{"id":188,"date":"2011-03-13T19:42:22","date_gmt":"2011-03-13T18:42:22","guid":{"rendered":"http:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2011\/03\/13\/terre-del-negramaro-alezio-doc\/"},"modified":"2011-03-13T19:42:22","modified_gmt":"2011-03-13T18:42:22","slug":"terre-del-negramaro-alezio-doc","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2011\/03\/13\/terre-del-negramaro-alezio-doc\/","title":{"rendered":"Terre del Negramaro Alezio doc"},"content":{"rendered":"<p>Terre del Negramaro<\/p>\n<p>Alezio doc<\/p>\n<p>di\u00a0 Antonietta Fulvio<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Rosso \u00e8 il colore della terra nel Salento. Quasi creta sgretolata dalla furia del vento indomabile<\/p>\n<p>che scuote le cime dei suoi ulivi, contorcendone i tronchi nodosi e secolari. Affascinanti sculture naturali dalle forme antropomorfe che tanto ricordano i corpi dei contadini che da sempre lavorano questa terra con amore. Instancabilmente, sfidando gli eventi naturali talvolta non senza amarezza.<\/p>\n<p>Niuru Amaru. Niuru, come il nero dell\u2019acino d\u2019uva, amaru come il sapore, gradevolmente amarognolo, una parola: \u201cNegramaro\u201d. Questo il nome del vitigno, possente e generoso, che gi\u00e0 anticamente fruttificava in queste fertili pianure ad un passo dal mare. Grappoli neri baciati dal sole, che qui, pi\u00f9 che altrove, spacca le zolle e rende dorate le pietre. Pietre di morbido carparo e pietra leccese che mani di abili scultori plasmarono nelle facciate di chiese barocche sulle quali si perde, incantato, lo sguardo.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p>Qui, in questo tacco d\u2019Italia, dove le strade dell\u2019olio intersecano quelle del vino, la pianura domina il paesaggio che dilaga verso l\u2019orizzonte: \u00e8 l\u2019immensa distesa del Tavoliere che indolente si protende verso il mare, lasciando che l\u2019Adriatico ad Oriente\u00a0 e lo Jonio ad Occidente si incontrino a Leuca. Qui, leggenda vuole, la sirena Leucasia per il rimorso si mur\u00f2 viva dopo aver separato i giovani amanti, Meliso e Aristula, che la piet\u00e0 della dea Minerva trasform\u00f2 in pietra nelle due estremit\u00e0 del golfo della bianca Leuca.\u00a0 Le acque del Mediterraneo lambiscono la costa insinuandosi tra incantevoli baie e grotte, qui approdarono gli antichi Elleni che in questi luoghi costruirono il sogno della \u201cMagna Grecia\u201d.\u00a0 Con i loro templi portarono i miti, la cultura, la devozione per l\u2019ospite e lo spirito della convivialit\u00e0 che nel vino ha la sua intramontabile icona.<\/p>\n<p>\u201cIn vino veritas\u201d asseriva lo storico\u00a0 Plinio e il poeta Alceo gi\u00e0 nel VII sec.a.C recitava \u201cIl vino \u00e8 lo specchio dell\u2019uomo\u201d. Non mancava il vino nel \u201cSimposio\u201d di Platone, c\u2019era del vino sul tavolo dell\u2019Ultima cena del Cristo\u2026<\/p>\n<p>E sorseggiando un calice, si possono raccontare le storie del mondo, descrivere luoghi, immaginare sentieri da scoprire\u2026. Un culto antico testimoniato finanche sui vasi di creta dove si rincorrevano satiri e menadi, festanti ed ebbri, seguaci del dio Dionisio. E se per i greci bere vino era anche segno di prestigio sociale, un precetto della Scuola Medica dell\u2019anno Mille decretava: \u201cGli uomini bevano i vini, gli altri esseri le acque di fonte\u201d.\u00a0 Nel vino, la differenza.<\/p>\n<p>Un vino rigorosamente rosso.<\/p>\n<p>Rosso rubino, talvolta con sfumature d\u2019arancio, \u00e8 il colore dell\u2019Alezio doc, alchimia di Negramaro con l&#8217;aggiunta di Malvasia Nera di Lecce, Sangiovese e Montepulciano (in percentuale del 20%).\u00a0 Ad istituirlo un Decreto, il 9 febbraio 1983, ma la sua origine si perde nella memoria di questa terra ed\u00a0 \u00e8 oggi tra i pi\u00f9 ricercati doc del Salento per l\u2019intenso bouquet fruttato con sentori che ricordano la marasca e il tabacco; unico per il suo sapore secco e intenso e quel retrogusto un po\u2019 amaro capace di esaltare i piatti della gastronomia non solo salentina.\u00a0 Arrosti di carne e di agnello, braciole e involtini di carne di vitello o di cavallo, conditi con basilico sale e pepe o rosolati in olio d\u2019oliva con cipolla, aglio e pomodorini. Una delizia per chi ama il gusto delle cose semplici, la variet\u00e0 della dieta mediterranea che accosta nel piatto sapori, saperi e colori.<\/p>\n<p>E di un colore \u00a0rosa corallo intenso \u00e8 l\u2019Alezio Rosato, dal sapore asciutto, armonico e vellutato, con quel leggero retrogusto amarognolo che lo rende inconfondibile. \u00a0Rosso o rosato, il vino deve essere assaporato lentamente, come un rito, negli ampi calici di cristallo perch\u00e9 prima di sorseggiarlo se ne possa contemplare il colore brillante. Non pi\u00f9 tardi dei cinque anni dalla vendemmia, il vino deve essere servito ad una temperatura tra\u00a0 i 16\u00b0 e i 18 \u00b0 perch\u00e9 se ne possa apprezzare interamente l\u2019essenza, il trionfo di fragranze che fanno dell\u2019Alezio doc musica per i sensi, dagli occhi al palato, all\u2019olfatto. Evocazione perfetta dei profumi e colori della terra che lo genera.<\/p>\n<p>Dei profumi del tabacco \u2013 un tempo cuore e speranza dell\u2019economia contadina\u00a0 &#8211; e di marasca, la succosa ciliegia, da cui si ottiene il maraschino. Dei colori della macchia mediterranea che si confonde tra filari di viti, ulivi e muretti a secco, delimitando masserie e tratturi\u00a0 che incorniciano la campagna salentina, imprimendola nella memoria. Come indimenticabili sono le case a corte, i balconi e i cortili fioriti che si aprono all\u2019improvviso tra i vicoli tortuosi del borgo vecchio di Gallipoli, l\u2019Anxa porto della messapica Alezio. Quella di Gallipoli \u00e8 una storia antica che la vede colonia della Magna Grecia e poi di Roma, saccheggiata dai Vandali, dai Goti e ricostruita dai Bizantini che ne seppero valorizzare la strategica posizione geografica.\u00a0 Occupata dai Normanni e poi dagli Angioini, Gallipoli fin\u00ec nel Settecento sotto il regno dei Borbone che costruirono il porto, il pi\u00f9 importante scalo nel Mediterraneo per il commercio dell\u2019olio lampante. A Palazzo Granafei si trova, infatti, l\u2019imponente frantoio ipogeo e l\u2019olio che vi si produceva, destinato per l\u2019illuminazione, veniva esportato in molte citt\u00e0 d\u2019Europa.\u00a0 Segno di inequivocabile grandezza. Gallipoli, probabilmente dal greco \u201ckallipolis\u201d ovvero <em>citt\u00e0 bella<\/em>, sorge su un\u2019isola calcarea, collegata alla terraferma da un ponte in muratura del Seicento; le mura e i bastioni risalgono invece al Quattrocento, quando era necessario difendersi dai cruenti attacchi dei Saraceni che seminarono il terrore nel Salento come testimoniano i Martiri d\u2019Otranto.<\/p>\n<p>Attraversando il centro storico, percorrendo la via intitolata all\u2019eroina risorgimentale Antonietta De Pace, si resta soggiogati da gioielli dell\u2019architettura sacra e palazzi signorili di maestosa bellezza, perfettamente incastonati nel dedalo di vie. Si pu\u00f2 non restare affascinati dalla monumentalit\u00e0 della cattedrale dedicata a Sant\u2019Agata il cui culto la gemella alla vulcanica citt\u00e0 di Catania? Esempio straordinario del barocco leccese, la Chiesa conserva inestimabili tesori d\u2019arte, dalle numerose tele all\u2019altare maggiore, in marmi policromi, opera dell&#8217;artista bergamasco Cosimo Fanzago. Come non citare la Chiesa di San Francesco di Paola e quella di Santa Maria la Purit\u00e0 che custodisce, tra l\u2019altro, una bellissima tela di Luca Giordano? E ancora la Chiesa di San Francesco d\u2019Assisi visitata dal sommo <em>Vate<\/em> nel 1895. O la Chiesa di Santa Maria degli Angeli che fronteggia l\u2019Isola di Sant\u2019Andrea, oggi con il litorale di Punta Pizzo parco regionale, che vanta la presenza unica su tutto il versante adriatico e jonico di una colonia nidificante del Gabbiano corso, specie endemica del bacino del Mediterraneo. Un parco meraviglioso per le diverse specie di flora che vanno dalla macchia, trionfo di ginestre, mirti, lentischi, corbezzoli, erica, rosmarino e timo alle pratoline, calendule e orchidee, compresa la rarissima orchidea italica. Dalla natura all\u2019arte, nelle terre dell\u2019<em>Alezio<\/em> le sorprese sono infinite.<\/p>\n<p>Come la piccola cappella dedicata alla patrona di Gallipoli, Santa Cristina, che ferm\u00f2 il colera. Eretto vicino al porto peschereccio, di fronte al Rivellino cortina del Castello Angioino, il santuario conserva la statua di Santa Cristina da Bolsena. Un tempo sconsacrata e adibita a deposito per le reti dei pescatori, la Chiesa fu recuperata nel 1865 e restituita ai fedeli che celebrano la Santa nella grande festa che, tra sacro e profano, scocca al mattino del 23 luglio, con il tradizionale sparo delle <em>carcasse<\/em>, e prosegue nei due giorni successivi con il suo tripudio di luci, di note di concerti bandistici, dei sapori della <em>scapece<\/em> e della <em>cupeta, <\/em>bagnati dall\u2019immancabile vino di Alezio.<\/p>\n<p>Marinai per vocazione, i gallipolini devoti ai santi e al mare sono per\u00f2 anche abilissimi costruttori di botti nelle quali conservare il vino pi\u00f9 pregiato: l\u2019<em>Alezio doc, <\/em>il cui colore sembra rievocare l\u2019azzurro Jonio che al tramonto si tinge di rosso e di arancio. Il rosso che \u00e8 richiamo alla terra, quella dell\u2019agro di Sannicola che si lascia il mare alle spalle e via via si addentra nella campagna: per chilometri e chilometri lo sguardo pu\u00f2 spaziare sulle distese odorose di ulivi secolari che il tempo ha scolpito nei tronchi e nelle chiome e\u00a0 sui vigneti cangianti, con i tralci nodosi che si curvano in pergolati ricchi di pampini da cui pendono meravigliosi grappoli d\u2019uva. La vite qui si coltiva da sempre, con estrema dedizione e nel segno di una tradizione che si rinnova perch\u00e9\u00a0 \u00e8 storia di storie, profondamente umane, che parlano dello stretto legame che unisce l\u2019uomo alla propria terra. Nella festa de <em>Lu Masciu<\/em>, ad esempio, si ripete ogni anno un\u2019usanza antica: il promesso sposo consacra la sua promessa di matrimonio donando alla sua innamorata i primi frutti della terra.<\/p>\n<p>L\u2019oro rosso &#8211;\u00a0 e l\u2019oro giallo &#8211; del Salento nascono anche da queste serre rigogliose, le colline odorose di timo come amava definirle lo scrittore Giuseppe Castiglione. E\u2019 Sannicola \u00a0terra di masserie e di casini, di <em>furnieddhi<\/em> e di edicole votive, luoghi bucolici di virgiliana memoria che ispiravano la sana pratica dell\u2019ozio e del riposo, lontano dai clamori della citt\u00e0 portuale, e di dimore signorili, specie sulla direttrice Sannicola -Alezio, che in pieno Ottocento, furono rifugio per i patrioti gallipolini. Una retta immaginaria collega Sannicola a Tuglie, tra corti e chiese barocche, terra fertile e generosa, coltivata di generazione in generazione con estrema passione. Una vocazione che ha dato vita al Museo della Civilt\u00e0 contadina, ospitato nelle sedici sale del seicentesco Palazzo Ducale che, dotato di un palmento, conserva l\u2019attrezzatura originale (la vasca in pietra per la fermentazione, la caditoia dell\u2019uva e un torchio del Settecento) per trasformare l\u2019uva in vino, cos\u00ec come avviene con le olive in olio nel <em>trappeto<\/em>. In mostra, anche tutti gli attrezzi di lavoro dei mestieri legati al mondo contadino: il fabbro, il bottaio, il falegname, il maniscalco, il carpentiere. Le enormi pialle per levigare il legno, le ingegnose livelle per le botti, i ganci di traino e ancora le <em>roncule<\/em>, i <em>crocci<\/em>, gli <em>stompaturi,<\/em> per pigiare l\u2019uva, e le <em>fische,<\/em> per confezionare la ricotta, sono solo alcuni degli utensili che raccontano una civilt\u00e0 spazzata via dal progresso, non pi\u00f9 tardi di mezzo secolo fa. Un viaggio a ritroso nel tempo, tra usi e costumi e, non solo. Il Museo \u00e8 anche bioparco con tanto di insediamento rupestre medioevale,\u00a0 l\u2019orto botanico e il belvedere, un vero e proprio balcone naturale sulle Serre salentine da dove ammirare la piana di Gallipoli. Usciti dal Museo, in prossimit\u00e0 di Piazza Garibaldi, accanto al Palazzo Ducale nella sua maestosit\u00e0 barocca si erige la Chiesa Matrice, modellata nel tufo <em>Mater Gratiae <\/em>estratto dalle antiche cave, accanto le svetta la Torre civica dell\u2019Orologio, anch\u2019essa in tufo, eretta nel 1884. Istituito solo cinque anni fa, recuperando un antico frantoio ipogeo del XVII secolo, c\u2019\u00e8 il Museo della Radio, ai piedi della \u201csalita della Croce\u201d esempio della valorizzazione delle identit\u00e0 culturali attraverso i luoghi dell\u2019archeologia rupestre. Con gli oggetti della collezione privata Micali, esso documenta l&#8217;evoluzione dei sistemi di trasmissione e di ascolto fornendo un affascinante percorso nella storia della radiofonia.<\/p>\n<p>\u201cBeato chi in vita ha potuto percorrere in lungo e in largo tutta quanta la regione dov\u2019\u00e8 nato, imparato a conoscere anzitutto quelli della sua antica stirpe\u201d. A pronunciare queste parole non \u00e8 stato lo scienziato e inventore Guglielmo Marconi ma il raffinato umanista e politico Tommaso Fiore. Nelle pagine del suo libro, \u201cUn popolo di formiche\u201d, ritraeva la gente laboriosa di Puglia e la straordinaria bellezza di questa terra, dove le meraviglie da scoprire si trovano una dopo l\u2019altra, come filari di vite. Non molto distante da Tuglie, in direzione Gallipoli, quasi a chiudere un magico cerchio, si trova Alezio, antica citt\u00e0 messapica. Lo testimoniano i numerosi reperti conservati nel settecentesco palazzo Tafuri\u00a0 oggi sede del Museo Civico Messapico, realizzato dopo gli scavi della necropoli. Monumento nazionale nel 1981, il Museo \u00e8 stato inaugurato nel 1982 e raccoglie i numerosi reperti, soprattutto corredi funerari, ori e gioielli provenienti da rinvenimenti occasionali sotto la citt\u00e0 e dalla zona di Monte d&#8217;Elia, collocabili tra gli inizi del IV e gli inizi del III secolo a.C.<\/p>\n<p>Attiguo al Museo \u00e8 il Parco archeologico che presenta diverse tipologie di tombe messapiche databili tra il VI ed il II secolo a.C. mentre ulteriore attrattiva per il turismo \u00e8 la Chiesa di Santa Maria alla Lizza (X- XII secolo), un tempo completamente affrescata,\u00a0 testimonianza \u2013 come per l\u2019abbazia di San Mauro a Sannicola\u00a0 &#8211; della presenza dei monaci basiliani fuggiti dall\u2019Oriente che in questa terra di frontiera trovarono accoglienza, vitalit\u00e0, ricchezza.<\/p>\n<p>Chi giunge ad Alezio resta affascinato dalla meravigliosa corrispondenza tra natura e storia, identit\u00e0 e cultura. Proprio come si assapora nel vino che porta il suo nome e per il quale valgono i versi di Pablo Neruda, il divino poeta dell\u2019amore: \u00abvino,\/ figlio stellato\/ della terra,\/ vino liscio\/ come una spada d\u2019oro,\/ morbido \/ come un velluto scompigliato,\/ vino ravvolto a chiocciola\/ o sospeso,\/ vino amoroso,\/ marino,\/ non sei mai entrato tutto in una coppa,\/ in un canto, in un uomo,\/ sei anzi corale, gregario,\/ o almeno reciproco\u00bb.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>*(\u201c<em>Ode al vino<\/em>\u201d, da \u201c<em>Poesie<\/em>\u201d Sansoni, Firenze, 1962, p. 517)<\/p>\n<p>(pubblicato sulla rivista &#8220;D&#8217;Enghien&#8221;,1 maggio 2010 )<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Terre del Negramaro Alezio doc di\u00a0 Antonietta Fulvio \u00a0 Rosso \u00e8 il colore della terra nel Salento. 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