{"id":2223,"date":"2015-07-01T14:06:39","date_gmt":"2015-07-01T12:06:39","guid":{"rendered":"http:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2015\/07\/01\/l-uomo-nomade-peregrinazioni-terre-lontane-luoghi-etnie-migranti-memorie\/"},"modified":"2015-07-01T14:06:39","modified_gmt":"2015-07-01T12:06:39","slug":"l-uomo-nomade-peregrinazioni-terre-lontane-luoghi-etnie-migranti-memorie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2015\/07\/01\/l-uomo-nomade-peregrinazioni-terre-lontane-luoghi-etnie-migranti-memorie\/","title":{"rendered":"L\u2019Uomo nomade &#8211; peregrinazioni, terre lontane, luoghi, etnie, migranti, memorie"},"content":{"rendered":"<p class=\"Default\"><img src=\"\/images\/manifesto%20biennale%202015.jpg\" border=\"0\" title=\"il manifesto della mostra\" width=\"200\" style=\"margin: 21px; float: left; border: 1px solid black;\" \/><\/p>\n<p class=\"Default\">A Cosenza, Palazzo Arnone dal 1 al\u00a015 luglio 2015\u00a0<\/p>\n<p class=\"Default\"><strong>In anteprima nazionale la Biennale Internazionale d\u2019Arte Fotografica \u201cRiviera dei Cedri\u201d<\/strong><\/p>\n<p class=\"Default\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"Default\">COSENZA. Le sale di Palazzo Arnone si sono aperte questa mattina per accogliere in anteprima nazionale, la mostra fotografica <strong><em>L\u2019Uomo nomade <\/em><\/strong><em><strong>&#8211;<\/strong><\/em><strong><em> peregrinazioni, terre lontane, luoghi, etnie, migranti, memorie <\/em><\/strong>a cura di Margherita Eichberg e Piero Di Giuseppe.<\/p>\n<p class=\"Default\">L&#8217;evento, in programma dal 1 al 15 luglio, \u00e8 organizzato da Polo Museale della Calabria,\u00a0 Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio della Calabria e Atelier du Faux Semblant che presentano in anteprima nazionale la V edizione della Biennale Internazionale d\u2019Arte Fotografica \u201cRiviera dei Cedri\u201d.<\/p>\n<p class=\"Default\">La mostra nasce per promuovere un\u2019attenta riflessione sul tema della migrazione che da sempre ha caratterizzato e accompagnato la civilt\u00e0 dell\u2019uomo e le grandi trasformazioni, un fenomeno ciclico che genera cambiamenti e richiede nuove risposte in merito ai temi dell\u2019accoglienza e dell\u2019integrazione.\u00a0<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p>Il percorso espositivo propone le immagini di fotografi che hanno fissato nell\u2019obiettivo situazioni, volti e corpi di uomini, donne, bambini in cerca di un futuro lontano dal proprio paese di origine e\u00a0 da guerre, persecuzioni e povert\u00e0. Un racconto di speranze, di illusioni, di solidariet\u00e0, di storie personali intrecciate a quelle collettive e che trovano nella fotografia un mezzo per documentare e veicolare conoscenze. Un viaggio interiore alla scoperta del senso di appartenenza, dove le mete non sono solo il luogo fisico-geografico ma i luoghi del sentimento, del cuore, della rinascita, degli incontri tra culture. Un racconto di popoli in viaggio tra passato recente e nuovi nomadismi, un racconto di resistenze, di diritti negati, di percorsi emozionali, di diaspore, di tolleranze. Una mostra dunque che vuole narrare storie di uomini attraverso gli scatti e i reportages fotografici di grandi maestri che danno vita, grazie alla carica creativa e interpretativa, ma anche e soprattutto di conoscenza e di esplorazione dell\u2019immagine, ad un percorso di forte impatto emozionale.<\/p>\n<p>Dopo l&#8217;esposizione a Palazzo Arnone la mostra sar\u00e0 esposta durante il periodo estivo nei pi\u00f9 bei centri dell\u2019Alto Tirreno cosentino da Aieta a Verbicaro, Santa Domenica Talao, Maier\u00e0 e Grisolia, Orsomarso, Scalea e Diamante proponendo una singolare interazione tra proposta culturale e territorio utile alla conoscenza del patrimonio e delle tradizioni di un lembo di Calabria di straordinaria bellezza e di grande memoria storica.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>{AG rootFolder=&#8221;\/images\/sampledata&#8221; thumbWidth=&#8221;200&#8243; thumbHeight=&#8221;120&#8243; thumbAutoSize=&#8221;none&#8221; arrange=&#8221;priority&#8221; backgroundColor=&#8221;ffffff&#8221; foregroundColor=&#8221;808080&#8243; highliteColor=&#8221;fea804&#8243; frame_width=&#8221;500&#8243; frame_height=&#8221;300&#8243; newImageTag=&#8221;1&#8243; newImageTag_days=&#8221;7&#8243; paginUse=&#8221;1&#8243; paginImagesPerGallery=&#8221;10&#8243; albumUse=&#8221;1&#8243; showSignature=&#8221;1&#8243; plainTextCaptions=&#8221;1&#8243; ignoreError=&#8221;1&#8243; ignoreAllError=&#8221;0&#8243; template=&#8221;classic&#8221; popupEngine=&#8221;slimbox&#8221;}\/biennalefotografiacosenza{\/AG}<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fotografi in mostra<\/strong>: Gianluca Checchi, \u201cItalians 2.0\u201d; Renato Corsini,\u201cMade in Brescia\u201d; Ken Damy, \u201cSulla strada da Kathmandu a Pokhara\u201d; Fabrizio Liuzzi, \u201cAi margini\u201d; Francesco Malavolta, \u201cMigrants\u201d; Luigi Martinengo, \u201cGipsy\u201d; Manuela Metelli, \u201cFarda tra i profughi\u201d; N.V.Parekh, \u201cUn indiano a Mombasa\u201d; Anna Peroni, \u201cProfili integrati\u201d; Ennio Rassiotti, \u201cNegozio in Via Garibaldi\u201d; Roberto Ricca, \u201cKebab amore e fantasia\u201d; Tonino Sica, \u201cGente\u00a0 in viaggio\u2026\u201d; Giuseppe Torcasio, \u201cMade in Italy&#8230;\u201d.<\/p>\n<div>\n<p>La mostra <strong><em>L\u2019UOMO NOMADE<\/em><\/strong><em> <strong>&#8211;<\/strong><\/em><strong><em> peregrinazioni, terre lontane, luoghi, etnie, migranti, memorie<\/em><\/strong> rester\u00e0 aperta al pubblico fino al 15 luglio 2015 e potr\u00e0 essere visitata secondo i seguenti orari: 10.00\/18.00 tutti i giorni (escluso luned\u00ec)<\/p>\n<p>red. Arte e Luoghi<\/p>\n<hr \/>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Gli autori<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>Gianluca Checchi <br \/><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>\u201cItalians 2.0\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Il progetto nasce da una volont\u00e0 di riflessione e osservazione di una realt\u00e0 cittadina (quella bresciana) che da anni vive conflitti e difficolt\u00e0 rispetto al tema della multiculturalit\u00e0.<\/p>\n<p>Gianluca Checchi vuole raccontare, attraverso i suoi ritratti, una societ\u00e0 nella quale differenti etnie e culture cercano integrazione e, soprattutto, interazione. Senza giudicare o sentenziare, Checchi lavora con coscienza dall&#8217;interno, decidendo di ascoltare prima le storie dei protagonisti e fotografando poi le loro aspirazioni, i loro progetti e la loro quotidianit\u00e0. Un esempio di fotogiornalismo etico nel quale l&#8217;autore si riconosce e viene coinvolto con il suo personale uso del mezzo.<\/p>\n<p>Gianluca Checchi scopre la fotografia come autodidatta, orientandosi verso il reportage. Collabora con alcune agenzie fotogiornalistiche, e le sue fotografie sono state pubblicate su quotidiani locali come Bresciaoggi e Giornale di Brescia, oltre che su testate nazionali quali ilGiorno, il Corriere della Sera, Repubblica e Gazzetta dello Sport.<\/p>\n<hr \/>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>Renato Corsini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>\u201cMade in Brescia\u201d<\/p>\n<p> <\/strong><\/p>\n<p>Renato Corsini, in questo suo lavoro, ha concentrato il suo obiettivo sulla comunit\u00e0 di Sikh cos\u00ec presente sul territorio bresciano: di stanza nelle campagne attorno alla citt\u00e0, si dedicano infatti ad agricoltura e allevamento. Le fotografie sono state scattate durante un raduno della comunit\u00e0 Sikh a Brescia: mettendoli in posa davanti ad un telo, Renato Corsini ha mischiato sapientemente la fotografia di reportage con il ritratto, ottenendo un risultato socialmente ed esteticamente intrigante.<\/p>\n<p> Renato Corsini si interessa di fotografia dal 1970 affiancando alla sua principale attivit\u00e0 di architetto quella di fotografo e gallerista. Ha pubblicato 12 libri di reportage ed esposto in diverse gallerie italiane ed estere. Collabora con la rivista \u201cZoom\u201d e scrive di fotografia e architettura su testate nazionali. Dal 2009 \u00e8 direttore artistico della galleria \u201cWave Photogallery\u201d di Brescia. <\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<hr \/>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>Ken Damy<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>\u201cSulla strada da Kathmandu a Pokhara\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Nei 200 chilometri circa che separano la valle di Kathmandu da Pokhara non c\u2019\u00e8 solo la religiosit\u00e0 del Nepal con i templi di Swayambhunat e Pashupatinath, c\u2019\u00e8 il racconto\u00a0 di poesie viaggianti, di incontri indimenticabili, di contrasti:<\/p>\n<p>I <strong>sadhu<\/strong>, asceti induisti che dedicano la propria vita all\u2019abbandono, alla rinuncia di ogni bene per vivere una vita di santit\u00e0, impiegando il loro tempo nella devozione verso la divinit\u00e0. Non possiedono nulla e passano la vita a spostarsi da un luogo sacro ad un altro, nutrendosi dei doni dei devoti.<\/p>\n<p>I <strong>renaioli <\/strong>che estraggono la sabbia e la ghiaia dal fondo dei fiumi nepalesi. Un lavoro senza speranza e senza futuro che coinvolge bambini, uomini e donne, sfruttati da brokers dell\u2019edilizia che ne gestiscono la vita, pagando loro il viaggio per arrivare nella valle, fittando loro le baracche e rendendoli schiavi a vita.<\/p>\n<p>Nato l\u201911 novembre 1949 a Orzinuovi (Brescia) <strong>Ken Damy<\/strong>\u00a0 si diploma all\u2019istituto d\u2019arte, nel 1966 sviluppa la professione di grafico nell\u2019agenzia di pubblicit\u00e0 Studio Saladini. Nel 1969 contribuisce a fondare il gruppo sperimentale Teatro anche con mansioni di scenografo e coregista fondendo immagini e politica. A soli 20 anni decide di mettersi in proprio e nel settembre del 1969 a Brescia nasce il\u00a0 <em>Ken Damy Studio, grafica e fotografia pubblicitaria<\/em>.<br \/> Nel 1974 partecipa all\u2019apertura della Galleria dell\u2019Immagine in seno all\u2019<em>Associazione Artisti Bresciani <\/em>(AAB), sempre a Brescia, per diventare uno dei due consiglieri. In seguito, l\u2019amicizia con Lanfranco Colombo gli permette di usare il nome di Diaframma Brescia preceduto da AAB. Nel 1979 lo spazio cambia il logo perdendo la sigla AAB, edita portfolios, cartoline e poster d\u2019autore, organizza il primo workshop di Franco Fontana ed i corsi di fotografia annuali. Nel 1982 la galleria diventa <em>Ken Damy Photogallery<\/em>. Nello stesso anno entra nella redazione di Progresso Fotografico. Nel 1983\/1984 accetta l\u2019incarico all\u2019Accademia di Belle Arti ad Urbino; negli anni a seguire insegna anche nelle Accademie di Bologna, Venezia e Milano. Nel 1985 inaugura la Ken Damy Photogallery a Milano e nel 1986 anche a Roma, galleria, quest\u2019ultima, che trasferisce ad Urbino nel 1987; sempre nello stesso anno inizia a collaborare con <em>Zoom Italia<\/em>.<br \/> Nel 1990 apre il <em>Museo Ken Damy<\/em> di fotografia contemporanea a Brescia. Nel 1992 il Museo diventa associazione culturale con pi\u00f9 di 300 iscritti. Nel 1993 organizza l\u2019Accademia Internazionale di Fotografia del Museo Ken Damy che tuttora dirige.<br \/> Ha esposto con mostre personali e collettive in numerose gallerie italiane e straniere.<br \/> Ha pubblicato numerosi libri e cataloghi, sia come autore che come curatore.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<hr \/>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>Fabrizio Liuzzi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>\u201cAi margini\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Ai margini delle nostre citt\u00e0, in prossimit\u00e0 di discariche , di grandi strade o di corsi d\u2019acqua pericolosi, ci sono esseri umani che vivono in baracche prive di servizi, del tutto simili alle baraccopoli pi\u00f9 povere del terzo mondo. Il reportage descrive per immagini la situazione in cui versava il campo Rom di Cosenza, prima e dopo l\u2019incendio che il 3 giugno 2014 ha distrutto pi\u00f9 della met\u00e0 delle baracche collocate in contrada Vagno Lise.<\/p>\n<p>Fabrizio Liuzzi vive e lavora a Cosenza. Studia Conservazione dei Beni Culturali all\u2019Unical e si laurea nel 2007. Nel 2008 studia Arti Visive e Fotografia, con il fotografo e video maker Luigi Celebre. Negli anni successivi segue diversi corsi e workshop, con il fotografo Luigi Cipparrone, il reporter Francesco Zizola e il fotografo stampatore Antonio Manta. Ha collaborato con le compagnie teatrali \u201cLa Baracca\u201d di Cosenza e \u201cLes gens Ordinaires\u201d di Bordeaux, in qualit\u00e0 di fotografo di scena. Realizza in diversi paesi europei (Svezia, Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo e Malta) reportages dai quali nasce e si sviluppa il progetto \u201cPaesaggi Urbani\u201d che viene pubblicato dalla casa editrice Luigi Pellegrini come primo numero della collana di Arte Contemporanea \u201cE-Arte\u201d. Nel 2013 un\u2019opera del progetto viene selezionata tra le cento fotografie pi\u00f9 belle del Nikon Club Italia e pubblicata sul catalogo dell\u2019evento. E\u2019 socio dell\u2019Associazione Fotografica \u201cL\u2019Impronta Culture Fotografiche\u201d di Cosenza.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>Francesco Malavolta<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>\u201cMigrants\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Il particolare momento politico che molti paesi dell&#8217;Africa tutta e del Medio Oriente stanno vivendo ha creato un pesante esodo umano che ha interessato prima la piccola Isola di Lampedusa con punte di 65 mila arrivi nel 2011 e successivamente l&#8217;intera costa della Sicilia sud-orientale, oltre ad altri punti terrestri di esodo come Grecia, Spagna, Turchia, Libano e Giordania. Fenomeno, quello via mare, che interessa maggiormente l\u2019Italia, ad oggi ha visto la sua punta di massima nel 2014 con oltre 160mila arrivi, e nei solo primi quattro mesi del 2015 circa 25 mila , registrando anche un numero imprecisato di tragedie con migliaia di morti, solo pochi giorni fa fra la notte del 18 e del 19 aprile 2015 si \u00e8 registrata la pi\u00f9 grande tragedia via mare dal dopo guerra con oltre 700 morti dai racconti dei pochi superstiti recuperati subito dopo il naufragio. Dopo la tragedia anche le Nazioni Unite oltre la Comunit\u00e0 Europea hanno deciso di rivedere ogni strategia per contrastare la morte di popoli che decidono di scappare da conflitti e persecuzioni via mare.<\/p>\n<p>Francesco Malavolta \u00e8 un fotogiornalista, iscritto all\u2019ordine dei Giornalisti della Calabria. Si \u00e8 formato all&#8217;Istituto Superiore della Fotografia di Roma e ha poi conseguito un master in Fotografia all&#8217;Istituto Europeo di Design di Milano. Dal 1994 collabora con varie agenzie fotografiche nazionali ed internazionali, con organizzazioni umanitarie quali l&#8217;UNHCR e l&#8217;OIM. Dal 2011 documenta, per conto dell&#8217;Agenzia dell&#8217;Unione Europea \u201cFrontex\u201d, quel che accade lungo i confini marittimi e terrestri del Continente. Da subito orienta quasi totalmente i suoi lavori sulle frontiere e di conseguenza sul flusso migratorio dei popoli,\u00a0 in particolare su quello proveniente dal mare. Segue le vicende dall&#8217;immigrazione fin dall&#8217;inizio degli anni Novanta, dai tempi del grande esodo dall&#8217;Albania. Semplice e rigoroso il suo metodo di lavoro: studiare, documentarsi, prepararsi a ogni servizio come se fosse il primo. Non dare mai niente per scontato. E \u201cdisarticolare\u201d con le immagini l&#8217;idea che le migrazioni siano una specie di fenomeno idraulico: un \u201cflusso\u201d dove gli individui, il loro nome, la loro identit\u00e0, e il loro sguardo, non esistono pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>Luigi Martinengo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>\u201cGipsy\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Il lavoro \u00e8 stato realizzato ad Arles, Saintes Maries de la mer e nella Camargue, patria dei gipsy camarguesi e per il quale ha ricevuto dal Sindaco di Arles nel luglio 2002 le medaglia della citt\u00e0 e della Regione Rhone Alp.<\/p>\n<p>Luigi Martinengo \u00e8 nato e risiede ad Alessandria dal 1939. Si \u00e8 diplomato presso la scuola di avviamento industriale. La strada\u00e8 stata la sua grande scuola e maestra di vita, da qui lo studio ed il perfezionarsi attraverso letture e viaggi. Da autodidatta ha appreso l\u2019arte della ripresa fotografica, divenendo anche stampatore delle proprie opere.<\/p>\n<p>Molte le collaborazioni con testate giornalistiche: La voce della rotaia, La Provincia di Alessandria, Il Piccolo, Il Monferrato, ed i fotoreportage realizzati in Oceania, nei paesi del Medio ed Estremo Oriente, Sud Africa, America del Nord e del Sud, Europa. Attualmente alterna la sua attivit\u00e0 di fotografo con quella di organizzatore di mostre ed eventi.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<hr \/>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>Manuela Metelli<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>\u201cFarda tra i profughi\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Farda \u00e8 una bambina curda, sbarcata in Calabria nell\u2019estate del 2000 con una delle tante carrette del mare, che vive in una roulotte, assistita dai volontari della croce Rossa al Campo Sant\u2019Anna di Isola Capo Rizzuto. Settecento profughi,\u00a0 curdi, afgani, pakistani, senegalese, fuggiti da tutto ma per una vita migliore.<\/p>\n<p>Manuela Metelli \u00e8 nata a Brescia nel 1965. Ha frequentato fin da giovanissima corsi e workshop con maestri di fama internazionale.\u00a0 E\u2019 stata selezionata al premio Borromeo di Milano ed ha vinto il primo premio sul ritratto nel concorso nazionale organizzato dalla rivista Progresso fotografico. I suoi lavori sul Per\u00f9, Messico, Guatemala, Marocco, India, Tibet sono stati esposti in mostre collettive e personali in numerose citt\u00e0. La sua ricerca fotografica si \u00e8 estesa ai problemi sociali dei profughi in Italia. Nel 1998 pubblica Una visione dell\u2019India, nel 2001 Attraverso il Tibet e\u00a0 Farda tra i profughi.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<hr \/>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>N.V.Parekh<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>\u201cUn indiano a Mombasa\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Maestro imbattibile delle fotografie di studio, N.V. Parekh \u00e8 un fotografo indiano nella citt\u00e0 kenyota di Mombasa.<\/p>\n<p>Pose standardizzate, sorrisi statici, fondali fuorvianti e luci studiate sono al centro delle sue immagini tanto quanto i soggetti, committenti pi\u00f9 o meno facoltosi, pi\u00f9 o meno poveri, che si mettono in posa per cristallizzare la loro vita.<\/p>\n<p>Bambini imbronciati su cavallini a dondolo, sposine indiane o swahili che guardano l&#8217;innamorato appoggiandosi ad una colonna, intere famiglie agghindate a festa: qui li troviamo ricolorati a mano, con un fascino tutto loro.<\/p>\n<p>N.V. Parekh nasce a Mombasa, in Kenya, nel 1923 da genitori indiani. Nel 1942 apre il suo studio, in un epoca e in un luogo nei quali i fotografi non esistevano. Da subito si afferma come maestro del ritratto in studio.<\/p>\n<p>Dagli anni Settanta si trasferisce in Inghilterra, e il suo archivio va perduto, finch\u00e9 l&#8217;artista Sarenco, nel 2001, lo recupera a Mombasa.<\/p>\n<hr \/>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>Anna Peroni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>\u201cProfili integrati\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>La proposta per un lavoro fotografico sull&#8217;integrazione ha portato Anna Peroni a guardarsi attorno: senza spostarsi verso luoghi lontani ha posto il suo sguardo e il suo obiettivo di fotografa per diletto sul suo luogo di lavoro. Una casa di riposo, zeppa di personale multietnico, \u00e8 divenuta luogo ideale per i suoi ritratti (sempre di profilo o di sbieco, mai di fronte, in linea con le sue caratteristiche di fotografa dedita ad un ritratto \u201cdiverso\u201d). Undici paesi e undici diverse professioni: dal medico alla badante, dalle addette in cucina al manutentore, fino alle segretarie, i profili lavorativi sono tutti differenti, a testimoniare l&#8217;arcobaleno di ruoli.<\/p>\n<p>Non fotografie standardizzate, esteticamente impeccabili; piuttosto un reportage spontaneo dalla macchina fotografica di chi il reportage lo fa attraverso i ritratti.<\/p>\n<p>Anna Peroni vive a Brescia.<\/p>\n<p>Fotografa per diletto, mentre nella vita lavora nell&#8217;amministrazione della casa di riposo che ha fotografato.<\/p>\n<hr \/>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>Ennio Rassiotti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>\u201cNegozio in Via Garibaldi\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Il lavoro si presenta come una raccolta di fotografie a colori realizzate in via Garibaldi, storica via del centro di Brescia nella quale il flusso di extracomunitari \u00e8 estremamente vivace.<\/p>\n<p>Nel suo studio fotografico in via Garibaldi, appunto, i personaggi raffigurati passano per farsi immortalare, da tutte le vie del centro bresciano. Le foto di gruppo o i ritratti in posa, iconici, vengono realizzati allo scopo di inviarli poi ai parenti rimasti in patria. Marocco, India, Pakistan, Russia, Bangladesh: le destinazioni sono molte, ma l&#8217;intento solo uno. L&#8217;esibizione dello status occidentale ormai raggiunto dai soggetti. Ennio Rassiotti \u00e8 al servizio di queste persone, e tutte le fotografie esposte sono state scattate nel suo studio.<\/p>\n<p>Fotografo professionista dagli anni Settanta, Ennio Rassiotti si occupa di reportage, moda, fotografia di studio. Viene dalla vecchia scuola dei reportagisti \u201cvintage\u201d, da esperienze consolidate e maturate nell\u2019ambito del \u201ccollettivo fotografi\u201d degli anni 70. Nasce fotograficamente analogico e conosce perfettamente il \u201cmestiere\u201d. Da professionista ha fatto degli scatti che sono destinati a raccontare realt\u00e0, evoluzioni, aspirazioni, speranze e sogni da ricondurre al mondo dell\u2019immigrazione.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<hr \/>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>Roberto Ricca<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>\u201cKebab amore e fantasia\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>La citt\u00e0, nelle immagini di Roberto Ricca, si mostra etnicamente trasformata: dove erano pizzerie, sono ora kebabbari; dove erano le botteghe delle nonne, sono adesso i supermercati \u201cdel mondo\u201d.<\/p>\n<p>In questo servizio tra il reportage e il ritratto ambientato nel quale le persone immortalate mostrano tanto le loro origini quanto la proiezione verso l&#8217;italianit\u00e0, i colori dei visi si mischiano ai colori dei nuovi cibi, delle spezie, delle carni allo spiedo, delle confezioni le cui scritte confondono la vista, ma non il gusto.<\/p>\n<p>Tanto i nuovi italiani si integrano nel nostro paese, quanto le papille gustative italiane si abituano piacevolmente alle immigrazioni gastronomiche.<\/p>\n<p>Roberto Ricca \u00e8 un fotografo con pi\u00f9 di dieci anni di esperienza, di base a Brescia. Premiato in diversi concorsi, fa parte dell\u2019Associazione Nazionale dei Fotografi Professionisti (Tau Visual). Si occupa di Reportage di Matrimonio, Portrait ed Eventi.<\/p>\n<hr \/>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>Tonino Sica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>\u201cGente\u00a0 in viaggio\u2026\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Il racconto di vite che cercano nel lavoro un riscatto ad un passato di povert\u00e0, a volte frustrato da condizioni lavorative non sempre umane ma con la speranza nascosta di un futuro migliore<strong>.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019approccio con la fotografia risale ai primi anni \u201980. Il curiosare, sempre alla ricerca di qualcosa che faccia provare sensazioni particolari, e i viaggi giovanili hanno fatto esplodere la passione per la fotografia, che con il tempo ha preso forma e carattere, divenendo racconto fotografico.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<hr \/>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>Giuseppe Torcasio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>\u201cMade in Italy..<\/strong>.\u201d<\/p>\n<p>Milano, via Paolo Sarpi<\/p>\n<p>Il racconto di un chilometro di passeggiata in Via Paolo Sarpi la via principale della Chinatown di Milano, dove fin \u00a0dai primi decenni del \u2018900 si \u00e8 sviluppata una forte presenza cinese, e divenuta oggi uno dei luoghi simbolo della migrazione cinese nel nostro paese.<\/p>\n<p>Giuseppe Torcasio (Lamezia Terme 1968) fotografa fin dalla fine degli anni &#8217;80. Dopo una pausa di oltre un decennio riscopre la fotografia quale sistema di comunicazione a lui pi\u00f9 congeniale. Le sue immagini, sia a colori che in bianconero, sono realizzate con mezzi analogici e digitali: apparecchi lomografici, usa e getta, telefono cellulare, ecc.<br \/> Segue con attenzione varie iniziative fotografiche attraverso web, seminari, workshop, letture portfolio e manifestazioni varie.\u00a0<br \/> \u00c8 socio FIAF dal 2008 e presidente del Circolo Fotografico Lametino.<br \/> \u00c8 stato proclamato Autore dell&#8217;anno FIAF Calabria nell&#8217;edizione del 2011 e 2014.<\/p>\n<p> Il campo in cui egli opera \u00e8 quello della quotidianit\u00e0 che lo circonda, fatta di gesti,azioni, situazioni che ci pongono di fronte ad una regione dello spazio reale e concreta. Una ricerca, uno studio, una documentazione, quasi una dimostrazione dell&#8217;esistenza di un mondo che sembra non appartenerci pi\u00f9.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<hr \/>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<\/p><\/div>\n<p>Mostra<\/p>\n<p><strong><em>L\u2019UOMO NOMADE<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0peregrinazioni, terre lontane, luoghi, etnie, migranti, memorie<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Cosenza &#8211; Palazzo Arnone<\/p>\n<p>Mercoled\u00ec 1 luglio 2015 &#8211; ore 11.00<\/p>\n<p>Cura: <strong>Margherita Eichberg <\/strong>e<strong> Piero Di Giuseppe<\/strong><\/p>\n<p>Coordinamento:<strong> Nella Mari <\/strong>e<strong> Attilio Onofrio<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Cosenza, Palazzo Arnone dal 1 al\u00a015 luglio 2015\u00a0 In anteprima nazionale la Biennale Internazionale d\u2019Arte Fotografica \u201cRiviera dei Cedri\u201d<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[27],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.0 - 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