{"id":650,"date":"2012-04-15T11:28:25","date_gmt":"2012-04-15T09:28:25","guid":{"rendered":"http:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2012\/04\/15\/ricordando-toto\/"},"modified":"2012-04-15T11:28:25","modified_gmt":"2012-04-15T09:28:25","slug":"ricordando-toto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2012\/04\/15\/ricordando-toto\/","title":{"rendered":"Ricordando Tot\u00f2"},"content":{"rendered":"<p><img src=\"\/images\/stories\/cop toto.jpg\" border=\"0\" width=\"300\" style=\"margin: 21px; float: left;\" \/>Il 15 aprile di quarantacinque anni fa moriva Tot\u00f2.<\/p>\n<p>Ci piace ricordarlo pubblicando il saggio contenuto nel volume &#8220;Tot\u00f2. Tocchi e ritocchi&#8221;, edizioni Il Raggio Verde<br \/><span style=\"font-size: small;\"><strong><br \/>Tot\u00f2 e Napoli. Tot\u00f2 \u00e8 Napoli<\/strong><\/span><\/p>\n<p>di Antonietta Fulvio<\/p>\n<p><em>Amico mio, questo non \u00e8 un monologo, ma un dialogo perch\u00e9 sono certo che mi senti e mi rispondi.<br \/>La tua voce \u00e8 nel mio cuore, nel cuore di questa Napoli che \u00e8 venuta a salutarti, a dirti grazie perch\u00e9 l\u2019hai onorata. Perch\u00e9 non l\u2019hai dimenticata mai, perch\u00e9 sei riuscito dal palcoscenico della tua vita a scrollarle di dosso quella cappa di malinconia che l\u2019avvolge. Tu amico hai fatto sorridere la tua citt\u00e0, sei stato grande, le hai dato la gioia, la felicit\u00e0, l\u2019allegria di un\u2019ora, di un giorno, tutte cose di cui Napoli ha tanto bisogno. I tuoi napoletani, il tuo pubblico \u00e8 qui.<br \/>Ha voluto che il suo Tot\u00f2 facesse a Napoli l\u2019ultimo \u201cesaurito\u201d della sua carriera e tu, tu maestro del buonumore, questa volta ci stai facendo piangere tutti. Addio Tot\u00f2, addio amico mio. Napoli, questa tua Napoli affranta dal dolore vuole farti sapere che sei stato uno dei suoi figli migliori e non ti scorder\u00e0 mai. Addio amico mio, addio Tot\u00f2<span style=\"font-size: xx-small;\"><sup>1<\/sup><\/span>. <br \/>Con queste parole Nino Taranto salut\u00f2 Tot\u00f2 per l\u2019ultima volta. E lo fece anche a nome delle tremila persone che affollavano la Basilica del Car\u00admine e dei centomila rimasti fuori nell\u2019antistante piazza Mercato, interpretando con la sua orazione il sentimento dei tanti compagni che avevano condiviso con lui i set cinematografici e il palcoscenico dei teatri di tutt\u2019Italia. Quel giorno, il 17 aprile 1967, Tot\u00f2 usciva dalla Storia per entrare nel Mito. L\u2019intera citt\u00e0 di Napoli si strinse intorno al suo Principe per l\u2019ultimo saluto. <\/em><\/p>\n<p>Napoli e Tot\u00f2<br \/>Napoli, fra luci e ombre come il bianco e nero della sua maschera per antonomasia. E Tot\u00f2 come Pulcinella nasce all\u2019ombra del vulcano, la montagna dei napoletani con le sue pieghe fatte di lava antica che corre verso il mare. Gi\u00e0 il mare, unica via di fuga per una citt\u00e0 bellissima, ma cresciuta troppo in fretta che continua ad agonizzare sotto gli occhi di tutti, napoletani compresi. In passato meta d\u2019elezione del Gran Tour, Napoli \u00e8 sempre pi\u00f9 spesso in prima pagina e per fatti di cronaca che se non sono orribili sono vergognosamente allucinanti\u2026 Che amarezza&#8230; \u00a0<br \/>Quanti caporali\u2026 \u00e8 \u2018na schifezza \u2013 con ogni probabilit\u00e0 direbbe oggi Tot\u00f2.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p>Tot\u00f2 e Napoli. Un binomio perfetto. Per me che ho avuto il privilegio di nascere a Napoli (e non lo dico per mero campanilismo) Tot\u00f2 c\u2019\u00e8 sempre. \u00c8 atemporale. <br \/>E non solo per lo spazio che trovano i suoi film nei palinsesti dell\u2019emittenza locale. O per le sue foto in cui \u00e8 facile imbattersi ovunque. Perfino pastore lo hanno fatto diventare i maestri artigiani di San Gregorio Armeno\u2026 <br \/>Tot\u00f2 \u00e8 dentro Napoli e non solo per quel Parco a ridosso della Facolt\u00e0 di Ingegneria del\u00adl\u2019Universit\u00e0 Federico II che oggi porta il suo nome. Cos\u00ec come \u00e8 accaduto per l\u2019antico Vico Ritiro della Purit\u00e0, nel Quartiere San Carlo all\u2019Arena, ribattezzato via Antonio de Curtis. N\u00e9 tantomeno per la presenza dal 1996 del Teatro Tot\u00f2, nato dalle ceneri dell\u2019Ausonia, nuovo tempio della comicit\u00e0 di tendenza; sempre aspettando che si realizzi, finalmente, il progetto del Museo Tot\u00f2 nel Palazzo dello Spagnolo al Rione Sanit\u00e0.<br \/>Tot\u00f2 rivive nell\u2019ironia della gente che anima le strade cittadine: basta lasciarsi contagiare da quel \u00abcomplesso dei fratelli siamesi\u00bb &#8211; come lui battezzava la sua mania di osservare il prossimo &#8211; e mettersi in ascolto. Nel mormorio della folla si potranno distinguere allora battute sagaci, battibecchi estemporanei che fanno pensare ancora alle strade di Napoli come al palcoscenico naturale della commedia dell\u2019arte\u2026 a quel punto sembrer\u00e0 ancora vero quanto asseriva nel suo Diario &#8211; Siamo Uomini o Caporali?<span style=\"font-size: xx-small;\"><sup>2<\/sup><\/span>: \u00abho sempre prelevato dalla realt\u00e0 il materiale da studiare, da vivisezionare e trasferire in scena in chiave caricaturale\u00bb. <br \/>Furono le strade e la gente di Napoli a ispirargli invenzioni comiche e personaggi straordinari. <br \/>Non so immaginare Napoli senza Tot\u00f2 come non riuscirei a immaginare Napoli senza il Ve\u00adsuvio. Tot\u00f2 incarna lo spirito napoletano pi\u00f9 autentico, dove generosit\u00e0, passione e solare ironia sono le armi per combattere \u2018a pecundria, il male di vivere. D\u2019altronde lui stesso diceva di essere parte napoletano e parte nopeo vale a dire napoletano due volte, giocando al suo solito con le parole ma il senso era inequivocabile. <br \/>Sembra naturale accostare Tot\u00f2 &#8211; esplosivo e indomabile come il sacro fuoco dell\u2019arte che aveva dentro &#8211; alla Napoli affollatissima e chiassosa dei suoi vicoli, delle piazze e del lungomare assolato. <br \/>Cos\u00ec come l\u2019immagine di Napoli sotterranea, che si apre sotto i decumani, sembra essere un rimando inevitabile all\u2019anima sensibile, notturna e silenziosa del Principe. <\/p>\n<p>Sono pessimista, solitario, alieno dalla mondanit\u00e0,<br \/>odio i rumori, mi piace parlar poco.<br \/>A tavola, al massimo in sei&#8230;<sup><span style=\"font-size: xx-small;\">3<\/span><\/sup><\/p>\n<p>Per me che sono un pensatore la notte \u00e8 la<br \/>parte migliore della giornata.<br \/>Il giorno non ci permette di riflettere, \u00e8 volgare.<br \/>Le automobili, i camion, i rumori&#8230; che schifo!<br \/>Io amo tutto ci\u00f2 che \u00e8 scuro e tranquillo<span style=\"font-size: xx-small;\"><sup>4<\/sup><\/span>. <\/p>\n<p>Considerazioni che suonano come versi poetici che racchiudono il Tot\u00f2-pensiero, visione critica e disincantata della realt\u00e0 urbana e della societ\u00e0 del suo tempo. Pensieri sparsi tra le righe delle tante interviste (splendida resta quella a firma di Oriana Fallaci per l&#8217;Europeo nel 1963) e raccolti tra le pagine dei libri, sempre pi\u00f9 numerosi, che contribuiscono ad accrescerne la bibliografia. \u00e8 l\u00ec, tra quegli stralci che Tot\u00f2 lasciando al pubblico la possibilit\u00e0 di definirlo un plebeo aristocratico o un aristocratico plebeo, esprime con forza il disagio di un uomo all&#8217;antica che non riesce a trovare il nesso con la modernit\u00e0:<\/p>\n<p>Il mondo moderno, il mondo d\u2019oggi, per me<br \/>non c\u2019\u00e8, non esiste.<br \/>Non lo vedo, non mi piace.<br \/>Detesto tutto di esso:<br \/>la fretta, il frastuono, l\u2019ossessione, la volgarit\u00e0, <br \/>l\u2019arrivismo, la frenes\u00eca&#8230;<br \/>Non esco mai, non vado in nessun posto<sup>5<\/sup>. <br \/>Negli scritti il comico Tot\u00f2 &#8211; messa da parte la sua bombetta \u2013 si racconta e racconta. Svela la sua anima pi\u00f9 segreta e malinconica quella del pensatore che amava scrivere in versi, che ha composto oltre cinquanta canzoni di incredibile ritmo musicale, basti pensare a Malafemmena, scritta per la moglie Diana. <br \/>Emozioni e pensieri entrano nel repertorio canzonettistico e poetico con semplicit\u00e0 disarmante e lirismo inaspettato, che la lingua napoletana, cifra inconfondibile ma forse anche limite, riesce a declinare in tutte le sue sfumature. <br \/>Ma accanto ai temi classici per eccellenza, l\u2019amore in primis, \u00e8 ancora in primo piano il legame con la sua citt\u00e0. Cantata e celebrata per la bellezza e la solarit\u00e0 o semplicemente scenografia irrinunciabile, quinta teatrale dietro la quale mettere in scena la vita.<br \/>I componimenti poetici di Tot\u00f2 sono ancora oggi poco conosciuti, adombrati probabilmente dallo strapotere delle immagini dei suoi film, dal loro effetto mediatico che cresce in maniera esponenziale spesso a scapito di una lettura critica. <br \/>Ma se la citt\u00e0 fa da sfondo alle riprese, \u00e8 negli scritti che si esprime pienamente la natura del legame che Tot\u00f2 ebbe con la sua citt\u00e0. In tal senso vale la pena soffermarsi su alcune poesie e canzoni, riportate in stralci, indicativi del rapporto che Tot\u00f2 ebbe con l\u2019amata Napoli. Ne cattur\u00f2 l\u2019essenza, le contraddizioni pi\u00f9 dilanianti che si moltiplicano nei vicoli come panni stesi. Riusc\u00ec a cantarne la sofferenza, quella che si respira ancora nel rione Sanit\u00e0, che resta una citt\u00e0 nella citt\u00e0 con le sue leggi che Eduardo prov\u00f2 a raccontare nel suo celebre testo teatrale Il sindaco del Rione Sanit\u00e0 che si svolge in quegli stessi vicoli dove fece crescere la sua creatura pi\u00f9 bella e pi\u00f9 vera, Filumena Marturano. Sempre nel Rione Sanit\u00e0, si trova via Santa Maria Antesaecula \u00abun budello contorto che va dai Vergini a San Severo fino a incontrare la collina di Capodimonte\u00bb: cos\u00ec la descrive Goffredo Fofi nel saggio Un secolo con Tot\u00f26 e in questa parte di Napoli \u00abun tempo extra moenia\u00bb, fuori da Porta San Gennaro \u00abterra di orti e di grotte\u00bb, luogo di antichi culti, l\u00e0 dove \u00abil mondo dei morti incontrava quello dei viventi\u00bb, nasce il 15 febbraio 1898 Antonio, registrato all\u2019anagrafe con il solo cognome della madre, Anna Clemente. <br \/>Tra quei vicoli dove campano bene solo la speranza e l\u2019arte di arrangiarsi, recitare \u00e8 naturale ma il palcoscenico \u00e8 la strada e la commedia \u00e8 la sopravvivenza. E Tot\u00f2 questo lo impara sin da subito. Curiosissimo osserva tutto e tutti: il mestiere si ruba con gli occhi e, mentre i suoi coetanei lo apostrofano come \u2018o spione, lui memorizza tipi e comportamenti che proietter\u00e0 pi\u00f9 tardi nei suoi personaggi ispirati al Pulcinella della Commedia del\u00adl\u2019Arte, al bel Ciccillo di Gustavo de Marco, ai protagonisti delle esibizioni dei vecchi comici napoletani alla festa del Carmine. Al burattino Pinocchio che prende vita sul palcoscenico grazie al suo corpo snodato che si muove come sofisticata marionetta di legno (nel film Tot\u00f2 a colori). <br \/>Avrebbe potuto anche fare a meno di parlare; il suo sogno era quello di girare un film muto perch\u00e9 l\u2019attore come l\u2019innamorato non ha bisogno di parole per esprimersi, ma pone il linguaggio al servizio del gesto, diventa oggetto di trasgressione. Nei film Tot\u00f2 gioca con le parole, ne sovverte il significato che si fa ambiguo, dubbio:<\/p>\n<p>La serva serve (Tot\u00f2 a colori, 1952)<br \/>Il tempo stringe e col restringimento sono dolori (La banda degli onesti, 1956)<br \/>Io aspetto, sono in aspettativa (Il ratto delle Sabine, 1945)<br \/>Qualche volta sono stato usato, ma non si vede (Il turco napoletano, 1953)<br \/>Per fare un sondaggio, ci vorrebbe, prima di tutto, una sonda (I tartassati, 1959)<br \/>Lei \u00e8 cretino si informi. Io e mia moglie siamo troppo fini per andare d\u2019accordo con la gente di campagna: siamo aerosta- tici (San Giovanni decollato, 1940)<sup><span style=\"font-size: xx-small;\">7<\/span><\/sup>.<\/p>\n<p>\u00c8 praticamente interminabile l\u2019elenco delle frasi divenute un cult. Sulla scena le parole si agitano comei suoi arti, diventano quisquille e pinzillacchere per servire il suo pubblico, per farlo divertire come afferma lui stesso nella struggente Preghiera del comico che recita nel film: Il pi\u00f9 comico spettacolo del mondo (1953):<\/p>\n<p> Pi\u00f9 ho voglia di piangere e pi\u00f9 gli uomini si divertono, ma non importa, io li perdono, un po\u2019 perch\u00e9 essi non sanno, un po\u2019 per amor Tuo, e un po\u2019 perch\u00e9 hanno pagato il biglietto. Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora pi\u00f9 ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura. C\u2019\u00e8 tanta gente che si diverte a far piangere l\u2019umanit\u00e0, noi dobbiamo soffrire per divertirla; manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri.<\/p>\n<p>Nei componimenti poetici la parola viene distillata, non \u00e8 pi\u00f9 il comico ad inanellarla ma il pensatore che riflette sulla vita (\u2018A livella, \u2018A vita), sui sentimenti (Ll\u2019ammore, Ricunuscenza, \u2018A speranza), sulla societ\u00e0 (Il cimitero della civilt\u00e0) e sugli uomini (\u2018O schiattamuorte, L\u2019indesiderabile). E poi la sua terra: avrebbe mai potuto dimenticare di cantare in versi la sua Napoli? Della bellezza e dei profumi, dell\u2019umiliazione che il caporale di turno infligge senza riguardo all\u2019uomo del popolo? Fu cos\u00ec che seppe conquistare il cuore della sua gente regalando sorrisi e umanit\u00e0. La stessa generosa umanit\u00e0 che aveva in\u00adcon\u00adtrato quando forse ne aveva pi\u00f9 bisogno e che aveva il sapore di quelle caldarroste che gli furono offerte in una fredda notte d\u2019inverno quando il caporale di turno \u2013 licenziandolo &#8211; lo aveva gettato nella pi\u00f9 cupa disperazione, per\u00f2 nonostante tutto non era riuscito a troncare i suoi sogni.<br \/>C\u2019\u00e8 solo un modo per far morire i sogni. E solo la morte pu\u00f2 riuscirci.<\/p>\n<p>La livella, il poema dedicato alla vecchia signora che cancella la memoria e livella lo status quo \u2013 pu\u00f2 considerarsi il suo testamento spirituale. In fondo la vita \u00e8 una lotta continua e discontinua (da Il Comandante, 1964) e l\u2019unica certezza \u00e8 la morte, il capolinea a cui tutti siamo destinati: perch\u00e9 allora affannarsi a competere, a prevaricare, a fare i caporali se poi siamo umani e tutti ma proprio tutti dobbiamo morire? il messaggio \u00e8 chiaro, universale. La morte paradossalmente livella e rende giustizia a differenza della vita che \u00e8 affanno, diversit\u00e0, sofferenza. <\/p>\n<p>\u2018A morte \u2018e vvote, \u00e8 comme ll\u2019amnistia<br \/>che libbera pe\u2019 sempre \u2018a tutt\u2019\u00e8 guaie<br \/>a quaccheduno ca, parola mia, <br \/>\u2018ncoppa a sta terra nun ha avuto maie<br \/>\u2018nu poco \u2018 e pace\u2026\u2019na tranquillit\u00e0. <br \/>(\u2018O schiattamuorto)<span style=\"font-size: xx-small;\">8<\/span><\/p>\n<p>L\u2019ipocrisia dei funerali\u00a0 &#8211; come del cimitero &#8211; non restituisce ma continua a togliere perch\u00e9 espressione del mondo dei vivi:<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la vita! \u2018Ncapo a me pensavo <br \/>chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!<br \/>Stu povere maronna s\u2019aspettava<br \/>ca pure a ll\u2019atu munno era pezzente?<span style=\"font-size: xx-small;\"><sup>9<\/sup><\/span><\/p>\n<p>La rappacificazione \u00e8 solo nel finale, nel mondo dei morti:<\/p>\n<p>Perci\u00f2, stamme a ssent\u00ec\u2026 Nun fa\u2019 \u2018o restivo, <br \/>suppuorteme vicino\u00a0 &#8211; che te \u2018mporta?<br \/>Sti ppagliacciate \u2018e ffanno sulo \u2018e vive:<br \/>nuje simmo serie\u2026 appartenimmo \u2018a morte!<span style=\"font-size: xx-small;\">10<\/span><br \/>La scenografia \u00e8 il riconoscibilissimo Cimitero di Poggioreale, la citt\u00e0 dei morti nella citt\u00e0 dei vivi, un continuum con gli stessi problemi di sovraffollamento e di speculazione edilizia, la compresenza del\u00a0 sacro\u00a0 &#8211; il culto dei morti \u2013 e del profano \u2013 i venditori di fiori per adornare i loculi ma anche gli ambulanti con bibite fresche o spighe e caldarroste per il piacere di chi resta. Uno scenario surreale tipicamente partenopeo dove vita e morte, riso e pianto non si escludono ma si incontrano. <br \/>Sulla morte non si scherza. <br \/>E invece Tot\u00f2 lo fa.<\/p>\n<p>Abbiamo vegliato la salma tutta la notte: \u00e8 stato<br \/>un veglione (Il monaco di Monza, 1963)<br \/>Sono morto oggi, sono un morto di giornata<br \/>(Tot\u00f2 all\u2019inferno, 1955)<br \/>La vedova \u00e8 la moglie di un cadavere (Tot\u00f2<br \/>cerca casa, 1949)<br \/>Andiamoci a fare una bella passeggiata al ci-<br \/>mitero: ci facciamo due risate, tanto pi\u00f9 che<br \/>domani \u00e8 il 2 novembre (Il medico dei pazzi, 1954)<br \/>Sono quasi, semi, svenuto, ma non decesso <br \/>(Il coraggio, 1955)<\/p>\n<p>Da buon napoletano aveva un rapporto speciale con questa triste Signora come insegna l\u2019imponente presenza del Vesuvio, dispensatore di disgrazie inevitabili e inimmaginabili. Lui \u00e8 l\u00ec maestoso e imprevedibile che sovrasta la citt\u00e0 e il suo destino. Non a caso, lo scrittore Giuseppe Marotta ne L\u2019oro di Napoli scriveva: \u00abOgni uomo a Napoli dorme con sua moglie e con la morte; in nessun paese del mondo la morte \u00e8 domestica e affabile come laggi\u00f9 fra Vesuvio e mare\u00bb. Il napoletano deve perci\u00f2 ingraziarsela invocandola continuamente perch\u00e9 lei \u00e8 \u00abla pi\u00f9 vera e pi\u00f9 antica cittadina di Napoli che dice ogni momento: \u2018Pagatemi il piacere di essere esistiti qui e non altrove\u00b4\u00bb. <br \/>Ricordo un vecchio detto di mia nonna, \u2018A morte s\u2019add\u00e0 nummen\u00e0 tre vote \u2018o juorno.\u00a0 \u00a0<br \/>Ora so che come Tot\u00f2 voleva dire di non temerla. <\/p>\n<p>Ormai per me il trapasso e\u2019 na pazziella<br \/>\u00e8 nu passaggio dal sonoro al muto. <br \/>E quanno s\u2019\u00e8 stutata \u2018a lampetella<br \/>significa ca ll\u2019opera \u00e8 fernuta<br \/>e \u2018o primm\u2019attore s\u2019\u00e8 ghiuto a cucc\u00e0. <br \/>(\u2018O schiattamuorto)<\/p>\n<p>E ancora tra i frammenti di pensiero del suo Diario semiserio: \u00abla morte esiste come la pioggia, e quindi bisogna accettarla.\u00bb<br \/>Atteggiamento che trova riscontro nella devozione che i napoletani hanno per \u00abil cimitero sotterraneo delle Fontanelle sempre dentro la Sanit\u00e0\u00bb, la Chiesa lungo il decumano dove \u00abtuttora vige il culto delle anime pezzentelle quelle a cui non pensa pi\u00f9 nessuno\u00bb<sup><span style=\"font-size: xx-small;\">11<\/span><\/sup>: qui, dove il mondo dei morti incontra quello dei vivi, si svela la pietas partenopea, quel sentimento che accomuna gli uomini nel dolore come nella fede. Quella religiosit\u00e0 che si respira tra le navate del Duomo l\u00e0 dove il santo patrono fa il miracolo. La Basilica, oltre a testimoniare con la sua stessa architettura le stratificazioni culturali della citt\u00e0, ha la particolarit\u00e0 di avere al suo interno un\u2019altra chiesa, la cappella della De\u00adputazione di San Gennaro che conserva inestimabili tesori d\u2019arte: edificata per volere del popolo da secoli \u00e8 sotto la sua sovranit\u00e0 e fuori dal controllo dell\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica in quanto espressione diretta del legame tra il popolo e il suo Santo. Un fatto eccezionale ma Napoli \u00e8 un mondo a parte. Aveva ragione Johann Wolfgang von Goethe quando scriveva: \u00abA Napoli ognuno vive in una inebriata dimenticanza di s\u00e9. Ieri pensavo: \u2018O eri folle prima o lo sei adesso\u2019\u00bb.<\/p>\n<p> Qui l\u2019uno non sa nulla dell\u2019altro e notano appena che corrono qua e l\u00e0 gli uni accanto agli altri. Vanno e vengono ogni giorno in un paradiso, senza troppo guardare attorno a s\u00e9. E se l\u2019abisso infernale che hanno vicino va in furore, si ricorre al sangue di San Gennaro, come tutto il mondo, anche contro il diavolo e la morte, ricorre o vorrebbe ricorrere al sangue<sup><span style=\"font-size: xx-small;\">12<\/span><\/sup>.<\/p>\n<p>\u00c8 curioso notare che nella Sacrestia del Duomo, tra gli ovali raffiguranti gli arcivescovi di Napoli dipinti da Alessandro Viola, si possa scorgere tra di essi un vescovo somigliante a Tot\u00f2, che nel film Tot\u00f2 diabolicus (1962) recita in sei ruoli differenti e veste anche i panni di monsignor Antonino. \u00a0<br \/>Sacro e profano, realt\u00e0 e mistero, comicit\u00e0 e tragedia si fondono a Napoli proprio come nelle poesie di Tot\u00f2, nei suoi scritti.\u00a0 E l\u2019amore per la citt\u00e0 \u00e8 sempre in primo piano:<\/p>\n<p> Sono veramente fiero di essere meridionale. Almeno due volte l\u2019anno ho bisogno di rivedere Napoli, di sentirne l\u2019odore. La citt\u00e0 \u00e8 magnifica, ma lo \u00e8 soprattutto la gente. A Napoli esistono due categorie di persone, quelle perbene e quelle no\u2026 I mascalzoni a Napoli non esistono.<\/p>\n<p>E non si sbagliava. \u00c8 vero: c\u2019\u00e8 il peggio del peggio ma c\u2019\u00e8 anche il sublime. <br \/>Emblematica \u00e8 la lettura della poesia \u2018E pezziente nella quale contrappone due mendicanti: quello che si mette \u00aball\u2019angolo \u2018e via Chiaia\u00bb, pulito e dignitoso che nu\u2019 stenne maie \u2018na mana e quel Peppino \u00aba Fiurella\u00bb che si mette vicino alla parrocchia di Santa Teresa: <\/p>\n<p>Si \u2018o daje \u2018na cinche lire <br \/>\u2018o sango lle va stuorto ,<br \/>t\u2019a jetta nnanze \u2018e piere<br \/>e arrete te fa \u2018\u00e8 muorte.<br \/>D\u2019a \u2018 e sorde c\u2019o \u2018nteresse, <br \/>a sera va \u2018a cantina; <br \/>tene pure \u2018a \u201cseicento\u201d<br \/>tre cammere e cucina.<br \/>Invece chillo \u2018e Chiaia, <br \/>misero e vergognoso, <br \/>stanotte \u00e8 muorto \u2018e famme<br \/>povero e dignitoso.<\/p>\n<p>Ancora una volta il Principe affida alla poesia i suoi pensieri sul mondo.<br \/>Le sue sono considerazioni amare sull\u2019umanit\u00e0, destinata ad essere prigioniera del proprio egoismo e ad allontanarsi sempre pi\u00f9 da valori autentici. \u00c8 quel mondo moderno che bussa alla sua porta e che Lui sa non porter\u00e0 a niente di buono. Di questo passo &#8211; e sono gli anni del boom economico &#8211; la vanit\u00e0 umana trover\u00e0 posto solo nel cimitero della civilt\u00e0. Un luogo che \u00e8 ancora Napoli, \u00aba Napule nun se po sta quieto\u00bb, dove il vecchio carro armato, che veniva da Berlino ricorda le mazzate dei napoletani nelle Quattro giornate, e una fiammante Giulietta, capitata in mano a un brutto arnese, diventano metafora sull\u2019ineluttabilit\u00e0 del tempo che nella poesia Sarchiapone e Ludovico sar\u00e0 condensato nella frase: \u00abMa &#8230; ogne bella scarpa \u2018nu scarpone c\u2018o tiempo addeventammo tutte quante\u00bb. E non solo, Giulietta e il carro armato si prestano a diventare originali elementi di comparazione: la guerra tanto la spregiudicatezza e il consumismo sfrenato mietono vittime e sono la rovina degli uomini che, contrariamente ai metalli, non hanno che una sola vita da spendere.<\/p>\n<p>pe metalli \u2018a morte nun esiste <br \/>invece \u2018e n\u2019ommo, quanno se n\u2019\u00e8 ghiuto,<br \/>manco na cafettera se po\u2019ffa!<\/p>\n<p>Gi\u00e0 in un altro componimento, Chi \u00e8 l\u2019ommo, Tot\u00f2-poeta si interroga sul destino degli uomini e della societ\u00e0. La sua \u00e8 una visione pessimistica e, paradossalmente, l\u2019unico rimedio al mal di vivere sembra darla proprio Tot\u00f2, istrionica maschera, capace di prendersi gioco con le sue quisquilie e pinzellacchere del potere, dei caporali e di chi in fondo si prende troppo sul serio.<br \/>Magistrale \u00e8 l\u2019esempio dell\u2019esattore delle tasse \u2013 una rivincita su quel fisco che lo tartass\u00f2 in vita \u2013 che diventa l\u2019indesiderabile, paragonato addirittura alla morte, maledetto dalla gente.<\/p>\n<p>Ih quanto \u00e8 brutto! Pozza jetta \u2018o sangue!<br \/>Io \u2018o desse nu bicchiere \u2018e stricchinina!<br \/>Io quanno \u2018o veco faccio \u2018a faccia janca<br \/>Se n\u2019adda accatt\u00e0 tutte mmericine!<br \/>Sotto a nu\u2019 trammo mo che ghiesce \u2018a cca!<\/p>\n<p>\u00c8 questa strofa un eloquente esempio di quanto Tot\u00f2 sapesse catturare gli umori della sua gente, sintetizzarli in poche battute d\u2019effetto portandoli all\u2019estremo, costruendo per ogni frase un\u2019iperbole, figura retorica alla base della sua comicit\u00e0. <br \/>Se vi capita di prendere un metr\u00f2 a Napoli o di aspettare invano un bus intrappolato nel traffico, sar\u00e0 facile esser testimoni di espressioni di simile vitalit\u00e0 (rivolte magari all\u2019autista di turno) o di ascoltare considerazioni sulla vita in generale. Anche questo fa parte del folclore della citt\u00e0 ed \u00e8 un segno di quella teatralit\u00e0 che nasce dal niente, come spontanea condizione sine die. Come il pi\u00f9 abile dei pittori, Antonio De Curtis ritrasse stati d\u2019animo e situazioni. <br \/>Dipingendo con il colore del suo dialetto, tanto la poesia quanto il teatro divennero gli unici antidoti all\u2019impotenza di cambiare il proprio destino, il biglietto per la sopravvivenza.<br \/>E forse \u00e8 ancora cos\u00ec. A Napoli pi\u00f9 che altrove c\u2019\u00e8 bisogno di ironia per sopravvivere.<br \/>Tot\u00f2 per Napoli \u00e8 ancora oggi qualcosa di indescrivibile. Rappresenta la rivincita dell\u2019uomo semplice che nasce povero e cresce per strada. La sua grandezza ha la forma semplice della sua bombetta sotto la quale il Pulcinella, nato figlio di \u201cN. N.\u201d come il protagonista di una fiaba, una sorta di Cenerentola al maschile, diventa poi il Principe di Bisanzio. Ma, titolo nobiliare a parte, \u00abcon il titolo di Altezza imperiale &#8211; dir\u00e0 &#8211; non ci ho fatto nemmeno un uovo a tegamino mentre con Tot\u00f2 ci mangio dall\u2019et\u00e0 di vent\u2019anni\u00bb, \u00e8 grazie al suo corpo disarticolato e ancora pi\u00f9 alla mimica della sua faccia asimmetrica che Antonio De Curtis diventa il principe del variet\u00e0, dell\u2019avanspettacolo, del cinema. Perch\u00e9 l\u2019addore \u2018e teatro era sempre stato il suo habitat naturale, anche se fondamentalmente lui era un uomo riservato.<\/p>\n<p>Per natura amo la quiete. Il suono delle risate<br \/>del pubblico, quindi, mi disturba perch\u00e9 fa<br \/>troppo rumore. Eppure quel suono \u00e8 la mia<br \/>droga, la mia linfa vitale. Se ne fossi privato,<br \/>avrei la sensazione che mi mancasse l\u2019ossigeno per respirare.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Per Lui, che la madre invece avrebbe voluto prete, il teatro era questione di sopravvivenza \u00abse non recitassi sarei morto. Anche Beethoven se non avesse avuto la musica sarebbe stato un uomo finito\u00bb.<br \/>Una vocazione che alberga sulle soglie dei bassi, nella stessa via Santa Maria Antaesecula, nella piazza di San Vincenzo o monacone, teatro di feste con musica e fuochi pirotecnici. Quei fuochi, che imiter\u00e0 pi\u00f9 volte nelle sue piroette esplosive, servono per scacciare gli spiriti maligni, e prima ancora, quello della fame.<br \/>La conosceva bene la fame Tot\u00f2, quando attore agli esordi girava per i teatri pi\u00f9 miseri in cerca di fortuna. Emblematico \u00e8 il racconto di un episodio accaduto in un paesino del napoletano quando con Eduardo De Filippo si videro costretti a catturare e cucinare un piccione. D\u2019altronde lui stesso scriver\u00e0 nel suo Diario semiserio che pu\u00f2 far ridere solo chi ha conosciuto la sofferenza di un amore impossibile, il dolore, il pianto, la fame\u2026 <\/p>\n<p> Chi nun sape chiagne nun sape manco ridere. Nun vale niente. E lacreme so\u2019 na\u2019 cosa bellissima, na\u2019 pioggia \u2018 e dolcezza. \u2018O core ca\u2019 nun a\u2019 cunosce, \u00e8 arido comm\u2019a \u2018nu deserto.<\/p>\n<p>In quello stesso libro, tra le note se ne legge una intitolata Bilanci dove, dubitando di essere ricordato con un monumento, parla della sua bombetta come pietra filosofale capace di compiere l\u2019incantesimo di trasformare Antonio De Curtis in Tot\u00f2. Non poteva certo immaginare che da \u00abvenditore di chiacchiere\u00bb sarebbe stato ricordato per quello che \u00e8 riuscito a realizzare in teatro come nel cinema con la gestualit\u00e0 inimitabile, i suoi sberleffi di parole. E non solo.<br \/>A differenza di tanti attori popolari \u2013 oggi pi\u00f9 che mai che la popolarit\u00e0 viene scambiata per bravura &#8211; Tot\u00f2 \u00e8 mitico e resta un mito, autentico interprete della napoletaneit\u00e0, mix esplosivo di fantasia e improvvisazione, uno stato dell\u2019anima, riconducibile alla pecundria e all\u2019istinto d\u2019amore, figlio del disordine che \u00e8 anche incapacit\u00e0 di esercitare il potere &#8211; Luciano De Crescenzo docet. <br \/>Celebrata gi\u00e0 con la scelta del dialetto, Tot\u00f2 dedic\u00f2 alla sua citt\u00e0 anche straordinarie canzoni come Margellina blu (cantata da Franco Ricci, di A. De Curtis, 1953), nelle cui strofe il paesaggio \u00e8 rapportato sempre ad una condizione della mente e ad una romantica visione d\u2019amore:<\/p>\n<p>\u2018E sera, Margellina \u00e8 nu brillante,<br \/>lucente comme luce nu bisci\u00f9<br \/>\u00e8 \u2018o paraviso \u2018e tutt\u2019 \u2018e ccoppie amante,<br \/>nu paraviso \u2018ncopp\u2019a ll\u2019acqua blu.<\/p>\n<p>E l\u2019incanto dei luoghi continua nelle vedute che sembrano essere evocazione pittorica della celebre scuola di Posillipo, la bellezza del territorio nasce dall\u2019amorevole capriccio di Dio come nel ritornello della canzone Ischia mia (cantata da Giacomo Rondinella, di A. De Curtis, 1951):<\/p>\n<p>Fra tante belli cose c\u2019ha criato<br \/>\u2018o Padreterno \u2018ncopp\u2019 a chesta terra,<br \/>na cosa ha fatto che nce s\u2019\u00e8 spassato:<br \/>immiez\u2019 a nu golfo nu pezzullo \u2018e terra.<\/p>\n<p>E \u2018ncoppa a chesta terra profumata,<br \/>c\u2019addora \u2018e pace e regna na quieta,<br \/>chest\u2019isola da tutte decantata,<br \/>te ce ha piazzato pure na pineta.<\/p>\n<p>Paraviso \u2018e giuvent\u00f9, magica terra ispiratrice di proibiti \u201cpenzieri\u201d, le canzoni spesso sono versioni musicate delle sue poesie. \u00c8 questo il caso di Napule zuoccole tammorre e femmene nel verso finale l\u2019estrema sintesi del forte legame con la sua terra, struggente meta finale:<\/p>\n<p>Napule, tu si\u2019 adorabile,<br \/>siente stu core che te vo\u2019 di\u2019:<br \/>\u201czuoccole, tammorre e femmene, <br \/>chi \u00e8 nnato a Napule nce vo\u2019 mur\u00ec\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSull\u2019immenso palcoscenico di Napoli, pap\u00e0 era felice\u201d, commenta la figlia Liliana che riferisce come dopo il rito romano e il funerale celebrato a Napoli nella chiesa del Carmine ne segu\u00ec un altro il 22 maggio 1967, nel rione della Sanit\u00e0 che lo aveva visto nascere attore per volere del guappo Luigi Campoluongo detto Nase \u2018e cane. \u00abPer il trigesimo della morte, infatti, si celebrano \u2018i solenni funerali\u2019 come si legge sui paramenti funebri che sovrastano il portale di San Vincenzo \u2013 del Principe Antonio de Curtis in arte Tot\u00f2: nella chiesa parata a lutto e satura di commozione gli uomini di Nase \u2018e cane portano a spalla una bara vuota\u2026\u00bb<sup><span style=\"font-size: xx-small;\">14<\/span><\/sup>.<\/p>\n<p>Cosa resta ancora da dire dell\u2019uomo e dell\u2019artista che a distanza di oltre quarant\u2019anni dalla morte \u00e8 forse l\u2019icona pi\u00f9 straordinaria di Napoli?<br \/>Della napoletaneit\u00e0 che accomuna uomini (e gatti), indolenza e scaltrezza e prima ancora una \u00abremota , ereditaria, intelligente, superiore pazienza\u00bb: in una parola \u00abl\u2019oro di Napoli\u00bb secondo Giuseppe Marotta<sup><span style=\"font-size: xx-small;\">15<\/span><\/sup>. Un antico detto dice o napulitano se fa sicco ma nun more; in questa frase \u00e8 sintetizzata la capacit\u00e0 del napoletano di adattarsi alle situazioni e fare s\u00ec di necessit\u00e0 virt\u00f9 all\u2019occorrenza. Una predisposizione genetica che ha a che fare con la natura ribelle di questa terra, mutevole come le onde del mare e che conosce in egual misura miseria e nobilt\u00e0, felicit\u00e0 e dolore. <br \/>Nelle pagine di Nap\u00f2lide<span style=\"font-size: xx-small;\">16<\/span> lo scrittore Erri De Luca ben descrive la condizione di chi, napoletano di nascita, se ne distacca perdendo la cittadinanza, diventando appunto nap\u00f2lide. Non fu questo il caso di Tot\u00f2. Anche quando si trasfer\u00ec a Roma, di Napoli continu\u00f2 ad incarnare la quintessenza di quel \u00abrepertorio di mosse, frasi e contrazioni nervose disseminate in un popolo. La sua faccia &#8211; scrive ancora De Luca &#8211; divent\u00f2 mappa, mappina (a Napoli \u00e8 uno straccio) e mappata (a Napoli \u00e8 il mucchio) catastale dei caratteri ereditari del luogo. Il mento sgangherato \u00e8 l\u2019asimmetria naturale del territorio sismico, mutevole nel profilo di un vulcano che rinnova nei secoli la sagoma, assecondando sfoghi di cratere. Il suo mento \u00e8 figura araldica di una bruttezza che si riscatta a forza di allegria. E la sua voce \u00e8 suono filtrato da vicoli asfissiati, arrochito dalla necessit\u00e0 di sollevare fiato al di sopra degli altri\u00bb. <br \/>Custode della fenomenologia del \u201cpernacchio\u201d &#8211; sberleffo sonoro simbolo di libert\u00e0 e di rivalsa &#8211; ripensando al rapporto di Tot\u00f2 con la sua citt\u00e0 il pensiero corre immediatamente alle immagini di Napoli milionaria (con Eduardo De Filippo che ne firm\u00f2 anche la regia, 1950) e alla traslazione de L\u2019oro di Napoli di Giuseppe Marotta sul grande schermo<span style=\"font-size: xx-small;\"><sup>17<\/sup><\/span>. Il regista Vittorio De Sica diresse l\u2019istrionico Tot\u00f2 in un episodio esemplare della dicotomia uomini-caporali, dal risvolto drammatico. Tra i contrasti del bianco e nero della celebre pellicola si srotolano le due anime della citt\u00e0 \u2013 dionisiaca e apollinea \u2013 perfettamente sovrapponibili alla duplice natura della sua pi\u00f9 grande maschera. Tot\u00f2, il pazzariello e il principe, seppe tradurre pensieri e paure di un\u2019epoca di transizione che assisteva al rapido passaggio dalla fame al benessere, dalla perdita dell\u2019innocenza dei propri valori all\u2019importazione di nuovi modelli di comportamento. Serv\u00ec il suo pubblico fino alla fine, vestendo i panni del furfante e del nobiluomo, del maresciallo e del reduce di guerra, del monaco e della marionetta ma restando sempre fedele a se stesso e all\u2019assioma sul quale regol\u00f2 la sua vita e la sua arte: \u00abUna lacrima \u00e8 solo l\u2019altra faccia del sorriso\u00bb.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<hr \/>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>1 Tot\u00f2 muore il 15 aprile 1967. Il 17 aprile 1967 \u00e8 la data del suo funerale a Napoli. L\u2019orazione funebre declamata da Nino Taranto \u00e8 tratta dal sito: www.antoniodecurtis.com Omaggio ad Antonio de Curtis in arte Tot\u00f2 di Domenico de Fabio.<\/p>\n<p>2 Tot\u00f2, Siamo uomini o caporali? Diario semiserio di Antonio De Curtis, a cura di Matilde Amorosi e Alessandro Ferra\u00f9. Con la collaborazione di Liliana De Curtis, Newton &amp;Compton editori, Roma, 1996, pag. 17.<\/p>\n<p>3 Il testo tratto dall\u2019intervista a Tot\u00f2 a firma di Silvio Bertoldi \u00e8 estrapolato dal libro Tot\u00f2 di Goffredo Fofi, Edizioni Samon\u00e0 e Savelli, 1972.<\/p>\n<p>4 Il testo, tratto dall\u2019intervista rilasciata a Oriana Fallaci, \u00e8 estrapolato dal libro Tot\u00f2 di Goffredo Fofi, cit. Cfr. Il pianeta Tot\u00f2. Ammesso e non concesso di G. Governi, Edizioni Gremese, Roma, 1992.<\/p>\n<p>5 Ibidem.<\/p>\n<p>6 G. Fofi, Un secolo con Tot\u00f2, Edizioni Libreria Dante &amp; Descartes, Napoli, 2001.<\/p>\n<p>7 Tot\u00f2 parli come badi, a cura di Matilde Amorosi con la collaborazione di Lilliana de Curtis, Rcs, Milano 2004.<\/p>\n<p>8 A. de Curtis, \u2018A livella &#8211; poesie napoletane, Fausto Fiorentino Editore, Napoli, 1968.<\/p>\n<p>9 Ivi.<\/p>\n<p>10 Ivi..<\/p>\n<p>11 G. Fofi, op. cit.<\/p>\n<p>12 J. W. Goethe, Viaggio in Italia, traduzione di Aldo Oberdorfer, EDIPEM, Novara, 1973<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>14 R. Escobar, Tot\u00f2, Il Mulino, Intersezioni, Bologna 1998 <\/p>\n<p>15 G. Marotta, L\u2019oro di Napoli, Bur Biblioteca Univ., Rizzoli, Milano 2006.<\/p>\n<p>16 E. de Luca, Napolide, Edizioni Dante &amp; Descartes, Napoli 2006<\/p>\n<p>17 L\u2019oro di Napoli, regia di Vittorio De Sica, 1954.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 15 aprile di quarantacinque anni fa moriva Tot\u00f2. Ci piace ricordarlo pubblicando il saggio contenuto nel volume &#8220;Tot\u00f2. 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