FESR PUGLIA 2007/2013 ASSE IV, è inserito nella stagione della Camerata Musicale Salentina; i biglietti si possono acquistare presso il Teatro Politeama Greco (0832.241468) o presso la sede della Camerata Musicale Salentina (0832.309901) al costo di €25,€20, €15.

Sono previste riduzioni per gruppi, studenti e scuole di danza.

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