Innocenza ed erotismo fluttuante nei dipinti di Audrey Kawasaki

di Dario Ferreri

Audrey Kawasaki, classe 1982, di nazionalità giapponese, nata e cresciuta a Los Angeles, sin da piccola disegnava manga ed ha respirato ed introiettato le culture americana e giapponese, ciascuna delle quali ha contribuito a forgiare la sua peculiare cifra artistica ormai globalmente riconosciuta ed apprezzata.
Lascia il Pratt Institute di Brooklyn senza terminare gli studi artistici perché non sentiva il richiamo dell’arte concettuale verso la quale i suoi docenti intendevano condurla e ritorna in California, dove presto diviene stella del firmamento artistico che irradia la propria arte nel mondo intero e registra puntualmente il sold out ad ogni esibizione.
Il suo stile è stato descritto come una fusione di manga giapponese, ukiyo-e (letteralmente “Immagine del mondo fluttuante”, un genere di stampa artistica giapponese su carta, impressa con matrici di legno, fiorita nel periodo Edo, tra il XVII e il XX secolo), Art Nouveau e ricco di influenze primarie di artisti del calibro di Gustav Klimt, Egon Schiele ed Alphonse Mucha.
L’artista stessa descrive i suoi personaggi come conflittuali, Jekyll ed Hyde emotivi, divisi tra diversi impulsi, desideri ed aspettative culturali: le sue donne non sono persone reali, ma una sorta di fantasmi, apparizioni, illusioni, l’effimero sogno di un giorno, una idea, il mistero ed un segreto.
Figure femminili intangibili ma al contempo dense di emozioni e pulsioni, innocenti e peccaminose al contempo; nei dipinti dei primi anni di attività le sue ragazze sono molto giovani, meno esperte e più ingenue: non lasciano trasparire una loro età anagrafica ma rappresentano il culmine dell’adolescenza emotiva e della maggiore età, quello spazio temporale che decreta l’inizio di una femminilità in fiore e tutti i tumulti che ne derivano.
L’età emotiva dei soggetti delle sue opere procede di pari passo con quella anagrafica dell’artista e determina una connessione profonda con il suo mondo emozionale: i suoi personaggi dipinti hanno iniziato ad emergere e svilupparsi, e naturalmente hanno riflettuto l’artista e ciò che stava vivendo e, come è naturale, sono maturati nel corso degli anni: hanno ancora le loro debolezze, le paure, i dubbi e le vulnerabilità, ma sono venuti a patti con se stessi ed hanno sviluppato un sereno radicamento emotivo.
A volte il loro sguardo nel dipinto è lontano dallo spettatore, quasi contemplativo ed auto-riflettente, ma, più spesso, si confronta con lo sguardo diretto dell’interlocutore per cercare un dialogo emozionale e riaffermare la sua esistenza oltre al medium e colorando la propria personalità, di volta in volta, con una sensualità che vira dal rilassato al passivo o che può essere accettante o ritirata, od ancora timida o diretta, conflittuale o seducente, ma, comunque, sempre affascinante.
La sessualità ostentata in alcune sue opere è una operazione liberatoria per l’artista, che interpreta una aspirazione o conquista femminile del senso di potere e controllo sul proprio corpo e sulla propria persona in genere che, unita a sfumature di vulnerabilità e fragilità, crea una strana giustapposizione nella quale molte donne possono identificarsi.
La presenza di fiori nei suoi dipinti rappresenta la temporalità e caducità della condizione umana: i fiori sono un ricordo del tempo che passa e che allude al fatto che la bellezza fisica e la giovinezza sono impermanenti: e pur se le sue donne sono sempre le stesse, non invecchiano e si offrono come immortali, l’iconografia del dipinto ricorda che anche loro, nel tempo, si disintegreranno e saranno distrutte insieme al legno su cui sono dipinte svanendo dalla memoria.
Le acconciature delle sue donne rappresentano una loro estensione e contribuiscono a rendere l’emozione che quel lavoro vuole trasmettere: se i capelli sono raccolti o legati, potrebbe essere indice di una emozione più composta, contemplativa o riflessiva; se i capelli sono sciolti e selvaggi, il pezzo potrebbe essere più feroce, appassionato od emotivo.
Pochissimi sono i protagonisti maschili dei suoi dipinti.
Il legno è di gran lunga il substrato preferito dall’artista: ciascuna tavola ha venature che la rendono unica ed è un elemento caldo al tatto e che allude ad un clima familiare e noto; spesso parte del disegno naturale della tavola viene lasciato scoperto per fare emergere dalla composizione un elemento completamente naturale.
Nel 2005 disegna la cover dell’album “For Lovers, Dreamers & Me” di Alice Smith, nel 2011 la cantante Christina Perri si fa tatuare un dipinto della Kawasaki (My dishonest heart) dalla famosa tattooist Kat Von D in un episodio di LA InK. Sue opere ed interviste sono state ospitate sui famosi magazine Juxtapoz ed Hi-Fructose e numerosissime altre riviste e giornali; ha customizzato con i suoi dipinti innumerevoli prodotti (cover di cellulari, scatole di caramelle, porcellane, capi di abbigliamento, ecc). Ha esposto in America, Canada, Australia, Europa ed Asia; su Facebook (https://www.facebook.com/audreykawasaki) ha oltre 712.000 follower e circa 400.000 su Instagram; attualmente ha un coefficiente 10 ed, oltre ai dipinti, anche le sue stampe in edizione limitata vanno a ruba tra collezionisti ed appassionati nel giro di pochi secondi.
Per assaporare il suo mondo, oltre ai vari canali social, conviene dare un’occhiata al suo accattivante sito: http://www.audrey-kawasaki.com/index.php

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