{"id":4755,"date":"2018-01-08T00:02:54","date_gmt":"2018-01-07T23:02:54","guid":{"rendered":"http:\/\/arteeluoghi.it\/?p=4755"},"modified":"2018-01-08T00:05:01","modified_gmt":"2018-01-07T23:05:01","slug":"liberta-delle-donne-nel-xxi-secolo-oltre-fondamentalismi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2018\/01\/08\/liberta-delle-donne-nel-xxi-secolo-oltre-fondamentalismi\/","title":{"rendered":"Libert\u00e0 delle Donne nel XXI secolo oltre i fondamentalismi"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-4756 alignleft\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/convegno-2-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/convegno-2-300x225.jpg 300w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/convegno-2-768x576.jpg 768w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/convegno-2.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>di Ada Donno<\/p>\n<p>ROMA. Possiamo dire, con grande soddisfazione, che \u00e8 stato un convegno internazionale ricco e produttivo, anche oltre le aspettative, per quantit\u00e0 di presenze e qualit\u00e0 degli interventi, per lo spirito partecipativo che l\u2019ha animato, per le emozioni che l\u2019hanno attraversato. E\u2019 stato il meritato approdo di un percorso costruttivo iniziato un anno e mezzo fa dalle organizzatrici che l\u2019hanno convocato \u201carbitrariamente\u201d, mosse dall\u2019urgenza di ragionare fra donne, ma rivolgendosi al mondo, sulla prepotente ascesa, nell\u2019epoca che viviamo, dei fondamentalismi di varia natura, ma soprattutto di quelli che mettono pi\u00f9 a rischio la libert\u00e0 delle donne.<!--more--><br \/>\nSu questa proposta abbiamo chiamato al confronto altre donne sapienti , con conoscenze ed esperienze di pratiche diverse di resistenza. L\u2019abbiamo chiamato \u201cpercorso collettivo di confronto ragionato e di azione\u201d \u2013 perch\u00e9 volevamo che si nutrisse delle relazioni che costruivamo o consolidavamo strada facendo \u2013 dove l\u2019accento veniva posto su due o tre condizioni necessarie: la dimensione collettiva, come ha sottolineato in apertura Nicoletta Pirotta di IFE; il ragionare di fondamentalismi al plurale, perch\u00e9 ce ne sono di tipi e forme differenti, ma si riconoscono per il comune carattere, l\u2019atteggiamento totalizzante ed escludente verso l\u2019altro o l\u2019altra, come ha ricordato Alessandra Mecozzi di Cultura \u00e8 libert\u00e0; volgere lo sguardo sull\u2019altro o l\u2019altra da s\u00e9 non come \u201caltra cosa da s\u00e9\u201d, come l\u2019alterit\u00e0 irrimediabile e immodificabile, ma come termine di una relazione positiva da costruire, come ha insistito Imma Barbarossa. Tenendo fermo che il punto d\u2019arrivo di ogni discorso \u00e8 il raggiungimento di un pensiero critico capace di trasformare lo stato di cose presente, come hanno ribadito Chiara Giunti, Anna Picciolini, Antonia Sani, e abbiamo ripetuto tutte nel corso delle tre giornate.<br \/>\nIl proposito di partenza era indagare i fondamentalismi nelle loro specificit\u00e0 e nei loro contesti diversi \u2013 con l\u2019aiuto di altre donne che a tale ricerca hanno dedicato energie intelligenza e capacit\u00e0 \u2013 con l\u2019intento di valorizzare le diverse esperienze e pratiche di contrasto messe in atto e di costruire relazioni potenzialmente capaci di generare azioni comuni trasformatrici dello stato di cose presente. Nelle tre giornate e nelle tre sessioni in cui \u00e8 stata articolata la discussione, con le relatrici e con l\u2019interlocuzione attiva del pubblico presente, sono stati focalizzati i fondamentalismi che si nutrono del dogma della propria onnipotenza a cui subordinano i corpi degli esseri viventi, in particolare delle donne.<br \/>\nSi pu\u00f2 tentare una sintesi, raggruppando attorno a due assi le riflessioni venute fuori nelle sessioni di lavoro: quello dei contenuti e quello dei possibili modi in cui i movimenti delle donne costruiscono gi \u201cantidoti\u201d ai fondamentalismi, che non vuol dire solo fare opposizione ad essi, ma anche introdurre proposte concrete di cambiamento.<br \/>\nA Susan George abbiamo affidato il compito di contestualizzare le tematiche proposte alla discussione in questa fase di sviluppo del capitalismo globale e di collegarle ai fenomeni globali che possono avere un impatto maggiore sulla vita delle donne, investendo il presente e futuro dell\u2019umanit\u00e0: la globalizzazione, le disuguaglianze e la questione ambientale.<br \/>\nNella prima sessione (Libert\u00e0, uguaglianza fraternit\u00e0? Alternative all\u2019ingiustizia globale) sono emersi alcuni aspetti relativi al quello che abbiamo chiamato il fondamentalismo del mercato: cosa vogliono dire oggi le parole libert\u00e0 uguaglianza e fraternit\u00e0 al tempo del pensiero economico dominante, del neoliberismo come idea fondamentale del capitalismo, che poggia su presupposto che la vita si possa ridurre a merce e strumento per la produzione di denaro, sottraendoci la nostra umanit\u00e0? Quali alternative sono possibili all\u2019ingiustizia globale? Dalle relazioni di Monica Di Sisto, Heidi Ambrosch (Austria), Lorena Garron (Spagna) e dagli interventi \u00e8 emersa con forza la consapevolezza del legame fra patriarcato e capitalismo (\u201cun\u2019alleanza contro le donne per il controllo dei loro corpi e della funzione riproduttiva\u201d l\u2019ha definita Tania Toffanin \u201cche ha sviluppato nel tempo svalutazione e discriminazione in parallelo al disciplinamento della forza-lavoro, indispensabile per aumentare i profitti delle imprese\u201d), cosa niente affatto scontata nella storia dei movimenti femministi. Se \u00e8 vero che c\u2019\u00e8 ab origine un nesso stretto tra forme economiche e patriarcato, questo appare evidente come mai prima nella fase attuale di capitalismo finanziarizzato e globalizzato. Ma \u00e8 emersa anche la consapevolezza delle donne come forza trainante nei processi di trasformazione (\u201cnon ci pu\u00f2 essere rivoluzione \u2013 ha detto con forza Eleonora Forenza \u2013 senza l\u2019apporto del femminismo\u201d). E, a proposito di nessi, \u00e8 venuto fuori anche (ma \u00e8 un tema da riprendere e approfondire) quello esistente fra guerra, ritorni di nazionalismi, produzione di armi e condizione delle donne: l\u2019impegno contro la militarizzazione \u00e8 un elemento chiave per le donne di tutte le latitudini.<br \/>\nMa come il movimento delle donne pu\u00f2 costruire oggi un\u2019agenda degli obiettivi riguardo alla questione del fondamentalismo del mercato? Una volta messo l\u2019accento sul nesso mercato e perdita dei diritti e sulle disuguaglianze, come si pu\u00f2 intervenire, anche agendo sugli strumenti istituzionali?<br \/>\nSpunti assai interessanti sono venuti su quella che \u00e8 stata chiamata \u201cl\u2019economia al femminile\u201d, cio\u00e8 forme di compartecipazione e autogestione per cos\u00ec dire \u201corizzontali\u201d, fondate sulla circolarit\u00e0 delle relazioni economiche, da opporre alla verticalizzazione dell\u2019economia dominante finalizzata al consumismo e alla massimizzazione del profitto. Cos\u00ec come forme di solidariet\u00e0 sono state proposte in alternativa agli effetti distruttivi della crisi economica attuale sul welfare e i servizi sociali, col conseguente crollo nelle condizioni di vita delle donne (\u201cla Grecia \u00e8 diventato il peggior posto in Europa dove le donne possano vivere\u201d, ha detto a questo proposito Anna Maria Iatrou di Salonicco). \u00e8 possibile pensare un altro modello di politica economica, porre la questione del reddito di autodeterminazione come uno degli elementi utili a costruire un altro modo di lavorare, vivere e concepire le relazioni sociali? \u00e8 possibile costruire un\u2019iniziativa europea su una proposta comune di salario minimo per le donne?<br \/>\nLa seconda sessione (Crisi delle identit\u00e0, critica delle appartenenze) \u00e8 stata molto intensa e interessante, soprattutto per le presenze internazionali che ci hanno dato una visione abbastanza ad ampio raggio della realt\u00e0 mediterranea, in riferimento al tema proposto. Riassumendo, \u00e8 stato confermato quanto sia regressiva ed escludente, sotto il profilo dei diritti delle donne, qualsiasi politica fondata sulle identit\u00e0 (siano esse etniche, religiose, ideologiche o d\u2019altro tipo) . Non perch\u00e9 l\u2019identit\u00e0 non sia un fattore culturale importante, ma perch\u00e9 essa \u00e8 sempre in movimento e non la si pu\u00f2 intendere come fondante di una organizzazione politica e statale, chiusa ed escludente.<br \/>\nMolto significative le testimonianze dell\u2019iraniana Maryam Namazie, la Palestinese Lema Nazeeh e la libanese Amany Sayyed sulla realt\u00e0 delle donne in Medio Oriente. Come anche quella di Orna Akad, israeliana ebrea sposata con un arabo musulmano, che ci ha raccontato la quotidianit\u00e0 disastrosa del vivere in uno stato confessionale quale \u00e8 Israele oggi, di ci\u00f2 che comporta in termini di restrizioni e sofferenze per le donne e gli uomini di una parte e dell\u2019altra del muro di cemento e filo spinato.<br \/>\nMa non crediamo, noi europee, di essere al sicuro, ci ha detto Urszula Kuczynska raccontandoci la Polonia di oggi dominata da una chiesa e una destra cattolica fondamentaliste, dove le donne devono fare i conti con un tipo di oscurantismo impensabile fino a qualche anno fa, ma dove si \u00e8 sviluppato anche un grande movimento per i diritti riproduttivi e contro le leggi regressive sulla maternit\u00e0 libera.<br \/>\nL\u2019esperienza delle donne racconta di religioni, mono o politeiste, che si legano e sorreggono il patriarcato. E tuttavia c\u2019\u00e8 un\u2019altra faccia della religiosit\u00e0, quella che riguarda la sfera pi\u00f9 personale e soggettiva, che non si pu\u00f2 ignorare in nome di una idea assoluta di laicit\u00e0. Questa esperienza ci parla di possibili riletture libertarie dei testi sacri, di una teologia della liberazione, che non \u00e8 solo quella cristiana, che esiste anche una teologia della liberazione islamica su cui sappiamo poco o nulla e che invece bisogna imparare ad ascoltare. E ci suggerisce che laicit\u00e0 \u00e8 un valore da difendere, ma non da intendere come indifferenza rispetto alle credenze: semmai, come pensiero critico aperto e trasversale rispetto a qualsiasi credenza (o non credenza) individuale o di gruppo. C\u2019\u00e8 un rischio di fondamentalismo \u201claicista\u201d che pu\u00f2 determinare atteggiamenti rigidi ed escludenti.<br \/>\nInfine, nella terza sessione (Scienza e tecnologia non sono neutre. Onnipotenza o coscienza del limite?) ci si \u00e8 chieste quali sono i limiti e come costruire una coscienza critica in relazione a quello che \u00e8 stato avvistato come pericolo di fondamentalismo scientifico e tecnologico. Ci sono aspetti cruciali che vanno esplorati, ha detto Flavia Zucco, come la pervasivit\u00e0 delle tecnologie nella vita individuale e sociale, con impatto immediato su valori e cultura. C\u2019\u00e8 da affrontare il nodo della responsabilit\u00e0 sociale che riguarda sia il mondo della scienza e tecnologia, sia il movimento delle donne. Che significa per le donne riappropriarsi dei luoghi scientifici sottraendoli al monopolio dell\u2019accademia? E\u2019 un discorso complesso e al tempo stesso scivoloso \u2013 su cui hanno ragionato Caterina Botti ed Eleonora Cirant \u2013 perch\u00e9 riguarda i linguaggi, le possibilit\u00e0 di relazionarsi col mondo accademico, che \u00e8 prevalentemente maschilista e sessista. Ragionando di responsabilit\u00e0 sociale e disuguaglianze, esiste una contraddizione evidente tra l\u2019esaltazione del valore sociale della maternit\u00e0 \u2013 con le conseguenze sul piano normativo e culturale \u2013 e le difficolt\u00e0 crescenti che le donne madri incontrano per la carenza di servizi adeguati. Ed esiste una contraddizione insita nel fenomeno nascente del cosiddetto turismo riproduttivo, nel quale si determina l\u2019ingiustizia tra chi si pu\u00f2 permettere di acquistare una maternit\u00e0 o paternit\u00e0 surrogate e chi si piega per necessit\u00e0 a venderle. A margine della questione serissima del rapporto oggi fra scienza e corpo delle donne, \u00e8 stato sfiorato il problema \u2013 che andr\u00e0 ripreso e sviluppato \u2013 dei media che riguardo a certe tematiche preferiscono fare gossip, invece di andare al fondo di una discussione approfondita capace di orientare fondatamente il pubblico.<br \/>\nDi ambiente e salute ha ragionato Licia Gallo, dei gravissimi rischi da inquinamento ambientale e delle ricadute di genere, su cui il nostro Paese registra un enorme ritardo. Un tema che dovr\u00e0 diventare centrale anche nell\u2019agenda politica e dei movimenti delle donne, sia in termini di ricadute socio-sanitarie, quanto all\u2019apporto femminile alla costruzione di movimenti di resistenza e all\u2019elaborazione di proposte di gestione sostenibile di territori e risorse. Peraltro quella sull\u2019organizzazione delle donne e le forme possibili di resistenza e contrasto \u00e8 stata una domanda che ha percorso trasversalmente tutte le sessioni: \u00e8 un nodo da sciogliere, soprattutto in considerazione della regressione politica in atto in Europa. Come costruire buone relazioni tra i movimenti? Come le donne apportano novit\u00e0 dentro le organizzazioni esistenti e le istituzioni? Come affrontano il nodo del rapporto tra lotte dei movimenti e normative? Esiste un nesso chiaro, le leggi sono il risultato che si pu\u00f2 ottenere con le lotte. Ma \u00e8 altrettanto evidente che senza l\u2019incalzamento e la capacit\u00e0 di tenuta dei movimenti sociali, anche le norme pi\u00f9 progressive si svuotano e la realt\u00e0 regredisce. Perch\u00e9 il movimento femminista oggi parla meno di conflitto col potere, rispetto ai decenni passati? In particolare, parla poco di conflitto di classe. Eppure \u00e8 necessario riprendere questo discorso, se si vuole ripartire. Come dare alla consapevolezza delle donne il potere di cambiare? Di essere davvero quel \u201csoggetto imprevisto\u201dche irrompe nella storia e porta il nuovo, l\u2019alterit\u00e0, ma senza distruzione? Bellissime, in questo senso, sono state le esperienze portate al convegno dalla regista curda Layla Toprak col suo film su Kobane e Rojava, sulla lotta armata di resistenza condotta dalle donne in formazioni separate, ma anche relativa alla ricostruzione autogestita dalle donne curde con modalit\u00e0 che possono aprire spazi inediti per tutte.<br \/>\nCerto \u00e8 difficile riportare la ricchezza di contenuti, suggestioni e anche emozioni che si possono vivere in tre giornate intense di confronto fra donne che hanno il futuro nella loro testa. Ma per chi avesse voglia di una rilettura, rimandiamo al report completo che si trova registrato in video e audio sul sito http:\/\/libertadonne21sec.altervista.org\/ che continuer\u00e0 ad essere attivo e produttivo.<\/p>\n<div data-url=\"https:\/\/issuu.com\/arteeluoghi\/docs\/arteeluoghinovembre2017\/62\" style=\"width: 800px; height: 514px;\" class=\"issuuembed\"><\/div>\n<p><script type=\"text\/javascript\" src=\"\/\/e.issuu.com\/embed.js\" async=\"true\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Ada Donno ROMA. 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