{"id":428,"date":"2012-01-10T16:43:25","date_gmt":"2012-01-10T15:43:25","guid":{"rendered":"http:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2012\/01\/10\/salento\/"},"modified":"2012-01-10T16:43:25","modified_gmt":"2012-01-10T15:43:25","slug":"salento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2012\/01\/10\/salento\/","title":{"rendered":"Lo stile salentino"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" src=\"\/images\/stories\/capone.jpg\" border=\"0\" width=\"200\" height=\"133\" style=\"float: right; border: 0pt none; margin: 21px;\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Da Tito Schipa al reggae. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il \u201cpatois\u201d che fa lo stile salentino<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"><img loading=\"lazy\" src=\"\/images\/stories\/sss-3-540x237.jpg\" border=\"0\" width=\"381\" height=\"167\" style=\"float: left; border: 0pt none; margin: 21px;\" \/><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"> <\/span><span style=\"font-size: small;\">Ultimamente \u00e8 calata l\u2019attenzione sul dialetto salentino. Anche i nuovi rapper locali cominciano a propendere per l\u2019inglese. Cos\u00ec proviamo a ripuntare i fari sulla questione facendo due chiacchiere con <strong>Federico Capo<\/strong><\/span><strong><span style=\"font-size: small;\">n<\/span><\/strong><span style=\"font-size: small;\"><strong>e<\/strong> (foto in alto), il musicologo nato dall\u2019hip hop che<\/span><span style=\"font-size: small;\"> si occupa di rintracciare le parentele <\/span><span style=\"font-size: small;\">tra tutti i generi <\/span><span style=\"font-size: small;\">musicali che compongono lo stile salentino.<br \/>Un tempo gli studenti salentini che andavano a Bologna tornavano con marcate inflessioni nordiche. Negli ultimi vent\u2019anni il fenomeno \u00e8 andato affievolendosi, anzi si torna \u201cpi\u00f9 salentini di prima\u201d. <strong>Che hanno combinato i Sud Sound Sy<\/strong><\/span><strong><span style=\"font-size: small;\">stem?<\/span> <\/strong><span style=\"font-size: small;\"><br \/><em>Una piccola premessa: non ascolto i Sss da una vita, quindi quando parlo di loro, mi riferisco alla crew originale, quella di Fuecu, per intenderci.<\/em><\/span><\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"font-size: small;\">Comunque torniamo alla domanda: a mio avviso, l\u2019emigrante non tagliava completamente i ponti con le proprie radici anzi cercava, anche tramite la parlata e la cantata in dialetto, di sentirsi meno alieno in un mond<\/span><span style=\"font-size: small;\">o che non gli apparteneva. A questo, alla fine degli anni Ottanta, bisogna aggiungere la nascita del reggae salentino, in particolare quello del nucleo originario del Sss, capace di rendere visibile, in maniera decisamente innovativa, una cultura realmente popolare per provenienza e diffusione che prima, seppur c\u2019era, non trovava, negli ambienti radical-chic e accademici, la giusta considerazione; per molti aspetti \u00e8 ovvio che catalizzatore di questa cultura rinnovata dovesse essere il Sss, una posse che <\/span><span style=\"font-size: small;\">non nasceva dal nulla: i suoi componenti-fondatori, avevano avuto esperienze musicali precedenti, chi in altri gruppi, chi nelle radio, chi nei centri sociali. A distanza di vent\u2019anni, mi fa sorridere il fatto che si scrivesse che per fare hip-hop o reggae bastassero un piatto un microfono e una cassa. A vedere le cose con gli occhi di oggi mi rendo conto che dietro quel \u201cfenomeno delle posse\u201d c\u2019era una cultura ben pi\u00f9 profonda di quanto si possa ancora oggi immaginare. Cultura e tradizione, insomma, sono state le armi vincenti per far prendere una nuova coscienza a tutti i salentini (se il discorso lo limitiamo alla Terra d\u2019Otranto).<\/span><\/em><br \/><span style=\"font-size: small;\"><strong>Il dialetto salentino \u00e8 davvero una lingua cos\u00ec musicale o \u00e8 solo per il prestigio che gli hanno dato reggae e taranta?<\/strong><br \/><em>A mio avviso ogni linguaggio \u00e8 musicale. Eppoi, la musicalit\u00e0 non sta nel mezzo, in chi o in che modo la si propone, quanto piuttosto in chi ne usufruisce. Mi spiego meglio: non \u00e8 che ci sia una cosa musicale (o non musicale) in quanto tale, piuttosto \u00e8 chi recepisce il suono che lo individua come musicale o, al contrario, rumoroso. Non so a te, ma i miei genitori, quando a casa ascoltavo jungle (a proposito, lo sapevi che il primo disco in Italia \u00e8 stato di Dj War, con la produzione di Jodi Marcos?) dicevano \u201cma cosa ascolti?\u201d. Eppure per me era musica allo stato puro.<br \/>Poi per quanto riguarda il dialetto nostrano non \u00e8 che prima del reggae o della pizzica non ci fossero state altre esperienze: Tito Schipa, Cesare Monte, Bruno Petrachi, Ginone, Augusto Nuzzone, Gino Ingrosso\u2026 cantavano in dialetto e, generalmente, erano considerati molto \u201cmusicali\u201d.<\/em><br \/><strong>Esiste realmente un\u2019affinit\u00e0 tra il pato<\/strong><\/span><span style=\"font-size: small;\"><strong>is giamaicano e il nostro dialetto?<\/strong><br \/><em>Non ti saprei dire. Certo, \u00e8 stata una gran cosa reinventare e tradurre i termini stranieri in dialetto leccese. Non \u00e8 una cosa facile per\u00f2, pensa un po\u2019: \u201chard core\u201d in salentino diviene \u201cardi core\u201d e mantiene quasi lo stesso significato, \u201ccome again\u201d diventa \u201ccamina ntorna\u201d\u2026 oppure i termini si reinventano, mi viene in mente \u201ccusc\u00ec\u201d che ha lo stesso significato di \u201cbrother\u201d.<br \/>A certo punto, nei primi anni Novanta, si parlava di continuit\u00e0 genetica tra la pizzica e il rap salentino, tant\u2019\u00e8 che qualcuno parl\u00f2 di tarantamuffin.<\/em> <strong>Cosa c\u2019\u00e8 di vero?<\/strong><br \/><em>Io sono certo che l\u2019uomo provenga dai primati, ci\u00f2 non mi pu\u00f2 portare a pensare che, di botto, dalla scimmia sia venuto fuori l\u2019uomo contemporaneo. Alcuni atteggiamenti, alcuni gesti sono comuni, ma ci si pu\u00f2 sviluppare attorno un discorso antropologico, sociologico. Se invece devo osservare il fatto da una prospettiva storica, mi accorgo che nel mezzo ci sono stati vari passaggi, tanti cambiamenti. Lo stesso \u00e8 per la pizzica ed il reggae salentino. \u00c8 ovvio, scontato direi, che ci sia una sorta di \u201ccontinuit\u00e0 genetica\u201d, tuttavia non credo nel \u201clegame diretto\u201d, come molti pseudoantropologi a corto di storia del Salento, ancora oggi si ostinano a sostenere.<br \/>Fra la pizzica e l\u2019hip hop \u00e8 passato un bel po\u2019 di tempo e, quindi, un bel po\u2019 di storia, quella storia che in pochi conoscevano e, per molti aspetti, ancora oggi ignorano<\/em><\/span><em><span style=\"font-size: small;\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.urkaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Uccio-Aloisi.jpg\" border=\"0\" width=\"483\" height=\"295\" style=\"border: 0pt none; float: left;\" \/><\/span><\/em><span style=\"font-size: small;\"><em>.<\/em><br \/><strong>Cosa accomuna Tito Schipa, Uccio Aloisi, Bruno Petrachi e i Sud Sound System?<\/strong><br \/><em>Anche se in maniera differente, il forte e orgoglioso legame con le proprie radici.<\/em><br \/> <strong>Hai scritto, fra le altre cose, Lecce che suona, curato una antologia sul poeta dialettale leccese Giuseppe De Dominicis aka Capitano Black e pubblicato un libro, di Antonio Contaldo, su Luigi Paoli aka Gigetto da Noha, come mai tanta attenzione a queste storie misconosciute?<\/strong><br \/><em>Penso che la storia sia un mosaico composto da tanti tasselli, da tante storie \u201cminori\u201d alle quali \u00e8 giusto dare l\u2019attenzione che meritano. Il fatto che nel Salento si parli di musica \u201cpopolare\u201d solo in funzione di megaeventi, crea dei processi irreversibili che rischiano di cancellare le \u201cstorie minori\u201d e, di conseguenza, di indirizzare il pubblico verso una storia \u201ccreata a tavolino\u201d, che non necessita di verifiche o approfondimenti; e questo fa comodo al potente di turno che cerca di imporre il proprio punto di vista, rafforzando nel contempo il proprio potere.<\/em><br \/><em>Mi lascia perplesso il fatto che ogni altra civilt\u00e0 abbia una propria storia, fatta di poesia e musica (ma non solo), mentre il Salento \u00e8 fatto passare come il territorio della sola pizzica\u2026 Leggi regionali, musei che tutelano la musica di tradizione orale\u2026 ben venga tutto ma mi dispiace che i soldi girino sempre attorno alle solite cose ed alle sole persone\u2026 niente di innovativo, sai quanta musica c\u2019\u00e8 che andrebbe tutelata oltre la pizzica? Tanta, e invece tutto ci\u00f2 che non gira attorno alla commemorazione della morte della taranta viene escluso e oscurato in modo sistematica.<\/em><br \/><strong>Ci spieghi sinteticamente la tua teoria dei \u201cquattro generi, due fasi\u201d?<\/strong><br \/><em>Guarda, \u00e8 semplicemente una mia personale divisione, peraltro molto abbozzata, di come sia cambiata, almeno nell\u2019ultimo secolo, la canzone dialettale leccese. Per quanto estremamente sintetica, penso sia la prima in assoluto. Qualche info maggiore su www.sataterra.blogspot.com<br \/>Da qualche parte hai detto che tra i grandi \u201cpoeti\u201d della musica salentina metteresti anche Militant P (fondatore dei Sud Sound System). <\/em><strong>Confermi?<\/strong> <strong>Esiste secondo te un giovane poeta o cantante che potr\u00e0 lasciare il segno come i grandi prima citati?<\/strong><br \/><em>Confermo che quella di Militant P \u00e8 una poetica rivoluzionaria e positiva e penso che sia entrato a far parte della storia dell\u2019arte del Salento. Attualmente il panorama \u00e8 poco confortante, la poesia sembra un esercizio fine a se stesso, \u00e8 priva di messaggi e, il fatto pi\u00f9 grave, \u00e8 che questi mancano non per scelta del poeta quanto piuttosto per sua incapacit\u00e0: se uno vuole fare poesia per capirla da solo, ben venga, ma dev\u2019essere una scelta consapevole. Oggi in tanti credono di essere grandi poeti solo perch\u00e9 pubblicano qualche raccolta.<br \/>A mio avviso la novit\u00e0 \u00e8 da ricercare nelle riviste underground che, nella Terra d\u2019Otranto, propongono cose ottime, fra le riviste mi piace segnalare Diversatilit\u00e0.<\/em><br \/><em>Ho notato che le nuove e nuovissime leve del dance hall style salentino stanno imparando il jamaican english\u2026 Fanno paura, anche perch\u00e9 sono un po\u2019 gansta. <\/em><strong>Pensi che si esaurir\u00e0 l\u2019uso del nostro dialetto nel reggae? O, al contrario, come dicono ai convegni:<\/strong><strong> quali scenari futuri?<\/strong><br \/><em>Beh, fossi in te non mi spaventerei pi\u00f9 di tanto per il fatto che fanno i gangsta, sono atteggiamenti che fino ad una certa et\u00e0 sono giustificabili e, in certi contesti sociali (che non credo ci siano nel Salento), giustificati. Per quanto riguarda l\u2019uso dell\u2019inglese e\/o del dialetto non ci vedo nulla di male, \u00e8 giusto che ognuno si esprima come vuole, purch\u00e9 mandi messaggi comprensibili (e possibilmente, passami il termine, anche se non mi piace, positivi). All\u2019inizio si usava solo il dialetto perch\u00e9 l\u2019inglese (in particolare lo slang) era diretto ad una ristretta cerchia, oggi la situazione \u00e8 cambiata. Ma non penso sia questo il problema. Il fatto \u00e8 che i ragazzini, molto spesso, sono legati solo a ci\u00f2 che vedono su un palco o in tv o su youtube. Sono attratti dallo show business, dai buffoni che saltano su e gi\u00f9 da un palco, dal successo (che pensano sia) facile. E qui si ritorna al punto di partenza: non \u00e8 vero che per fare musica basti uno strumento, serve anche un retroterra culturale solido, occorre studiare le proprie radici, non importa se a scuola o \u201csul campo\u201d; se chiedi ad un b-boy americano (ma anche salentino) chi erano i Last poets, con ogni probabilit\u00e0 ti risponder\u00e0 che sono stati tra i fondatori del\u2019hip-hop. Se chiedi a un salentino chi era Pietro Refolo o Giuseppe De Dominicis, piuttosto che Antonio Verri o Salvatore Toma o, ancora, per quanto riguarda le arti visive De Candia o Leandro, non sapr\u00e0 risponderti. I Sss, parlo dei fondatori, lo sanno bene, invece, chi sono gli artisti succitati, e questo perch\u00e9 hanno studiato e hanno vissuto la cultura locale (ma non solo).<br \/>Poi \u00e8 venuto lo show sul palco, ma quella \u00e8 un\u2019altra storia.<\/em><br \/><strong>Parafrasando Shabba no roots, no culture\u2026. niente radici, niente cultura.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-size: small;\">FV<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Tito Schipa al reggae. Il \u201cpatois\u201d che fa lo stile salentino Ultimamente \u00e8 calata l\u2019attenzione sul dialetto salentino. 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