{"id":2078,"date":"2015-03-04T12:31:31","date_gmt":"2015-03-04T11:31:31","guid":{"rendered":"http:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2015\/03\/04\/caro-ulivo-ti-scrivo\/"},"modified":"2017-08-06T23:07:57","modified_gmt":"2017-08-06T21:07:57","slug":"caro-ulivo-ti-scrivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2015\/03\/04\/caro-ulivo-ti-scrivo\/","title":{"rendered":"Caro ulivo, ti scrivo"},"content":{"rendered":"<p><img src=\"\/images\/cop_carolulivotiscrivo.jpg\" border=\"0\" title=\"Caro Ulivo, ti scrivo, edizioniIl Raggio Verde, copertina Massimo Quarta\" width=\"200\" style=\"float: left; margin: 21px;\" \/>I luoghi della parola\/ spazio recensione<\/p>\n<p class=\"paragraph\" style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>Caro ulivo, ti scrivo<\/strong><\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00a0di Maria Grazia Anglano<\/p>\n<p class=\"paragraph\">Sciamano al vento, forti e radicate creature spesso esposte al fiato del mare. Hanno la forza millenaria di un sempre prima di noi, e con noi. Archetipi di un paesaggio ormai interiorizzato, vera e propria immagine identitaria, sedimentata nella carne della nostra\u00a0memoria.\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">Sono gli ulivi, pelle rugosa di possenti e scultorei fusti e chioma argentea verde, prodiga di frutti.<\/p>\n<p class=\"paragraph\">Dalla sua molitura gocce \u2013 essenze. Preziose per le loro capacit\u00e0 mediche prima ancora che nutritive.\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">A quest\u2019unico denominatore ha voluto fare riferimento il Raggio Verde edizioni, nei dieci anni della propria casa editrice. Inaugurando una nuova collana dedicata a &#8220;Storie e natura&#8221; con il libro &#8220;Caro ulivo ti scrivo&#8221;.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00a0<span style=\"font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;\">Un libro composto da pi\u00f9 voci e che si avvale di diversi \u00a0linguaggi, dalla narrativa, alla lirica, alla lettera e la prosa. Non ultimo si affianca anche il linguaggio pittorico, che impreziosisce e funge da immagine di copertina.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"paragraph\">E come la molitura rompe la drupa e libera dai vacuoli il \u201cdorato nettare\u201d, cos\u00ec\u00a0queste voci<\/p>\n<p class=\"paragraph\">rompono il silenzio per farsi parola; linguaggio. Fra loro scrittori e giornalisti, tra cui pi\u00f9 dettagliatamente: Lucia Accoto, Grazia Barba, Luigi Caricato, Pino De Luca, Antonio Errico, Giuseppe Pascali, Maria Pia Romano e l&#8217;artista Massimo Quarta.\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\"><strong>&#8220;Segnata dalla profezia&#8221; Lucia <\/strong><strong>Accoto<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>\u00a0E\u2019 un intenso racconto che taglia, in un volo trasversale, un periodo storico saturo ancora di pregiudizi, come onte predestinate e immutabili. La vocazione di Ester (personaggio principale) alla parola scritta e alla verit\u00e0 insita in essa, nasce gi\u00e0 come sacrilegio. L&#8217;urlo rabbioso\u00a0 che le lacera dal petto questa verit\u00e0 le ripete &#8220;\u00c8 scritto. Patirai le tue colpe&#8221; e come una bestia la abita quando crede, gelandola nel profondo come un triste presagio.\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">La storia si evolve in questa molle incombenza, in questo respiro imprescindibile che chiede, esige, la sua profezia. Ed essa cade cupa quasi su ogni personaggio. Personaggi sfatti dalla durezza della vita, e dalla fatica quotidiana. Ma Ester \u00e8 segnata dalla nascita da una strana voglia, disegnata sulla fronte. Due lacrime color verde olio, fra i due occhi innocenti e assetati di conoscenza. Ester lotter\u00e0, contro una realt\u00e0 gi\u00e0 precostituita cercando di dar vita al suo sogno, ma dovr\u00e0 scontrarsi con la rabbia mostruosa e diabolica della sua &#8220;profezia&#8221;, e del mito in ultimo, che trasformer\u00e0 la sua vita.\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\"><strong>\u00a0&#8220;Vorrei che tu sapessi&#8221; lirica di Grazia Barba.<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>\u00c8 un&#8217;intima lode, a quest\u2019antropomorfica e secolare\u00a0 pianta. Tutto si declina in forma di dialogo e desiderio di far sapere quante cose, e quali valori esso rappresenti.\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">\/ Vorrei che tu sapessi che i tuoi frutti hanno di te il sapore di una madre prodiga e mai stanca.\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">Vorrei che tu sapessi che l&#8217;oro che ci regali ha l&#8217;odore della fatica e il sapore della conquista\/.\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">Questo il corpus del testo poetico della Barba, che ben rappresenta e sintetizza il ciclo di vita, storia e magia, che indissolubilmente vanno dalla pianta, all\u2019uomo.<\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\"><strong>&#8220;Caro Olivo, uno e molteplice&#8221; di Luigi Caricato.<\/strong><strong>\u00a0<\/strong> E\u2019un <em>apertis verbis<\/em> questa dichiarazione d&#8217;amore per la pianta d\u2019ulivo, che come l&#8217;autore stesso dice \u00e8 uno e molteplice. Molteplice perch\u00e9 tanti sono gli usi che se ne fanno dalla farmacopea, alla cosmetica ai luoghi pi\u00f9 impensabili della cultura. E tutto \u00e8 perfettamente ascrivibile alla sua natura complessa e semplice, che da sempre lo contraddistingue. E quasi a confine tra il sacro e il profano, esso rimane quel liquido prezioso e salutare capace di guarire anima e corpo, scongiurando infermit\u00e0 fisica e spirituale. Luigi Caricato, in tutto il suo excursus, si fa appassionato cantore di una pianta cos\u00ec dentro l\u2019economia e la bellezza, di un collettivo paesaggio.<\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\"><strong>&#8220;Come un sacco di stracci&#8221; Pino De Luca<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00c8 un giallo piacevole da leggersi questo di Pino De Luca,\u00a0per l&#8217;esposizione e le congetture che si concatenano e si rafforzano d\u2019indizi, anche in una possibile lettura al contrario. Dalla fine verso il suo inizio. Il caso tratta un suicidio,\u00a0che ha come teatro una normalissima e tranquilla campagna. Dove da un maestoso albero di ulivo sventola ormai esanime,\u00a0come un sacco di stracci, il De\u00a0Lazzari. Il caso dapprima quasi gi\u00e0 archiviato, si riapre grazie ad un unico testimone, l&#8217;ultimo che abbia potuto vedere ancora vivo il De Lazzari. Un testimone millenario e involontario, certamente <em>super partes<\/em>, l&#8217;albero d&#8217;ulivo!\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p class=\"paragraph\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p class=\"paragraph\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p class=\"paragraph\"><strong>L&#8217;ombra tra gli ulivi.&#8221; Antonio Errico.<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">Errico evolve per immagini questo suo racconto breve. Immagini che hanno la rarefazione dell&#8217;aria e della luce. Rafforzate dal punto spesso ricorrente, che formano brevi periodi\u00a0 senza \u00a0frammentare. Anzi dilatando quest\u2019atemporalit\u00e0, di cui vive la storia. Un\u2019atemporalit\u00e0 di un vissuto compartecipato da tutti i sensi, nessuno escluso. E che si fisseranno come immagine vitale, in questa donna, anche nel momento dell&#8217;attesa e del gelo, di una stanza angusta, che odora di umido. La storia vive di questa dualit\u00e0 fra la vita e la morte. Ma una morte non temuta, perch\u00e9 abbacinata dall&#8217;amore scoperto. Un amore clandestino e potente che la riconnette alla vita. La dissolvenza dell\u2019immagine torna come un frame-stop, nella sua mente. Dove l\u2019ombra amata procede tra gli ulivi.<\/p>\n<p class=\"paragraph\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p class=\"paragraph\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p class=\"paragraph\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p class=\"paragraph\"><strong>Contro il vento della modernit\u00e0.&#8221; Giuseppe <\/strong><strong>Pascali<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Pascali ascolta e accoglie le voci di un antico paesaggio rurale, che si umanizza alla sua penna. Come un vecchio amico infatti, sar\u00e0 proprio l\u2019ulivo a discorrere di s\u00e9, di speranze e timori per un vento che porta con s\u00e9 una sconosciuta modernit\u00e0. Poi sposta il suo sguardo lungo i secolari assi della sua vita, e ne riscopre i colori vivificati dal rosso della terra. Racconta di quanto siano cambiati i frantoi e ricorda ancora nitidamente, i sibili delle bombe della guerra. E seppure portato l\u00ec da piccolo in quella terra, lui la sente profondamente sua, nei colori delle stagioni e nelle tante voci amiche. Per\u00f2 una nuova insidia, figlia del vento della modernit\u00e0 \u00e8 l\u00ec, ad aprire purtroppo altri e possibili scenari.<\/p>\n<p class=\"paragraph\"><strong>&#8220;Dacci oggi il nostro pane&#8221; Maria Pia Romano.<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00c8 una vera e propria testimonianza, quella che traspone in queste pagine Maria Pia Romano. Un altro e attuale punto di vista. Capace di ripartire e ripensarsi non da quanto si \u00e8 perso, ma da quanto gi\u00e0 abbiamo come risorsa. Particolarmente adesso che sempre pi\u00f9 persone si vedono defraudate del legittimo investimento per il\u00a0 futuro, reso monco dall&#8217;improvvisa perdita del proprio lavoro.\u00a0 \u00a0<br \/> Cos\u00ec questa donna singolare e coraggiosa, mette a frutto le proprie risorse anche a costo di mani nere e dura fatica. Ripartendo dalle proprie radici.\u00a0E dal prodigo\u00a0albero d&#8217;ulivo. E durante le ore in cui la mente vaga, preponderano quei sogni che desideravano essere; parole e cromie. E come attraverso un varco temporale\u00a0dialoga con una liquidit\u00e0 di pensieri, che la ricollega a quando ancora ragazza tutto sembrava possibile. Anche cambiare il mondo.\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p class=\"paragraph\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p class=\"paragraph\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\"><strong>Massimo Quarta<\/strong> Racchiude con la sua opera l&#8217;immagine di copertina di \u201cCaro olio ti scrivo\u201d, con un opera del ciclo dei farbonauti. Esseri apparentemente alieni, che vivono per\u00f2 intrinsecamente nel tessuto della nostra societ\u00e0, diventandone addirittura i vettori, per le loro mode e i loro popolare paesaggi del quotidiano. L&#8217;elemento dissimile \u00e8 per\u00f2 nel nucleo della propria identit\u00e0, che non c&#8217;\u00e8! L&#8217;elemento caratterizzante e riconoscibile ha smesso il suo\u00a0valore di\u00a0&#8220;dissimiglianza&#8221;. La testa, elemento di cognizione del s\u00e9 e intorno a s\u00e9, ha compiuto una necessaria mutazione, diventando un grande bulbo oculare, dove la bocca si presta a disegnare una perfetta iride. Sino a popolare una moltitudine replicante e acefala, sintomo di una societ\u00e0 oberata da immagini. Una societ\u00e0 voyeuristica che immagazzina acriticamente immagini. Ecco allora la necessaria e naturale mutazione che amplifica anatomicamente, ci\u00f2 di cui pi\u00f9 facciamo uso, e annulla, cancella, ci\u00f2 che pi\u00f9 non rientra nelle nostre necessit\u00e0. E, seppure in questa sembianze, Quarta riesce comunque a far trasparire dai suoi farbonauti umanit\u00e0, seduzione e sorriso. Bypassando tutta quella mimica facciale, con maestria e artificio, attraverso la postura del corpo, e il suo linguaggio gestuale. Il colore si connota con forza espressiva, nei toni preferibilmente primari, rafforzati dall&#8217;incisivit\u00e0 del nero. Ma ecco per\u00f2 che a questa nostra difficile realt\u00e0, Quarta supplisce una surrealt\u00e0. Una dimensione di riscatto, binaria e parallela tra idealit\u00e0 e sogno. Qui crea, per le sue creature, il farbomondo. Un mondo senza pi\u00f9 dissimiglianze, dove le sue creature sono perfettamente armoniche al proprio habitat. Nel farbomondo il colore non stride pi\u00f9 si fa accogliente, con una natura prodiga di una fantasmagorica flora. Quarta, ha potuto cos\u00ec riconsegnare, alle sue creature l&#8217;Eden perso. Un&#8217;originaria primordialit\u00e0 che non \u00e8 luogo precluso, ma accessibile e riconquistabile per ognuno di noi. Luogo dove poter ritrovare anche l&#8217;immagine delle nostre radici.\u00a0 Archetipo della nostra salentinit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I luoghi della parola\/ spazio recensione Caro ulivo, ti scrivo \u00a0di Maria Grazia Anglano Sciamano al vento, forti e radicate<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[52],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.0 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Caro ulivo, ti scrivo | Arte e Luoghi<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2015\/03\/04\/caro-ulivo-ti-scrivo\/\" \/>\n<meta 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