{"id":138,"date":"2010-12-27T11:03:36","date_gmt":"2010-12-27T10:03:36","guid":{"rendered":"http:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2010\/12\/27\/eu\/"},"modified":"2010-12-27T11:03:36","modified_gmt":"2010-12-27T10:03:36","slug":"eu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2010\/12\/27\/eu\/","title":{"rendered":"Eu-T\u00f2pos"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: x-small;\">\u00abCome assecondare la memoria e vincere il tempo?\u00bb un&#8217;intuizione di <strong><em>Francesco Aprile<\/em><\/strong><br \/><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: x-small;\">In questa frase di  Antonietta Fulvio, a pagina 7 dell\u2019introduzione dell\u2019ultimo libro di  Francesco Pasca, c\u2019\u00e8 inizio e fine di un testo. Il suo sviluppo. La sua  armonia. Il divenire e l\u2019approccio che l\u2019autore ha verso il libro \u2013 e  che il lettore sente all\u2019ascolto del ritmo che batte \u2013 lettera dopo  lettera.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"><br \/><img loading=\"lazy\" src=\"\/images\/stories\/pasca_francesco_4b3dee1e98f46.jpg\" border=\"0\" width=\"350\" height=\"342\" style=\"float: left; border: 0pt none; margin: 21px;\" \/><span style=\"font-size: x-small;\">Essere di parte. Credo che a tutti sia capitato in un  buon 90% delle proprie vicissitudini \u2013 inquadrando la questione attorno  ad una percentuale come il 90% mi ritengo generoso, credo si possa  abbozzare un dato maggiore \u2013 ed io in questa storia sono di parte. \u00c8  questione di scrittura. Mi ci immergo \u2013 dico, mi piace. Essere di parte \u00e8  naturale, allo stesso modo di come dovrebbe esserlo mantenere la  propria autonomia.<br \/>Questa storia inizia cos\u00ec. Con me che sono di  parte e un apprezzamento che nasce con la lettura del precedente  \u201cOtranto. Il luogo delle parole\u201d, in quel mulinare parole come una  scansione temporale di un testo in tre dimensioni. La multimedialit\u00e0 del  gesto, il multitasking del pensiero.<\/span><\/span><span style=\"font-size: x-small;\">Eu-T\u00f2pos di Francesco  Pasca, Il Raggio Verde Edizioni, si apre cos\u00ec. Un prologo. Parole. Nomi.  Una portata semantica che disegna la parola come lo sfogliare un fiore,  un lento retrocedere. La parola come agire nell\u2019agire, fiore nel fiore.  La fantasia \u00e8 fiore nel fiore della ragione. Uno sfogliare petali della  fantasia che svela la ragione. La parola \u00e8 un luogo. Un prologo che \u00e8  come un viale alberato. Introdursi sulle vie di un luogo. Legittimare la  ragione, formalizzare l\u2019atto creativo.Poi,  il testo. Le prime impressioni, la storia che si sviluppa, prende  forma, corpo, assume consistenza, ma, soprattutto, presenza nel lettore.  Un lento adagiarsi di parole, come briciole di pane, nel pensiero. Come  a segnare la strada. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: x-small;\">Un guidare la lettura fra i sentieri di parole che  sono connubio di immagine e segno.<br \/>Cos\u00ec, a pagina 32, \u00e8 lo stesso Pasca a scrivere:<br \/>\u00ab\u2026con  un Vero costretto all\u2019apparire e con il Falso con la certezza d\u2019essere.  Le regole di quei sudditi, non necessariamente dovevano corrispondere  alle proprie, alle normali aspettative dei loro regnanti, ma ad una o  pi\u00f9 d\u2019una, per loro, strane risoluzioni dei bisogni. Le stesse  predeterminate da quel suo non dover essere costretta ad apparire.\u00bb<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"> <\/span><\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p>Incanalando  il lettore su un primo binario dettato dal dualismo Essere\/Apparire,  nella societ\u00e0 moderna, il paradosso dell\u2019essere nella libert\u00e0 che \u00e8, ma  non \u00e8 apparire, in accordo con la ragione, per una base fondante  dell\u2019essere lontano dallo stuprare corpo e mente della moderna  feticizzazione. Libert\u00e0 come bivio di essere o apparire. Il vero che  diviene apparire, il falso che \u00e8 l\u2019essere. L\u2019ambiguit\u00e0 di una societ\u00e0  che afferma per vero ci\u00f2 che non \u00e8.<br \/>Il racconto prosegue in una  dimensione\/luogo in cui libert\u00e0 ed essere si dibattono fra vero e falso,  necessit\u00e0 di o non apparire. Con una svolta, decisamente una lettura  che \u00e8 sguardo all\u2019odierno, in cui il vero \u00e8 necessit\u00e0 d\u2019apparire, ed il  falso d\u2019essere. Ci si sposta su un terreno che \u00e8 spazio e tempo  dell\u2019ambiguit\u00e0, condizione ancor pi\u00f9 accentuata dalla scelta temporale  della narrazione che dona forza ad una storia che mostra la sua  attualit\u00e0 lungo il continuum temporale dell\u2019indeterminatezza.<br \/>La  prima parte, \u201cMi disegni una parola\u201d, termina nella condizione di  indeterminatezza in cui era iniziata e si era svolta. Al contrario, la  seconda parte, \u201cEu-T\u00f2pos\u201d, \u00e8 caratterizzata da riferimenti temporali ben  precisi, salvo, poi, tornare e ritornare, nell\u2019indeterminatezza che  l\u2019aveva preceduta.<br \/>\u00abNon era dato sapere altro, cos\u00ec come  l\u2019appartenenza di quel contenuto ad un Luogo preciso. La torbida  consistenza del contenuto ed il mancato odore, lo rendeva ancora pi\u00f9  misterioso.\u00bb<br \/>E ancora:<br \/>\u00abOggi l\u2019aver condotto suo padre in  quel Luogo, sebbene protetto, riduceva Romolo alla pi\u00f9 grande malinconia  e, per questo, non riusciva a distinguere il confine tra quei due  concetti cos\u00ec complementari ed al contempo altrettanto distinti che  prefiguravano quello da lui definito Non-Luogo. A maggior ragione se  quel Non ne negasse la sua definizione o se ne attestasse, a suo dire,  un diverso supporto. Era lo stesso termine di definizione, avendone lui  stesso un\u2019idea molto precisa, a renderlo ancora pi\u00f9 perplesso.[\u2026] Non si  manifestavano affatto come eventi per una collocazione di un Luogo.\u00bb<br \/>Fondare  i luoghi. \u00c8 questo uno dei propositi, la ricerca e formalizzazione dei  non luoghi per eccellenza. Il luogo \u00e8, all\u2019origine, impossibile da  marcare con dei confini, ma il modo in cui, il pensiero, la Ragione,  sono soggetti interessati, necessitati, dal corpo trovano l\u00ec, nella  necessit\u00e0 del corpo, il loro limite, come per Locke la ragione \u00e8  delimitata dall\u2019esperienza e, da essa, trova la forza di generarsi, il  proprio fondamento.<br \/>\u00c8 nel corpo il limite umano. Perch\u00e9, \u00e8 poi cos\u00ec slegato dal corpo il pensiero?<br \/>\u00abNn  pu\u00f2 soddisfare la logica della Conoscenza di un s\u00e9 \u2013 e, sempre con un  fare accigliato, continuava: ovunque sia quel Luogo, dove si vuol dare  dimora, questo non potr\u00e0 mai aver assegnato i confini. E di l\u00ec ancora \u2013  Il luogo, di contro, subisce la sorte degli eventi dai quali \u00e8 stato  segnato, da come viene insediato, accomodato, vissuto e subordinato alla  propria storia. Naturali, politici, immaginari o qualunque siano o  potranno essere questi eventi, spesso, essendo l\u2019io, l\u2019umano fisico, a  segnarli, meno spesso \u00e8 l\u2019umano io della fantasia a darne conto. Esso  stesso, quel Luogo, \u00e8 come presenza di quel s\u00e9.<br \/>Fiato, consapevole di  questo limite, aggiungeva \u2013 E quando \u00e8 l\u2019immaginazione a soccorrermi  come necessit\u00e0, \u00e8 proprio con quell\u2019io dell\u2019immaginario che ne vado,  paradossalmente, a sottolineare la sua fisicit\u00e0. La mia Conoscenza ne  diventa l\u2019assoluta padrona. Essa s\u2019amalgama, si stende, prende forma e  della forma ne fa la sua immagine.\u00bb<br \/>Lontano dall\u2019idea platonica  delle idee e, come si legge nel Fedone, anche da quella conoscenza che \u00e8  solo ricordo, capacit\u00e0 umana di ricordare in virt\u00f9 di un\u2019anima che non  muore e porta l\u2019uomo a vivere, consegnandolo ad un riciclo eterno di  vite. Lontano da questo. Lontano. \u00c8 nel concetto di questa lontananza  una nuova svolta nell\u2019opera di Francesco Pasca.<br \/>\u00abPlatone non mi  aiuta, lo sento cos\u00ec vicino e al contempo lontanissimo. L\u2019idea, quando  questa suggerisce, mi impedisce di nascere e di morire ed ancora di  ri-nascere e di ri-morire. La metafora della sua caverna mi risveglia  momentaneamente dal letargo conoscitivo. L\u2019ignoranza metafisica in me  non vuole essere relegata alla sola approssimazione, ma alla certezza.\u00bb<br \/>E  si instaura, nelle pagine di Eu-T\u00f2pos, un sottile gioco fra conoscenza  certa e probabile, in bilico fra lo Hume del non pu\u00f2 esistere una  conoscenza certa, ma solo probabile ed il Kant della \u201cCritica della  Ragion Pura\u201d che sovverte il credo di Hume (meritevole secondo Kant  d\u2019averlo svegliato dal sonno dogmatico) individuando nella scienza  matematica della natura quello che per lui diverr\u00e0 il sapere autentico.  La matematica, infatti, contiene secondo Kant delle verit\u00e0 universali,  dotate di giudizi sintetici a priori; a priori perch\u00e9 dotati di una  validit\u00e0 necessaria che non dipende dall\u2019esperienza umana. E qui si  ritorna, in un certo qual modo, a quel Mito della Caverna che, a detta  dello stesso Pasca, \u201cmi risveglia momentaneamente dal letargo  conoscitivo\u201d, con l\u2019idea del Sole, fonte di luce, come fondamento  dell\u2019idea del Bene, divinit\u00e0 creativa ed indipendente, come nella teoria  delle idee sono, al di sopra di tutto, situate nel mondo  dell\u2019iperuranio, le idee del Bene, del Vero e del Bello, ovvero,  concetti eterni, il sapere umano nella sua \u201cForma\u201d alla quale \u00e8  possibile contrapporre la dimensione transitoria del sensibile. \u00c8 come  se, da Platone a Kant, intercorra un parallelo fra le Idee e le Forme a  Priori. Conoscenze certe. Ma \u00e8 un viaggio, parole in bilico, dicevo, fra  la certezza e l\u2019incertezza \u2013 dettata dallo scavare, il voler andare  oltre, cercando l\u2019antefatto del pensiero, il momento che \u00e8 percezione ed  istante topico della creazione.<br \/>C\u2019\u00e8 una memoria a breve termine,  generata dalla malattia, che porta il protagonista a conoscere tutto,  per la prima volta, ogni cosa, ogni volta. La memoria del primo giorno,  della prima ora, solo del principio costante, perch\u00e9 ogni ricordo \u00e8  sempre una prima volta. La memoria. Questa memoria, luogo preposto alla  ragione, come intuizione, percezione costante. Continuo  conoscere\/riconoscere attraverso quello stato di memoria a breve  termine, nel quale \u00e8 relegato il protagonista, che non prende a pretesto  la reminiscenza platonica, ma \u00e8 un continuo ritornare all\u2019origine.<br \/>La  follia \u00e8, cos\u00ec, mediata da questa ragione, il fiore nel fiore, per  poter vincere il tempo. La follia che si contrappone a quell\u2019uso che  l\u2019anima fa della ragione, secondo Platone, l\u2019anima capace di farne buon  uso torna allo stato di felicit\u00e0, al contrario, \u00e8 destinata a ricadere  sempre in nuovi corpi, come scrive lo stesso Pasca \u00abmi impedisce di  nascere e di morire ed ancora di ri-nascere e di ri-morire\u00bb. Ed \u00e8 questa  follia un procedere verso lo sconfiggere il tempo. L\u2019assecondare questa  memoria dona spazio ad una conoscenza certa, non probabile, che ci  appare nell\u2019intuizione spazio-temporale di un tempo che \u00e8 sovvertito,  abbattuto e ricondotto all\u2019istante del s\u00e9, della nostra presenza che  diviene traslazione dell\u2019essere umano allo stato di \u201cForma\u201d, l\u2019uomo che  diviene l\u2019Idea di s\u00e9.<br \/>\u00abIo sono, devo pretendere di essere e  rimanere costantemente l\u2019Idea e, come tale, da sempre ne presiedo questo  Spazio-Luogo come nascita ed evoluzione.\u00bb<br \/>Nel  capitolo \u201cIl Metodo\u201d c\u2019\u00e8 il momento della percezione, del gesto, dello  scrivere orgasmico, ritmo vitale, sostanza che ci produce, parola come  gesto, traslazione del concetto e dello spazio dell\u2019immagine. Attraverso  tutto il sentire dell\u2019uomo. Condizioni. La prosa spontanea di Kerouac.<br \/>Cos\u00ec,  Francesco Pasca, segna il ritmo della parola \u00abInfatti si soffermava  lungo quel percorso a verificare e a segnare con segni minuti sui  taccuini, quelli delle Impressioni. Romolo ne portava con s\u00e9 in numero  di quattro. Sul primo andava segnando il senso originario delle immagini  visionate. Sul secondo, appuntava la capacit\u00e0 della fruizione. Cio\u00e8  quanto quell\u2019immagine potesse perdurare nella sua ed altrui memoria e  quanto quella sospensione onirica generata potesse entrare a far parte  nell\u2019immaginario collettivo. Considerava questo processo e lo definiva  essere: approccio estetico, percettivo. L\u2019atto della percezione era  considerato da lui il pi\u00f9 importante di questi interventi. Sul terzo di  quei taccuini descriveva la nascita di quei sogni. Sul quarto di quei  taccuini, infine, andava a segnare ci\u00f2 che apparentemente non poteva  essere segnato, la sua Anima. Scriveva [\u2026] dei segni che andavano a  generarsi spontaneamente come soddisfazione di s\u00e9. Raccontava  dell\u2019inizio della scrittura come conseguenza del gesto.\u00bb<br \/>Proprio  come andava scrivendo, teorizzando, Kerouac nei \u201cFondamenti di prosa  spontanea\u201d, nei quali scriveva: \u00ab 1. Taccuini segreti scribacchiati, e  incredibili pagine dattiloscritte, per puro piacere personale. 8. Scrivi  quello che vuoi senza fondo dal fondo della mente. 9. Le inesprimibili  visioni dell\u2019individuo. 17. Scrivi per te stesso nel ricordo e nello  stupore.\u00bb<br \/>Ma il gesto non \u00e8 solo un indagare il linguaggio. \u00c8 un  agire, l\u2019andare dell\u2019essere umano sfogliando a ritroso la sua storia  letta come tempo unico, costellazione critica nella quale individuare un  incontro, ovvero, il presente; fra passato ed istante. L\u2019immagine  assume cos\u00ec una valenza duale. Non \u00e8 pi\u00f9 solo l\u2019immagine percepita, ma,  nel segno, \u00e8 percezione e punto critico di uno spazio temporale in cui  ci\u00f2 che \u00e8 stato va ad unirsi con l\u2019ora. L\u2019immagine diviene frutto della  percezione e di ci\u00f2 che Benjamin definiva Immagine Dialettica, \u201cci\u00f2 che \u00e8  stato va ad unirsi con l\u2019ora\u201d, un momento in cui la percezione va di  pari passo con l\u2019antecedente, il momento primordiale, \u201cun momento di  arcaico, il gesto\u201d (F. Pasca) \u2013 per una sorta di recupero\/ritorno al  momento espressivo dell\u2019uomo primigenio in virt\u00f9 di un presente, quello  di Benjamin, in cui passato (gesto; gesto che \u00e8 passato inteso come  primordiale) e istante (percezione) si incontrano.<br \/>\u00abLe azioni che  segnava come metodo, divenivano il gesto dell\u2019uomo ai primordi. Pensava  alla serialit\u00e0 di tale gesto, a come esso una volta esauritosi poteva  ripetersi all\u2019infinito, ma a danno di quella componente emotiva che lo  aveva inizialmente generato, caratterizzato.\u00bb<br \/>In modo che la  serialit\u00e0 del gesto, nei millenni dell\u2019uomo, va perdendo la sua anima,  come l\u2019opera d\u2019arte nell\u2019epoca della sua riproducibilit\u00e0 tecnica ha  perso la sua aura.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\">Francesco Aprile<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 \u00abCome assecondare la memoria e vincere il tempo?\u00bb un&#8217;intuizione di Francesco Aprile In questa frase di Antonietta Fulvio, a<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[17],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the 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