Il morso del ragno

La “Taranta-ta”

 

Che fa:

Ta-Rà-Ta Ràn-ta-tatà-tà-tarà–ZZà.

Canto per Otto zampe e una mandibola.

 

di Francesco Pasca

È di questi giorni, alla fine di maggio, l’osservare il transito in cielo, di sera, ad Ovest, della costellazione dei Gemelli nell’aura della Luna crescente. Appena poco prima la luce si è portata via la costellazione del Cancro e, seguendo l’eclittica, si vede Giove e Venere tramontare. L’apparire del buio è con la breve parentesi delle immagini di Marte e Saturno. Un bel cielo quello osservato sul finire di maggio e i nostri vecchi già si odono raccontare l’avvento dell’estate annunciandolo con il detto di sempre: “sta scarfa la petra”. La pietra dunque ha già iniziato a scaldarsi e con il suo scaldarsi-scaldare ha rimosso dal sonno, anche per quest’anno, la vita animale gelosamente conservatasi. Anche le piante da seme proseguono il loro già risveglio e s’incamminano lungo il percorso dell’oro che dà il Sole. Il grano oltre che cambiare colore cambia anche il rumore, è più colorito nel segno e nel suono.

Tutto inizia come nel  primo libro del Codice Ermetico, Il Pimandro, inizia come la visione di Ermete. Vi è il Dio-Creatore e Padre che ha necessità di rivelarsi alla sua creatura preferita. La sua presenza diventa necessaria affinché l’uomo non si senta solo e abbandonato. Aggiungo alla sua la mia visione e mi chiedo: Ma chi è Dio? Perché cosi indispensabile la sua rivelazione e in che modo, in quanti modi potrebbe rivelarsi? Come tutte le cose rivelate, queste, suppongo, si trasformino e, i prescelti, avranno gli strumenti per coloro che sapranno ascoltarli. Questo sarà il cammino, dunque, da intraprendere e sarà come quello dei passi di un suonatore di tamburello. Sarà l’onomatopeico rappresentare retorico, tratto da un susseguirsi di suoni linguistici di un rumore-suono associato all’i(dea) divenuta iconica, sarà il rimando al fono simbolismo, persino, diverrà il rimando alle origini del mondo. Il comune GrA-SssTr–BBBisb–Bum-bum–FrRi–t-Flat–FlaCc e così via, è da sempre la pioggia di suoni che bagnano il nostro quotidiano. Il Quotidiano di oggi è l’approssimarsi di Giugno, il mese detto della “falce in pugno” e, con la falce nello stretto pugno di una mano e con la salda presa dell’altra vi è anche il fascio di spighe del grano che, Zac-Zac, andremo a raccogliere. È grande il campo dapprima seminato ed ora è dorato e moltiplicato nel seme, e, in quel grande oro vi è il piccolo-grande Ragno, il Dio che sbuca dalla terra calpestata e che è la malinconia distratta, estratta ed attratta dal rumore del fare “zac-zac”. Nell’oro, lì, è facile incontrare la “TARANTA”, è facile l’incontro di questo minuscolo-grande ottipede con il tuo corpo, con le tue mani che frugano, con le tue braccia che fasciano, abbracciano, con le tue gambe e i tuoi piedi che procedono e calpestano e con quant’altro di lì appresso si muove intorno nel e con il ritmo del tagliare, del rumore moltiplicato dal Zac-zac. Ma, il disturbo del Dio si paga, è pagato con una moneta da morso e con un altro suono ripaga, con un più flebile suono,“ZZa”. Ecco allora che quando si è lì nell’inconsapevole di quanto può accadere è come essere un indiano Sioux, si porta la mano alla bocca ed inizia la danza di “guerra”. A quel morso fuggito dalla tela, lì nascosta, attribuisci le stesse capacità di acchiappare i sogni e di sostenere il tuo destino, adempiere al passo di danza.

La Tela di quel Ragno diventa la trappola del tuo futuro, ottenuta con l’ausilio e la capacità dell’acchiappasogni. Sei certo, in quel momento, che fu così creato il mondo, con l’espediente del Ragno e della sua tela. Nel profondo del tuo metabolismo culturale, nell’ancestrale atavico e nascosto ti appare anche Athena e Aracne, vai a coniugare anche due mondi lontanissimi, i pellerossa e tua madre l’ellenica. Sebbene tu non conosca le origini del tuo mondo e non aspetti che tutto possa essere nato da una danza e, sebbene tu non conosca come si è raccontato il mondo, penserai: “Chissà da che parte è iniziato il mondo”. Tu sai che ognuno ha rivendicato il suo Luogo, ma sei sicuro che dovrà pur esserci il Mito dei Miti, il Luogo dei Luoghi. Forse è lì che si racconta dell’origine delle Cose di questo mondo, forse è lì il Luogo di  quando vi era un grande ragno e quel ragno tesseva la tela creando e attendendo al centro dello svolgersi degli eventi. Penserai alla grande galassia. Penserai ai tanti mondi che vi appartengono e che girano in tondo. Penserai alle tante galassie, tutte nate per adempiere al loro giro di tempo. Fra i tanti semi, in quel campo di grano, in tutto quel territorio, per te, in quel momento è solo il tuo falciato e si collega con ogni altra Cosa di quella  creazione. Non lo sai ma è l’uguale di quanto si narra nella tavola Smeraldina [Verde]: “E’ vero senza menzogna, è certo e verissimo che ciò che è in basso è simile a ciò che è in alto; e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per compiere i miracoli della Cosa Una.” (tratto dalla tavola di smeraldo). Sebbene tutto questo lo ignori, lo senti perché in te è iniziato “qualcosa” a scorrere, ti scorre tutto e l’altrettanto ti appare.

È così, e non sai se quel Ragno è maschio o femmina, se in quel Ragno, come nel Serpente, si possono alternare sia simbologie positive ed anche negative (così come è l’alternante tra la tabula smeraldina e la rubina, [tra il Verde e il Rosso- tra il bene e il male, tra il disinganno del reale e l’inganno del tuo immaginario]) . Non sai dell’attribuzione che è a te data dalle caratteristiche comportamentali e “psicologiche” di un incontro. Non supponi che potrai essere tu a trovarti ad interpretare il tuo stato con una danza, a dissotterrare la tua ascia. Tutto questo lo farai nell’inconsapevole incontro con il tuo ego primordiale e potrai giungere alla sottile devianza di un morso che duole, che fa scantonare, ritrarre, sobbalzare, danzare per il falso dolore arrecato o arrecabile o da superare con il tuo abituale fare ancestrale. Nel tuo ancestrale sarai solo certo che, il Ragno nelle occasioni ravvicinate tiri le fila della perenne creazione, governando il destino degli uomini e decidendo le derivazioni a sé adattabili e  mirabili, nonché creando il segreto il cui centro delle Cose può essere lì all’uopo adattato, fruito. La danza è per te l’esorcismo come può esserlo il suo opposto, essere l’iniziazione. Per te comunque è l’alternanza del positivo sul negativo. È probabile che il quel momento tuo padre sia il Sole e la Luna di Giugno sia tua madre, che la tua porta sia divenuta sensibile perché esposta al Vento caldo, così come  il tuo ventre è divenuto la stessa Terra, è probabile che il luogo per nascondere e per nutrire sia il tuo falciare. È cosi che il Ragno in te ascende dalla Terra e si porta con il vento al Cielo,  è così che ridiscende e risale dalla Terra al Cielo e si raccoglie con la forza delle Cose a te e a lui superiori e inferiori. Nell’ascendere sei certo che il tuo corpo traballi e si racconti con il suo Ta-Rà-Ta Ràn-ta-tatà e Dirai: “Dov’è il vero Luogo delle leggende?  È forse in Uno dei  tanti Luoghi in cui si racconta di Iktomi?, dell’ironico maestro della sapienza e della spiritualità Lakota tradotta in forma di Ragno la cui ragnatela è una circonferenza perfetta, ma al cui centro vi è un buco?” In te la voce dominante è della ragnatela che acchiapperà le tue idee buone e quelle negative ed altre invece cadranno perse in quel buco. Non lo sai, ma fu così che gli indiani Sioux, a quella tela, attribuirono la capacità di acchiappare i sogni e di sostenere il proprio labile destino. Otterrai anche tu la trappola per il tuo futuro, l’otterrai con lo stesso acchiappasogni di Iktomi. È così che, infine, saprai come è stato creato il mondo, con quale espediente il Ragno è parte della sua tela e del tuo corpo. E poi ancora saprai di Athena, di Aracne e delle Parche che filano il tuo filo e ne decidono lo svolgimento e l’opportuno recidere. Saprai dell’ipotesi più probabile che è il risultato di una trasformazione in un’antica divinità femminile adorata per una società di tipo matriarcale il cui legame con il Ragno ti lascia intendere di essere stata Dea e non Dio nonché essere tua Madre, quindi la generatrice del Cosmo. Saprai del prodotto che hai falciato e che è intercorso fra l’essere agricoltore o guerriero, saprai quanto sarà utile, in quel momento, la tua conoscenza mitigata dalla sapienza, sebbene, per te, è Ares il dio per la tua guerra. Aracne la vedrai valente filatrice elogiata, vantata per essere la più brava fra i mortali, in grado di gareggiare con gli Dei. Vedrai altri filatori, altri superbi, altri che ti guarderanno dall’alto che è il basso, dal ciò che non è più simile all’alto. Vedrai Athea la protettrice di Ulisse gareggiare e ribadire di essere lei la migliore, che non ammetterà mai la sconfitta, vedrai il Ragno, la Taranta costretta a filare in eterno la sua tela e tu ad essere la conseguenza del suo morso e ballare al ritmo del  Ta-Rà-Ta Ràn-ta-tatà-tà-tarà–ZZà.

Del Tuo Ta-Rà-Ta Ràn-ta-tatà-tà-tarà–zZà-aah.

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