{"id":6615,"date":"2019-03-15T17:57:19","date_gmt":"2019-03-15T16:57:19","guid":{"rendered":"https:\/\/arteeluoghi.it\/?p=6615"},"modified":"2019-04-23T19:07:31","modified_gmt":"2019-04-23T17:07:31","slug":"tivoli-citta-dacqua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2019\/03\/15\/tivoli-citta-dacqua\/","title":{"rendered":"Tivoli citt\u00e0 d&#8217;acqua"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-6616 alignleft\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/IMG_20181201_153807_HDR-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/IMG_20181201_153807_HDR-300x225.jpg 300w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/IMG_20181201_153807_HDR-768x576.jpg 768w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/IMG_20181201_153807_HDR-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>di Sara Foti Sciavaliere<\/p>\n<p>TIVOLI. Nel Medioevo Tivoli fu un centro vivace per la sua vicinanza con l\u2019Urbe, per le sue sorgenti termali e per l\u2019abbondanza della purissima acqua del fiume Aniene e degli altri corsi d\u2019acqua della zona ( basta pensare che ben quattro acquedotti contribuivano all\u2019approvvigionamento idrico di Roma). Il centro tiburtino godette dunque di un buon grado di prosperit\u00e0 e una relativa autonomia amministrativa, finch\u00e9 agli inizi del XVI secolo Tivoli pass\u00f2 sotto il controllo diretto della Santa Sede e nel 1550 il governatorato sull\u2019area tiburtina fu assegnato a Ippolito d\u2019Este, cardinale di Ferrara. Ippolito ebbe una brillante carriera ecclesiastica e diplomatica, di fatto la sua abilit\u00e0 diplomatica fu immensa: di simpatie filofrancesi, godette sempre dell\u2019appoggio dei Valois. L\u2019incarico conferitogli da Papa Giulio III, che sembrava un sostanziale accantonamento sotto le spoglie di un\u2019apparente promozione, serv\u00ec come compensazione del cardinale d\u2019Este, che era stato rivale (sconfitto) del pontefice: Tivoli divenne per lui una seconda Roma. <!--more-->Tuttavia una volta giunto nel centro tiburtino, Ippolito apprese che avrebbe dovuto risiedere in un antico e austero convento benedettino annesso alla chiesa di Santa Maria Maggiore : la cupa sobriet\u00e0 di questo monastero &#8211; peraltro situato in una splendida posizione in una zona ricca di orti e nota come Valle Gaudente &#8211; non poteva certo trovare il favore di Ippolito, uomo raffinatissimo e appassionato d\u2019arte classica e dei giardini. Non va dimenticato, difatti, che la corte estense di Ferrara, oltre a essere uno dei grandi centri politici italiani, era nota per il mecenatismo e Ippolito era un appassionato estimatore di tutte le arti e fu anche un collezionista di antichit\u00e0, con le quali tra l\u2019altro decor\u00f2 la sua dimora. Questa passione spiega il lungo sodalizio con il napoletano Pirro Ligorio, uno dei pi\u00f9 attivi \u201cantiquari\u201d (ossia un esperto di antichit\u00e0) dell\u2019epoca, che frequentava spesso Tivoli per effettuare scavi, disegni e rilevazioni a Villa Adriana. Ippolito si rese conto che la residenza che gli veniva data aveva tutti i presupposti per poter essere radicalmente trasformata. La Valle Gaudente era estremamente panoramica e rispondeva ottimamente ai principi di Leon Battista Alberti, che consigliava di posizionare le ville in un luogo da cui si \u201cgodr\u00e0, della vista della citt\u00e0, di castelli, del mare e di una vera pianura\u201d. Il cardinale estense decise quindi di affidare la ristrutturazione a Ligorio, cui furono date le istruzioni per far la metamorfosi dell\u2019austero complesso monastico in una sfarzosa villa dotata di uno straordinario giardino ricco di fontane. Una guida turistica di Tivoli del 1886, pur rimpiangendo \u201cl\u2019antico splendore\u201d del complesso, lo descrive come un \u201cluogo di delizie, munito di lunghi e freschi viali con alte spalliere di mirto e di alloro di platani, cipressi e pini giganteschi; anticamente adorno di una grande quantit\u00e0 di statue e di magnifiche fontane, tra cui molte monumentali; ricco d\u2019immensa copia d\u2019acque, che scherzano in mille guise con stupore dei riguardanti\u201d. Nel 1919 il complesso pass\u00f2 allo Stato Italiano che ne cur\u00f2 pi\u00f9 volte il restauro e la risistemazione. Villa d\u2019Este si presenta come un unicum, una delle pi\u00f9 raffinate testimonianze dell\u2019arte rinascimentale mondiale e del giardino all\u2019italiana del XVI secolo. La villa \u00e8 ripartita in due piani, di cui il superiore riservato agli appartamenti del cardinale Ippolito e l\u2019inferiore adibito a zona di rappresentanza. Se si eccettuano le decorazioni pittoriche, nulla rimane degli arredi, ma l\u2019ornamento parietale \u00e8 talmente ricco da conferire grande opulenza a ogni ambiente. Sicuramente grande attenzione merito le sequenze di sale affrescate, ma scesi nell\u2019Appartamento di Rappresentanza, dalla Sala del Convito il richiamo della loggetta dalla quale si pu\u00f2 accedere ai giardini merita ancora di pi\u00f9. E partiamo subito con una premessa: nell\u2019ammirare la villa dobbiamo avere sempre presente che l\u2019attuale ingresso non corrisponde all\u2019originaria entrata principale, che era situata ai piedi della collina, ma il visitatore era costretto a compiere una lunga e lenta risalita verso il corpo dell\u2019edificio, durante la quale si susseguivano frequenti le soste che permettevano di gustare la graduale scoperta delle meraviglie del giardino. Di terrazza in terrazza, percorrendo i vialoni longitudinali, la villa si rivelava nella sua bellezza, oltre a consentire di godere di una straordinaria vista, in lontananza, di Roma. Nel giardino le aiuole si alternano con alberi d\u2019alto fusto, le fontane si susseguono alle peschiere e le sculture ai capolavori dell\u2019ars topiaria;ovunque giochi d\u2019acqua e cascatelle sorprendendo con i loro effetti visivi e talvolta perfino sonori. Considerato nel XVII secolo \u201cil fiore dei giardini d\u2019Europa\u201d, Villa d\u2019Este divenne in tutto il vecchio continente sinonimo di giardino di svaghi e di delizie per eccellenza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-6617 alignleft\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Fontana-di-Diana-Efesina_IMG_20181201_155245_HDR-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Fontana-di-Diana-Efesina_IMG_20181201_155245_HDR-225x300.jpg 225w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Fontana-di-Diana-Efesina_IMG_20181201_155245_HDR-768x1024.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/>La visita al giardino &#8211; data la disposizione attuale dell\u2019ingresso al palazzo &#8211; inizia dalla parte che un tempo ospiti e visitatori vedevano per ultima. Affacciandosi dal loggiato della villa, accessibile dal salone, possiamo avere una prima idea della simmetria del giardino con i suoi vialetti longitudinali e trasversali che conducono alle meravigliose fontane, disposte scenograficamente lungo i diversi terrazzamenti. Dall\u2019estremit\u00e0 di sinistra del secondo terrazzamento \u00e8 possibile godere della migliore panoramica sulla sottostante fontana dell\u2019Ovato, una delle pi\u00f9 celebri tra quelle di Villa d\u2019Este, per poi accedere alla fontana di Pegaso, che appare suggestivamente tra gli alberi. Pegaso era il mitologico cavallo alato nato dal sangue di Medusa dopo che Perseo le mozz\u00f2 la testa; volando via dal luogo dell\u2019eccidio, egli atterr\u00f2 sull\u2019Elicona, il monte delle Muse, dove, percuotendo la terra con uno zoccolo, fece sgorgare la fonte Ippocrene: questo \u00e8 chiaramente un rimando all\u2019attivit\u00e0 costruttiva del cardinale d\u2019Este, che fa fuoriuscire le acque dalle rocce tiburtine, mentre Tivoli, venendo paragonata all\u2019Elicona, diviene sede delle arti. Si pu\u00f2 ripercorrere a ritrovo questo livello del giardino e scendere a quelli successivi. Il quarto terrazzamento ha proporzioni talmente ampie da essere definito Viale delle Cento Cannelle o delle cento fontane, anche se le bocche d\u2019acqua sono in realt\u00e0 novantaquattro. Lungo un centinaio di metri, questo ampio asse longitudinale &#8211; che al primo sguardo, oggi, appare un\u2019ininterrotta distesa di felci e muschio da cui sgorgano impetuosi i getti d\u2019acqua &#8211; era destinato a unire tra loro due delle pi\u00f9 importanti fontane della villa, l\u2019Ovato (a destra) e la Rometta (a sinistra). In quest\u2019ultima comparivano i pi\u00f9 importanti monumenti dell\u2019Urbe dell\u2019epoca classica: solo per citarne alcuni, vi si scorgeva Porta Flaminia e Porta San Paolo, il Pantheon, il Colosseo, la Colonna Traiana, ma in essa sono riconoscibile anche chiari riferimenti a Tivoli con l\u2019acqua che scende a strapiombo a indicare le locali cascate, mentre una divinit\u00e0 fluviale regge il tempio della Sibilla e un\u2019altra statua sottostante sta a rappresentare i monti da cui nasce il fiume Aniene che attraversa il territorio tiburtino. Dalla cascata l\u2019acqua va a lambire i fianchi di una barca che simboleggia l\u2019Isola Tiberina e che difatti ha per albero un obelisco, a ricordare il tempio di Esculapio. Dietro all\u2019imbarcazione spicca la statua di Roma, con la lupa che allatta i gemelli Romolo e Remo. All\u2019estremit\u00e0 opposta il Viale delle Cento Cannelle si apre a formare uno slargo ampio ma raccolto e recintato, che ospita l\u2019imponente Fontana dell\u2019Ovato, sovrastata dalla fontana del Pegaso, che da qui pare proprio in atto di librarsi in volo. L\u2019Ovato, cos\u00ec chiamato per la sua forma ovale, rappresenta nel suo complesso la cittadina tiburtina, con i suoi monti, i suoi fiumi, le sue cascate e le sue divinit\u00e0. Delle statue che un tempo ospitava, oggi spicca, al centro in alto, ancora la figura della Sibilla Tiburtina, la cui storia \u00e8 anche soggetto di parte deli affreschi della seconda sala tiburtina degli Appartamenti di Rappresenza della Villa di Ippolito. Ai lati della statua della Sibilla stanno le personificazioni di due dei fiumi di Tivoli, ovvero l\u2019Ercolaneo e l\u2019Aniene, racchiusi in due grotte a indicare lo sgorgare delle acque dalle viscere della terra. Tornando ancora una volta sui nostri passi, possiamo scendere verso la vallata e a percorrere il quinto terrazzamento che culmina a sinistra con la fontana della Civetta e la fontana di Proserpina. La prima \u00e8 una delle pi\u00f9 antiche del complesso: \u00e8 attestato che la zona antistante alla fontana presentava numerosi \u201cscherzi d\u2019acqua\u201d ovvero getti d\u2019acqua che venivano azionati a intermittenza e che dal basso schizzavano i visitatori. La fontana \u00e8 facilmente riconoscibile per le due colonne che le fiancheggiano, su cui si avvolgono i rami carichi dei leggendari pomi delle Esperidi, e per i tralci con i pomi che le decorano nella parte superiore, vistosamente coronata dall\u2019aquila e dai gigli degli Este. Nella nicchia centrale due angeli reggono compostamente lo stemma del cardinale. Purtroppo \u00e8 andata persa proprio la parte pi\u00f9 originale per cui veniva lodata da tutti i contemporanei: al centro si trovavano infatti le statue di tre giovani seduti su di un vaso da cui sgorgava l\u2019acqua che ricadeva nel sottostante bacino; dietro a loro c\u2019erano delle piante sui cui rami si poggiavano degli uccellini meccanici in bronzo che, grazie a un sofisticato meccanismo idraulico, parevano cinguettare melodiosamente fino alla comparsa di una civetta, anch\u2019essa bronzea, che, con il suo lugubre verso, faceva tacere il loro canto. Ripercorrendo un breve tratto del viale su cui ci troviamo incroceremo un\u2019altra originalissima realizzazione, ossia la cosiddetta scala dei bollori, che ci consente di scendere fino al successivo livello delle peschiere. La gradinata vera e propria \u00e8 fiancheggiata da due canaletti con parapetti e plinti su cui si infrangono quarantadue piccoli getti d\u2019acqua che, proprio a causa della modesta altezza, paiono ribollire formando quello che, per alcuni contemporanei, era il gioco d\u2019acqua di maggiore suggestione di tutta la villa. A livello delle peschiere il giardino abbandona gli scoscesi terrazzamenti per aprirsi di fronte a noi in aiuole. Dirigiamoci ora verso il lato destro del giardino costeggiando le peschiere. Queste vasche &#8211; popolate anche oggi da diverse variet\u00e0 di pesci &#8211; venivano utilizzate per allevare trote e altre specie pregiate destinate alla mensa del cardinale e dei suoi ospiti. Giungiamo cos\u00ec agli alti getti d\u2019acqua della Fontana di Nettuno, costruita nel 1927, dietro cui spicca la pi\u00f9 fantastica e ingegnosa creazione della villa, ossia la Fontana dell\u2019Organo con le sue incredibili cascate. I meccanismo idraulici di questa fontana fanno s\u00ec che il moto delle acque produca dei suoni assolutamente somiglianti a quelli di un vero strumento musicale. Il giardino non ha comunque finito di mostrarci le sue sorprese: ritornando verso la prima peschiera, scorgiamo alla sua destra la fontana delle aquile, eretta a eterna gloria della famiglia estense, di cui tale rapace era il simbolo. Poco pi\u00f9 avanti, sullo stesso lato, tra le aiuole si apre la rotonda dei cipressi e sostando qui \u00e8 facile vedere, a breve distanza, quello che era un tempo l\u2019ingresso principale alla villa e al giardino. A sinistra del primitivo portale, scorgiamo la Fontana di Diana Efesina: come nella statua di Villa d\u2019Este, la Diana di Efeso viene raffigurata sempre con una torre sul capo e con molte mammelle, simbolo dell\u2019abbondanza e della fertilit\u00e0 del mondo naturale. Spostandoci ancora verso l\u2019estremit\u00e0 sinistra del giardino passiamo tra due mete sudans, dalla forma di tumuli, che ricopiano letteralmente l\u2019antico monumento trasudante acqua situato nei pressi del Colosseo. L\u2019ultimo gioco d\u2019acqua che ci resta ormai da visitare \u00e8 la bella fontana dei cigni, per godere per poi di un colpo d\u2019occhio di grande effetto: le vasche delle peschiere allineate come un viale d\u2019acqua sul quale si riflettono le architettura e gli zampilli delle fontane. Nel XVIII e nel XIX secolo Tivoli attrasse molti aristocratici in visita in Italia nel corso del loro Grand Tour e pare che anche il grande architetto Luigi Vanvitelli abbia visitato Villa d\u2019Este prima di accingersi alla progettazione del Palazzo Reale di Caserta traendone ispirazione per i giardini. E malgrado le vicissitudini che non mancarono, il fascino di Villa d\u2019Este rimase sempre cos\u00ec intenso soggiogare il celebre compositore Franz Liszt, che qui dimor\u00f2 traendone ispirazione per il famosissimo brano musicale Les Jeux d\u2019Eau \u00e0 la Ville d\u2019Este dedicato proprio ai sorprendenti giochi d\u2019acqua del complesso tiburtino. Tivoli (ROMA) piazza Trento,5 tel. 199.766.166 Biglietteria: +39 0774 332920; email info@villadestetivoli.info<\/p>\n<p>Reportage fotografico completo da pag. 92 sul numero di marzo della rivista, scaricabile gratuitamente dal sito<\/p>\n<div data-url=\"https:\/\/issuu.com\/arteeluoghi\/docs\/arteeluoghi_marzo2019is\/92\" style=\"width: 800px; height: 514px;\" class=\"issuuembed\"><\/div>\n<p><script type=\"text\/javascript\" src=\"\/\/e.issuu.com\/embed.js\" async=\"true\"><\/script><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sara Foti Sciavaliere TIVOLI. 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