Rita Levi Montalcini. La Scienza, l’Umanità e la Cultura

di Claudia Forcignanò

Puntare l’obiettivo e perseguirlo fino a raggiungerlo, andare avanti a testa alta camminando lungo la strada della vita facendo in modo di lasciare un ricordo indelebile di sé. Questo il riassunto della vita di una donna dinanzi alla cui levatura, l’unica cosa da fare, è inchinarsi e trarre insegnamento: Rita Levi Montalcini.
Unica italiana insignita del Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia, prima donna a essere ammessa all’Accademia Pontificia, Rita Levi Montalcini è senza ombra di dubbio la più importante scienziata del XX secolo, ma tutto il mondo le riconosce da sempre la classe indiscussa, l’umanità e la cultura.
Nata a Torino il 22 aprile 1909 da una famiglia ebrea, Rita crebbe con il padre Adamo Levi, ingegnere elettrotecnico e matematico, e la madre Adele Montalcini, pittrice, condizione questa che le aprì le porte dell’arte e delle scienze, i genitori infatti, le permisero di condurre un’infanzia pregna di input culturali che fecero di lei una donna tenace, sicura di sé, con una forte predisposizione all’ottimismo e all’onestà intellettuale.
Nel 1939, nonostante il parere contrario del padre, profondamente influenzato dalla cultura vittoriana, che aveva impostato il rapporto con i figli secondo una ferrea disciplina e sicuro che fosse impossibile per una donna conciliare la carriera con i doveri di moglie e madre, Rita Levi Montalcini si iscrisse alla facoltà di Medicina presso l’Università di Torino dove nel 1936 si laureò col massimo dei voti e in seguito si specializzò in neurologia e psichiatria.
Quello che sembrava un percorso di vita destinato alla serenità, si andò a scontrare con le leggi razziali del 1938 che la portarono ad affrontare l’esilio per la sopravvivenza in Belgio.
Nonostante la lontananza forzata da casa e dalle sue radici, Rita Levi Montalcini trovò il modo di proseguire e approfondire i suoi studi presso l’Istituto di Neurologia dell’Università di Bruxelles dove si dedicò alla ricerca sul sistema nervoso.
Quando finalmente nell’inverno del 1940 poté tornare a Torino, la passione per la ricerca la portò a realizzare un laboratorio domestico nella camera da letto e dopo varie vicissitudini e rocamboleschi viaggi con tutta la famiglia per sfuggire alla deportazione, nel 1944 divenne medico nelle forze alleate, dove mise a frutto gli anni di studio, ma solo con la fine della guerra poté tornare nella sua terra natale, riprendere i tanto amati studi accademici e allestire un laboratorio nei pressi di Asti in cui diede inizio agli studi sul sistema nervoso.
Nel 1947, il neuroembriologo Viktor Hamburger la invitò a proseguire i suoi studi negli Stati Uniti, presso la Washington University di Saint Louis e dopo pochi anni di ricerche, col suo collaboratore Stanley Cohen, effettuò la scoperta che nel 1986 le valse il premio Nobel: il Nerve Growth Factor, una proteina coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso, che fece da apripista allo studio sistematico del cervello umano e alla nascita ufficiale delle neuroscienze.
Sempre profondamente legata alle sue radici, la Montalcini donò parte del premio in denaro offerto dal Nobel alla sua comunità per ricostruire la sinagoga di Roma e continuò a lavorare per conto del CNR, dell’Istituto Superiore di Sanità, della Fao, offrendo la sua collaborazione a varie società.
Gli Stati Uniti furono per Rita Levi Montalcini una seconda casa che la ospitò per trent’anni, periodo prolifico di scoperte e sperimentazioni, la scienza fu la sua famiglia, decise di non sposarsi per poter dedicare tutta se stessa alla sua missione.
Una carriera ed una vita dedicata alla scienza, un profondo amore per la cultura, offuscato da una pesante ombra: lo scandalo della casa farmaceutica Fidia, gestita da Francesco Della Valle che nel 1975 la volle come sponsor per il Cronassial, farmaco che avrebbe dovuto salvare milioni di vite, ma che tre anni dopo, si scoprì avere effetti collaterali mortali.
Il farmaco, la cui azione letale fu scoperta in Germania, venne ritirato anche in Gran Bretagna, Spagna e Italia, ma nel frattempo, nella casse della Fondazione Levi erano entrati 50 milioni di lire che servirono a finanziarne le ricerche scientifiche, la Montalcini citò Della Valle durante il discorso di ringraziamento durante la serata dei Nobel e non prese mai le distanza dalle vicenda.
Oltre questo increscioso inconveniente, la carriera della Montalcini proseguí senza sosta e dal 1969 al 1979 fu direttrice del Laboratorio di Biologia cellulare del CNR e neppure il raggiungimento dell’età pensionabile servì a fermarla, la sua sete di conoscenza prevalse su tutto.
La sua tenacia fu premiata con la nomina a Guest professor e Presidente dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla.
Se la mente sembrava aver trovato l’elisir dell’eterna giovinezza, lo stesso non può dire del corpo, che giunto alla soglia dei 90 anni, iniziò a mostrare i primi segni di cedimento a causa di una retinopatia, ma anche in questo caso, Dita Levi Montalcini confermò la sua natura coriacea traendo la sua forza dal cervello, motore indiscusso di ogni cosa.
L’attività della Montalcini non si svolse solo tra la quattro mura di un laboratorio: dimostrò l’amore incondizionato per il genere umano prestandosi come volto per numerose campagne, fondò con la sorella Paola la Fondazione Rita Levi Montalcini con lo scopo, tra gli altri, di erogare borse di studio destinate a giovani donne africane; con Michail Gorbačëv partecipò alla fondazione della sezione italiana di Green Cross International, allo scopo di prevenire i conflitti per l’accesso alle risorse idriche e la protezione delle stesse; si schierò a favore della fine del proibizionismo, pur dichiarando, tempo dopo, la correlazione tra utilizzo di droghe leggere come ponte per arrivare all’utilizzo di droghe pesanti; il suo volto comparve in uno spot di Telecom Italia e di Sky, il cui compenso fu devoluto in beneficenza.
Rita Levi Montalcini si è spenta a 103 anni, il 30 dicembre 2012 a Roma, nella dimora, il giorno successivo, per accogliere la salma sono state aperte le porte del Senato, ma la salma è stata poi ricondotta a Torino dove dopo i funerali pubblici e la cerimonia privata del 2 gennaio, le ceneri sono state deposte nella tomba di famiglia nel campo israelitico di Torino.
A fronte di una generazione di giovani donne la cui maggiore aspirazione è lavorare nel mondo
dello spettacolo, sembrerebbe impensabile incontrare qualche studentessa che ha come punto di
riferimento Rita Levi Montalcini, eppure accade molto più spesso di ciò che si potrebbe pensare: ricercatori, medici, studenti che ogni giorno scelgono di dedicare la propria vita alla ricerca scientifica ed é in questo dato oggettivo che si riscontra l’eredità morale della Montalcini e la sicurezza che il suo insegnamento di vita non è andato perduto: studiare, impegnarsi, credere nella forza della mente.

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