{"id":2388,"date":"2015-12-10T12:56:30","date_gmt":"2015-12-10T11:56:30","guid":{"rendered":"http:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2015\/12\/10\/la-tenacia-dello-sguardo-e-la-pena-della-inesistenza\/"},"modified":"2017-08-05T17:59:45","modified_gmt":"2017-08-05T15:59:45","slug":"la-tenacia-dello-sguardo-e-la-pena-della-inesistenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2015\/12\/10\/la-tenacia-dello-sguardo-e-la-pena-della-inesistenza\/","title":{"rendered":"Viaggio nel realismo visionario di Anna Maria Ortese"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Luoghi d&#8217;Autore\/ Anna Maria Ortese ha lottato e vissuto una vita intera per strappare alla realt\u00e0 quel varco di bellezza e di magia che la rendesse vivibile. Senza mai privare la fantasia della carne concreta, seppure dolorosa e addolorata, della verit\u00e0, ma senza mai rinunciare, pagando sulla propria pelle in prima persona, al diritto alla fuga, ad un esilio temporaneo dal mondo che \u00e8 esso stesso una forma di presenza, attraverso la scrittura, la testimonianza, la ricerca di quel \u201cpaese di luce\u201d che non esiste ma la cui ricerca \u00e8 essa stessa il senso del cammino, del viaggio.<img src=\"\/images\/Anna_Maria_Ortese.jpg\" border=\"0\" title=\"La scrittrice Anna Maria Ortese\" width=\"300\" style=\"float: left; margin: 21px;\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong><em>La tenacia dello sguardo e la pena della \u201cinesistenza\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n<p>di <a href=\"http:\/\/www.ivanomugnaini.it\/\">Ivano Mugnaini<\/a><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0 \u201cSono sempre stata sola, come un gatto\u201d, scrive di se stessa Anna Maria Ortese. <\/em>Una frase breve, apparentemente dimessa, quasi un lamento senza pretese, neppure di consolazione. In realt\u00e0 in questo frammento, in questa scheggia sottile di vetro, \u00e8 racchiuso un cielo ampio che sovrasta e opprime, un chiarore che impone la visione dei contorni. La solitudine \u00e8 comune a moltissimi esseri umani. Ma per alcuni che, a dispetto della loro stessa volont\u00e0, hanno avuto il dono e la pena di percepire con pi\u00f9 forza le luci accecanti e l&#8217;alone grigio dell&#8217;esistenza, \u00e8 un fardello di un peso maggiore, quasi insostenibile. \u00c8 inevitabile anche pensare alla costante presenza quasi fisica, tangibile, di questa solitudine, nei numerosi viaggi che la Ortese ha dovuto affrontare, cambiando citt\u00e0, case, persone attorno a lei, ma restando sempre e nonostante tutto sola. Anche nei suoi contatti con l&#8217;ambiente letterario da cui \u00e8 stata osteggiata ma anche apprezzata e omaggiata, quasi controvoglia ma in modo chiaro, nell&#8217;occasione in cui ha vinto il Premio Strega ad esempio, ma anche in diverse altre circostanze, viene fatto di immaginare il suo disagio, l&#8217;estraneit\u00e0 di fondo, la volont\u00e0 di tornare nella sua casa, accanto alla sorella malata, a coltivare un isolamento che era cura e malattia esso stesso.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <img src=\"\/images\/ortese.jpeg\" border=\"0\" title=\"La scrittrice Anna Maria Ortese\" width=\"300\" style=\"margin: 21px; float: right;\" \/>Eppure, nel frammento di vetro da cui ha preso spunto questo breve tentativo di disanima, c&#8217;\u00e8 anche un riflesso pi\u00f9 vivido e un angolo pi\u00f9 acuminato. Del tutto involontario, con ogni probabilit\u00e0, per chi lo ha espresso, ma percepibile, magari con una vitale e volontaria forzatura da parte di chi lo recepisce: sola come un gatto, annotava la scrittrice.\u00a0 Per prima cosa viene fuori un approccio obliquo e personalissimo che ha sempre contraddistinto anche la prosa della Ortese. In genere si dice, e si pensa, \u201csola come un cane\u201d. Un gatto di solito o \u00e8 domestico, e quindi non \u00e8 solo, oppure \u00e8 solo quando vuole lui, perch\u00e9 lo sceglie, o perch\u00e9 ne ha necessit\u00e0. Deve essere solo, per difendersi dall&#8217;uomo, o da altri animali, o perch\u00e9 quando \u00e8 solo pu\u00f2 dormire, pensare e guardare, osservare la frenesia del vivere, possibilmente senza essere visto. Ecco, l&#8217;impressione \u00e8 che la Ortese, nel suo lungo e intricato viaggio di essere umano e di scrittrice, abbia osservato il mondo con una curiosit\u00e0 vorace, in grado di divorare lei stessa per prima, la sua stessa mente e le sue energie. Ma guardare e annotare, con la sincerit\u00e0 propria di chi \u00e8 fuori da tutti i branchi e da tutte le congreghe, le era necessario, era il lusso che si concedeva, pronta a pagarlo con l&#8217;esclusione e la reclusione, in senso stretto, nelle quattro mura in cui coltivava i silenzi e le parole, i suoi scritti, i fogli con cui lottava ogni giorno per provare a far convivere la fantasia con la realt\u00e0.<\/p>\n<p align=\"center\">\u00a0<\/p>\n<p>Anna Maria Ortese nasce a Roma nel 1914, da una famiglia modesta. Durante la <a href=\"http:\/\/www.ammanu.edu.jo\/wiki1\/it\/articles\/p\/r\/i\/Prima_guerra_mondiale.html#_blank\">prima guerra mondiale<\/a> vive prima in <a href=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2012\/02\/02\/puglia\/#_blank\">Puglia<\/a> poi a Portici e infine a <a href=\"http:\/\/www.ammanu.edu.jo\/wiki1\/it\/articles\/p\/o\/t\/Potenza.html#_blank\">Potenza<\/a>. Alla fine della guerra il padre si costruisce una casa in Libia. Poco tempo dopo per\u00f2 ritorna in Italia e precisamente a Napoli. Quello con Napoli \u00e8 il rapporto fondamentale dell&#8217;esistenza della Ortese. Pi\u00f9 che di un luogo possiamo parlare di una relazione, una storia appassionata e tormentata durata una vita intera.<\/p>\n<p>\u201cHo abitato a lungo in una citt\u00e0 veramente eccezionale. Qui, [\u2026] tutte le cose, il bene e il male, la salute e lo spasimo, la felicit\u00e0 pi\u00f9 cantante e il dolore pi\u00f9 lacerato, [&#8230;] tutte queste voci erano cos\u00ec saldamente strette, confuse, amalgamate tra loro, che il forestiero che giungeva in questa citt\u00e0 ne aveva [&#8230;] una impressione stranissima, come di una orchestra i cui istrumenti, composti di anime umane, non obbedissero pi\u00f9 alla bacchetta intelligente del Maestro, ma si esprimessero ciascuno per proprio conto suscitando effetti di meravigliosa confusione\u201d (<em>L&#8217;Infanta sepolta<\/em>, Adelphi, Milano 1994, p. 17).<\/p>\n<p>Questo \u00e8 uno dei ritratti che la scrittrice delinea con meticolosa passione del volto, di uno dei volti possibili, della sua amata. Ma la citt\u00e0 in cui la libert\u00e0 espressiva della gente \u00e8 assoluta e autentica \u00e8 troppo vivida e lacerante, forse, persino per lei. Per chi, come la Ortese, anela un ponte che possa mettere in contatto le sponde del vero e del sognato, la realt\u00e0 coloratissima, vibrante ma anche cruda di una citt\u00e0 inafferrabile come Napoli \u00e8 spiazzante, \u00e8 un&#8217;attrazione tanto intensa da risultare dolorosa. Un luogo in cui si ritrova, si riconosce, ma inesorabilmente si smarrisce. Forse non \u00e8 un caso che uno dei libri pi\u00f9 noti che la Ortese dedica alla citt\u00e0 partenopea sia contraddistinto gi\u00e0 nel titolo da una negazione: <em>Il mare non bagna Napoli<\/em>. Quasi a sottolineare, montalianamente, che tutto ci\u00f2 che possiamo sapere, oltre che avere, di questo vasto insieme di vicoli e vite, \u00e8 ci\u00f2 che non sappiamo e che ci\u00f2 che non possediamo. Oppure, in modo pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 intricato allo stesso tempo, potremmo ipotizzare che il paradosso logico e geografico alla base del titolo sia una presa di posizione, una trincea difensiva: negare il dato di fatto per sottrarsi alla morsa contrapposta di troppa verit\u00e0 e di troppo mistero, \u201ctutte le cose, il bene e il male, la salute e lo spasimo, la felicit\u00e0 pi\u00f9 cantante e il dolore pi\u00f9 lacerato\u201d generano una confusione che \u00e8 s\u00ec meravigliosa ma anche difficile da conciliare con quell&#8217;amore per la solitudine, con la sua altrettanto meravigliosa e ugualmente assoluta necessit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Il porto di Toledo, quindi, il romanzo a cui la Ortese si \u00e8 dedicata una vita intera, come un&#8217;immensa tela di Penelope, \u00e8 la risposta, o meglio il modo per prolungare in eterno una domanda, un persistere di idee e sensazioni contrapposte: l&#8217;attrazione irresistibile e la necessit\u00e0 di fuggire verso un altrove che \u00e8 soprattutto interno, interiore, quindi ulteriore paradosso, il ritorno ad un punto di partenza che non si pu\u00f2 accettare come stabile. Questa \u00e8 la condanna dell&#8217;autrice, una fuga costante, una diaspora della mente e del cuore per tornare a ci\u00f2 che le corrisponde ma da cui deve costantemente fuggire.<\/em><\/p>\n<p>Nel gennaio del 1933 muore alla Martinica il fratello Emanuele, marinaio. Lo smarrimento la porta a scrivere poesie. Pubblicate dopo alcuni mesi dalla rivista <em>La Fiera Letteraria<\/em> le valgono il primo incoraggiamento a scrivere. Nel 1943 termina il suo primo racconto, \u201cPellerossa\u201d<em>. <\/em>Il tema \u00e8 coerente con il suo approccio, lo sguardo e il punto di osservazione che le sono propri. Lei stessa sostiene che in questo racconto \u00ab\u00e8 adombrato un tema fondamentale della [sua] vita: lo sgomento delle grandi masse umane, della civilt\u00e0 senza pi\u00f9 spazi e innocenza, dei grandi recinti dove saranno condotti gli uomini comuni\u00bb.<br \/> Nel <a href=\"http:\/\/www.ammanu.edu.jo\/wiki1\/it\/articles\/1\/9\/3\/1937.html#_blank\">1937<\/a> pubblica i racconti <em>Angelici dolori<\/em>, anche in questo caso traspare la volont\u00e0 di mediare tra corporeo e immateriale, proiettando l&#8217;umano in una dimensione ulteriore che tuttavia \u00e8 anch&#8217;essa afflizione, inesorabile eterno ritorno.<\/p>\n<p>In seguito la sua ispirazione artistica sembra affievolirsi. Si sposta in varie citt\u00e0 dell&#8217;Italia settentrionale, <a href=\"http:\/\/www.ammanu.edu.jo\/wiki1\/it\/articles\/f\/i\/r\/Firenze.html#_blank\">Firenze<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.ammanu.edu.jo\/wiki1\/it\/articles\/t\/r\/i\/Trieste.html#_blank\">Trieste<\/a>, nel <a href=\"http:\/\/www.ammanu.edu.jo\/wiki1\/it\/articles\/1\/9\/3\/1939.html#_blank\">1939<\/a> \u00e8 a <a href=\"http:\/\/www.ammanu.edu.jo\/wiki1\/it\/articles\/v\/e\/n\/Venezia.html#_blank\">Venezia<\/a>, dove trova un impiego come correttrice di bozze al Gazzettino.<\/p>\n<p>Allo scoppio della <a href=\"http:\/\/www.ammanu.edu.jo\/wiki1\/it\/articles\/s\/e\/c\/Seconda_guerra_mondiale.html#_blank\">seconda guerra mondiale<\/a> ritorna a Napoli, e collabora alla rivista Sud, dove, tra gli altri, conosce <a href=\"http:\/\/www.ammanu.edu.jo\/wiki1\/it\/articles\/l\/u\/i\/Luigi_Compagnone_02b5.html#_blank\">Luigi Compagnone<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.ammanu.edu.jo\/wiki1\/it\/articles\/r\/a\/f\/Raffaele_La_Capria_a433.html#_blank\">Raffaele La Capria<\/a>.<\/p>\n<p>Nel <a href=\"http:\/\/www.ammanu.edu.jo\/wiki1\/it\/articles\/1\/9\/5\/1953.html#_blank\">1953<\/a> pubblica <em>II mare non bagna Napoli<\/em>, a cui ho fatto cenno sopra, uno dei romanzi chiave, dal punto di vista letterario e umano. L&#8217;ultimo racconto del libro, \u201cII silenzio della ragione\u201d, dedicato agli scrittori napoletani, suscita in citt\u00e0 violente opposizioni. Sembra un messaggio indirizzato ad un amore tormentato, una lettera volutamente cosparsa di veleno. Per generare lo strappo, la scissione da un sentimento di appartenenza troppo stretto, tanto grande da risultare annichilente. A partire da quel momento, da quello scritto estremo, la Ortese avr\u00e0 difficolt\u00e0 a tornare a Napoli. A tornarci di persona, in carne ed ossa, perch\u00e9 in realt\u00e0 il legame resta vivissimo, come si \u00e8 detto. Oltre a <em>II porto di Toledo<\/em> del 1975, anche <em>II Cardillo addolorato<\/em> scritto molti anni dopo, nel 1993, testimonia e conferma un pensiero mai spento, una compenetrazione profonda.<\/p>\n<p>In uno dei suoi trasferimenti a Milano scrive i racconti <em>Silenzio a Milano<\/em>, titolo anch&#8217;esso emblematico, quasi a voler contrapporre due mondi che costituiscono due sue dimensioni, esistenziali ed espressive, l&#8217;esuberanza espressiva del sud e la necessit\u00e0 dei colori e dei toni pi\u00f9 tenui, quasi offuscati. La scrittrice nei primi anni ha un rapporto speciale con il capoluogo lombardo, inoltre qui, negli anni \u201950, nasce il suo amore con il caporedattore dell\u2019Unit\u00e0, Marcello Venturi. Anche Milano con il tempo si tramuta in un luogo d\u2019esilio. Come se anche con le citt\u00e0, cos\u00ec come con i suoi simili, la scrittrice provasse un&#8217;attrazione che a un certo tempo si trasforma, cambia di segno, forse per eccesso di affetto o per una consapevolezza che subentra, per un mistero che, una volta penetrato, la appaga o la spaventa. La scrittrice lascer\u00e0 Milano, definitivamente, durante gli anni della contestazione, nel 1969, dopo avere cominciato qui la prima stesura de <em>Il Porto di Toledo,<\/em> per rifugiarsi a Roma. Di fronte agli accadimenti della storia, alle rivolte e ai conflitti, la Ortese fugge, ancora una volta, prima in una metropoli, poi in un ambiente pi\u00f9 raccolto, consono alla necessit\u00e0 dell&#8217;isolamento, Rapallo. Qui vivr\u00e0 a lungo con la sola compagnia della sorella, Maria, pittrice afflitta da disabilit\u00e0, quasi un alter ego, uno specchio in cui si osserva e si riconosce.<\/p>\n<p>\u00c8 facile immaginare che nella quiete appartata di Rapallo, circondata dai gesti alacri e dal dialetto rapido dei liguri, alla Ortese capitasse, per contrasto, di ripensare alle lentezze ataviche del Sud, a quel mondo cos\u00ec diverso da quello delle nebbie ovattate. La Ortese percepiva nel Mezzogiorno la pi\u00f9 evidente conseguenza del vuoto interiore sofferto dal suo popolo. Annota, tra l&#8217;altro, che a Vieste, in Puglia, \u00ab<em>s<\/em>embrava che [gli abitanti] avessero perduta la facolt\u00e0 di pensare, da centinaia di anni, che non aspettassero pi\u00f9 nessuno e niente\u00bb. Questa dichiarazione, anzi, questa prova assoluta, espressa dal corpo oltre che dalla mente, della disperazione, intesa nell&#8217;accezione esatta e inesorabile di \u201cmancanza di speranza\u201d, con ogni probabilit\u00e0 ha sempre inorridito la scrittrice. Forse perch\u00e9, anche in questo caso, vi riconosceva molto di suo. La sua risposta personale \u00e8 stata la scrittura: dare una forma, e una voce, a quella mancanza di punti di appoggio, a quella dimensione amata eppure estranea, ferocemente aliena, incomprensibile perch\u00e9 sommersa dalla verit\u00e0 del mondo.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>In Citt\u00e0 involontaria scrive: <\/em>\u00abtutto era fermo, come se la vita si fosse pietrificata\u00bb e in un altro racconto osserva: \u00abper quanto guardassimo intorno, non esisteva che pietra\u00bb. In un&#8217;intervista rilasciata molto pi\u00f9 tardi, nel 1994, quasi un resoconto o un compendio, dichiara: <em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u201c<\/em>Questo nulla, o tutto, dell\u2019universo, questa estraneit\u00e0 terribile dell\u2019universo che nella tradizione occidentale non \u00e8 niente, o quasi, mentre per me \u00e8 tutto. [\u2026] Noi crediamo continuamente di essere seduti su qualche cosa: ma non siamo seduti su niente. [\u2026] Sentire questo indicibile forse mi rendeva cattiva anche nel Mare non bagna Napoli; forse perch\u00e9 venivo dal tempo della guerra, in cui avevo viaggiato per tutta Italia: in mezzo al fuoco, al ferro, al terrore. E quando sono tornata sentivo l\u2019inconsistenza della vita umana, e vedere questa inconsistenza, tutto questo dolore meridionale, la gente ridotta a nulla, e l\u2019euforia delle persone altolocate che si divertivano, era follia\u201d.<\/p>\n<p>La \u201clacera condizione universale\u201d del Meridione non \u00e8 solo un puntuale reportage, una testimonianza. \u00c8 anche e soprattutto un paradigma dello spaesamento interiore, di quello smarrimento totale, inteso anche come perdita dei riferimenti essenziali. Come sosteneva Pasolini, l&#8217;autenticit\u00e0 perduta era l&#8217;unica ricchezza di un mondo snaturato e smarrito. L\u2019Italia contadina e paleoindustriale ha lasciato la propria unica speranza nel momento in cui si \u00e8 disfatta delle proprie radici ed \u00e8 crollata in un baratro da cui \u00e8 impossibile risalire.\u00a0 \u00a0<\/p>\n<p>Si tratta di uno spazio immobile, oscuro e silenzioso, all\u2019interno del quale non sopravvive nessuna possibilit\u00e0 di emozione, tranne una forma di paura\u00a0 tanto tenace da impedire \u00abdi pronunciare nel suo vero significato la parola uomo\u00bb. Da un lato, dunque, la Ortese avverte le emozioni, i suoni e le luci della realt\u00e0; dall\u2019altro, arriva al \u00absenso di freddo e nulla\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;analisi \u00e8 lucida, aspra, non per una forma di compiacimento o di paternalismo infarcito di un senso latente di superiorit\u00e0. C&#8217;\u00e8 un desiderio autentico di comprendere, di individuare le radici del male. Ci sono parallelismi, per certi aspetti, anche nel brano tratto da <em>Il mare non bagna Napoli<\/em> qui di seguito riportato, con <em>Il Gattopardo<\/em> di Tomasi di Lampedusa. In particolare nel riferimento al \u201csonno\u201d, all&#8217;apatia atavica. Il Sud \u00e8 scrutato con occhio lucido ma sincero. Con una compenetrazione autentica, non con l&#8217;occhio di un colonizzatore o di un entomologo che descrive un insetto strano e malato: \u00ab<em>Esiste nelle pi\u00f9 estreme e lucenti terre del Sud, un ministero nascosto per la difesa della natura dalla ragione; un genio materno, d&#8217;illimitata potenza, alla cui cura gelosa e perpetua \u00e8 affidato il sonno in cui dormono quelle popolazioni. Se solo un attimo quella difesa si allentasse, se le voci dolce e fredde della ragione umana potessero penetrare<\/em><em>quella natura, essa ne rimarrebbe fulminata. A questa incompatibilit\u00e0 di due forze ugualmente grandi e non affatto conciliabili, come pensano gli ottimisti, a questa spaventosa quanto segreta difesa di un territorio &#8211; la vaga natura con i suoi canti, i suoi dolori, la sua sorda innocenza &#8211; e non a un accanirsi della storia, che qui \u00e8 pi\u00f9 che altro &#8216;regolata&#8217;, sono dovute le condizioni di questa terra, e la fine miseranda che vi fa, ogni volta che organizza una spedizione o invia i suoi guastatori pi\u00f9 arditi, la ragione dell&#8217;uomo. Qui il pensiero non pu\u00f2 essere che servo della natura, suo contemplatore in qualsiasi libro o nell&#8217;arte. Se appena accenna un qualche sviluppo critico, o manifesta qualche tendenza a correggere la celeste conformazione di queste terre, a vedere nel mare soltanto acqua, nei vulcani altri composti chimici, nell&#8217;uomo delle visc<\/em><img src=\"\/images\/ortese2.jpg\" border=\"0\" title=\"La scrittrice Anna Maria Ortese\" width=\"300\" style=\"float: left; margin: 21px;\" \/><em>ere, \u00e8 ucciso.<\/em><\/p>\n<p><em>Buona parte di questa natura, di questo genio materno e conservatore, occupa la stessa specie dell&#8217;uomo, e la tiene oppressa nel sonno; e giorno e notte veglia il suo sonno, attenta che esso non si affini; straziata dai lamenti che la chiusa coscienza del figlio leva di quando in quando, ma pronta a soffocare il dormiente se esso mostri di muoversi, e accenni sguardi e parole che non siano precisamente quelle di un sonnambulo. Alla immobilit\u00e0 di queste ragioni sono state attribuite altre cause, ma ci\u00f2 non ha rapporti col vero. \u00c8 la natura che regola la vita e organizza i dolori di queste regioni. Il disastro economico non ha altra causa<\/em>\u00bb<em>.<\/em><\/p>\n<p>Naturale, non solo in virt\u00f9 di un gioco di parole, \u00e8 anche l&#8217;accostamento con le tematiche leopardiane, quell&#8217;oppressione che \u00e8 imputabile in parte alla natura in parte al destino e alla storia.<\/p>\n<p align=\"center\">Le terra del Sud \u00e8 \u00abrimasta sospesa ai limiti di una eterna aurora\u00bb: proprio l\u00e0, dove \u00abCristo non \u00e8 neppure passato\u00bb, in quel silenzio che \u00e8 anche tentativo di dialogo, muto ma tenace, con qualcosa che non si scorge ma si fa sentire, spesso come oppressione, afa, bagliore immenso e accecante, si individua il senso interiore della condizione meridionale. <\/p>\n<p>La complessit\u00e0 della scrittrice avrebbe richiesto un&#8217;analisi molto pi\u00f9 approfondita. Gi\u00e0 da questi brevi appunti \u00e8 stato possibile tuttavia intravedere qualche scorcio, iniziando un viaggio alla scoperta dell\u2019immaginifico quanto reale mondo di Anna Maria Ortese: un universo dove accanto ai segni tangibili dei luoghi e degli eventi del tempo si percepisce l\u2019attrazione e la necessit\u00e0 di pensare, e pensarsi, in un luogo altro, una collocazione ideale, allo stesso tempo defilata e protetta e immersa nel fluire, quasi un&#8217;utopia impropria e spuria, un sogno che non ignora la carne reale delle sofferenze che vorrebbe riscattare se solo potesse sperare davvero di riuscirci.<\/p>\n<p>L&#8217;appellativo di \u00abzingara assorta in sogno\u00bb attribuitole da Italo Calvino \u00e8 emblematico, in quest&#8217;ottica. La scrittrice \u00e8 immersa nel sogno ma non nel sonno. \u00c8 assorta, quindi astratta, in apparenza estranea. Ma non dorme, una parte di lei resta vigile, presente, e vede, con occhi non solo reali.<\/p>\n<p><em>\u201c<\/em><em>Cos\u00ec ho pensato di andare\/ verso la Grotta,<\/em><br \/> <em>in fondo alla quale,\/ in un paese di luce,\/<\/em><br \/> <em>dorme, da cento anni, il giovane favoloso.\u201d<\/em><\/p>\n<p>(Anna Maria Ortese, <em>Pellegrinaggio alla tomba di Leopardi<\/em>).<\/p>\n<p>Si deve alla Ortese, tra l&#8217;altro, il verso che ha dato origine al titolo del film di Mario Martone dedicato a Leopardi. Tra le sorelle e i fratelli ideali della Ortese, si possono individuare autrici e autori molto diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro ma accomunati da una ribellione che si manifesta nelle forme di una fuga verso\u00a0 luoghi di elezione, isole e fortificazioni difensive, concrete e metaforiche.\u00a0\u00a0 Le \u00e8 affine Elsa Morante, ad esempio, che come lei ha creduto nella \u00abinesistenza\u00bb, in un mondo \u201cfiabesco\u201d ma sempre ancorato al vero, all&#8217;umanit\u00e0 in carne ed ossa. Oppure Leopardi \u00abche intese e sofferse tutte le nostre disperazioni\u00bb, ma soprattutto scrittori stranieri come Thomas Mann ed Ernest Hemingway, da lei definito \u00abun pezzo di mare e di vento, un pezzo di cielo, e una fitta di sole\u00bb. In un altro dominio artistico, quello delle arti figurative, si pu\u00f2 forse individuare quella che si potrebbe definire una raffigurazione iconografica del senso e delle suggestioni profonde della Ortese. Le pagine della Ortese si possono accostare ai quadri metafisici di De Chirico, a quelle ombre che si allungano a dismisura in piazze in apparenza inanimate, algide, apparentemente partorite da un impulso astratto della mente. Eppure, a ben vedere, c&#8217;\u00e8 sempre un modello concreto ed esistente, un&#8217;osservazione a monte, attenta, del vero. Un vero che tuttavia non basta, cos\u00ec come non \u00e8 sufficiente e non \u00e8 esatta la definizione di surreale. La ricerca, mai interrotta, sempre in fieri, \u00e8 quella di una realt\u00e0 altra, sottratta alle miserie del contingente. Per giungere forse in un attimo di privilegio assoluto ad una comprensione pi\u00f9 intensa del mistero del dolore e della bellezza. Per cogliere in un oggetto, in un orologio che segna un&#8217;ora inesatta o improbabile, il senso dell&#8217;umano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Luoghi d&#8217;Autore\/ Anna Maria Ortese ha lottato e vissuto una vita intera per strappare alla realt\u00e0 quel varco di<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[46],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.0 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Viaggio nel realismo visionario di Anna Maria Ortese | Arte e Luoghi<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2015\/12\/10\/la-tenacia-dello-sguardo-e-la-pena-della-inesistenza\/\" \/>\n<meta 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