{"id":4878,"date":"2017-12-28T22:19:12","date_gmt":"2017-12-28T21:19:12","guid":{"rendered":"http:\/\/arteeluoghi.it\/?p=4878"},"modified":"2018-01-08T22:34:19","modified_gmt":"2018-01-08T21:34:19","slug":"la-chiesa-santi-niccolo-cataldo-testimonianza-del-romanico-pugliese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2017\/12\/28\/la-chiesa-santi-niccolo-cataldo-testimonianza-del-romanico-pugliese\/","title":{"rendered":"La chiesa di Santi Niccol\u00f2 e Cataldo, una testimonianza del romanico pugliese"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-4881 alignleft\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/IMG_20171119_085631-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/IMG_20171119_085631-225x300.jpg 225w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/IMG_20171119_085631-768x1024.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/> di Sara Foti Sciavaliere<\/p>\n<p>LECCE. Costruita extra moenia \u2013 oggi annesso al cimitero monumentale di Lecce \u2013 la Chiesa dei Ss.Niccol\u00f2 e Cataldo \u00e8 il complesso architettonico meglio conservato e pi\u00f9 significativo di et\u00e0 normanna nel capuologo salentino, dove di fatto le incisioni nella chiara pietra locale ci rimandano quasi sempre alla seicentesca moda barocca.<\/p>\n<p>Insieme all\u2019attiguo monastero, fu fondata da Tancredi d\u2019Altavilla, conte di Lecce e ultimo re di Sicilia. La costruzione si fa risalire a poco dopo il 1169 quando Tancredi, di ritorno dalle imprese orientali al servizio di Guglielmo il Buono, sarebbe scampato a un naufragio sul Canale d\u2019Otranto: a questo fortunato epilogo si attribuisce la volont\u00e0 del re normanno di intitolare la chiesa ai Ss. Niccol\u00f2 \u2013 protettore dei navigatori \u2013 e Cataldo \u2013 santo irlandese, protettore di Taranto \u2013, seppure non sarebbe neanche azzardato ipotizzare che nella meravigliosa Chiesa dei Ss. Niccol\u00f2 e Cataldo ci fosse l\u2019intenzione di Tancredi riallacciarsi alla stagione delle grandi imprese costruttive di Sicilia: Palermo, Monreale, Cefal\u00f9, facendosi sintesi dunque delle esperienze bizantine, arabe e normanne. Tancredi don\u00f2 poi il complesso ai monaci benedettini, ai quali seguirono nel 1494, per volere di Alfonso II di Napoli, i padri Olivetani che rimasero sino al 1807.<!--more--><br \/>\nLa facciata mostra sia la severit\u00e0 del romanico pugliese che l\u2019esuberanza del Barocco. Nel 1716 gli Olivetani intrapresero di fatto un radicale intervento di ristrutturazione dell\u2019edificio. La facciata venne rifatta da Giuseppe Cino in puro Barocco leccese conservando, di quella originaria, solamente il pregevole portale e il rosone. Il prospetto fu arricchito da dieci statue lapidee e da un monumentale fastigio di coronamento in cui svetta lo stemma degli Olivetani, costituito da una croce e dai rami d\u2019ulivo. I fianchi della chiesa si allungano, a destra, nel cinquecentesco chiostro dovuto a Gabriele \u201cBeli\u201d Riccardi, adorno del seicentesco baldacchino sovrastante il pozzo posto su quattro colonne tortili, e, a sinistra, nell\u2019area ottocentesca del cimitero. Osservando la chiesa dal fianco meridionale \u00e8 possibile osservare il campanile a vela con la meridiana e la cupola.<br \/>\nL\u2019interno della chiesa, a tre navate suddivise da pilastri quadrilobati con arcate a profilo acuto d\u2019ascendenza islamica, \u00e8 impreziosita da una folta serie di capitelli a fogliame strigilato. La navata centrale \u00e8 ricoperta da una volta a botte, mentre quelle laterali hanno una copertura con volta a crociera ogivale. In corrispondenza del transetto si innalza una cupola ellittica impostata su un tamburo ottagonale. \u00c8 immediato all\u2019interno l\u2019impatto con le superfici affrescate, o meglio con i tratti superstiti di quelle pitture murarie che in origine dovevano rivestire per intero la superficie interne del tempio. Nel XVII secolo le decorazioni pittoriche sulle colonne e sulle pareti furono imbiancati o ricoperti da altari, invece quelli della volta furono intonacati o ridipinti con decorazioni in stile pompeiano.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-4882 alignright\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/IMG_20171112_085310-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/IMG_20171112_085310-225x300.jpg 225w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/IMG_20171112_085310-768x1024.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/>Il programma decorativo tardogotico si estende dalla controfacciata ad almeno le due prime campate delle navate laterali: si tratta di \u201cuna sorta di edificante galleria con i santi protettori e la narrazione delle loro vite esemplari\u201d che sono state trascritte ricorrendo all\u2019uso dell\u2019icona agiografica, ossia immagini in cui la figura centrale del santo \u00e8 contornata da scene destinate a illustrare le gesta e i miracoli del personaggio rappresentato. La cornice narrativa qui rappresentata, intorno al santo ex cathedra, ha la funzione di riprodurre la vita e i miracoli operati. I protagonisti sono san Benedetto e san Nicola, mentre manca San Cataldo la cui immagine, frammentaria, e relegata sulla retro facciata, a sinistra del portone, anche se non pu\u00f2 escludersi che in altra parte della chiesa fosse celebrato con pari dignit\u00e0, senza purtroppo magari lasciato traccia.<\/p>\n<p>Nella seconda campata della navata settentrionale \u00e8 rappresentato San Benedetto ex cathedra con il pastorale nella mano sinistra, mentre sotto le vesti pontificali che indossa in quanto abate di Montecassino, indossa il saio nero dell\u2019Ordine da lui stesso fondato. La porzione superiore del dipinto, soprattutto la parte centrale, \u00e8 andata distrutta a causa dell\u2019addossamento di un altare, oggi non pi\u00f9 esistente. La prima scena, in alto a sinistra, rappresenta San Benedetto in eremitaggio a Subiaco; il secondo riquadro inscena l\u2019Arrivo a Montecassino. Una lunga iscrizione di impossibile decifrazione dipinta su otto righe \u2013 ma in origine dovevano essere almeno dieci \u2013 precede l\u2019ultimo riquadro di sinistra, dove una sequela di santi dell\u2019Ordine \u00e8 ritratta in preghiera verso la perduta figura di San Benedetto. Essi sono rappresentati per categoria, secondo la gerarchia della Chiesa romana tardo medievale: in testa \u00e8 il Papa (forse Gregorio Magno), seguito da due vescovi, in seconda fila vi sono poi tre santi monaci, e nascosto tra queste figure se ne scorge una priva aureola, che secondo Maria Stella Cal\u00f2 Mariani poteva essere l\u2019anonimo committente. L\u2019ultimo riquadro in basso a destra, invece, racconta la morte di San Benedetto visto salire in cielo. Sulle fasce dei semipilastri che delimitano l\u2019affresco si nota una fitta ramificazione di tralci vegetali che richiamano quelli profusi su colonne, pilastri e costoloni nel cantiere di Santa Caterina a Galatina, autentico capolavoro della pittura gotica nel Salento.<br \/>\nNella navata meridionale, in esatta corrispondenza con l\u2019affresco di San Benedetto, \u00e8 impostato quello di San Nicola, del quale si leggono attualmente solo il bordo drappeggiato della veste, il pastorale e la pedana del trono. Delle numerose storie realizzate nei riquadri laterali ne restano soltanto due, inscenate nel registro pi\u00f9 basso che fanno riferimento a due interventi miracolosi operati dal santo di Mira.<\/p>\n<p>Nelle navate laterali sono, inoltre, presenti alcuni altari attribuiti a Mauro Manieri, tra cui quelli intitolati ai santi Benedetto, Bernardo Tolomei e Francesca Romana e quello dei santi Niccol\u00f2 e Cataldo. Al XVII secolo risalgono il monumento sepolcrale del poeta epico leccese Ascanio Grandi e gli affreschi del coro (1619). Di pregevole valore artistico sono anche la statua di San Nicola benedicente, nella navata sinistra, e due acquasantiere, tutte opere realizzate nel XVI secolo e attribuite al Riccardi.<br \/>\nUna delle due acquasantiere, poste in posizione speculare nelle prime due colonne della navata centrale, riporta scolpito sul fronte della vera una sirena bicaudata. Questa immagine ha tradizione antichissima che affonda nel mondo pagano conservandosi poi nell\u2019arte medievale: l\u2019ostentazione dei genitale era considerata con un valore apotropaico, finch\u00e9 non vengono esorcizzati dalla Chiesa perch\u00e9 messi in associazione con il peccato universale. Numerose sono per\u00f2 le chiese romaniche irlandesi dove, su capitelli, e bassorilievi, sono raffigurate figure femminili che, con le mani, divaricano le gambe mostrando cos\u00ec la vulva, e simili raffigurazioni troviamo anche in Francia e in diverse chiese italiane; tuttavia, in una societ\u00e0 fortemente \u201cpudica\u201d come quella medievale questo genere di raffigurazioni non era accettabili, da qui la sua evoluzione: la donna diventa una sirena bicaudata, in cui le gambe divaricate si trasformano cos\u00ec nelle due code. La sirena bifide \u00e8 un simbolo ben lontano dal provarsi delle sue origini pagane, riproponendo comunque, seppure sotto altre vesti, l\u2019antica dea della fertilit\u00e0 e delle acque, elemento ben evidenziato proprio dalla coda di pesce. E non \u00e8 di fatti un caso se nella Chiesa dei Santi Niccol\u00f2 e Cataldo \u00e8 rappresentata proprio sull\u2019acquasantiera.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div data-url=\"https:\/\/issuu.com\/arteeluoghi\/docs\/arteeluoghidicembre2017\/66\" style=\"width: 800px; height: 514px;\" class=\"issuuembed\"><\/div>\n<p><script type=\"text\/javascript\" src=\"\/\/e.issuu.com\/embed.js\" async=\"true\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sara Foti Sciavaliere LECCE. 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