{"id":2461,"date":"2016-02-20T11:32:21","date_gmt":"2016-02-20T10:32:21","guid":{"rendered":"http:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2016\/02\/20\/c-era-infinite-volte-il-sud-un-viaggio-nelle-parole\/"},"modified":"2016-02-20T11:32:21","modified_gmt":"2016-02-20T10:32:21","slug":"c-era-infinite-volte-il-sud-un-viaggio-nelle-parole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2016\/02\/20\/c-era-infinite-volte-il-sud-un-viaggio-nelle-parole\/","title":{"rendered":"C&#8217;era infinite volte il Sud. Un viaggio nelle parole"},"content":{"rendered":"<p><img src=\"\/images\/coperitnamatteo.jpg\" border=\"0\" title=\"C'era infinite volte il Sud di Matteo Greco, edizioni il Raggio Verde, illustrazione Marco Cito\" width=\"250\" style=\"margin: 21px; border: 1px solid black; float: left;\" \/>Con piacere riceviamo e pubblichiamo il contributo della lettrice Anna Paola Pascali che, a proposito del libro &#8220;C&#8217;era infinite volte il Sud&#8221; di Matteo Greco, scrive: &#8220;Ho viaggiato nelle parole e sono tornata nel mio Salento&#8221;. Buona lettura!<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Ho viaggiato nelle parole e sono tornata nel mio Salento<\/strong><\/span><\/p>\n<p>di<strong> Anna Paola Pascali<br \/><\/strong><\/p>\n<p>Si pu\u00f2 viaggiare con le parole?<\/p>\n<p>Me lo sono chiesto spesso. Forse non \u00e8 possibile, dal lato pratico.<\/p>\n<p>Ma ATTRAVERSO\u00a0 le parole si pu\u00f2 viaggiare permettendo alle stesse di ATTRAVERSARTI e portarti a spasso nel tempo e nello spazio in situazioni dove riesci a vedere, a sentire, a vivere.<\/p>\n<p>Pennellate di vita, dunque, a volte delicate e fresche, a volte rudi ed amare, ma pur sempre VITA distesa su fogli di carta e spalmata minuziosamente in un incredibile viaggio di PAROLE.<\/p>\n<p>Sto parlando del libro \u201cC\u2019era infinite volte il Sud\u201d, edizioni Il Raggio Verde (2015)dove una voce narrante, quella di Matteo Greco, guida il lettore tra le pieghe nascoste dell\u2019anima del Salento con un canto di parole dedicate ad una terra che incantava un tempo come ancora oggi e che fa sentire il suo respiro nel mare, tra gli ulivi, tra le pietre dei muretti a secco, nelle chiese, sulle piazze\u2026<\/p>\n<p>Matteo Greco nasce a Gagliano del capo (LE) nel 1982. E\u2019 assegnista presso l\u2019Universit\u00e0 del Salento e ideatore del progetto Sherazade. Il suo curriculum si arricchisce ulteriormente con premi e riconoscimenti per la poesia e la letteratura e nel 2013 pubblica la sua prima antologia di poesie \u201cGiorni fatti a mano\u201d edizioni Subway.<\/p>\n<p>Il sapore della terra salentina, che si avverte gi\u00e0 dall\u2019introduzione, con la sua storia vissuta attraverso i ricordi che testimoniano la storia ed i cambiamenti nel corso dei secoli. Ci si bea della grandezza del suo limpido mare, delle sue coste fragili e cangianti come l\u2019umore del suo sole, del legame costante e indissolubile dell\u2019uomo con la sua terra.<\/p>\n<p>Un viaggio all\u2019insegna di un meraviglioso intreccio di storie e di vita che hanno segnato infinite volte il Sud.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>E cos\u00ec inizio anch\u2019io il mio viaggio tra le pagine e le parole di questo libro con estrema curiosit\u00e0 .<\/p>\n<p>Basta un salto e sono a Otranto, nel 1480, mentre guardo gli increduli occhi di un giovane che vede arrivare le galee dei pirati saraceni che da l\u00ec a poco avrebbero assediato la sua terra e vivo la sua arresa alla realt\u00e0 di un vero incubo.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 Antonia, vedova, che stringe al petto il suo bambino nell\u2019ultimo giorno della sua vita e non teme davanti alla morte ma si abbandona a quell\u2019incredibile, triste sogno cadendo sotto le mani dei turchi.<\/p>\n<p>Ed infine il tragico epilogo del martirio di oltre 800 otrantini vissuto in prima persona dal saraceno Bernabei. Apostata, davanti al disgusto di quel massacro di cui lui era il principale esecutore, finisce per divenire martire tra i martiri e a desiderare di rinascere sotto forma di ulivo in questa rossa terra.<\/p>\n<p>Ma Otranto non \u00e8 soltanto incursioni saracene ma \u00e8 anche vento, mare e arte che diventa viva e gioiosa sul pavimento della cattedrale voluta dal monaco Pantaleone.<\/p>\n<p>Ed ancora viaggiando arrivo pi\u00f9 gi\u00f9, a Santa Cesarea terme. Sono nel 1300 a vivere la storia di una vergine (Cesarea) sfuggita dalle attenzioni morbose di un padre-padrone.<\/p>\n<p>E poi leggo e vivo la bellezza di villa Sticchi con gli occhi di un bimbo che vede affacciarsi maharaja e spietati saraceni con le loro sciabole.<\/p>\n<p>Un battito di ciglia: un\u2019altra pagina. Sono ad Alessano nel 1763 dove il vescovo Dionigi Latomo Massa desidera con tutto se stesso costruire una cattedrale barocca che non sia di solo mattoni ma di cuori, soltanto cuori.<\/p>\n<p>Proseguo entusiasta verso il Finibus terrae salentino e mi trovo a Gagliano del Capo in una realt\u00e0 marinara e contadina fatta di sacrifici e semplicit\u00e0. Sono con Ciccio pescatore e col suo vivere quotidiano appagato dall\u2019amore per la sua terra.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo lembo d\u2019Italia dove anche la piazza ha una sua voce, i suoi ricordi di giochi semplici come i doveri, il lavoro, le responsabilit\u00e0 che fortificano e rendono grandi e uomini.<\/p>\n<p>Arrivo nella bellissima Santa Maria di Leuca dove incontro la sirena Leucasia che mi racconta il suo dramma, il suo dolore per un amore non corrisposto e la vedo tramutarsi in roccia e divenire Leuca.<\/p>\n<p>Ma faccio due chiacchiere con Caio Cardio Aquilino, comandante di una nave romana nel 1\u00b0 secolo a.c. e ascolto la sua preghiera a Giove.<\/p>\n<p>Poi passeggio tra le vie di Leuca osservando le sue dame e le sue ville.<\/p>\n<p>Ma i pirati saraceni arrivano anche qui, nel 1500, e danno fuoco al suo santuario e lo derubano. Uno di loro ricorda il furto della grossa campana d\u2019oro che diventer\u00e0 la loro eterna maledizione.<\/p>\n<p>Giro l\u2019angolo e sono a Gallipoli nel 1741 in un frantoio ipogeo. C\u2019\u00e8 Oronzo che ci lavora, l\u00e0 sotto, per sei mesi all\u2019anno.<\/p>\n<p>E poi c\u2019\u00e8 Luigi, sempre a Gallipoli, che nel 1958 \u00e8 membro della confraternita del santo Crocefisso e non pu\u00f2 certo mancare nella processione del Cristo nel giorno del venerd\u00ec santo!<\/p>\n<p>Ma nel 1741, l\u2019olio \u00e8 il protagonista di Gallipoli e del Sud. Diventa commercio \u00a0favorendo l\u2019interscambio culturale con diverse nazioni.<\/p>\n<p>E Salvatore? Lui ha sfidato il mare intorno a Gallipoli per 70 anni. Il mare lo ha sfamato, rallegrato, illuso, deluso ma gli resta nel cuore perch\u00e9 lo ha vissuto sulla sua pelle e ne fa poesia e sangue.<\/p>\n<p>Ma il Salento non \u00e8 soltanto mare, \u00e8 anche terra rossa che ha parlato tante lingue diverse.<\/p>\n<p>I greci e i bizantini l\u2019hanno amata, l\u2019hanno fatta splendere e le hanno lasciato parte del loro amore e della loro cultura e tradizione.<\/p>\n<p>Sono a Galatina, nel cuore della Grec\u00eca salentina, nel 1949. Sto assistendo ad una processione che conduce una donna, morsa dal ragno, verso la chiesa del santo protettore, San Paolo, per chiederne la grazia e la guarigione.<\/p>\n<p>E lei mi parla: mi racconta del suo dolore, non per il morso del ragno (che forse non \u00e8 nemmeno vero), ma per la sua condizione sociale. La sua triste denuncia in una societ\u00e0 dove l\u2019invisibilit\u00e0 delle donne diventa visibile attraverso una danza: la pizzica-pizzica.<\/p>\n<p>Ma il popolo di Galatina \u00e8 un popolo vivo che si ribella ai soprusi ed allo sfruttamento e nel 1903 anche Angelo Gorgone non ce la fa pi\u00f9 a piegare la testa sotto lo sguardo sprezzante del padrone e per un giorno si rivolta insieme ai suoi compaesani.<\/p>\n<p>Galatina ha anche una contessa, Maria d\u2019Enghien di Lecce, con i suoi dolori, le sue debolezze, i suoi tormentati desideri tra cui quello di costruire una basilica per incantare chi l\u2019avesse vista attraverso gli affreschi che avrebbero raccontato a tutti il cuore dell\u2019uomo senza Dio e senza governo\u2026<\/p>\n<p>\u00a0A Galatina, Kala Athinia (bella Atene), c\u2019\u00e8 Ilario, contadino galatinese di lingua greca, che si rifugia nella basilica di Santa Caterina d\u2019Alessandria per ripararsi dal gelo. \u00c8 il 1440 e lui conosce bene quel posto ma ogni volta \u00e8 catturato dalla sua magia e bellezza.<\/p>\n<p>Arrivo a Melpignano che conosco bene ma, dove, non avevo mai notato la sua piazza\u00a0 e dove Ciro, mercante napoletano, nel 1580 fa i suoi affari.<\/p>\n<p>Ma la voce che ascolto non \u00e8 quella di Ciro ma della piazza che parla attraverso lui, attraverso i suoi occhi innamorati di lei.<\/p>\n<p>Anche Antonio, a Cutrofiano, mi racconta la sua semplice storia di pignataro. Lui parla il dialetto ma io lo capisco. Ha soltanto 23 anni ma tanti sogni. Gli bastano le mani, la terra, l\u2019acqua, il fuoco e la magia dell\u2019argilla che con un po\u2019 d\u2019immaginazione tutto ti fa fare.<\/p>\n<p>Cammino lungo le parole e inciampo in una delle pozzelle di Zollino. Incontro Domenico, anziano zollinese, che mi dice che l\u2019acqua non \u00e8 soltanto quella del mare ma c\u2019\u00e8 anche quella che scorre sottoterra e che veniva raccolta da \u201cli cristiani\u201d di Zollino quando ancora i tubi dell\u2019acquedotto non erano arrivati fin l\u00e0.<\/p>\n<p>Una lettera tra le mani e scopro\u00a0 che c\u2019\u00e8 sempre un inferno dietro a un paradiso. Sono le parole di Giuseppe, contadino di Castrignano dei greci\u00a0 che nel 1732 scrive alla moglie e le manifesta la sua voglia di cambiamento in un paese dove gli tocca pagare anche l\u2019amore per la sua sposa.<\/p>\n<p>Ancora un\u2019altra lettera, quella della prefica Lucia. Ed eccomi nel 1480 intorno ad una grande fede nell\u2019aldil\u00e0 e alla descrizione di una piccola-grande chiesa nel cuore di Soleto.<\/p>\n<p>Ma Soleto ha anche una parte archeologica con i suoi importanti reperti risalenti all\u2019epoca messapica e romana. \u00c8 Fernando che scrive al figlio Raffaele soddisfatto perch\u00e9 il mestiere dell\u2019archeologo \u00e8 proprio quello giusto per chi vive in un territorio dove i ritrovamenti avvengono uno dietro l\u2019altro, dove ad ogni passo ci si imbatte nella storia. Sono nel 1990.<\/p>\n<p>Ma adesso vado a Sternatia ed ascolto e vivo lo stupore di Ilaria, turista nel Salento nei nostri giorni. \u00c8 nella cripta di San Sebastiano dove affreschi, frasi votive, dalla pancia della terra arrivano alle orecchie di Dio.<\/p>\n<p>Anche Valentino vive a Sternatia, nel 1991, e qui si diverte sull\u2019albero della cuccagna in occasione della festa di Santa Maria degli Angeli. \u00c8 vicino alla chiesa e al convento.<\/p>\n<p>Ed ora, passo dopo passo, parola dopo parola, arrivo tra Melendugno (il mio paese) e Calimera. Torno indietro al 1980 e ancora sacro e profano si sposano in un connubio perfetto fatto di festa e preghiera, di profumi di spiedi e di canti sacri, di giochi di bimbi e di tradizionali pizziche -pizziche.<\/p>\n<p>\u201cCi sono posti poi che non si possono vedere. Luoghi in cui la natura si prende, o si riprende, i suoi spazi, e ci vieta l\u2019ingresso.\u201d<\/p>\n<p>Uno di questi posti \u00e8 la chiesa di San Francesco a Martignano,\u00a0 un tempo frequentata dagli uomini ed ora conquistata dal verde delle muffe naturali che corre tra gli altari. \u00c8 Davide che me ne parla mentre scrive una mail ad una sua amica.<\/p>\n<p>Dopo tanti passi in lungo e in largo mi ritrovo ancora in un luogo perduto del tempo. Sono nel parco archeologico di Alpignano (Martano) e leggo insieme ad una ragazza del 1200 una lettera scritta al padre ormai oltre il fiume che divide questo mondo da quell\u2019altro.<\/p>\n<p>Infine\u00a0 zigzagando per il Salento arrivo a Corigliano d\u2019Otranto a toccare il pensiero di un ragazzo moderno. \u00c8 il 2014 e Mattia trova nel molino Coratelli un\u2019analogia con il suo meridione: stessa condizione di abbandono, stessa anima grigia ma stessa voglia di ritornare a vivere, magari con un&#8217;altra funzione.<\/p>\n<p>Per oggi ho viaggiato abbastanza. Sono un po\u2019 stanca, \u00e8 vero ma ho gli occhi pieni di TERRA ancora viva e bella. \u00a0Sono tornata nel mio Salento a rivedere luoghi gi\u00e0 visti e altri ancora da scoprire. Li ho sentiti, toccati, respirati e sono stata l\u00ec ATTRAVERSATA dalle parole di Matteo Greco.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con piacere riceviamo e pubblichiamo il contributo della lettrice Anna Paola Pascali che, a proposito del libro &#8220;C&#8217;era infinite volte<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[52],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.0 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>C&#039;era infinite volte il Sud. 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