{"id":16107,"date":"2025-10-01T12:22:00","date_gmt":"2025-10-01T10:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/arteeluoghi.it\/?p=16107"},"modified":"2025-10-19T12:34:30","modified_gmt":"2025-10-19T10:34:30","slug":"eravamo-innamorati-del-vero-de-nittis-netti-toma-de-nigris","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2025\/10\/01\/eravamo-innamorati-del-vero-de-nittis-netti-toma-de-nigris\/","title":{"rendered":"Eravamo innamorati del vero De Nittis, Netti, Toma, De Nigris"},"content":{"rendered":"\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-style-default\"><p>Artisti pugliesi da Napoli a Parigi e il linguaggio rivoluzionario della loro pittura. Fino al 18 ottobre 2025 al Must di Lecce<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>\u00abEravamo innamorati del vero e ci bastava vedere un bell\u2019effetto di luce, una bella nuvola, un bel crepuscolo per essere felici. Non speranza o desiderio di onori, non di ricchezze; nostra sola speranza era quella di acchiappare il bello fugace del vero, e fissarlo sulla tela\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br>Cos\u00ec il pittore e architetto teramano Gennaro Della Monica (1836-1917) ricordava nelle sue memorie l\u2019esperienza condivisa con gli artisti della Scuola di Resina legata al verismo e alla corrente dei macchiaioli.<br>Eravamo innamorati del vero. De Nittis, Netti, Toma, De Nigris. Artisti pugliesi tra Napoli e Parigi \u00e8 il titolo dato all\u2019esposizione, in corso fino al prossimo 18 ottobre 2025, che ha riunito per la prima volta nelle sale del Must, Museo Storico di Lecce, quattro artisti pugliesi: il barlettano Giuseppe De Nittis (Barletta, 1846-Saint-Germain-en-Laye, 1884), il salentino Gioacchino Toma (Galatina, 1836-Napoli, 1891), il santermano Francesco Netti (Santeramo in Colle, 1832-1894), il foggiano de Giuseppe Nigris (Foggia, 1832-Napoli, 1903). Tutti e quattro, costretti per l\u2019assenza di istituzioni formative artistiche in Puglia, a partire alla volta di Napoli per studiare al Real Istituto di Belle Arti dove insegnavano gli artisti Filippo Palizzi e Domenico Morelli, esponenti del verismo napoletano, che fu la vera forza motrice del cambiamento dell\u2019arte italiana del secolo XIX. <\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery columns-3 is-cropped\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img loading=\"lazy\" width=\"550\" height=\"565\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Gioacchino_toma_roma_o_morte_1863.jpg\" alt=\"\" data-id=\"16109\" data-full-url=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Gioacchino_toma_roma_o_morte_1863.jpg\" data-link=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/?attachment_id=16109\" class=\"wp-image-16109\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Gioacchino_toma_roma_o_morte_1863.jpg 550w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Gioacchino_toma_roma_o_morte_1863-292x300.jpg 292w\" sizes=\"(max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><figcaption class=\"blocks-gallery-item__caption\">Gioacchino Toma, Roma o morte! 1863, Olio su tela, cm 49&#215;39, Comune di Lecce<\/figcaption><\/figure><\/li><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"717\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/NETTI_FestaAGrezW-1024x717.jpg\" alt=\"\" data-id=\"16110\" data-full-url=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/NETTI_FestaAGrezW.jpg\" data-link=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/?attachment_id=16110\" class=\"wp-image-16110\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/NETTI_FestaAGrezW-1024x717.jpg 1024w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/NETTI_FestaAGrezW-300x210.jpg 300w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/NETTI_FestaAGrezW-768x538.jpg 768w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/NETTI_FestaAGrezW-130x90.jpg 130w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/NETTI_FestaAGrezW.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"blocks-gallery-item__caption\">F\u00eate \u00e0 Grez \u2013 1869, Olio su tela, cm 47&#215;67, Pinacoteca Metropolitana Corrado Giaquinto<\/figcaption><\/figure><\/li><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img loading=\"lazy\" width=\"500\" height=\"377\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Toma_Luisa_Sanfelice.jpg\" alt=\"\" data-id=\"16111\" data-full-url=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Toma_Luisa_Sanfelice.jpg\" data-link=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/?attachment_id=16111\" class=\"wp-image-16111\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Toma_Luisa_Sanfelice.jpg 500w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Toma_Luisa_Sanfelice-300x226.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><figcaption class=\"blocks-gallery-item__caption\">Luisa Sanfelice in carcere, 1874 Olio su tela, cm 63&#215;79, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli<\/figcaption><\/figure><\/li><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img loading=\"lazy\" width=\"472\" height=\"410\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/denittis-ofanto9.jpg\" alt=\"\" data-id=\"16108\" data-full-url=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/denittis-ofanto9.jpg\" data-link=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/?attachment_id=16108\" class=\"wp-image-16108\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/denittis-ofanto9.jpg 472w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/denittis-ofanto9-300x261.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 472px) 100vw, 472px\" \/><figcaption class=\"blocks-gallery-item__caption\">Giuseppe De Nittis, Sull\u2019Ofanto, Olio su tela, cm 50&#215;58, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli<\/figcaption><\/figure><\/li><\/ul><\/figure>\n\n\n\n<p>Un secolo segnato da grandi trasformazioni sociali, politiche ed economiche in Italia e in Europa e l\u2019arte ne registr\u00f2 i fermenti e i turbamenti. \u00abL&#8217;epoca artistica &#8211; scrive il sindaco Adriana Poli Bortone \u2013 \u00e8 quella dell&#8217;Impressionismo dei grandi autori francesi, un periodo che in Italia vide affermarsi un movimento originale che oggi conosciamo come il &#8220;Verismo napoletano&#8221;, legato alla scuola partenopea dell&#8217;Ottocento. Napoli, grande crocevia culturale, culla delle arti e della filosofia, diede impulso alla vena creativa di notevoli talenti, alcuni dei quali pugliesi, che incarnarono questa modernit\u00e0 dando vita ad opere di straordinaria intensit\u00e0. Grazie alla collaborazione con Isabella Valente, docente di Storia dell&#8217;arte all&#8217;Universit\u00e0 Federico II di Napoli (curatrice della mostra nata da un\u2019idea dell\u2019architetto Claudia Branca, nda), il Must vuole offrire ai leccesi ed ai visitatori l&#8217;occasione di conoscere oltre cinquanta opere di quella corrente innovativa. Perizia tecnica, profonda sensibilit\u00e0 ed influenze francesi fanno delle produzioni pittoriche di questi quattro autori espressioni uniche del loro genere e di formidabile impatto emotivo\u00bb.<br>Una selezione di cinquantatr\u00e8 dipinti che evidenzia i differenti percorsi intrapresi dai quattro artisti pugliesi \u2013De Nittis, Netti, Toma, De Nigris \u2013 sempre in direzione del vero, unico obiettivo da perseguire sia nella rappresentazione del proprio universo, sia nella ricostruzione immaginata di eventi storici e paesi lontani. Si formarono a Napoli ma volsero lo sguardo al mondo e soprattutto verso Parigi che stava sempre pi\u00f9 assumendo il ruolo di capitale delle arti. Dalle opere, infatti, emergono le profonde connessioni che i quattro artisti hanno saputo realizzare tra le loro radici pugliesi e la scuola napoletana ottocentesca, ma acquisendo allo stesso tempo la libert\u00e0 della pittura parigina degli anni felici dell\u2019Impressionismo, inserendosi cos\u00ec in un mercato ramificato e internazionale.<br>Significativa \u00e8 la sinergia che vede collaborare prestigiosi istitutuzioni museali che hanno concesso le opere in prestito: Il Museo e Real Bosco di Capodimonte, il Museo e Certosa di San Martino, la galleria dell\u2019Accademia di Belle Arti di Napoli, il Museo Civico di Castel Nuovo, le Gallerie d\u2019Italia e la Citt\u00e0 Metropolitana, la Pinacoteca Metropolirana Corrado Giaquinto di Bari, La Pinacoteca comunale \u201cGiuseppe de Nittis\u201d di Barletta, il Polo Museale Museco di Conversano, il Must di Lecce e il Comune di Lecce ai quali si aggiungono le opere di collezioni private di Puglia e Campania. Un percorso espositivo che diventa occasione per rinnovare l\u2019attenzione su Gioacchino Toma, la cui ultima esposizione personale risale al 1995, e su Giuseppe de Nigris, al quale viene dedicato per la prima volta uno spazio autonomo che consente di ricostruirne la produzione e la personalit\u00e0. Un\u2019immersione nella bellezza e nella sensibilit\u00e0 pittorica di questi quattro artisti pugliesi dal respiro internazionale.<br>Giuseppe De Nittis, di indole ribelle, fu espulso per indisciplina dall\u2019Accademia dove studiava con Smargiassi e insieme ad altri pittori si dedic\u00f2 alla pittura di paesaggio en plein air come dicevano i francesi. Nel 1864 fu notato da Adriano Cecioni tra gli affiliati della Scuola di Res\u00ecna, fondata alle falde del Vesuvio, nel 1863 da Marco De Gregorio (1829-1876) cui aderirono, tra altri, il napoletano Federico Rossano, Enrico Gaeta e il siciliano Antonino Leto. La Scuola di Resina era in netta contrapposizione con l\u2019ambiente accademico partenopeo e si proponeva come un\u2019arte indipendente, nelle loro tele dipinte all\u2019aria aperta il senso della luce e dell\u2019atmosfera veniva colto attraverso la freschezza dell\u2019immagine. Di quel periodo sono La traversata degli Appennini 1867, (olio su tela, 44 x 76 cm. Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte e Sull\u2019Ofanto, Olio su tela, cm 50&#215;58, opera scelta come immagine guida della mostra. Nel 1866, De Nittis \u00e8 a Firenze dove si avvicin\u00f2 ai Macchiaioli, l\u2019anno seguente dopo aver viaggiato in diverse citt\u00e0 italiane, si trasfer\u00ec a Parigi. Qui conobbe Ernest Meissonier e Jean-L\u00e9on G\u00e9r\u00f4me e spos\u00f2 due anni pi\u00f9 tardi la parigina L\u00e9ontine Lucile Gruvelle. Con la sua arte De Nittis conquist\u00f2 Parigi, \u2013 fu infatti tra i partecipanti all\u2019esposizione nello studio di Nadar a Parigi nel 1874 \u2013 e dipinse con una moderna eleganza le giovani dame parigine. L&#8217;Esposizione Internazionale parigina, nel 1878, riserv\u00f2 grandi onori e fu insignito della Legion d&#8217;onore. Mor\u00ec &#8211; come recita l\u2019epitaffio scritto da Dumas figlio &#8211; \u00aba 38 anni nel pieno della giovinezza nel pieno della gloria come gli eroi e i semi-d\u00e8i.\u00bb<br>Nato dal ricco proprietario terriero Nicola Netti, il giovane Francesco si form\u00f2 a Napoli, dove si laure\u00f2 in Giurisprudenza, al contempo prendeva lezioni private da Domenico Morelli ed entr\u00f2 nel 1855 nella Real Accademia per poi proseguire a Roma gli studi di pittura (1856-1859). Durante il soggiorno napoletano entr\u00f2 in contatto con il movimento artistico della Scuola di Res\u00ecna e anche lui, come De Nittis, approd\u00f2 poi a Parigi dove incontr\u00f2 e strinse amicizia con Giuseppe Palizzi e con gli aderenti alla Scuola di Barbizon. Tra i lavori esposti ammiriamo del periodo parigino F\u00eate \u00e0 Grez \u2013 1869 conservato nella Pinacoteca Corrado Giaquinto e Dopo il veglione (o La sortie du bal), 1872 (Capodimonte). Nel 1871 fece ritorno a Napoli, dove frequent\u00f2 il gruppo della Scuola di Res\u00ecna e molti suoi lavori furono ispirati agli scavi archeologici che stavano svelando i volti di Pompei ed Ercolano. Dopo un viaggio in Oriente, sub\u00ec il fascino del mondo orientale e la sua produzione pittorica si rinnov\u00f2 come testimonia ad esempio l\u2019opera Ricamatrici levantine, proveniente dal Museo del palazzo Comunale di Conversano.<br>Nato a Foggia, a sedici anni, insieme al pittore foggiano Vincenzo Dattoli, Giuseppe De Nigris and\u00f2 a Roma per ragioni di studio; ma fu tratto in arresto, per sospetta attivit\u00e0 di carbonaro e rimandato in patria. Si trasfer\u00ec quindi a Napoli dove studi\u00f2 alla Real Accademia come allievo di Giuseppe Mancinelli. Partecip\u00f2 a mostre della Promotrice napoletana, in particolare nel 1859 espose Paesaggio con Ossian e giovinetta che suona la cetra conservata nella Reggia di Caserta. Dopo una parentesi romana, fece ritorno a Napoli liberata dai Borboni e dopo l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia aggiunse alle nature morte e alle scene di genere anche i soggetti patriottici e scene neo-pompeiane. Direttamente dalla Citt\u00e0 metropolitana sono esposte due sue opere emblematiche: Le merveilles du chassepot che ritrae in un paesaggio desolato un carro francese, come testimonia la scritta \u201cEquipages militaires n. 60\u201d, trainato da due coppie di cavalli, guidati da due soldati, che trasporta i corpi dei valorosi garibaldini riconoscibili dalle loro camicie rosse. Esposto alla VII Promotrice napoletana del 1870 il dipinto fu eseguito nei primi mesi di quell\u2019anno e si riferisce alla disfatta di Mentana delle truppe garibaldine, fermate il 3 novembre 1867 alle porte di Roma dai Francesi accorsi in difesa dello Stato Pontificio.<br>La mano del ladro, presentato alla Promotrice del 1864 colpisce per l\u2019originalit\u00e0 del soggetto e la grandezza del \u2018vero\u2019. Ritrae una scena di vita quotidiana: una porta chiusa e un cane che tenta di mordere la mano del ladro infilata nello sportellino.<br>Il salentino Gioacchino Toma trascorse la sua fanciullezza in un ospizio di poveri, da cui fugg\u00ec per raggiungere Napoli dove prese parte alle lotte di liberazione italiana e conobbe il confino a Caserta e il carcere ad Isernia. Dopo l&#8217;esperienza da volontario garibaldino, emblematico il dipinto Roma o morte!. Una volta liberato, torn\u00f2 a Napoli, dove ottenne il posto di professore di disegno nel Reale Istituto di Belle Arti, arrotondando i guadagni con delle lezioni di disegno presso l&#8217;Ospizio femminile di San Vincenzo Ferreri e nella Scuola Operaia. Lasciato in disparte senza riconoscimenti per la sua arte, si isol\u00f2 dedicandosi allo studio dell&#8217;umanit\u00e0 sofferente e delusa, prediligendo gli ambienti interni, i toni grigi e i soggetti femminili, quasi a voler riscattare le donne da una condizione oggettiva di inferiorit\u00e0 in cui si trovano restituendo loro dignit\u00e0 e centralit\u00e0 nella composizione pittorica. Tra le opere in mostra Roma o morte! 1863, Olio su tela, cm 49&#215;39, di propriet\u00e0 del Must; Luisa San Felice in carcere, Le due madri, 1874, Il refettorio delle cieche, 1890 ca, provenienti dal Museo di Capodimonte e Un rigoroso esame del Sant\u2019Uffizio, 1864, La messa in casa 1877 dal Museo Civico di Castel Nuovo. (an.fu.)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Artisti pugliesi da Napoli a Parigi e il linguaggio rivoluzionario della loro pittura. 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