{"id":16592,"date":"2025-12-01T20:15:00","date_gmt":"2025-12-01T19:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/arteeluoghi.it\/?p=16592"},"modified":"2026-01-06T20:22:41","modified_gmt":"2026-01-06T19:22:41","slug":"galatone-una-passeggiata-nel-borgo-galateo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2025\/12\/01\/galatone-una-passeggiata-nel-borgo-galateo\/","title":{"rendered":"Galatone: una passeggiata  nel borgo galateo"},"content":{"rendered":"\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-style-default\"><p>Itinerario tra i tesori architettonici della citt\u00e0 natia dell\u2019illustre Antonio De Ferrariis noto con il nome accademico di Galateo<\/p><p>Sara Foti Sciavaliere<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>\u201cSette cose, Gal\u00e0tone, si vantava d\u2019avere del colore del croco: il croco stesso, il miele, il cacio, il vino, l\u2019olio, i fichi secchi e le uve passe\u201d, cos\u00ec Antonio De Ferrariis universalmente noto con il nome accademico di Galateo, illustre figlio di Galatone, autore nel \u2018500 del libretto \u201cDe Situ Iapygiae\u201d sul Salento. Ma qui, nel borgo galateo, color dell\u2019oro \u00e8 anche la pietra, il carparo, con la quale sono edificati palazzi, chiesi e monumenti.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery columns-3 is-cropped\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img loading=\"lazy\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_115107-768x1024.jpg\" alt=\"\" data-id=\"16593\" data-full-url=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_115107-scaled.jpg\" data-link=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/?attachment_id=16593\" class=\"wp-image-16593\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_115107-768x1024.jpg 768w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_115107-225x300.jpg 225w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_115107-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_115107-1536x2048.jpg 1536w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_115107-scaled.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure><\/li><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img loading=\"lazy\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_115113-768x1024.jpg\" alt=\"\" data-id=\"16594\" data-full-url=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_115113-scaled.jpg\" data-link=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/?attachment_id=16594\" class=\"wp-image-16594\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_115113-768x1024.jpg 768w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_115113-225x300.jpg 225w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_115113-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_115113-1536x2048.jpg 1536w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_115113-scaled.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure><\/li><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_133220-1024x768.jpg\" alt=\"\" data-id=\"16595\" data-full-url=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_133220-scaled.jpg\" data-link=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/?attachment_id=16595\" class=\"wp-image-16595\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_133220-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_133220-300x225.jpg 300w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_133220-768x576.jpg 768w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_133220-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_133220-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/li><\/ul><\/figure>\n\n\n\n<p><br>Centro di origine alto medioevale, venne munito di mura dopo il Mille. Sebbene i documenti pi\u00f9 antichi che lo segnalano risalgono al XIII secolo, le premesse della sua nascita sono antecedenti al Mille e possono ricercarsi nella ristrutturazione agraria del Salento bizantino attorno al IX secolo, quanto tanti casali rurali dell\u2019area si consociarono nel borgo presidiato da milizie bizantine, fondendosi tra loro. Si ponevano cos\u00ec le origini del primo nucleo di Galatone. Durante il successivo periodo normanno, l\u2019abitato sar\u00e0 dotato di fortificazioni pi\u00f9 adeguate rispondenti alla politica militare normanna; tali fortificazioni sono testimoniate oggi dalla torre orsiniana posta accanto al Palazzo Marchesale cinquecentesco. Alla fine del XII secolo Galatone passa dai Normanni agli Svevi con alterne fortune e nel 1271 venne amministrato dagli angioini che nel 1334 doteranno Galatone di una cinta muraria scandita da torri che, innestandosi alle fortificazioni preesistenti, determiner\u00e0 definitivamente il centro urbano andando a costituire quello che \u00e8 l\u2019attuale centro storico. Nel 1384, per\u00f2, il contado neretino di cui fa parte anche Galatone viene attaccato dalle truppe leccesi dei D\u2019Angi\u00f2 &#8211; D\u2019Enghien che portarono saccheggi e distruzioni. Il periodo pi\u00f9 vivace ed esaltante della storia galatea fu sicuramente il \u2018400, caratterizzato da intensa spiritualit\u00e0 ellenistica e dalla presenza di dotti sacerdoti greco-salentini, esperti di letteratura greca. Il paese sopport\u00f2 in quello stesso periodo le pesanti conseguenze delle lotte per la successione al trono di Giovanna II, la tremenda invasione turca del 1480, quella veneta del 1484 e francese del 1495.<br>Nel 1497 Galatone pass\u00f2 al dominio di Federico d\u2019Aragona e amministrata dagli Acquaviva, finch\u00e9 dal 1504 cominci\u00f2 la dominazione spagnola per oltre due secoli, fino alla fine del sistema feudale. La sua lunga successione feudale inizia dunque con Maurizio Falconi nel 1192, passa dai Sanseverino, ai Caro, agli Orsini del Balzo, fino ai Granito Pignatelli di Belmonte, concludendosi col conte Giuseppe Pignatelli nel 1806, anno dell\u2019abolizione della feudalit\u00e0.<br>Galatone conserva ancora qualche tratto di mura medioevali e una graziosa porta cinquecentesca unica sopravvissuta delle tre esistenti in origine, Porta S. Sebastiano, dove nella parte centrale dell\u2019arco a tutto sesto \u2013 nella lunetta formata da un timpano semicircolare \u2013 sono allocati gli stemmi della civica amministrazione con la fiamma ardente, dei feudatari Pinelli-Pignatelli e della Chiesa. Sull\u2019asse dell\u2019arco poggia la statua di S. Sebastiano, protettore della citt\u00e0. Per visitare il centro storico di Galatone bisogna introdurvi sia attraverso l\u2019unico superstite ingresso: Porta San Sebastiano. Fin dal secolo XVI fu denominata Porta dell&#8217;Antro o Porta della Grotta con riferimento alla leggendaria grotta del diavolo a Fulcignano. La porta fu costruita nel 1500 ma l\u2019arco odierno risale al 1748, fu innalzato a pubbliche spese cinque anni dopo il terremoto di Nard\u00f2.<br>L\u2019accesso dall\u2019esterno, al perimetro murario cittadino \u2013 un tempo difeso da quindici torri &#8211; era servito da tre porte monumentali, Porta S. Antonio, Porta dell&#8217;Antro, e Porta Castello e da due di servizio ad uso militare, Porta S. Stefano e Porta S. Angelo.<br>Riprendendo l&#8217;itinerario dalla via San Sebastiano, sul lato sinistro della strada, troviamo la chiesetta di San Nicola rimaneggiata nel XVII secolo. Modestissima facciata sormontata dalla statua lapidea del Santo e il blasone della famiglia Leuzzi. Insieme alla chiesa extramoeniale della Madonna dell&#8217;Itria, \u00e8 la sola superstite delle tante chiese greche galatonesi nelle quali si \u00e8 officiava, fino a tutto il secolo XV, nella liturgia orientale. \u00c8, quindi, una delle rare testimonianze della tradizione ellenistica locale che rimanda al tempo del Galateo e dei dotti sacerdoti greco-salentini che ne furono custodi.<br>Su Piazza S.Demetrio vi era l\u2019antica Chiesa Madre con l\u2019ingresso principale orientato a ovest: via nodale anche sotto l\u2019aspetto religioso (in precedenza via Diaz era denominata via dei Cleri, in quanto era il percorso che univa le due chiese collegiate, quella greca dell\u2019Assunta di Piazza S.Demetrio e l\u2019altra dell\u2019Annunziata, di obbedienza romana, sita sull\u2019area dell\u2019odierna chiesa di S.Lucia (ricostruita nel 1724) sull\u2019altro capo di via Diaz. Un percorso fra le due piazze larghe lungo il quale sfilavano in processione i cleri, greco e latino, per trasferirsi da una chiesa all\u2019altra in occasione di solenni festivit\u00e0 e di funzioni congiunte.<br>Si pu\u00f2 notare ad angolo, all\u2019inizio di Via Diaz, sullo spigolo di un palazzetto una colonna che sembra posta a sorreggere una casa patrizia del \u2018500. La colonna avrebbe una semplice funzione decorativa con il suo capitello elaborato che si innesta come un copricapo, ma c\u2019\u00e8 chi accogliendo vecchie suggestive dicerie, spiega che tale colonna aveva la funzione di \u201casilo politico\u201d, quel diritto di inviolabilit\u00e0 accordato al rifugiato in una chiesa o luogo quando ricercato dalla giustizia laica, per cui il rifugiato non poteva essere arrestato nemmeno se era malfattore. Sappiamo per\u00f2 che all\u2019inizio del \u2018600 il diritto di asilo politico era praticato nella Chiesa Matrice e al Convento dei Cappuccini.<br>Ritornando all\u2019ipotesi della colonna con funzione di asilo politico, secondo chi la sostiene, \u201cil malcapitato per sfuggire alla giustizia si rifugiava ai piedi della colonna subendo il ludibrio della gente che lo scherniva e lo disprezzava con insulti e con lanci ogni genere di materiale\u201d. Nessuna protezione, quindi, come nelle chiese con diritto di asilo, ma gli scherni e gli insulti del popolino. C\u2019\u00e8 invece chi ritiene che la colonna in questione fosse pi\u00f9 simile alla napoletana \u201cColonna della Vicaria\u201d la quale secondo leggi \u201cera l\u2019ara espiatoria del debitore quando faceva cessione al creditore di tutti i suoi beni\u201d. In altri termini, il debitore insolvente costretto a esporsi alla folla col sedere nudo e a subire qualsivoglia espressione di ludibrio e insulto; con atteggiamento dimesso e umiliato, ad occhi bassi, egli doveva pronunziare la frase rituale CEDO BONIS, che deriva dalla CESSIO BONORUM, ossia dall\u2019offerta dei beni, che equivaleva ad esplicita pubblica ammissione di fallimento. L\u2019esposizione del sedere scoperto consisteva nella rozza offerta dell\u2019unico bene ancora in suo possesso, che con il \u201ccedo bonis\u201d veniva perci\u00f2 posto a disposizione del legittimo creditore. Se questa ipotesi fosse corretta sarebbe pi\u00f9 corretto denominarla la \u201ccolonna dei falliti\u201d. Ma nulla di pi\u00f9 certo possiamo dire quindi al momento consideriamolo una bella decorazione architettonica che porta con s\u00e9 una nota di colore alla storia locale.<br>Proseguendo oltre, per la stretta via S.Anna si fiancheggia la Chiesa Madre \u00e8 intitolata alla Vergine Assunta. \u00c8 stata oggetto di consistente ampliamento tra il 1591 e il 1595 in seguito alle restrizioni romane nei confronti della tradizione liturgica greca: questa ultima data \u00e8 scolpita poco al di sotto del frontone terminale. La fabbrica si deve alla collaborazione tra Giovan Maria Tarantino di Nard\u00f2, maestro fecondo ed eclettico, e Scipione Fanuli di Galatone accreditato di esperienze romane. L\u2019angustia della via e l\u2019assenza di una piazza ne sacrificano la piena visibilit\u00e0 e impediscono alla sua maestosit\u00e0 di esprimersi compiutamente.<br>La chiesa cinquecentesca fu costruita sulle rovine di una chiesa precedente demolita per le precarie condizioni statiche. Mostra una semplice ma elegante facciata alleggerita da bifora e monofore. Il prospetto in carparo \u00e8 scandito in tre ordini da trabeazioni poco aggettanti. Il campanile adiacente, eseguito tra il 1599 ed il 1750, \u00e8 a tre piani a forma di prismi sovrapposti. Proprio nel campanile \u00e8 riconoscibile lo stile del Tarantino, apparendo come una variante delle torri campanarie delle chiese di San Domenico e dell\u2019Immacolata di Nard\u00f2. Tra le tele che custodisce all\u2019interno troviamo nella seconda cappella a destra una delle pi\u00f9 interessanti opere di Antonio Donato d\u2019Orlando: la \u201cSolenne Crocifissione\u201d.<br>A pochi metri dalla Chiesa Madre, nella piazza principale del centro storico, piazza Costadura, si possono ammirare il Sedile del XVI secolo e la Torre civica seicentesca.<br>Il Sedile, antica sede delle assemblee comunali, \u00e8 una sala elegante, dalla profonda volta nervata, opera di Onofrio Fanuli, fratello del gi\u00e0 citato Scipione. L\u2019edificio \u00e8 il solo corpo superstite del complesso denominato \u201cCase dell\u2019Universit\u00e0\u201d, che ha subito grossi rimaneggiamenti, specie nel \u2019700, quando gli \u00e8 stata affiancata la svettante torretta civica. Sulla sommit\u00e0 della facciata laterale \u00e8 scolpita l&#8217;arma civica di Galatone una fiamma con la data 1589.<br>Di fronte, sulla stessa piazza con il grande stemma civico al centro del lastricato, svetta il prospetto della Chiesa dei SS. Sebastiano e Rocco e, adiacente, si scorge l\u2019ingresso del chiostro dell\u2019ex Convento dei Domenicani, oggi sede del Comune di Galatone. Il complesso dei Domenicani si deve alla pietas del marchese Giovanni Castriota, un immigrato albanese che ebbe fortuna e feudi in Terra d\u2019Otranto, e fu costruito nel 1500 come si legge nell&#8217;epigrafe che sormonta il portale della chiesa. L\u2019odierna chiesa fu ricostruita nel 1712, sull\u2019area del tempio cinquecentesco, del quale conserva l\u2019elegantissimo portale con i leoni stilofori ed il corteo trionfale scolpito nel fregio. Lo sormonta una targhetta marmorea che regge una statuetta di San Sebastiano. La chiesa riprende pi\u00f9 modestamente la decorazione del pi\u00f9 celebre edificio del Crocefisso, che si pu\u00f2 visitare a breve distanza, prospicente la piazza alle spalle, dove insiste anche il Palazzo Marchesale. Influenze tard\u00f2 quattrocentesche si colgono invece nel chiostro del Convento con il portico, scandito da dodici colonne coperte da eleganti volte di carparo e il pozzo al centro del cortile che riporta i segni dell\u2019ordine domenicano; parlano il lessico sobrio e gentile dei nostri scalpellini, che si coniuga gli affreschi delle lunette raffiguranti l\u2019uno l\u2019\u201cAbbraccio di San Domenico a San Francesco d\u2019Assisi\u201d e l\u2019altro una mensa di suore.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery columns-3 is-cropped\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_133315-1024x768.jpg\" alt=\"\" data-id=\"16599\" data-full-url=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_133315-scaled.jpg\" data-link=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/?attachment_id=16599\" class=\"wp-image-16599\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_133315-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_133315-300x225.jpg 300w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_133315-768x576.jpg 768w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_133315-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_133315-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/li><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_105510-1-1024x768.jpg\" alt=\"\" data-id=\"16600\" data-full-url=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_105510-1-scaled.jpg\" data-link=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/?attachment_id=16600\" class=\"wp-image-16600\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_105510-1-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_105510-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_105510-1-768x576.jpg 768w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_105510-1-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_105510-1-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/li><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img loading=\"lazy\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_105104-768x1024.jpg\" alt=\"\" data-id=\"16596\" data-full-url=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_105104-scaled.jpg\" data-link=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/?attachment_id=16596\" class=\"wp-image-16596\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_105104-768x1024.jpg 768w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_105104-225x300.jpg 225w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_105104-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_105104-1536x2048.jpg 1536w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_20251103_105104-scaled.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure><\/li><\/ul><\/figure>\n\n\n\n<p><br>Una sorta di galleria carraia mette in connessione il chiostro con la vicina piazza del SS.Crocifisso, dove si fronteggiano, l\u2019omonimo santuario, tra i maggiori esempi del barocco salentino, e il rude e poderoso mastio accanto al pi\u00f9 \u201cgentile\u201d palazzo marchesale, un tempo collegati mediante un ponte levatoio. Il mastio<br>presenta una cortina esterna a scarpa ed \u00e8 databile alla prima met\u00e0 del secolo XV, invece il Palazzo risale alla seconda met\u00e0 del \u2018500. La facciata che d\u00e0 sulla piazza SS. Crocifisso esibisce alcuni eleganti finestre decorate a motivi floreali le quali, unitamente agli appartamenti marchesali, si richiamano ad un gusto tardo cinquecentesco che, pur rimanendo sobrio, non riesce a nascondere i primi accenni della nascente barocco.Il Palazzo Marchesale era la sede dei feudatari di Galatone gi\u00e0 dal XVI secolo e fu voluto dall\u2019ambiziosa famiglia genovese dei Squarciafico, il cui blasone spicca ancora sull\u2019angolo occidentale. Subentrarono adesso i Pinelli, pure loro genovesi, i quali esercitarono una qualche attrazione culturale riunendo nella loro residenza gentilizia i migliori intelletti galatei del &#8216;600.<br>Nel 1845, parte dell&#8217;ala orientale del Palazzo Marchesale, quella sull&#8217;odierna via Garibaldi, ospitava un modernissimo frantoio su basi industriali che poteva lavorare anche di notte grazie ad un impianto di illuminazione a gas il primo del genere installato nel Salento. Il trappeto proto-industriale era costituito da sedici vasche a due pietre, e cinque pressoi idraulici; vi potevano lavorare 64 operai e, nel tempo del pieno raccolto, nella grande stalla si mantengono 48 muli per muovere le macine. Tutto si fa a suon di campanello, e con misura di tempo segnato dall\u2019oriuolo. Lo stabilimento di giorno e di notte viene illuminato da 72 lumi a gas, unico esempio questo di tipo di illuminazione in tutta la provincia di Terra d\u2019Otranto.<br>Ritornando al sacro non si pu\u00f2 fare una passeggiata a Galatone senza visitare la Chiesa del SS.Crocifisso.<br>Galatone conserva molti segni della religione popolare e un esempio sono di certo le edicole votive dedicate al \u201cCrocefisso della piet\u00e0\u201d. Il culto del Cristo sofferente galateo affonda la sua origine nel \u2018400 e costituisce elemento identificativo della comunit\u00e0. La miracolosa immagine di Ges\u00f9 dipinta nel secolo XV con le braccia incrociate davanti da uno scuro iconografo del vicino Monastero di San Nicola di Pergoleto \u00e8 la fonte della grande religiosit\u00e0 di Galatone e la pagina pi\u00f9 viva nella sua memoria storica.<br>Il 2 luglio 1621, alle ore 23.00, i Galatei furono presi da profondo turbamento. Circa dieci persone videro \u201cil ritratto del Crocefisso\u201d rimuovere il \u201ctaffit\u00e0\u201d che lo proteggeva e portare all\u2019indietro le braccia che teneva incrociate prima davanti a s\u00e9. I credenti furono profondamente colpiti da questo miracolo. La fama dell\u2019immagine del Crocefisso si diffuse rapidamente e richiam\u00f2 a Galatone masse di pellegrini e visitatori curiosi di ogni condizione sociale. Essi offrivano bestiame, gioielli, immobili e si raggiunse la considerevole somma di duemila ducati. Con tale miracolo, l\u2019immagine aveva raggiunto la stabilit\u00e0 iconografica odierna (braccia portate a tergo) e con i soldi raccolti, nel 1622, si diede inizio alla costruzione di una chiesa in onore del Crocefisso ad opera dei neretini Sansone e specialmente Pietrantonio Pugliese. Il tempio fu innalzato in solo nove mesi e aperto al culto nel maggio 1623. Crollato questo edificio il 2 febbraio 1683, la cui cupola minacciava di rovinare gi\u00e0 dal 1668, i Galatei vennero immediatamente mobilitati per la ricostruzione e cos\u00ec edificarono l\u2019attuale Chiesa del SS.Crocifisso. Le persone coinvolte capirono che la riedificazione del tempio costituiva l\u2019opportunit\u00e0 di rivitalizzare il culto e creare un centro di spiritualit\u00e0. Alla rivitalizzazione del culto in onore del Crocefisso contribu\u00ec pure l\u2019allestimento del Carro di S.Elena, che era una rappresentazione storica del trionfo della Croce.<br>Alla costruzione della nuova chiesa partecip\u00f2 l\u2019architetto leccese Giuseppe Zimbalo, \u00e8 sua di fatto la paternit\u00e0 artistica del Crocifisso di Galatone, nella quale si pu\u00f2 cogliere una felice sintesi del gusto e del talento del maggiore architetto del &#8216;600 salentino. Il cantiere del Crocifisso dur\u00f2 dal 1683 al 1694 e consacrata dal vescovo Sanfelice solo nel 1711.<br>Testimonianza di architettura tardobarocca, presenta una facciata davvero monumentale, con molti decori di richiamo rococ\u00f2 e nicchie con statue dei santi. La facciata, realizzata in carparo e pietra leccese, \u00e8 divisa in tre ordini: la zona centrale del primo ordine \u00e8 occupata dal pregevole portale ligneo intagliato realizzato il 1696 da Aprile Petrachi da Melendugno sul quale troneggia la scultura lapidea di Ges\u00f9 Crocifisso osannato da quattro cherubini; lateralmente e negli altri due ordini si susseguono le statue lapidee dei santi evangelisti, di S. Pietro apostolo e di S. Paolo, di S. Sebastiano e di S. Giovanni Battista, dell\u2019Angelo Custode e di S. Michele Arcangelo.<br>Anche l\u2019interno di questa chiesa \u00e8 molto fastoso, con un bel soffitto ligneo a cassettoni formato da 60 tessere ottagonali dorate e scolpite e grandiose tele che narrano i miracoli operati dal Crocifisso della Piet\u00e0.<br>E torniamo sulla piazza e andiamo a chiudere il cerchio del nostro racconto a grandi linee su Galatone, ritornando al principio del discorso, al Galateo. Accanto al fianco del mastio, su un alto piedistallo si trova il busto di Antonio De Ferrariis, tra i pi\u00f9 illustri umanisti dell\u2019Italia meridionale della seconda met\u00e0 del XV secolo. Fu amico di dotti e di potenti ed ebbe carattere di uomo schivo, libero, indipendente, eclettico esponente di un umanesimo controcorrente. E invitando a scoprire dalle sue parole del \u201cDe situ Iapygiae\u201d il Salento che vide e in cui visse, vi lascio con il suo celebre motto: LIBER VIVO, LIBERIUS LOQUOR, ossia \u201cvivo libero e pi\u00f9 liberamente parlo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.sfogliami.it\/fl\/322172\/jz94syh8x72uyutjpc7gnqz3tu1x87&#038;i=1\" width=\"900\" height=\"579\" frameborder=\"0\" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen><\/iframe>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Itinerario tra i tesori architettonici della citt\u00e0 natia dell\u2019illustre Antonio De Ferrariis noto con il nome accademico di Galateo Sara<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":16594,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[18,27,43],"tags":[7065,2273,225],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.0 - 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