{"id":1942,"date":"2014-10-31T22:28:11","date_gmt":"2014-10-31T21:28:11","guid":{"rendered":"http:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2014\/10\/31\/luoghi-pasoliniani\/"},"modified":"2014-10-31T22:28:11","modified_gmt":"2014-10-31T21:28:11","slug":"luoghi-pasoliniani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2014\/10\/31\/luoghi-pasoliniani\/","title":{"rendered":"Luoghi pasoliniani"},"content":{"rendered":"<p><strong><img src=\"\/images\/PASOLINI.jpg\" border=\"0\" title=\"Pierpaolo Pasolini sul set de &quot;Il Vangelo secondo Matteo&quot;\" width=\"400\" style=\"margin: 21px; float: left;\" \/>Luoghi d&#8217;Autore<\/strong><br \/>La terza tappa della rubrica VIAGGIO AL CENTRO DELL\u2019AUTORE approda sull\u2019idroscalo di Ostia, dove, quasi quarant\u2019anni fa, trov\u00f2 la morte uno degli artisti italiani pi\u00f9 complessi ed eclettici. Questo excursus prova a seguire passo dopo passo il suo percorso in alcuni dei luoghi che hanno segnato profondamente il suo vissuto personale e professionale.<\/p>\n<p><strong>Pasolini tra fame di vita e archetipi di luoghi<\/strong><\/p>\n<p>di <a href=\"http:\/\/ivanomugnainidedalus.wordpress.com\/\">Ivano Mugnaini<\/a><\/p>\n<p>In principio era Pasolini, Pier Paolo Pasolini, poi divenne pasoliniano. Un p\u00f2 come Fellini \u00e8, ineluttabilmente, felliniano. \u2028L\u2019aggettivazione toglie o aggiunge connotati identitari all\u2019autore? Pasolini il cui pensiero si \u00e8 spinto a guardare oltre l\u2019immanente si muove su dicotomie proprie esclusivamente del suo tempo oppure ancor oggi valide e attuali? In questi tempi frenetici in cui si twitta e si tagga \u00e8 facile ridurre la complessit\u00e0 di una persona ad un aggettivo. E\u2019 il caso per\u00f2 di chiedersi se e come Pasolini divent\u00f2 pasoliniano. \u2028Un tentativo di risposta pu\u00f2 essere fornito proprio dall\u2019accostamento con Fellini, per analogia e per contrasto.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p><img src=\"\/images\/pasolini2.jpg\" border=\"0\" title=\"Pierpaolo Pasolini\" width=\"300\" style=\"float: left; margin: 21px;\" \/> Entrambi hanno rappresentato il proprio tempo, gli anni in cui l\u2019Italia ha provato a scrollarsi di dosso secoli di miseria culturale e di soggezione a censure, condizionamenti, frustrazioni camuffate da sani e canonici principi. Sia Pasolini che Fellini utilizzano, seppure in modo molto diverso, le armi del pensiero divergente, onirico, e la forza dirompente del sesso, inteso come impulso liberatorio, propedeutico alla conoscenza, mai come mero voyeurismo o surrogato della pornografia. Un mutamento di portata epocale non poteva tuttavia non avere conseguenze, anche e soprattutto a livello psicologico.<\/p>\n<p>Fellini si protegge rivestendo le radici della propria terra, geografica e mentale, con l\u2019alone di una visione onirica, un film nel film, pellicola nella pellicola in grado di tramutare un posto in un luogo della memoria e del sogno, al di l\u00e0 di ogni connotazione spaziale e temporale. Pasolini, sul fronte opposto, rende i luoghi cos\u00ec netti, scabri, scavati nei contorni, sottolineati mille volte nella loro dimensione primigenia fino al punto in cui, seppure per vie diversissime, giunge anche lui allo straniamento, alla dissoluzione delle variabili reali e ineluttabilmente mutevoli, le assi della cronologia e della topografia.<\/p>\n<p>I luoghi diventano topos, siti della mente, coordinate del pensiero. Diventano posti che si sottraggono a qualsiasi connotazione concreta, qualsiasi realt\u00e0. Vengono inglobati e assimilati nella categoria specifica dei \u201cluoghi pasoliniani\u201d. Luoghi dove la vita brucia come le giornate d\u2019estate. Tra borgate e marane si accendono attimi scarni d\u2019esistenza e lo sguardo del poeta vaga e indaga alla ricerca di quella purezza e forza genuina delle cose, privando i luoghi di ogni monumentalit\u00e0, di ogni cifra stilistica, attraversando, con la mente e con il cuore, il degrado delle periferie, delle borgate, gli spazi vuoti della campagna desolata e improduttiva, paradigma di autenticit\u00e0 amara.\u2028Pasolini, per coerenza filosofica e ideologica, per rivalsa contro il mondo, forse anche per un impulso a met\u00e0 tra eroismo e autolesionismo, guarda nell\u2019abisso, lo scruta, e, ineluttabilmente, ne viene attratto.\u2028Il poeta subisce il conflitto tra i residui di una cultura borghese e cattolica assimilata suo malgrado e la volont\u00e0 di negarla, ristrutturando il suo orizzonte, il mondo artistico e umano che vive. Per questo desiderio di azzeramento e riscrittura, Pasolini sceglie come specchio oscuro e icona ideale il rudere, la casa fatiscente, gli spazi inurbani non raggiunti dal cemento della citt\u00e0. E\u2019 questa la scabra essenza in cui Pasolini fa muovere i suoi personaggi e i suoi racconti. Scriveva Pasolini: \u201cAmo ferocemente, disperatamente la vita. E credo che questa ferocia, questa disperazione mi porteranno alla fine. Amo il sole, l\u2019erba, la giovent\u00f9. L\u2019amore per la vita \u00e8 divenuto per me un vizio pi\u00f9 micidiale della cocaina. Io divoro la mia esistenza con un appetito insaziabile.\u2028Come finir\u00e0 tutto ci\u00f2? Lo ignoro.<br \/>\u2028E ancora:\u2028\u201cSono scandaloso. Lo sono nella misura in cui tendo una corda, anzi un cordone ombelicale, tra il sacro e il profano\u201d.\u2028 Sacro e profano, passato e presente, realt\u00e0 e sovrastrutture. Sono questi gli estremi tra cui si muove il Pasolini uomo e artista. Se Fellini ha trasformato la sua Rimini in un fondale della memoria e Roma in un set per un film che dichiara costantemente la sua natura fittizia, Pasolini sceglie il tragitto contrario: toglie il velo di retorica, fa a pezzi i d\u00e9pliant turistici e i clich\u00e9 creati ad hoc dalla sottocultura dominante, dalle Pro Loco e dagli enti locali e statali che promuovono il moderno come progresso e l\u2019asfalto come via privilegiata del benessere.\u2028Pasolini percorre con la macchina da scrivere e la cinepresa l\u2019Italia e il mondo. Bologna, citt\u00e0 colta ma ancora soggetta a compromessi e miserie di stampo \u201cpaesano\u201d. Il Friuli contadino, Casarsa, paese natale della madre, Susanna Colussi, cos\u00ec crudo e chiuso, duro di pettegolezzi che annientano tutto ci\u00f2 che \u00e8 \u201cdiverso\u201d. Terra di solitudine che spinge alla fuga. Matera, citt\u00e0 di pietra, cos\u00ec simile ai luoghi della crocifissione, al Golgota sempre presente della miseria vera, spietata, disumanante. Spazio per una verit\u00e0 che vive ogni giorno la dimensione del dolore, l\u2019essenza quasi preistorica che sembra perduta, eppure esiste, ai margini di tutto, perfino della possibilit\u00e0 di concepirla, di immaginarla come esistente.\u2028Il mondo poi, i viaggi in compagnia di Moravia, della Maraini, della Callas, per abbinare la cultura all\u2019asprezza della verit\u00e0. Lo Yemen, l\u2019Africa, il fascino di un\u2019arte fatta di terra e fango, costruzioni mirabili nella cruda nudit\u00e0 del deserto. L\u2019arte nel silenzio e nello spazio assoluto della riflessione. Al ritorno da ogni viaggio, Roma, la citt\u00e0 \u201cmadre\u201d. Mamma Roma, cos\u00ec diversa dal suo figlio, cos\u00ec distante eppure imprescindibile. La citt\u00e0 che gli dona la gloria e il pane, ma anche, con un patto non scritto ma chiarissimo per tutte le parti in causa, la morte. Quella effettiva, sulla spiaggia di Ostia, in un sudario fatto di granelli di sabbia. Scenario crudelmente reale e allo stesso tempo del tutto simbolico. Metafora di sangue. La Roma di Pasolini \u00e8 quella delle borgate, degli accattoni, dei personaggi che vivono sul filo di un rasoio affilato. Gente con un fascino atavico e fatale: una fonte inesauribile di inchiostro e di immagini dotate di una crudele, poeticissima fame. Cos\u00ec diversa e cos\u00ec uguale alla sua. Pasolini se ne ciba, se ne sazia, sapendo che si tratta di sostanze estranee al suo corpo, qualcosa di lontano dalla sua natura colta e in fondo aristocratica, nonostante tutto, a dispetto di ogni scelta e volont\u00e0. Un avvelenamento deliberato e sistematico, non per rendersi immune, ma, semmai, sperando di morirne in modo adeguato, diventando ci\u00f2 che ha raccontato, la sostanza delle proprie parole e delle proprie inquadrature.\u2028Per colmare il divario tra la dimensione effettiva e il proprio ideale, Pasolini, come detto, tende a riportare i luoghi della sua esistenza alla dimensione originaria, scevra da tutto ci\u00f2 che li ha tramutati e standardizzati, resi moderni nell\u2019accezione pi\u00f9 becera. Per Pasolini l\u2019artista deve, attraverso la sua opera, custodire e proteggere un paesaggio culturale. In questa prospettiva, il paesaggio non \u00e8 solo ambiente geografico e naturale, ma anche e soprattutto ambiente storico e umano: un territorio stratificato nel tempo, che \u00e8 insieme universo linguistico, identit\u00e0 di luoghi, e patrimonio d\u2019immagini artistiche che questo ambiente trasmette. Ci\u00f2 spiega perch\u00e9, in un frammento d\u2019autoritratto en po\u00e8te, Pasolini veda se stesso come una \u201cforza del passato\u201d:<\/p>\n<p>Io sono una forza del Passato.<br \/> Solo nella tradizione \u00e8 il mio amore.<br \/> Vengo dai ruderi, dalle chiese,<br \/> dalle pale d\u2019altare, dai borghi<br \/> abbandonati sugli Appennini o le Prealpi,<br \/> dove sono vissuti i fratelli.<br \/> Giro sulla Tuscolana come un pazzo,<br \/> per l\u2019Appia come un cane senza padrone.<br \/> O guardo i crepuscoli, le mattine<br \/> su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,<br \/> come i primi atti della Dopo storia,<br \/> cui io assisto, per privilegio d\u2019anagrafe,<br \/> dall\u2019orlo estremo di qualche et\u00e0<br \/> sepolta. (B, I, 619)<\/p>\n<p>Il primo intreccio tematico che si presenta all\u2019attenzione del giovane Pasolini, filologo e poeta, \u00e8 il legame tra paesaggio, memoria e lingua. La lingua, nella sua pluralit\u00e0 di tradizioni e di volti, esprime una realt\u00e0 molto pi\u00f9 ricca e multiforme rispetto a quella del territorio \u201cufficiale\u201d di un paese. Pasolini lo scopre con il dialetto friulano, da lui utilizzato per la sua prima raccolta di versi, le Poesie a Casarsa (1942), poi ampliato come La meglio giovent\u00f9, (1954). Casarsa, il paese materno, \u00e8 una \u201cintatta provincia dell\u2019atlante neolatino\u201d: un atlante, dunque, non tanto geografico quanto soprattutto storico e linguistico.<\/p>\n<p>\u2026Ciasarsa<br \/> \u2013 coma i pras di rosada &#8211;<br \/> di timp antic a trima.<\/p>\n<p>(\u2026Casarsa<br \/> \u2013 come i prati di rugiada &#8211;<br \/> trema di tempo antico.) (B, I, 17)<\/p>\n<p>Imparare a usare il dialetto come \u201cstrumento di ricerca\u201d implica un passaggio preliminare: imparare il dialetto. Ci\u00f2 \u00e8 significativo, se si tiene presente che il friulano non era normalmente parlato dalla madre di Pasolini: la media borghesia, infatti, si esprimeva in veneto. Il friulano di Casarsa, invece, \u00e8 una lingua materna, poich\u00e9 arcaica, contadina, una sorta di mistero pre-istorico: di qui l\u2019idea di un percorso a ritroso \u201clungo i gradi dell\u2019essere\u201d. Il dialetto, per Pasolini, coltissimo scrittore dotato di un italiano nitido e ricco, diventa un paradossale quanto significativo atto di riscoperta ma anche di ribellione, quasi un atto di disobbedienza civile. La realt\u00e0 che Pasolini decide di rappresentare ha anch\u2019essa un volto poeticamente provocatorio. Un primo gesto di coscienza politica.\u2028In opposizione agli spazi scabri del Friuli, il ricordo di Bologna, gli anni della formazione e della lettura, gli anni in cui assimila bellezza e scrittura, portici magnifici e libri fondamentali: \u201cIl Portico della Morte \u00e8 il pi\u00f9 bel ricordo di Bologna. Mi ricorda l\u201dIdiota\u2019 di Dostoevskij, mi ricorda il \u2018Macbeth\u2019 di Shakespeare, i primi libri. A quindici anni ho cominciato a comprare l\u00ec i miei primi libri, ed \u00e8 stato bellissimo, perch\u00e9 non si legge mai pi\u00f9, in tutta la vita, con la gioia con cui si leggeva allora\u201d. E\u2019 ironico, comunque, notare, in questo frammento autobiografico, un\u2019ironia amara nei nomi: perfino negli anni in cui il poeta respira serenit\u00e0, la Morte, da quel Portico, sembra inviargli un monito, un appuntamento per un futuro prossimo.\u2028Roma, dunque, il terzo grande polo dell\u2019esistenza di Pasolini. Il luogo che gli fece conoscere il cinema di Renoir e Clair, che gli consent\u00ec di avvicinarsi all\u2019arte di Giotto e Masaccio e di avviare fondamentali esperienze letterarie come la rivista \u201cOfficina\u201d.\u2028 Il mondo di Pasolini diventa Roma. Anche qui, il primo approccio \u00e8 un approccio linguistico. L\u2019ingresso nella lingua \u00e8 una lettura creativa del reale, un\u2019operazione determinante per inquadrare e \u201cfotografare\u201d un luogo e il suo paesaggio socio-culturale. E il romanesco affonda nella vita delle borgate, esattamente come il friulano saliva dalla vita del mondo contadino. Ma per Pasolini Roma \u00e8, in s\u00e9, l\u2019icona del linguaggio delle cose. \u00c8 la vitalit\u00e0 urlata dei ragazzi di vita; \u00e8 la grandezza del passato che convive con la miseria delle periferie sottoproletarie; \u00e8 la citt\u00e0 del cinema, della cultura, dello squallore; del potere temporale e di un \u201cGes\u00f9 corrotto nei salotti vaticani\u201d, una citt\u00e0 papalina e atea, insieme nel tempo e fuori del tempo.<br \/>Con una tecnica che \u00e8 gi\u00e0 cinematografica, Pasolini realizza lunghe carrellate storico-geografiche sull\u2019Italia, che gli permettono la \u201ccontinua, attentissima resa di una serie di quadri di paesaggio\u201d. Qui per\u00f2 torna, ineludibile, la domanda da cui siamo partiti: si tratta di quadri realistici o astratti, in qualche modo filosofici? La seconda opzione prevale, alla luce di quanto si \u00e8 detto e osservato in questa breve escursione sulle tracce di uno dei pi\u00f9 complessi e irrequieti artisti italiani del Novecento. Pasolini, nei suoi libri e nei suoi film, ritrae sempre il suo paesaggio interiore, l\u2019idea del mondo che avrebbe voluto, che amava, e che lo inorridiva, ma che sentiva essere la sola fonte di autenticit\u00e0 a cui attingere. A costo di annegare nel pozzo delle verit\u00e0 scomode e taglienti come i coltelli e le urla e le vitalissime pazzie dei ragazzi di strada. Pasolini diventa se stesso nel momento esatto in cui si nega, nega ci\u00f2 che davvero era. Si accosta al contrario di s\u00e9, copula con il lato opposto della sua natura intrinseca, per esprimere ci\u00f2 che concepiva come la sola arte degna di tale nome: quella scabra, giottesca, lontana da qualsiasi elaborazione inessenziale. \u2028Il paradosso, \u00e8 che in questa sua ricerca di un\u2019Italia come era, come autenticamente fu in un passato distante e incontaminato, ha finito per parlare con un\u2019accuratezza documentaria di un\u2019Italia attuale, di una parte del paese che si tendeva e in fondo si tende a nascondere, a ignorare, rimuovendola dalla coscienza e dai manifesti pubblicitari. \u2028L\u2019Italia \u201cpasoliniana\u201d, cruda, essenziale, cos\u00ec vicina alla dimensione primigenia, ha fatto intravedere, per contrasto, come in una fotografia sovraesposta, ci\u00f2 che realmente esiste, al di l\u00e0 dei confini della rispettabile patina accattivante cara ai turisti.\u2028Pasolini ha avuto in sorte il compito di narrare una dimensione tanto pura e ideale, cos\u00ec connotata secondo il suo modo di vedere e di pensare, da poter apparire incorporea, astratta, filosofica. Eppure, alla fine, il suo mondo primigenio, sognato, creato, recuperato, mondato da ogni orpello, ha fatto apparire appena dietro l\u2019orizzonte delle palazzine una realt\u00e0 pi\u00f9 vera del vero, forte e disperata come la sua sete e la sua fame di vita. Quella stessa vita, che, guardata dritta negli occhi, lo ha condotto ad una morte, che \u00e8 stata ed \u00e8, emblematicamente, assolutamente reale e tuttavia gi\u00e0 mitica, avvolta in mistero di urla e silenzi, risa e ghigni ottusi e crudeli. Tanto vera da sembra immaginaria. Assolutamente \u201cpasoliniana\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luoghi d&#8217;AutoreLa terza tappa della rubrica VIAGGIO AL CENTRO DELL\u2019AUTORE approda sull\u2019idroscalo di Ostia, dove, quasi quarant\u2019anni fa, trov\u00f2 la<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[46],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.0 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Luoghi pasoliniani | Arte e Luoghi<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2014\/10\/31\/luoghi-pasoliniani\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" 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