{"id":16885,"date":"2026-02-22T18:59:08","date_gmt":"2026-02-22T17:59:08","guid":{"rendered":"https:\/\/arteeluoghi.it\/?p=16885"},"modified":"2026-02-22T19:06:09","modified_gmt":"2026-02-22T18:06:09","slug":"crispiano-e-la-puglia-delle-cento-masserie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2026\/02\/22\/crispiano-e-la-puglia-delle-cento-masserie\/","title":{"rendered":"Crispiano e la Puglia delle cento masserie"},"content":{"rendered":"\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-style-default\"><p>Alla scoperta di autentici tesori architettonici, databili tra Quattrocento e Seicento, disseminati tra uliveti e vigneti<\/p><p>Sara Foti Sciavaliere<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Il territorio di Crispiano, esteso tra ulivi e vigneti lungo un altopiano che si affaccia verso il Golfo di Taranto, \u00e8 tappa fondamentale della \u201cRotta dei due mari\u201d e del \u201cCammino materano\u201d, ma soprattutto \u00e8 famoso per le sue 100 masserie. E cento \u00e8 il numero esatto, non una iperbole che vuole essere un sinonimo per dire \u201ctante\u201d. In questo Crispiano rappresenta un\u2019unicit\u00e0 in Puglia, perch\u00e9 non in tutta la Regione un altro centro che abbia concentrato nel proprio territorio cos\u00ec tante strutture masserizie.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery columns-2 is-cropped\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_100913-1-1024x768.jpg\" alt=\"\" data-id=\"16888\" data-full-url=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_100913-1-scaled.jpg\" data-link=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/?attachment_id=16888\" class=\"wp-image-16888\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_100913-1-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_100913-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_100913-1-768x576.jpg 768w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_100913-1-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_100913-1-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"blocks-gallery-item__caption\">Crispiano, fotoreportage di Sara Foti Sciavaliere<\/figcaption><\/figure><\/li><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_111939-1-1024x768.jpg\" alt=\"\" data-id=\"16889\" data-full-url=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_111939-1-scaled.jpg\" data-link=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/?attachment_id=16889\" class=\"wp-image-16889\"\/><figcaption class=\"blocks-gallery-item__caption\">Crispiano, fotoreportage di Sara Foti Sciavaliere<\/figcaption><\/figure><\/li><\/ul><\/figure>\n\n\n\n<p><br>In occasione di una giornata formativa organizzata dalle colleghe dell\u2019Associazione GTI, sezione Puglia e Basilica, ho avuto di scoprire un pezzetto di Puglia che mi era del tutto sconosciuto. Una ricognizione di 6 masserie di Crispiano di quelle cento che sarebbe chiaramente impossibile esplorare in una sola giornata. Strutture databili tra il 1400 e il 1800, dislocate su una vasta area tra Massafra, Statte e Martina Franca.<br>Ma prima di accompagnarvi sui nostri passi, alla scoperta di alcune curiosit\u00e0 sulla Puglia delle 100 masserie, soffermiamoci su quella pu\u00f2 sembrare una banalit\u00e0: cos\u2019\u00e8 la masseria?<br>Innanzitutto, la masseria \u00e8 esclusivamente pugliese. Esistono strutture simile in altre aree del Sud Italia, ma con una organizzazione completamente differente.<br>Il termine masseria deriva da \u201cmassa\u201d, parola latina che indicava un insieme di beni rurali; nel Medioevo, il termine si evolve: la massa diventa un\u2019unit\u00e0 produttiva gestita da un \u201cmassaro\u201d, l\u2019amministratore del fondo. Tra XVII e XVIII secolo, quando la Puglia era un mosaico di feudi, le masserie rappresentavano il cuore della campagna: aziende agricole ante litteram \u2013 autosufficienti con terreni, pascoli e abitazioni \u2013, spesso difese da torri e mura contro le incursioni costiere. Il termine masseria andr\u00e0 a designare sia il complesso rurale fortificato sia il sistema economico e sociale che vi ruotava intorno.<br>Non facciamo per\u00f2 l\u2019errore di guardare la masseria solo come un\u2019azienda agricola: esse sono un luogo dell\u2019anima, dove si incontra il passato e la tradizione della terra pugliese; e qui a Crispiano \u00e8 possibile un\u2019immersione piena in questa costellazione di microcosmi.<br>A 210 metri sul mare, nel cuore del Parco regionale \u201cTerra delle Gravine\u201d, percorrendo un lungo viale fiancheggiato da ulivi secolari andiamo incontro alla nostra prima tappa, Masseria Amastuola. La Amastuola \u00e8 una splendida masseria a corte chiusa, circondata da 70 ettari di terreno coltivati per la maggior parte a vigneto, costellata da splendidi ulivi secolari e dai caratteristici muretti a secco. L\u2019accostamento di ulivi e viti ha creato un armonioso contrasto visivo che affianca, al verde argento degli ulivi, il verde intenso delle viti.<br>Il primo documento in cui compare la masseria \u00e8 un inventarium dei beni di Giovanni Antonio Orsini, principe di Taranto, redatto nella prima met\u00e0 del 1400, in cui \u00e8 segnata tra i beni dell\u2019Abbazia italo-greca di San Vito del Pizzo di Taranto. Un\u2019 importante opera di ristrutturazione, avvenuta nel pieno rispetto della struttura e dei materiali originali, ha ridato splendore alla masseria che \u00e8 attualmente propriet\u00e0 del gruppo KIKAU della famiglia Montanaro di Massafra.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery columns-2 is-cropped\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img loading=\"lazy\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_111221-768x1024.jpg\" alt=\"\" data-id=\"16892\" data-full-url=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_111221-scaled.jpg\" data-link=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2026\/02\/22\/crispiano-e-la-puglia-delle-cento-masserie\/img_20260205_111221\/\" class=\"wp-image-16892\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_111221-768x1024.jpg 768w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_111221-225x300.jpg 225w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_111221-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_111221-1536x2048.jpg 1536w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_111221-scaled.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure><\/li><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img loading=\"lazy\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_143549-1-768x1024.jpg\" alt=\"\" data-id=\"16897\" data-full-url=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_143549-1-scaled.jpg\" data-link=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2026\/02\/22\/crispiano-e-la-puglia-delle-cento-masserie\/img_20260205_143549-2\/\" class=\"wp-image-16897\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_143549-1-768x1024.jpg 768w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_143549-1-225x300.jpg 225w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_143549-1-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_143549-1-1536x2048.jpg 1536w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_143549-1-scaled.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure><\/li><\/ul><figcaption class=\"blocks-gallery-caption\">Crispiano, fotoreportage di Sara Foti Sciavaliere<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><br>Nel suggestivo Wine Resort, immerso in un vigneto giardino \u201ca onde\u201d, si possono degustare dodici etichette di vini biologici prodotti ad Amastuola.<br>Peculiarit\u00e0 del vigneto-giardino sono i filari di viti impiantati sulla base del disegno firmato dall\u2019architetto paesaggista spagnolo Fernando Caruncho: le spalliere delle viti disegnano infatti onde armoniche e parallele che si susseguono per circa tre chilometri; dallo stesso Caruncho sono state definite \u201conde del tempo che attraversano fin dall\u2019antichit\u00e0 questo luogo\u201d. Inoltre, 1.500 ulivi secolari sono stati risistemati nelle 24 isole sparse nel vigneto e lungo le strade storiche della Masseria; alcuni ulivi hanno 800 anni di vita.<br>All\u2019interno della corte, invece, troviamo una chiesetta risalente alla seconda met\u00e0 del \u2018600, dedicata alla Visitazione di Maria a santa Elisabetta. Sul portale d\u2019ingresso si conserva lo stemma lapideo dei D\u2019Afflitto. Essi ottennero in concessione queste terre nel 1699 e con questa famiglia la masseria affronter\u00e0 vicende alterne, di decadenza e di ripresa e floridezza. Sar\u00e0 poi donata ai D\u2019Ajala, nel 1773, in un caso piuttosto controverso, e ne rimarranno proprietari fino al 1900. E dal 2003 \u00e8 della famiglia Montanaro.<br>Spostiamoci alle porte della Valle d\u2019Itria, dove visitiamo Masseria Pilano, anche questa una masseria a corte chiusa, la cui parte pi\u00f9 antica \u00e8 di fine \u2018600 e ad essa nel XVIII secolo si aggiunge la casa patronale con il portale stile rocaille. Si conservano, perfettamente restaurati, una galleria a trulli a uso agricolo dove \u00e8 possibile ammirare anche dei seicenteschi muri a sacco che vanno a chiudere le zone degli orti. Ricordiamo che, in edilizia, i muri a sacco precedono i muretti a secco.<br>Circondata da boschi di lecci, cerri, corbezzoli e altre specie della macchia mediterranea, produce olio extravergine biologico e antichi grani come Senatore Cappelli e Saragolla. La Masseria Pilano \u00e8 custode di una storia familiare: da ben dieci generazioni, appartiene alla stessa famiglia, i Palmisano, tramandando di padre in figlio valori, saperi e tradizioni agricole.<br>Paula era il nome di un casale rupestre medievale mai localizzato, tuttavia sicuramente incluso nel feudo dell\u2019abbazia tarantina di Santa Maria del Galeso. Poich\u00e9 la masseria ricadeva nel territorio soggetto a questo monastero, \u00e8 stato ipotizzato che Pilano derivi da Paulanus.<br>La masseria \u00e8 situata lungo la gravina di Pilano \u00e8 uno dei pochi valichi praticabili da chi proviene dal mar Ionio e desidera raggiungere l\u2019Adriatico, in particolare con Monopoli.<br>Masseria Pilano \u00e8 stata anche scenario di episodi legati alla storia del brigantaggio post-unitario. Si rammenta l\u2019evento del 21 novembre 1863, quando il brigante Cosimo Mazzeo detto Pizzichicchio e altri sedici uomini vennero qui intercettati dai soldati della 13a Compagnia del 24\u00b0 Reggimento Fanteria; venne catturato solo il brigante gioiese Giovanni Custicot detto Annella.<br>Ma qui scoppi\u00f2 la tragica passione amorosa tra il brigante Francesco Monaco e la contadina cegliese Domenica Rosa Martinelli, che fin da giovanissima viene etichettata anch\u2019essa dall\u2019esercito piemontese come brigantessa. Arrestata dai Carabinieri Reali, ebbe modo di dimostrare in processo la sua estraneit\u00e0 alla causa die briganti, ma che era stata solo costretta a intrattenersi con Monaco che si era invaghito di lei in maniera prepotente.<br>A circa un chilometro, incontriamo l\u2019indicazione per la Masseria Russoli, una struttura di propriet\u00e0 della Regione Puglia. L\u2019area &#8211; con un\u2019estensione di 192 ettari, per lo pi\u00f9 nel territorio di Crispiano, al confine con Martina Franca &#8211; \u00e8 protetta ed \u00e8 popolata da bosco cespugliato e macchia mediterranea dove spiccano corbezzoli, lentischi, filliree, mirti, cisti, biancospini, ginestre, roverelle, lecci, bagolari, terebinti, olivastri e carrubi. Molti degli alberi presenti sono di tipo \u201cMonumentale\u201d, come l\u2019esemplare di terebinto (Pistacia terebinthus), noto anche come \u201cpistacchio selvatico\u201d e impiegato principalmente come portainnesto del pistacchio; il terebinto di Masseria Russoli \u00e8 censito dalla Regione Puglia e riconosciuto per il suo pregio paesaggistico e storico, vanta un\u2019et\u00e0 di circa 2550 anni e un\u2019altezza di 10 metri.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_143608-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16896\" width=\"611\" height=\"458\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_143608-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_143608-300x225.jpg 300w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_143608-768x576.jpg 768w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_143608-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG_20260205_143608-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 611px) 100vw, 611px\" \/><figcaption>Cripiano, fotoreportage di Sara Foti Sciavaliere<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><br>Il nome \u201cRussoli\u201d della contrada che d\u00e0 anche il nome alla stessa masseria settecentesca, deriva dai frutti della pianta del corbezzolo, di cui \u00e8 ricca la zona, infatti, i \u201ccorbezzoli\u201d in dialetto locale vengono chiamati \u201crussoli\u201d per il loro colore rosso. La Masseria dal 1981 \u00e8 \u201cCentro per la conservazione del patrimonio genetico della razza asinina Martina Franca\u201d razza tra l\u2019altro conosciuta in tutto il mondo perch\u00e9 utilizzata per la riproduzione dei muli &#8211; incrocio asino cavalla &#8211; ed oggi fortemente esposta al pericolo dell\u2019estinzione. Di mole considerevole, dotato di arti robusti e temperamento socievole, del nostro equino \u00e8 piuttosto incerta la genesi per mancanza di fonti sicure: l\u2019ipotesi pi\u00f9 accreditata per\u00f2 \u00e8 che sia autoctona, derivante da un antico asino pugliese, ben adattato alla morfologia carsica e ai pascoli tipici delle Murge orientali. Attualmente gli asini martinese dell\u2019allevamento di Masseria Russoli sono una novantina.<br>Proseguiamo il nostro itinerario tra le masserie di Crispiano, muovendoci verso sud-est in prossimit\u00e0 del rilievo collinare di Monte Papa Ciro, fino a raggiungere la Masseria del Duca, segnata sulle carte antiche come Torre Rossa, localizzata a ridosso delle Murge sud-orientali in una zona ricca di boschi e macchia mediterranea, in un rapido passaggio di quota dai 200 ai 400 m slm. Risalente al XV secolo e appartenuta ai Duchi di Martina Franca De Sangro-Caracciolo e da loro usata come residenza estiva, \u00e8 una masseria a corte chiusa, attrezzata per la difesa; passata poi al Vaticano, negli anni \u201860 del XX secolo viene acquistata dagli attuali proprietari, la famiglia Cassese.<br>Dall\u2019unico ingresso ad arco si accede alla corte su cui si affacciano la Domus patronale baroccheggiante, la quattrocentesca Torre di vedetta con le caditoie ancora visibili, forse eretta per vigilare sulla carrozzabile sottostante e l\u2019altra laterale da Grottaglie a Martina. Sulla stessa corte della masseria, adiacente all\u2019ingresso con il suo interessante campanile \u201ca cipolla\u201d, affaccia la Cappella dedicata alla Madonna della Madia. Delle 100 masserie solo 33 hanno la cappella, e questa \u00e8 la pi\u00f9 grande di tutte.<br>La costruzione della Cappella risale, assieme ad altri interventi edilizi, alla seconda met\u00e0 del XVIII secolo. All\u2019interno presenta un altare in stile rococ\u00f2 con ricchi marmorizzazioni e affreschi con santi racchiusi in medaglioni; le pitture sarebbero attribuite al francavillese Domenico Carella, che sotto i Duchi Caraccioli sar\u00e0 molto attiva a Martina Franca. Un matroneo opposto all\u2019altare maggiore collegava la palazzina ducale alla Cappella consentendo cos\u00ec alla famiglia di assistere alle funzioni senza scendere in chiesa. Nel 1790, in forza di un accordo tra Carlo III di Borbone e la Santa Sede venne privata del diritto d\u2019asilo, come ci rammenta iscrizione sull\u2019architrave d\u2019ingresso \u201cA.D. 1790 Qui non si gode Asilo\u201d, proprio a dire che l\u00ec non si poteva dare protezione e impunit\u00e0 a coloro che volevano sfuggire all\u2019arresto e alla prigione.<br>Dal 2012 la masseria vanta il primo impianto pugliese per la trasformazione dei biogas agricoli in energia elettrica; l\u2019intera produzione aziendale \u00e8 dunque senza alcun impatto ambientale, con zero scarti e zero emissioni in atmosfera. L\u2019azienda ha raggiunto alti standard nell\u2019allevamento avicolo di galline ovaiole con una produzione di circa 60.000 uova al giorno e nella produzione di latticini &#8211; tra cui il formaggio \u201cDon Carlo\u201d (buonissimo!) e olio extravergine di oliva.<br>Prima di lasciare la Masseria del Duca, nei pressi dell\u2019arco dell\u2019ingresso, tra la corte e l\u2019ombra del campanile a cipolla, vogliamo raccogliere la narrazione della nostra guida che ci accompagna di nuovo ai tempi del brigantaggio, e questi luoghi ne sono stati ancora una volta teatro, intrecciandosi con la figura del brigante noto come Papa Giru.<br>La Masseria del Duca fu infatti Venne ispezionata dal generale Church durante la battuta per la cattura della banda del prete-brigante grottagliese Ciro Annichiarico (Papa Giru, appunto). Le cronache locali ricordano come l\u2019edificio fosse un punto di riferimento per la vita quotidiana del brigante, che vi trovava protezione e sostegno in una rete di complicit\u00e0 diffuse nel territorio. Un elemento che ha contribuito a consolidare la leggenda di Papa Giru \u00e8 il suo legame con Antonia Zaccaria, giovane donna della zona, con la quale intrattenne una relazione amorosa intensa e contrastata. La donna, oltre ad intrattenere un legame segreto con lui, ebbe rapporti anche con don Giuseppe Motolese, anch\u2019egli prete, e con Giuseppe Maggiulli, nipote dell\u2019arciprete. La situazione, gi\u00e0 di per s\u00e9 scandalosa per l\u2019epoca, degener\u00f2 presto in rivalit\u00e0 e gelosie, soprattutto tra i due sacerdoti. La tensione sfoci\u00f2 tragicamente quando, al termine di una processione, don Giuseppe Motolese fu pugnalato da un uomo incappucciato. Del delitto venne accusato proprio Ciro Annicchiarico, nonostante le prove a suo carico fossero deboli e il Maggiulli fosse resosi irreperibile. Arrestato e condannato a quindici anni di reclusione, don Ciro fu rinchiuso nel carcere della Regia Udienza di Lecce. Dopo quattro anni riusc\u00ec a fuggire approfittando della critica situazione politica e ritorn\u00f2 a Grottaglie cercando di condurre una vita normale finch\u00e9 il padre del Motolese fece di tutto per farlo catturare di nuovo. Ciro Annichiarico fugg\u00ec, si dette alla macchia e, a capo di una banda, commise delitti feroci; da quel momento divent\u00f2 per tutti il brigante Ciro, poi soprannominato Papa.<br>Tra storia e leggenda questi racconti sembrerebbero il soggetto perfetto di una sceneggiatura e il territorio di Crispiano con le sue masserie e il suo paesaggio di macchia mediterranea, ulivi, vigneti e gravine si presterebbe ancora ad ospitare la rievocazione di quegli eventi.<br>Spostandoci a Masseria Lupoli per\u00f2 scopriamo che alcune produzioni cinematografiche e televisive ci hanno gi\u00e0 pensato, anche se con pellicole per lo pi\u00f9 contemporanee. Una masseria del 1500 che conserva la sua autenticit\u00e0, con la sua distesa di ulivi secolari e vigneti e la sua posizione strategica all\u2019interno della Foresta Tarantina, lungo il tratturo martinese, l\u2019hanno resa protagonista nella lunga storia che la riguarda di varie contese prima tra Mensa Arcivescovile di Taranto, i grottagliesi e i martinesi, poi tra i vari successori; oggi set ideale per diversi film: \u201cLa mia bella Famiglia Italiana\u201d diretto da Olaf Kreinsen con Alessandro Preziosi, Tanja Wedhorn e Karin Proia; \u201cIl ritorno\u201d del regista Olaf Kreisen; \u201cCi vediamo domani\u201d del 2013 diretto da Andrea Zaccariello e interpretato da Enrico Brignano; \u201cSei mai stata sulla luna?\u201d del 2015 diretto da Paolo Genovese. La pellicola ha per protagonisti Liz Solari, Raoul Bova e Neri Marcor\u00e8.<br>Agli inizi del XVII secolo, tra le concessioni di beni alla Mensa Arcivescovile di Taranto, La Masseria Lupoli (gi\u00e0 \u201cTorre Longa\u201d, con riferimento alla torre medievale) \u00e8 assegnata alla famiglia Cenci di Martina. Dai Cenci pass\u00f2 alla famiglia tarantina dei Lupoli, poi a Cataldo Nitti ed infine, dal 1913, alla famiglia Perrone che ne conserva tuttora gran parte della propriet\u00e0.<br>La Masseria \u00e8 il punto focale dell\u2019azienda agricola, il cui indirizzo produttivo prevalente \u00e8 l\u2019olivicoltura, grazie anche alla presenza di alberi secolari, in parte gi\u00e0 documentati nel 1733.<br>I fabbricati che costituiscono il complesso masserizio sono un segno tangibile del susseguirsi dei vari periodi storici: la Torre tardo medievale con piombatoi, la cappella del XVII secolo intitolata a Santa Maria della Croce e dal 1931 Santa Maria Liberatrice (come ci ricorda l\u2019iscrizione sull\u2019architrave), gli ampi locali adibiti a stalle per il ricovero del bestiame e a dormitori del personale di epoca settecentesca, la casa patronale, completata alla fine della Prima Guerra Mondiale. Molto caratteristico \u00e8 il frantoio ipogeo \u201ca strettoio\u201d, datato al 1844, con annessa cucina, altra peculiarit\u00e0 della masseria, trattandosi di un \u201ccamino a tutta volta\u201d, l\u2019intero vano cucina ha la particolarit\u00e0 che l\u2019intera estensione della volta corrisponde con la cappa del camino.<br>La nostra ricognizione a campione nella terra delle 100 masserie di Crispiano si conclude a Masseria Mita. Inserita anticamente nel territorio della Foresta tarantina, fra i monti di Martina e l\u2019antico tratturo martinese, la masseria risale al \u2018600. Appartenente dalla sua nascita a ordini monastici, dopo la nascita del Regno d\u2019Italia e la soppressione degli Ordini Religiosi e la confisca delle loro propriet\u00e0 agrarie, la masseria fu acquisita dallo Stato e venduta all\u2019asta.<br>\u00c8 una costruzione a corte chiusa, circondata da muretti a secco, con una piccola cappella e un\u2019aia settecentesca. Distintiva \u00e8 la presenza di una torretta con sommit\u00e0 a cupola. Vi \u00e8 presente anche uno jazzo, caratteristico recinto per pecore. Nelle vicinanze della masseria il tratturello martinese, uno dei sentieri percorsi durante la transumanza, la migrazione stagionale che conduceva annualmente le greggi dall\u2019Abruzzo alla Puglia.<br>E qui la nostra giornata formativa alla scoperta di un territorio della Murgia tarantina ancora poco battuto dalle rotte turistiche di massa, e forse per questo ancora pi\u00f9 autentico e genuino, volge al termine in un\u2019esperienza che ha coinvolto tutti i sensi: non solo la bellezza del paesaggio e delle strutture, con la sua storia e la sua tradizione agricola, ma anche i profumi e sapori dei prodotti caseari e di panificazione, una tradizione di cucina contadina che giunge fino a noi, come il<br>pomodoro giallorosso di Crispano, presidio Slow Food pugliese, noto per la sua serbevolezza e la tipica colorazione, tipico della zona delle \u201cCento Masserie\u201d.<br>Le masserie oggi sono un poetico simbolo di autenticit\u00e0 e di turismo lento; soggiornare o vivere un\u2019esperienza in masseria significa ascoltare la storia viva del territorio, dove ogni pietra racconta e ogni ulivo custodisce una memoria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla scoperta di autentici tesori architettonici, databili tra Quattrocento e Seicento, disseminati tra uliveti e vigneti Sara Foti Sciavaliere Il<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":16887,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[18,43],"tags":[7204,7211,7209,7208,7206,7210,7212,7205,789,4225,7032,7207],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.0 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Crispiano e la Puglia delle cento masserie | Arte e Luoghi<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" 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