{"id":1652,"date":"2014-04-15T20:59:00","date_gmt":"2014-04-15T18:59:00","guid":{"rendered":"http:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2014\/04\/15\/tra-memoria-storica-e-identita-il-museo-etnografico-di-taranto\/"},"modified":"2014-04-15T20:59:00","modified_gmt":"2014-04-15T18:59:00","slug":"tra-memoria-storica-e-identita-il-museo-etnografico-di-taranto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2014\/04\/15\/tra-memoria-storica-e-identita-il-museo-etnografico-di-taranto\/","title":{"rendered":"Tra memoria storica e identit\u00e0. Il museo etnografico di Taranto"},"content":{"rendered":"<p><strong><img src=\"\/images\/Pupi%20in%20terracotta%20dipinta%20realizzati%20dal%20figulo%20Sergio%20Raffaele.%20%20Foto%20di%20Giovanna%20Lamura.jpg\" border=\"0\" title=\"Pupi in terracotta dipinta realizzati dal figulo Sergio Raffaele.  Foto di Giovanna Lamura\" width=\"300\" style=\"margin: 21px; float: left;\" \/><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Aspettando l&#8217;apertura inaugurale del 17 aprile 2014, ore 11, Palazzo Pantaleo<strong><br \/><\/strong><\/p>\n<p><strong>IL MUSEO \u00a0ETNOGRAFICO \u201cALFREDO MAJORANO\u201d DI TARANTO<\/strong><\/p>\n<p>di <strong>Antonio Basile<\/strong><\/p>\n<p>Notevole \u00e8 l\u2019interesse che il folklore suscita ancora oggi in un vasto pubblico. Indubbiamente non si tratta di una moda, ma, nelle sue istanze profonde, \u00e8 una di quelle richieste culturali che, in un\u2019epoca caratterizzata da fenomeni di globalizzazione, provengono dalle classi che hanno prodotto e vissuto quella cultura: nella misura in cui essa e soltanto essa \u00e8 rimasta la loro cultura, \u00e8 ora legittimamente rivendicata come \u201cmemoria storica\u201d in cui ritrovare la propria \u201cidentit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sovente, in passato, la cultura popolare \u00e8 rimasta relegata a posizioni di marginalit\u00e0, segnata quasi da un marchio di inferiorit\u00e0. In realt\u00e0 \u00a0tale cultura, che di fatto non ha mai goduto di una piena autonomia, resta separata (pi\u00f9 che opposta) da quella ufficiale. Una cultura non uniforme: pi\u00f9 segnata di quanto non si creda \u00e8, infatti, la differenza tra il folklore dei contadini e quello dei pescatori, con differenze dovute essenzialmente al diverso rapporto con la natura e alle diverse correlate prescrizioni e interdizioni della cultura. Ci\u00f2 appare pi\u00f9 che evidente nei musei demologici esistenti nel nostro Paese, il cui nucleo originario \u00e8 costituito pi\u00f9 spesso da collezioni private messe insieme con non pochi sacrifici, ma con tanta passione, da studiosi locali.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Tra questi spicca la figura di Alfredo Majorano, non solo per la consistenza delle sue pubblicazioni demologiche e per la sua produzione teatrale in vernacolo,\u00a0 ma anche e soprattutto per la sua instancabile attivit\u00e0 di ricercatore e di raccoglitore nel vasto settore della vita tradizionale. Il materiale raccolto da Alfredo Majorano in tanti anni di ricerche e di peregrinazioni effettuate insieme alla moglie Elena per le campagne, entrando nelle masserie, penetrando nei vicoli della <em>Marina<\/em> e della via di Mezzo, \u00e8 una testimonianza eloquente del nostro vissuto.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<img src=\"\/images\/Alfredo%20Majorano%20con%20un%20pescatore%20in%20via%20Garibaldi%20Taranto%20Vecchia.jpg\" border=\"0\" title=\"Alfredo Majorano con un pescatore in via Garibaldi Taranto Vecchia\" width=\"300\" style=\"margin: 21px; float: right;\" \/><\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La Collezione \u201cAlfredo Majorano\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il filo conduttore della collezione etnografica di \u201cAlfredo Majorano\u201d che sar\u00e0 sistemata nelle sale del secondo piano nobile di Palazzo Pantaleo, ruota intorno al<em>la ritualit\u00e0 magica e religiosa nel tarantino<\/em>. L\u2019abbondanza dei materiali che la costituiscono, documentano la vita tradizionale nel Tarantino: dal mondo della <em>festivit\u00e0<\/em> e della ritualit\u00e0 magica-religiosa si allarga a documentare tutti gli altri modi della vita associata locale e, in primo luogo, quelli laici della <em>fatica<\/em>, a terra e sul mare.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Proprio questa ricchezza di documentazione, rileva Alberto Mario Cirese, antropologo al quale va ascritto il merito di aver conferito una \u201csistemazione scientifica\u201d della collezione, costringe quasi di per s\u00e9 a valicare i limiti della tematica locale e del folklorismo inteso nella sua accezione riduttiva e svalutante: gli accostamenti multipli, che sono consentiti dalla moltiplicazione degli esemplari di uno stesso tipo, spingono a rifiutare le vie facilitanti ma anguste della presentazione naturalistico-descrittiva dei singoli episodi (presepi o processioni, per fare un esempio), e portano invece a ricercare le linee di uniformit\u00e0 sostanziale che si celano al di sotto della variet\u00e0 dei contenuti grezzamente intesi.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<img src=\"\/images\/%20Ex%20voto%20dipinto%20su%20legno%20%20raffigurante%20una%20nave%20%20travolta%20dalla%20tempesta%20%20secolo%20XIX.%20Foto%20di%20Giovanna%20Lamura.jpg\" border=\"0\" title=\" Ex voto dipinto su legno  raffigurante una nave  travolta dalla tempesta  secolo XIX. Foto di Giovanna Lamura\" width=\"300\" style=\"margin: 21px; float: right;\" \/> La collezione etnografica \u201cAlfredo Majorano\u201d \u00e8 stata suddivisa da Alberto Mario Cirese con questo criterio: \u201cazioni, rappresentazioni e riti\u201d (<em>le cerimonie processionali: la processione dell\u2019Addolorata e l\u2019abito dei suoi confratelli, la processione dei Misteri, l\u2019abito dei confratelli del Carmine, la propiziazione della pioggia a Manduria, i fal\u00f2 di san Giuseppe e di san Ciro, le sacre rappresentazioni, mattr\u00e8dde e t\u00e0uli, abiti cerimoniali e ori, rituali della taranta<\/em>); \u201cfigurazioni, modelli e riproduzioni\u201d (<em>personaggi e scene di presepi, pastori in terracotta colorata, riproduzioni documentarie di ambienti e paesaggi, presepi fissi, modellini delle processioni pasquali, iconografia sacra minore e minima, arte plastica effimera: pani e dolci cerimoniali, anatomia votiva in argento cera, tele e tavolette votive, ceramiche dipinte, fischietti ironici e altri giocattoli festivi<\/em>); \u201celenco delle principali occasioni cerimoniali documentate dalla raccolta Majorano\u201d.<\/p>\n<p>Dalla documentazione oggettuale e fotografica (complementare l\u2019una con l\u2019altra) le relazioni antropologiche, storiche\u00a0 e strutturali tra festivo e feriale, magico e religioso, giornaliero e rituale, e altre apparenti dicotomie della cultura locale. Dal materiale etnografico esposto nelle sale del secondo piano nobile di Palazzo Pantaleo, si evince che sono ben documentate non solo le ricorrenze della religione ufficiale, liturgicamente riconosciute nel calendario canonico come doverosamente solenni sul piano ecumenico o su quello delle specifiche devozioni locali (Natale e Pasqua, san Ciro, san Giuseppe e san Cataldo), ma anche cerimonie,\u00a0 come la processione che si svolge dalla chiesetta di San Pietro in Bevagna sino a Manduria, nei periodi di siccit\u00e0 per ottenere la pioggia. Il solo rituale non riconducibile alla religione ufficiale che ci venga attestato dalla collezione Majorano \u00e8 quello relativo al tarantismo, documentato da alcune foto realizzate da Ciro De Vincentis nel 1950, che ritraggono una suonatrice di tamburello e una donna pizzicata che si reca ballando sul luogo dove riteneva di essere stata morsa dalla taranta, accompagnata da un suonatore di violino, da una cantatrice con tamburello e da un gruppo di persone. Per quanto riguarda la propiziazione della pioggia a Manduria, il rito viene celebrato, senza partecipazione del clero, nei periodi di dura siccit\u00e0. I partecipanti muovono dall\u2019eremo di San Pietro in Bevagna dal nome del vicino ruscello, e raggiungono Manduria, recando un dipinto che raffigura san Pietro, portando a spalla tronchi e rami di leccio e sorreggendo altarini di frasche, festoni ed archi di canne disposte in forma di facciate di chiesa. L\u2019uso di accendere grandi fuochi cerimoniali ( e di saltarvi attraverso), rileva Alberto Mario Cirese, \u00e8 ancora vivo per la festa di san Giuseppe o per altre occasioni, sia a Taranto vecchia sia in altre localit\u00e0 del Tarantino, come \u00e8 attestato anche dalla variet\u00e0 delle denominazioni (<em>fan\u00f2je, fan\u00f2ni, f\u00f2c\u2019ra, fucarazzu<\/em>, ecc\u2026).<\/p>\n<p><img src=\"\/images\/eemplari%20cartapesta%20leccese.jpg\" border=\"0\" title=\"esemplari in cartapesta leccese, foto di Giovanna Lamura.\" width=\"300\" style=\"margin: 21px; float: left;\" \/>In varie localit\u00e0 del Tarantino \u00e8 ancora viva la costumanza di celebrare la festa di san Giuseppe (per voto da sciogliere o per grazia da ricevere) approntando un gran numero di cibi pi\u00f9 o meno rituali ed esponendoli cerimonialmente in casa o fuori,\u00a0 nelle stesse madie (<em>mattr\u00e8dde<\/em>) in cui si impasta la farina o su tavoli (<em>t\u00e0uli<\/em>) di grandi dimesioni. Alla cerimonia dell\u2019esposizione si accompagna quella della consumazione. Quando l\u2019esposizione avviene all\u2019aperto, dopo la benedizione impartita dal parroco al passaggio della processione, i cibi vengono consumati in piedi e sempre all\u2019aperto, cos\u00ec dai poveri (cui principalmente i cibi sono destinati), come da chiunque voglia \u201cassaggiare la devozione\u201d. Quando l\u2019esposizione avviene in casa, alla benedizione si sostituisce una preghiera familiare e la consumazione deve essere iniziata dai santi, cio\u00e8 da tre persone che rappresentano la Vergine, san Giuseppe e il Bambino; solo dopo questa preghiera la casa resta aperta a chiunque voglia entrarvi e mangiare.<\/p>\n<p>La preparazione di pani e dolci festivi e cerimoniali appare ancora frequente a Taranto e nella provincia. Le occasioni principali sono il Natale, la Pasqua e san Giuseppe, a cui spesso conferiscono una ulteriore accentuazione cerimoniale gli scambi di doni tra fidanzati. Alla ritualit\u00e0 della confezione si accompagna spesso quella della consumazione, che \u00e8 sempre \u201cdi devozione\u201d e che spesso \u00e8 considerata apportatrice di beni fisici e spirituali. I tipi, le forme e le denominazioni di queste confezioni rituali sono largamente documentati nella collezione Majorano sia con riproduzioni in terracotta colorata, che con liste di termini e note descrittive. Tra quelli di confezione familiare e con spiccato carattere figurativo spiccano <em>lu cori, la st\u00e8dda, la palomma, la manu<\/em> (Lizzano): pani dolci confezionati per <em>li t\u00e0uli<\/em> di san Giuseppe in forme che simboleggiano il Cuore di Ges\u00f9, la Stella dei Magi, la Colomba o Spirito Santo, la mano del Santo; <em>\u2018a scarc\u00e8dde<\/em> (Taranto): la scarsella, pane dolce pasquale in forma di borsa tonda, con uova sane, usato anche come dono tradizionale alla zita o fidanzata; \u2018<em>u jadduzze<\/em> (Massafra): il galluccio o galletto, pane dolce pasquale con uovo al centro confezionato per i fanciulli; <em>\u2018a tr\u00f2cchele<\/em> (Taranto): pane dolce pasquale con due uova sane che riproduceva pi\u00f9 o meno accuratamente il crepitacolo usato nella Settimana Santa; <em>lu picur\u00f9sciu<\/em> (Lizzano): pane dolce pasquale di Lizzano che riproduce il montone giovane o agnello; i fidanzati ne donano o donavano la parte contenente la testa alle <em>zite<\/em> nel giorno di Pasqua in cambio dei regali ricevuti la Domenica delle Palme; <em>\u2018u cavadd\u00ecstre<\/em> (Martina Franca): pane dolce pasquale giulebbato in forma di cavallucci; usato dai fidanzati come il <em>picur\u00f9sciu<\/em> di Lizzano; <em>\u2018a pupa all\u00e8rte, \u2018a pupa curc\u00e0te<\/em> (Taranto): pani dolci pasquali raffiguranti rispettivamente una donna ritta e una donna sdraiata, con cuffietta pieghettata, seni sorretti da una pettorina, collana in forma di serpente e ventre gonfio per l\u2019inserimento di una o due uova sane (talvolta protette da una piccola intelaiatura di canne); <em>le p\u00e8ttele<\/em> (Taranto): frittelle tonde e ovali cosparse di miele preparate al mattino durante le festivit\u00e0 natalizie; <em>le cartedd\u00e0te<\/em> (Taranto): \u201ccartellate\u201d (da cartella, cesta) di pasta cosparsa di <em>anes\u00ecne<\/em> (anicini) che friggendosi s\u2019increspa; in uso per le feste natalizie; <em>le sanacchi\u00f9tele<\/em> (Taranto): gnoccheti fritti e poi imbevuti di miele, per le feste natalizie, altrove chiamati anche <em>purc\u00ecddi<\/em> e <em>pucidd\u00f9zzi<\/em>; <em>\u2018a mescet\u00e0te<\/em> (Taranto): focaccia molle a forma ovale un tempo preparata e consumata per interrompere il digiuno che era di norma alla vigilia dell\u2019Immacolata, altrove detta puccia alla vampa, e cio\u00e8 cotta alla fiamma; <em>le tar\u00e0dde<\/em> (Taranto): i taralli o ciambelle pasquali di grano, uova e pepe o zucchero; <em>\u2018u pane de sand\u2019Andonie<\/em> (Taranto): pane in forma grossa e rotonda, con le iniziali del santo in rilievo, che si distribuisce dopo la benedizione, altrove preparato anche per la festa di san Giuseppe e usato per scongiurare i temporali; \u2018<em>u taradd\u00f9zze de Sande Cosme e Attamiane<\/em> (Taranto): ciambelletta di pasta azzima nel cui foro si inseriva, arrotolata, una immagine a stampa dei Santi, un tempo distribuita ai fedeli che scioglievano voti al santuario e consumata per ottenere guarigioni o\u00a0 per scongiurare temporali. Oltre alle fogge regolari o processionali dei confratelli dell\u2019Addolorata e del Carmine la collezione Majorano documenta anche i seguenti abiti votivi o cerimoniali: <em>costumi votivi maschili dei SS. Medici Martiri Cosma e Damiano<\/em>, che riproducono nella foggia e nei colori gli abiti e i simboli attribuiti ai due protettori dalla iconografia tradizionale, ancora oggi indossati per voto, quotidianamente o processionalmente; <em>Sammech\u00e8le<\/em>, ossia una riproduzione adattata del costume attribuito all\u2019Arcangelo Michele (con elmo, corazza, spada, ecc\u2026), indossato dai bambini per la processione del Corpus Domini; <em>l\u2019Angel\u00eccchie<\/em>, cio\u00e8 abito e acconciature di bambini per la processione del Corpus Domini, composto da vestina, calzari e nastri incrociati alle gambe, tutti di seta celeste, corona di latta dorata sul capo, ali di cartone e velo, profusione di ori al collo, alle braccia e sulla veste; <em>\u2018A Vergen\u00e8lle<\/em>, abito e acconciature indossati dalle fanciulle per la processione del Corpus Domini, che prevedeva una vestina bianca da prima comunione, con velo e nastri a fiocco sul capo, stivaletti abbottonati di pelle bianca, collane o altri gioielli. Durante la processione, le fanciulle cos\u00ec abbigliate reggevano un cestino con fiori e con un passero vivo. Un posto di rilievo occupano l\u2019anatomia votiva in argento o cera e le tele e tavolette votive. L\u2019anatomia votiva\u00a0 in lamina d\u2019argento \u00e8 eseguita con stampi che raffigurano, in genere, le parti anatomiche guarite per l\u2019intervento taumaturgico. Spiccano un cuore con simboli della Passione, corona dorata e iniziali A.M. dell\u2019offerente; occhi, reni, mammelle con sigla V. F. G. A. (voto fatto grazia avuta); ventre; mammelle e ventre; gola; orecchio; intestini; avambraccio e mano; gamba e piede; bambino in fasce. In cera con decorazioni dipinte sono, invece, un piede col nome dell\u2019offerente e la data (illeggibile); cuore, gamba, piede, avambraccio e mano; mano e mammelle. Entrando in un santuario ci si imbatte spesso in quadri attaccati alle pareti che rappresentano illustrazioni di miracoli recenti, con didascalie, nomi e date rozzamente dipinti, meglio conosciuti come <em>ex voto<\/em>, legati alla particolare venerazione di un santo o della madonna. Questi, nella cultura popolare, hanno destinazione e collocazione di natura magico &#8211; religiosa. Un tempo a Taranto alcune chiese, come quelle di San Francesco di Paola e di San Pasquale, erano piene di \u201ctavolette votive\u201d, al punto che il clero era costretto a disfarsene piuttosto sbrigativamente.<\/p>\n<p>I temi raffigurati negli <em>ex voto<\/em> sono fra quelli che ricorrono con maggiore frequenza nella vita di una comunit\u00e0: malattie, incidenti sul lavoro, incidenti stradali, naufragi, terremoti, crolli, battaglie, epidemie ed altre situazioni disperate, tutte \u201cnarrate\u201d con estrema semplicit\u00e0 e con la massima aderenza alla realt\u00e0, con forti accenti di originalit\u00e0 ed efficacia espressiva. Ben cinque sono gli <em>ex voto<\/em> della collezione, legati ad episodi in cui dei pescatori sono coinvolti in naufragi, in esplosioni accidentali e vortici marini. Fra questi particolarmente significativa \u00e8 la tela raffigurante una <em>paranza <\/em>che affonda in Mar Grande, sovrastata dalla Vergine Addolorata e da Ges\u00f9 Crocifisso, invocati da anime purganti, che reca la scritta: \u201cil 18 7bre Nicola Lincesso, Nicola Morelli, Francesco Albano e Nicola Adamo venivano miracolosamente salvati da un vortice d\u2019aria dietro l\u2019isola di San Pietro (Taranto)\u201d. A differenza di molti altri ex voto di cui non si conosce il nome dell\u2019autore, questo \u00e8 firmato dal\u00a0 noto pittore Francesco Paolo Parisi, che lo realizz\u00f2 nel 1878.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Un posto a parte, per qualit\u00e0 della materia e dell\u2019esecuzione, occupano le ceramiche dipinte. In particolare due mattonelle in ceramica dipinta (Laterza) un tempo incastrate sulle facciate delle case: una quadrata (cm.19 x 19), raffigurante la Vergine col Bambino; l\u2019altra ovale (cm. 38 x 29), raffigurante la Vergine Addolorata con angeli. Significative anche le acquasantiere maiolicate (Grottaglie), ancor oggi appese al muro accanto al letto e soprattutto due <em>orciuoli<\/em> smaltati per olio (Grottaglie), di forma panciuta, con collo stretto e imboccatura modellata e dipinta a modo di viso umano: una reca dipinta una croce gialla ed ha circonferenza di cm.54; l\u2019altra dipinta con l\u2019effige della Madonna della Scala, protettrice di Massafra, e sullo sfondo il santuario omonimo.<\/p>\n<p>Di particolare interesse sono i piatti smaltati con figurazioni sacre (diametro circa 50\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0cm.). Tra questi citiamo quello che raffigura San Martino, datato 1882, senza firma, proveniente da Martina Franca; San Ciro eremita, datato 1882 e firmato Ciro Vincenzo Petraroli (di Grottaglie); Maria SS. della Mutata Padrona Principale della Citt\u00e0 di Grottaglie, senza firma n\u00e9 data, ma proveniente da Grottaglie; San Francesco di Geronimo, senza firma n\u00e9 data, proveniente da Grottaglie; un\u2019effige di Sant\u2019Elena con croce e scettro, senza data n\u00e9 firma, proveniente da Grottaglie; un\u2019immagine della Madonna e del Bambino coronati, senza firma n\u00e9 data, proveniente da Grottaglie; il Sacramento affiancato da due testine alate di cherubini, senza indicazioni, ma di fattura grottagliese e provenienza tarantina; un\u2019effige dell\u2019Arcangelo Michele che colpisce il demonio, senza indicazioni; una figura di zampognari natalizi, datata 22.6.1935 e firmata Fabbrica di Ceramica Mastro Oronzo (Grottaglie); da San Giorgio Jonico proviene, infine, il Sacramento al centro e i simboli della Passione al contorno, datato 21.8.1967 e firmato Ditta Mastro Rosario fu Oronzo (Grottaglie). Non mancano, inoltre, fischietti ironici e giocattoli festivi. Ci sono poi trombe ritorte o diritte in terracotta grezza di circa 30 cm (Grottaglie, per la festa di san Pietro e Paolo); <em>\u2018u<\/em> <em>ru\u00e8zzele<\/em> o <em>\u2018a r\u00f2zzele<\/em> (Taranto), cio\u00e8 la raganella, in legno grezzo; <em>\u2018a tr\u00f2cchele<\/em> (Taranto), ossia il crepitacolo della Settimana Santa; oggetti d\u2019uso in terracotta grezza.\u00a0 Questi giocattoli si potevano acquistare durante le ricorrenze festive, come la nota fiera che si svolgeva in occasione di san Cataldo, sulle bancarelle di artigiani come Nicola De Michele, Luigi Proietti e Giovanni Faggiano. Da questi anonimi artigiani Alfredo Majorano acquist\u00f2 pupi e scene dei presepi, pastori in terracotta colorata modellini delle processioni pasquali, riproduzioni documentarie di ambienti e paesaggi. In proposito, notevoli sono le riproduzioni documentarie di ambienti e paesaggi realizzati su commissione di Alfredo Majorano nel 1965 &#8211; 1966 all\u2019artista Franco Iaccarino: plastici in cartoni pressati e dipinti, destinati a costituire lo scenario per altrettanti presepi documentari. Significativo \u00e8 quello dedicato a Taranto vecchia (plastico di cm 325 x 100), che riproduce alcuni dei punti pi\u00f9 noti della citt\u00e0 vecchia: la Ringhiera, la facciata di San Domenico, via San Martino, Postierla Via Nuova, Arco Cito, Torre dell\u2019Orologio di Piazza Fontana, La Marina, \u2018<em>A ru\u00e0ne<\/em> (Pescheria). A questo plastico si collegano le figure in terracotta colorata realizzate su commissione di Majorano da Raffaele Sergio nel 1965. Altrettanto suggestivo \u00e8 il plastico del Paesaggio rupestre massafrese (cm 200 x 100), che riproduce il paesaggio di Massafra sulla gravina con il castello feudale, il ponte ecc. A questo plastico si collegano le figurine realizzate dal figulo Sergio Raffaele.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Aspettando l&#8217;apertura inaugurale del 17 aprile 2014, ore 11, Palazzo Pantaleo IL MUSEO \u00a0ETNOGRAFICO \u201cALFREDO MAJORANO\u201d DI TARANTO di<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[4],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.0 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Tra memoria storica e identit\u00e0. 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