{"id":739,"date":"2012-05-19T18:06:22","date_gmt":"2012-05-19T16:06:22","guid":{"rendered":"http:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2012\/05\/19\/intervento-di-vito-salierno\/"},"modified":"2017-08-06T23:19:45","modified_gmt":"2017-08-06T21:19:45","slug":"intervento-di-vito-salierno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2012\/05\/19\/intervento-di-vito-salierno\/","title":{"rendered":"Intervento di Vito Salierno"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" src=\"\/images\/stories\/convegnillama-iqbal.jpg\" border=\"0\" width=\"200\" height=\"377\" style=\"margin: 21px; float: left;\" \/><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Intervento al Congresso Internazionale\u00a0\u00a0<strong> <\/strong><span style=\"font-size: x-small;\"><strong> Il pensiero politico di Allama Iqbal <\/strong><\/span>svoltosi il 16 maggio 2012 a Palazzo Sormani di Milano<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>ALLAMA IQBAL E L\u2019ITALIA<\/strong><\/span><\/p>\n<p>di <strong>Vito Salierno<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Tutta l\u2019opera poetica e filosofica di Allama Iqbal, il vate della nazione pakistana in particolare e dell\u2019Islam contemporaneo in generale, \u00e8 permeata di un afflato volto alla comprensione dei popoli, nella fattispecie a creare un ponte tra due mondi di antica civilt\u00e0, l\u2019Asia e l\u2019Europa, che agli inizi del\u00a0 XX secolo si cercavano e si respingevano al tempo stesso: l\u2019Asia era preda del colonialismo, l\u2019Europa delle lotte sociali, ed entrambe, ognuna con una propria caratteristica, sull\u2019orlo di due guerre mondiali, una pi\u00f9 disastrosa dell\u2019altra.<\/p>\n<p>Di particolare importanza fu il suo periodo di studi in Europa tra il 1905 ed il 1908: al Trinity College di Cambridge consegu\u00ec il B.A. in filosofia nel 1907, e l\u2019anno successivo al Lincoln\u2019s Inn di Londra l\u2019abilitazione alla professione forense e all\u2019universit\u00e0 di Monaco di Baviera il Ph. D. con una tesi sullo sviluppo della metafisica in Persia, che fu pubblicata a Londra nel 1908.<\/p>\n<p>Il periodo trascorso in Europa fu intenso per studi e ricerche, non solo per la tesi di laurea ma anche e soprattutto per la conoscenza della filosofia occidentale, che a Lahore aveva studiato in maniera generica, e per lo sviluppo del suo pensiero politico e sociale.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Prima di lasciare l\u2019India Iqbal si era dimostrato un nazionalista come la grande maggioranza degli indiani, hindu o musulmani: l\u2019atteggiamento era ampiamente giustificato dalla situazione del tempo. Un\u2019eco di questa visione politica si coglie in alcune poesie del <em>Bang-i Dara<\/em> [Il richiamo della carovana], in particolare in quelle del primo periodo antecedente il 1905, quale \u201cUn nuovo altare\u201d (<em>Naya Shivala<\/em>):<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Ti dir\u00f2 il vero, o brahmano, se non t\u2019adombri<\/p>\n<p>Gli idoli del tuo tempio stanno invecchiando.<\/p>\n<p>L\u2019odio verso gli amici dagli idoli hai appreso,<\/p>\n<p>Al predicatore il dio l\u2019arte del litigio ha insegnato.<\/p>\n<p>Stanco, ho al fine lasciato il tempio e la moschea,<\/p>\n<p>Ho lasciato il sermone del predicatore e le tue storie.<\/p>\n<p>Tu pensavi che c\u2019era un Dio negli idoli di pietra,<\/p>\n<p>Per me ogni singolo granello della mia patria \u00e8 Dio.<sup>1<\/sup><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>tralasciando le poesie pi\u00f9 intensamente patriottiche, quale \u201cIl canto dell\u2019India\u201d (<em>Tarana-i Hindi<\/em>),<em> <\/em>che nell\u2019originale dell\u2019ottobre 1904 aveva il titolo significativo di \u201cIl nostro paese\u201d (<em>Hamara Desh<\/em>). In questa poesia che \u00e8 al tempo stesso politica e filosofica, parlando del suo amore per l\u2019India, Iqbal cercava di pubblicizzare una formula valida per le due comunit\u00e0 hindu e musulmana: l\u2019idea di una separazione era di l\u00e0 da venire. La madrepatria occupa il posto centrale nella mente di Iqbal e la religione \u00e8 menzionata come un fattore decisivo nella nazione. Piuttosto che la religione, \u00e8 la madrepatria il centro dell\u2019affetto e della lealt\u00e0: invece dei tanti templi, un solo tempio comune dove ognuno pu\u00f2 pregare il proprio dio. Altri accenni nazionalistici si riscontrano in due poesie dello stesso periodo, \u201cLamento di dolore\u201d (<em>Sada-i dard<\/em>), nella quale Iqbal parla della mancanza di amicizia tra musulmani e hindu, che ritardava l\u2019indipendenza dell\u2019India dalla Gran Bretagna:<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>La nostra terra fomenta reciproche inimicizie.<\/p>\n<p>Quale unit\u00e0! la vicinanza \u00e8 causa di separazione.<\/p>\n<p>Inimicizia e violenza al posto della sincerit\u00e0,<\/p>\n<p>Separazione e violenza nel raccolto di un granaio.<\/p>\n<p>Se la brezza della fratellanza non \u00e8 entrata tra i fiori,<\/p>\n<p>Nessun piacere pu\u00f2 venire dai canti nel giardino.<sup>2<\/sup><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>E in \u201cL\u2019immagine del dolore\u201d (<em>Tasvir-i dard<\/em>):<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Pensa alla patria, ignorante! stanno per giungere tempi duri,<\/p>\n<p>Nei cieli si fanno preparativi per la tua completa distruzione.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>Il settarismo \u00e8 l\u2019albero, il pregiudizio ne \u00e8 il frutto;<\/p>\n<p>Questo frutto ha fatto cacciare Adamo dal paradiso.<sup>3<\/sup><\/p>\n<p><sup> <\/sup><\/p>\n<p>Nel complesso le poesie scritte sino al 1905 mostrano la disillusione di Iqbal per le condizioni dei Musulmani del subcontinente indiano e dei Musulmani in generale. Questa tristezza si rivela in una poesia sulla \u201cSicilia\u201d (<em>Siqilliyyah<\/em>) che scrisse durante la traversata del Mediterraneo nel suo viaggio dall\u2019India verso l\u2019Inghilterra; vedendo dalla nave, in lontananza, le coste dell\u2019isola, compose una delle liriche pi\u00f9 toccanti. \u00c8 uno struggente ricordo delle antiche glorie dell\u2019isola durante il periodo della civilt\u00e0 araba. Un tempo \u2013 dice \u2013 gli abitanti del deserto solcavano il mare Mediterraneo con le loro navi agili, facendo risuonare tutta l\u2019isola del grido di battaglia <em>Allah u akbar <\/em>[Iddio \u00e8 grande]; ora tutto piange nel mondo dell\u2019Islam.<\/p>\n<p>Il nazionalismo \u00e8 un fenomeno recente nella storia dell\u2019umanit\u00e0, anche se esisteva in passato in forme differenti: l\u2019idea di nazione \u00e8 un concetto moderno che risale al XVIII secolo. Durante il medioevo esistevano paesi e stati dominati da differenti forme di autorit\u00e0 sociale, organizzazioni politiche e coesioni ideologiche nelle forme di trib\u00f9 e clan, citt\u00e0-stati, signorie feudali, stati dinastici. A quei tempi i sudditi, non ancora cittadini, erano fedeli alle loro religioni, in particolare Cristianesimo e Islam.<sup>4 <\/sup> Io credo che il nazionalismo in senso moderno sia nato in Europa all\u2019epoca dell\u2019Illuminismo e nel mondo islamico all\u2019epoca del colonialismo sotto la pressione di un concetto pi\u00f9 moderno di Stato <em>par excellence<\/em>; in un senso pi\u00f9 generale \u00e8 stato il prodotto della nascita delle lingue regionali e della creazione di confini territoriali.<\/p>\n<p>Quando Iqbal inizi\u00f2 ad affrontare il problema dei musulmani, in particolare dei musulmani indiani, l\u2019idea del nazionalismo nel mondo islamico era confinata ad una <em>\u00e9lite <\/em>della classe media emergente. Era stato Iqbal ad anticipare \u201cle linee guide da seguire per rendere popolare il nazionalismo nel mondo musulmano\u201d,<sup>5 <\/sup>in un periodo in cui cercava di conciliare una forma di collaborazione tra hindu e musulmani accettabile per la maggioranza e per le minoranze. Il concetto di patria \u00e8 al centro del pensiero di Iqbal e la religione diventa un fattore decisivo nella vita della nazione: la patria, pi\u00f9 che la religione, costituisce il fulcro dell\u2019affetto e della lealt\u00e0 dei cittadini \u2013 al posto dei vecchi templi un \u201cnuovo tempio\u201d.<\/p>\n<p>Ad ogni modo anche il concetto iqbaliano di nazionalismo era pi\u00f9 ampio di quello occidentale. Quando Iqbal parla di \u201cpatria\u201d (<em>vatan<\/em>) non si riferisce alla patria ristretta dei musulmani d\u2019India, ma all\u2019intero mondo (<em>sara jahan<\/em>):<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>La Cina e l\u2019Arabia sono nostre, l\u2019India \u00e8 nostra,<\/p>\n<p>Siamo musulmani, tutto il mondo \u00e8 la nostra patria.<sup>6<\/sup><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>E nei versi conclusivi di questa poesia \u201cInno nazionale\u201d (<em>Tarana-i milli<\/em>) c\u2019\u00e8 la spiegazione del titolo dell\u2019opera, \u201cIl richiamo della carovana\u201d:<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Il canto di Iqbal \u00e8 come il segnale della carovana,<\/p>\n<p>La nostra carovana riprende il suo cammino.<sup>7<\/sup><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Il suono dei campanelli appesi al collo dei cammelli \u00e8 il segnale che d\u00e0 il via alla marcia quotidiana della carovana al mattino; metaforicamente diventa per il poeta il segnale del risveglio della sua gente. Nel ricordare ai Musulmani il loro passato dimenticato, Iqbal voleva dire che l\u2019Islam non \u00e8 solo un insieme di rituali ma \u00e8 nella sua essenza un atteggiamento di vita. Ai suoi correligionari fermi nella passivit\u00e0 e sopraffatti da un senso di frustrazione port\u00f2 un messaggio di speranza.<\/p>\n<p>Il nostro <em>excursus <\/em>sul nazionalismo di Iqbal si conclude con la poesia dal titolo omonimo \u201cNazionalismo\u201d (<em>Vataniyyat<\/em>), che ha un sottotitolo significativo \u201cla nazione come concetto politico\u201d:<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Nel linguaggio politico la patria ha un significato,<\/p>\n<p>Nel linguaggio del Profeta ha un altro significato.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si deve nel mondo la rivalit\u00e0 fra le nazioni,<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si deve la soggezione, scopo del commercio.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 solo si deve se la politica non ha sincerit\u00e0,<\/p>\n<p>A ci\u00f2 solo si deve se la casa del dolore \u00e8 spoglia.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si deve se il creato di Dio si divide in nazioni,<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si deve se la comunit\u00e0 dell\u2019Islam \u00e8 sradicata.<sup>8<\/sup><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>In Europa Iqbal studi\u00f2 il pensiero dei grandi filosofi e il suo orizzonte si ampli\u00f2; il poeta osserv\u00f2 i progressi della scienza e i benefici nelle condizioni di vita delle popolazioni, ma si rese anche conto che il nazionalismo portava ad una competizione tra le nazioni europee. Prima di venire in Europa il suo atteggiamento era quello di un sufi e di un romantico; alcuni mesi dopo aver vissuto in occidente, Iqbal abbandon\u00f2 sufismo e romanticismo, mise da parte il nazionalismo e divent\u00f2 un fervente sostenitore del panislamismo. Secondo lui, gli europei avevano perso la fiducia nella vita dello spirito e nello sviluppo di una societ\u00e0 basata sull\u2019uguaglianza, sulla giustizia e sulla verit\u00e0 \u2013 sembra di sentire parole attuali. Pot\u00e9 toccare con mano i risultati pratici del nazionalismo che avrebbe condotto l\u2019Europa alla catastrofe di una guerra mondiale e successivamente alle decine di milioni di morti della seconda guerra mondiale. Il nazionalismo aveva creato barriere artificiali tra gli uomini e tra le nazioni: non aveva una base morale e spirituale ed era, anzi, diventato una fonte di conflitti tra i popoli dividendoli. Se quest\u2019idea fosse stata diffusa nel mondo dell\u2019Islam, avrebbe causato divisioni e incomprensioni, ritardando all\u2019atto pratico anche l\u2019indipendenza dell\u2019India.<\/p>\n<p>In una poesia (<em>ghazal<\/em>), \u201cMarzo 1907\u201d, mise in guardia l\u2019Occidente e l\u2019Oriente dai pericoli insiti in un nazionalismo basato su razza, colore e confini geografici, invitando l\u2019Oriente a non cadere nell\u2019errore che l\u2019Europa stava facendo:<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>O abitanti dell\u2019ovest! La terra di Dio non \u00e8 un negozio,<\/p>\n<p>L\u2019oro che considerate puro non \u00e8 che un vile metallo.<\/p>\n<p>La vostra civilt\u00e0 si suicider\u00e0 con la sua stessa spada,<\/p>\n<p>Il nido costruito su di un ramo fragile non potr\u00e0 durare.<sup>9<\/sup><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>E fu pi\u00f9 esplicito in una lirica successiva \u201cIl mondo dell\u2019Islam\u201d (<em>Dunia-i Islam<\/em>):<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Chi discriminer\u00e0 in base al colore e alla razza, perir\u00e0;<\/p>\n<p>Si tratti del Turco nella tenda o dell\u2019Arabo di alto rango.<sup>10<\/sup><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>In seguito spieg\u00f2 cos\u00ec il suo atteggiamento:<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Ho ripudiato il concetto di nazionalismo da quando non era noto n\u00e9 in India n\u00e9 nel mondo islamico. Sin dall\u2019inizio mi apparve chiaro, dagli scritti di autori europei, che il nazionalismo era l\u2019arma di cui aveva bisogno l\u2019Europa per scopi imperialistici, da diffondere nei paesi musulmani per rompere l\u2019unit\u00e0 religiosa.<sup>11<\/sup><\/p>\n<p><sup> <\/sup><\/p>\n<p>L\u2019ideale ultimo era la lealt\u00e0 alla \u201ccomunit\u00e0\u201d (<em>ummah<\/em>), un concetto pi\u00f9 ampio di quello della \u201cpatria\u201d: la comunit\u00e0 diventava per Iqbal un\u2019entit\u00e0 sopranazionale al posto delle realt\u00e0 geografiche.<sup>12<\/sup><\/p>\n<p>Lettore ed esegeta del <em>Corano<\/em>, della sostanza non della lettera,\u00a0 mise in guardia sia l\u2019Oriente che l\u2019Occidente dal diventare preda dell\u2019ateismo e del materialismo. Secondo Allama l\u2019errore pi\u00f9 grande fatto dall\u2019Occidente era stata la separazione tra Stato e Chiesa, una irrisolta <em>vexata quaestio<\/em>, che aveva portato l\u2019Europa nelle spire del materialismo. Lo ribad\u00ec in Inghilterra dove si era recato nel 1931 per partecipare alla Seconda Conferenza della Tavola Rotonda; invitato a parlare al suo antico Trinity College, a Cambridge, ammon\u00ec gli studenti a non cadere nell\u2019errore del materialismo, che li privava della loro vera anima:<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Venticinque anni fa ho visto i lati negativi di questa civilt\u00e0, facendo delle profezie, che erano state da me espresse verbalmente, anche se non le vedevo chiaramente: ci\u00f2 accadde nel 1907. Dopo sei o sette anni le mie profezie si avverarono, parola per parola. La guerra europea del 1914 fu il culmine degli errori sopradetti da parte delle nazioni europee nella separazione tra Stato e Chiesa.<sup>13<\/sup><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Iqbal aveva messo per iscritto questi pensieri nel settembre 1921 in una lettera a Wahid Ahmad, il direttore di \u201cNaqib\u201d:<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Il grande nemico dell\u2019Islam e dei Musulmani in quest\u2019epoca \u00e8 l\u2019idea di una distinzione razziale e di un nazionalismo territoriale. Quindici anni fa me ne resi conto per la prima volta. A quel tempo ero in Europa e questa constatazione port\u00f2 alla mia mente un cambiamento epocale. Infatti, il clima che si respirava in Europa mi fece diventare un vero musulmano: \u00e8 una lunga storia \u2013 la scriver\u00f2 quando avr\u00f2 tempo [&#8230;]. Non so quali potranno essere gli effetti dei miei scritti sulla vita degli altri, ma \u00e8 certo che questa idea ha influenzato mirabilmente la mia vita.<sup>14<\/sup><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Le idee espresse a Cambridge, ampliate, furono il tema della conferenza che Allama tenne a Roma, all\u2019Accademia d\u2019Italia, il 28 novembre 1931: il poeta parl\u00f2 \u201ca braccio\u201d, in inglese, su un \u201ctema etico-religioso\u201d \u2013 questa fu l\u2019unica notizia di cronaca riportata in un trafiletto dei quotidiani della capitale. Fu un vero peccato che la conferenza non sia stata scritta; il rammarico \u00e8 maggiore leggendo la \u201cscaletta\u201d che il poeta aveva scritto a mo\u2019 di guida e che \u00e8 stata pubblicata solo pochi anni fa.<sup>15<\/sup><\/p>\n<p>La conferenza si articolava in cinque punti:<\/p>\n<p>1. L\u2019Islam si muove verso l\u2019Occidente, la Russia verso l\u2019Oriente: dalla comprensione di questi due movimenti dipende il destino della civilt\u00e0 moderna e la relazione dell\u2019Inghilterra con il mondo dell\u2019Islam dal punto di vista morale, politico, economico.<\/p>\n<p>2. Tre sono le forze che determinano il mondo odierno: a) la civilt\u00e0 occidentale; b) il comunismo; c) l\u2019Islam.<\/p>\n<p>3. L\u2019Islam si muove verso l\u2019Occidente. Non \u00e8 decadenza, ma risveglio; \u00e8 un ricerca del potere.<\/p>\n<p>4. L\u2019Inghilterra e l\u2019Islam. Aspetto politico ed economico.<\/p>\n<p>5. Conviene ottenere l\u2019amicizia dell\u2019Islam.<\/p>\n<p>Da queste note qui sintetizzate si pu\u00f2 capire l\u2019interesse dell\u2019intera conferenza. Il discorso era un <em>excursus <\/em>complesso: un esame della situazione storica del movimento dell\u2019Islam e della volont\u00e0 di un dialogo con l\u2019Europa. Quest\u2019argomento era gi\u00e0 stato indicato nella prima delle conferenze di <em>The Reconstruction of Religious Thought in Islam<\/em>, quella relativa alla \u201cconoscenza ed esperienza religiosa\u201d:<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Negli ultimi cinque secoli il pensiero religioso nell\u2019Islam \u00e8 rimasto, in pratica, stazionario. Ci fu un tempo in cui il pensiero europeo aveva ricevuto ispirazione dal mondo islamico. Tuttavia, il fenomeno pi\u00f9 caratteristico della storia moderna \u00e8 la straordinaria rapidit\u00e0 con la quale il mondo dell\u2019Islam si muove spiritualmente verso l\u2019Occidente. Non c\u2019\u00e8 nulla di errato in questo movimento perch\u00e9 la cultura europea, nel suo aspetto intellettuale, \u00e8 solo un ulteriore sviluppo di alcune delle fasi pi\u00f9 importanti della cultura islamica. Il nostro unico timore \u00e8 che l\u2019esteriorit\u00e0 abbagliante della cultura europea possa arrestare il nostro movimento e non farci raggiungere la vera natura intima di quella cultura.<sup>16<\/sup><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Il tema fu approfondito nella sesta conferenza riguardante \u201cil principio di evoluzione nella struttura dell\u2019Islam\u201d:<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Sotto l\u2019aspetto politico l\u2019Islam \u00e8 solo un mezzo pratico per realizzare il principio dell\u2019unit\u00e0 divina (<em>tohid<\/em>), un fattore che opera nella vita intellettuale ed emotiva dell\u2019umanit\u00e0. Richiede lealt\u00e0 a Dio, non ai troni, e dato che Dio \u00e8 la base spirituale ultima di tutta la vita, la lealt\u00e0 a Dio equivale alla lealt\u00e0 dell\u2019uomo nei confronti della propria natura ideale. La base spirituale ultima di tutta la vita, cos\u00ec com\u2019\u00e8 concepita dall\u2019Islam, \u00e8 eterna e si rivela nella variet\u00e0 e nel cambiamento. Una societ\u00e0 basata su questo concetto della Realt\u00e0 deve conciliare, nella sua vita, le categorie della permanenza e del cambiamento; deve avere principi eterni che regolino la vita collettiva, perch\u00e9 l\u2019eterno ci d\u00e0 un punto di appoggio nel mondo del cambiamento perpetuo. Tuttavia, i princ\u00ecpi eterni, se sono usati per escludere tutte le possibilit\u00e0 del cambiamento che, secondo il <em>Corano<\/em>, \u00e8 uno dei pi\u00f9 grandi \u201csegni\u201d di Dio, tendono a immobilizzare ci\u00f2 che per sua natura \u00e8 essenzialmente mobile. Il fallimento dell\u2019Europa nelle scienze politiche e sociali \u00e8 un esempio del primo principio, l\u2019immobilismo dell\u2019Islam negli ultimi cinque secoli \u00e8 un esempio del secondo.<sup>17<\/sup><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Iqbal continua parlando della storia dell\u2019evoluzione nella struttura dell\u2019Islam (<em>ijtihad<\/em>) e del carattere della Legge dell\u2019Islam esaminando le situazioni locali, in particolare nella Turchia nazionalista che aveva \u201cassimilato l\u2019idea della separazione tra Chiesa e Stato dalla storia delle idee politiche europee\u201d. E conclude elencando le tre cose di cui ha bisogno l\u2019umanit\u00e0: \u201cuna interpretazione spirituale dell\u2019universo, una emancipazione spirituale dell\u2019individuo, princ\u00ecpi-base di importanza universale che siano di guida nell\u2019evoluzione della societ\u00e0 umana su una base spirituale\u201d.<sup>18<\/sup><\/p>\n<p>Per la parte relativa al comunismo ci \u00e8 di aiuto la sezione finale del terzo volume di poesie in urdu, <em>Zarb-i Kalim <\/em>[La verga di Mos\u00e8], intitolata \u201cLa politica in Oriente e in Occidente\u201d (<em>Syasyat-i Mashriq o Maghreb<\/em>): significative sono le poesie incluse quali \u201cComunismo\u201d (<em>Ishtarakiyat<\/em>), \u201cLa voce di Karl Marx\u201d (<em>Karl Marx ki avaz<\/em>), \u201cRivoluzione\u201d (<em>Inqilab<\/em>), \u201cLa politica dell\u2019Europa\u201d (<em>Syasat-i Afrang<\/em>), \u201cDemocrazia\u201d (<em>Jamhuriyat<\/em>).<\/p>\n<p>Nel <em>Javed-namah<\/em>, la sua <em>magnum opus<\/em>, attacc\u00f2 comunismo e capitalismo, due sistemi privi entrambi di umanit\u00e0:<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 della stirpe di Abramo l\u2019autore del <em>Capitale<\/em>, quel profeta senza Gabriele. La verit\u00e0 \u00e8 infatti implicita nel suo Errore: il suo cuore \u00e8 credente, il suo cervello \u00e8 ateo. Gli occidentali hanno perduto i cieli, cercano nel ventre il purissimo spirito! L\u2019anima pura non prende dal corpo forme e profumi, ma il comunismo non si interessa che del corpo. La religione di quel profeta che non riconobbe Dio \u00e8 basata sull\u2019uguaglianza del ventre, mentre la fratellanza ha il seggio nel cuore; nel cuore \u00e8 la sua radice, non in acqua e fango.<\/p>\n<p>Ed anche il capitalismo consiste nell\u2019ingrassare il corpo, il suo petto privo di luce \u00e8 vuoto anche di cuore!<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>Entrambi hanno anime insofferenti e impazienti, entrambi ignorano Dio e ingannano gli uomini. La vita per l\u2019uno \u00e8 produzione, per l\u2019altro riscossione di tasse: l\u2019uomo \u00e8 come un vetro in mezzo a queste due pietre! L\u2019uno porta alla rovina scienza, religione ed arte, l\u2019altro rapisce l\u2019anima al corpo, il pane alla mano. Li veggo ambedue annegati nell\u2019acqua e nel fango, ambedue hanno il corpo luminoso e il cuore oscurato; ma vita significa ardere e costruire nell\u2019azione, gettare nella polvere il seme del cuore!<sup>19<\/sup><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Non si salvava neppure la democrazia \u201cuna forma di governo in cui gli uomini si contano, non si soppesano\u201d; e non gli si pu\u00f2 dar torto sotto il profilo pratico dato che i voti si compravano e si comprano ugualmente in Oriente e in Occidente:<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Uno scrittore europeo [Stendhal] ha rivelato un segreto<\/p>\n<p>Anche se i saggi non svelano il nocciolo del problema:<\/p>\n<p>La democrazia \u00e8 quella forma particolare di governo<\/p>\n<p>Nella quale gli uomini si contano ma non si soppesano.<\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p>L\u2019ultimo punto della conferenza all\u2019Accademia d\u2019Italia riguardava l\u2019amicizia dell\u2019Islam; su questo argomento abbiamo la testimonianza del diplomatico italiano Pietro Quaroni che fu ricevuto da Iqbal nella sua casa di Lahore nel 1936; significativo questo passo, riportato a memoria anni dopo da Quaroni:<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Se volete dichiararvi amici o protettori dell\u2019Islam, e se volete che noi cominciamo a crederci, allora dovete cominciare con il rispettarci, con il dimostrarci che ritenete la nostra religione buona come la vostra.<\/p>\n<p>Potrebbe spiegarmi perch\u00e9 l\u2019Italia, proprio adesso, vuole ridiventare Rum? Finch\u00e9 l\u2019Italia resta l\u2019Italia, anche se \u00e8 un Paese cattolico, purch\u00e9 rispetti la nostra religione come noi rispettiamo la sua, non ci sono ragioni per non andare d\u2019accordo. Ma se l\u2019Italia vuole ridiventare Rum, allora non si faccia illusioni: essa trover\u00e0 contro di s\u00e9 tutto il mondo dell\u2019Islam come al tempo del Rum antico.<\/p>\n<p>Noi vogliamo liberarci dagli Inglesi, ma non certo per mettere qualcun altro al loro posto. Anzi, a dire la verit\u00e0, preferiamo liberarci da noi, con i nostri mezzi.<sup>20<\/sup><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Questo argomento era strettamente connesso con quello degli \u201cism\u201d \u2013 un termine che Iqbal detestava: Fascismo, Nazismo, Franchismo in Italia, Germania e Spagna rispettivamente, erano a favore dell\u2019Islam soltanto per i propri interessi politici. \u00c8 vero che in larghi settori dell\u2019India musulmana e in Inghilterra c\u2019erano state rimostranze per la visita di Iqbal a Roma e per il suo incontro con Mussolini: il poeta, in realt\u00e0, voleva capire il ruolo assunto dall\u2019Italia in Europa, forse perch\u00e9 il regime italiano non nascondeva la propria anglofobia, anche se non si era reso conto del fatto che, come gi\u00e0 capitato a Tagore e a Gandhi, la stampa italiana, controllata dal regime, avrebbe riportato non quello da lui detto ma quello che riteneva utile ai fini propagandistici. La dimostrazione sta nel fatto che i giornali e le riviste pubblicarono ampi articoli sulla poesia e filosofia di Iqbal, ma non riportarono nulla della conferenza se non due parole: tema etico-religioso.<\/p>\n<p>Nel novembre 1932 Iqbal ritorn\u00f2 a Londra per la Terza e ultima Conferenza della Tavola Rotonda: il Congresso Nazionale Indiano non era rappresentato e Iqbal abbandon\u00f2 la seduta quasi subito. Dopo aver tenuto in dicembre all\u2019Aristotelian Society di Londra la settima conferenza \u201cIs Religion possible?\u201d, si rec\u00f2 a Parigi per incontrare Henri Bergson e poi in Spagna su invito di Miguel Asin Palacios, l\u2019autore della controversa <em>Escatologia musulmana en la Divina Comedia<\/em>,<em> <\/em>apparsa nel 1919.<\/p>\n<p>Nel suo lavoro lo studioso iberico aveva descritto le analogie esistenti tra la costruzione del mondo ultraterreno nella <em>Commedia <\/em>e l\u2019escatologia musulmana: a sostegno della sua tesi portava comparazioni tra episodi dell\u2019opera dantesca e passi della letteratura araba. All\u2019epoca gli era stato controbattuto, in particolare dal mondo accademico italiano, che Dante non conosceva l\u2019arabo e che le opere arabe cui si riferiva l\u2019Asin Palacios non erano state tradotte in alcuna lingua europea al tempo di Dante. In realt\u00e0, queste controtesi, valide di per s\u00e9 stesse, erano state dettate in parte pi\u00f9 da un senso di consorteria che da un approccio veramente critico: si trattava di fare quadrato contro l\u2019Islam come se la fama di Dante potesse essere diminuita dalla conoscenza e da un uso di testi islamici e non viceversa accresciuta. Trent\u2019anni dopo, nel 1949, l\u2019orientalista italiano Enrico Cerulli pubblicava i risultati di un\u2019importante ricerca, <em>Il \u201cLibro della Scala\u201d e la questione delle fonti arabo-spagnole della Divina Commedia<\/em>:<sup>21 <\/sup>nella prima parte riportava i testi francese e latino relativi al viaggio celeste del Profeta (<em>al-mir\u2019aj<\/em>, cio\u00e8 l\u2019ascensione al cielo, da cui il titolo <em>La Scala<\/em>, ossia la salita) e alla visione dei cieli e dell\u2019inferno; nella seconda, i testi pressoch\u00e9 inediti, di autori medievali, contenenti notizie sulle tradizioni escatologiche musulmane. Lo scopo di questa seconda parte era quello di valutare quanto l\u2019Occidente conosceva delle idee musulmane sul Paradiso e sull\u2019Inferno indipendentemente dal <em>Libro della Scala<\/em>, che era una traduzione latina e francese, derivata a sua volta dall\u2019arabo.<\/p>\n<p>A questi aspetti dell\u2019osmosi Islam-Occidente pensava Iqbal quando scriveva le sue conferenze filosofiche, dicendo che,<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>con il risveglio dell\u2019Islam era necessario esaminare, in uno spirito indipendente, quanto il pensiero europeo e le conclusioni raggiunte potevano aiutare i musulmani nella revisione e, se necessario, nella ricostruzione del pensiero teologico dell\u2019Islam.<sup>22<\/sup><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Anche se il libro di Asin Palacios non \u00e8 stato rintracciato nella biblioteca personale di Iqbal,<sup>23 <\/sup>Allama ne conosceva di certo il contenuto perch\u00e9 il suo antico professore a Lahore, Thomas Arnold, aveva scritto, sempre nel 1919, una recensione del libro in oggetto.<sup>24 <\/sup><\/p>\n<p>Non dimentichiamo che agli inizi del 1932, in febbraio, Iqbal aveva pubblicato il <em>Javed-namah<\/em>,<sup>25<\/sup> <sup> <\/sup>in persiano, paragonabile nello schema al poema dantesco: una rappresentazione allegorica di un volo nel mondo Superiore, compiuto dall\u2019anima di Iqbal, che ha come suo Virgilio l\u2019anima del grande mistico persiano del XII secolo, Jalal ad-din Rumi. Iqbal non tocca per\u00f2 l\u2019Inferno, n\u00e9 fa alcun accenno al peccato; interessante \u00e8 il suo incontro con Nietzsche, il filosofo tedesco propugnatore della teoria dello \u00dcbermensch. La vera fonte del messaggio, dato al mondo da Iqbal, era lo spirito dell\u2019Islam: Nietzsche non credeva nella religione, per Iqbal questa era invece la sola sorgente di vita e di forza.<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto, Allama Iqbal fu il teorico del Pakistan: in un celebre discorso tenuto ad Allahabad, il 29 dicembre 1930, Muhammad Iqbal lanci\u00f2 l\u2019idea di una \u201cnazione musulmana\u201d, una \u201cIndia musulmana all\u2019interno dell\u2019India\u201d:<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Vorrei vedere il Panjab, la Provincia di Frontiera Nord-occidentale, il Sindh ed il Beluchistan, amalgamati in un unico Stato. L\u2019autonomia entro l\u2019impero britannico o fuori di esso e la formazione di un solido Stato musulmano nell\u2019India nord-occidentale mi sembra che siano il destino finale dei Musulmani, almeno di quelli dell\u2019India Nord-occidentale.<sup>26<\/sup><\/p>\n<p><sup> <\/sup><\/p>\n<p>A questo punto ci concediamo una digressione che riguarda il ruolo dell\u2019Italia nella questione del Pakistan, non rilevante ma significativo della propaganda svolta in quegli anni da alcuni musulmani indiani che dimoravano nel nostro Paese. Si tratta di un documento pressoch\u00e9 inedito, conservato nell\u2019Archivio Storico del Ministero degli Esteri:<sup> <\/sup>fu redatto agli inizi del 1942 da un musulmano indiano, M. I. Shedai,<sup>27<\/sup> che comp\u00ec molti viaggi in Italia e visse a Roma dal novembre 1940, in contatto con le alte sfere della diplomazia italiana in funzione anti-britannica, sino alla caduta del fascismo, e poi a Milano sino al crollo della Repubblica Sociale Italiana. Shedai, che svolgeva molti compiti per propagandare l\u2019idea dell\u2019indipendenza dell\u2019India, aveva organizzato da Roma trasmissioni radio (in codice, Radio Himalaya<sup>29<\/sup>), in lingua urdu, in funzione anti-britannica, rivolte ai musulmani dell\u2019India nord-occidentale, non senza l\u2019aiuto della Legazione Italiana a Kabul, retta a quel tempo dal ministro plenipotenziario Pietro Quaroni.<sup>29<\/sup><\/p>\n<p>Il documento, scritto in italiano un po\u2019 approssimato, ha il titolo di \u201cChe cos\u2019\u00e8 il Pakistan?\u201d; in nove cartelle dattiloscritte, Shedai illustra la genesi del movimento partendo dalla disgregazione dell\u2019impero moghul alla rapida marcia dei Russi sino alla frontiera con l\u2019India nella seconda met\u00e0 del XIX secolo, preludio a quella che sar\u00e0 l\u2019occupazione russa dell\u2019Afghanistan trent\u2019anni fa. Shedai esordisce illustrando la parola \u201cPakistan\u201d:<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Da due o tre anni anche in Europa s\u2019ode la parola \u201cPakistan\u201d, ma la gente si domanda cosa sia. \u0400 qualcosa di nuovo che \u00e8 venuto dall\u2019India oppure \u00e8 una delle solite creazioni inglesi? Qualcuno potrebbe chiedere spiegazioni sia intorno all\u2019etichetta, sia intorno al contenuto di questa nuova idea politica. Cominciamo con l\u2019esaminare innanzi tutto il titolo. Quanto al nome, certamente esso \u00e8 nuovo ma, come mostreremo ora, il contenuto \u00e8 molto vecchio.<\/p>\n<p>Pakistan, nel vocabolario politico, significa lo stabilimento di uno Stato autonomo come una unit\u00e0 federale della grande federazione indiana [non si parlava ancora di uno Stato a s\u00e9 stante], ma con il massimo possibile di autonomia sugli affari concernenti intimamente il popolo di una data regione. Quale \u00e8 questa regione? e qui la parola \u201cPakistan\u201d lo spiega essa stessa. Pakistan significa: Panjab (PA), Kashmir (KI), Sind (S), Beluchistan (TAN) [non si parlava a quel tempo del Bengala Orientale, oggi Bangladesh]. S\u2019intende quindi il governo autonomo comprendente un considerevole territorio, con una popolazione di circa 45 milioni di abitanti, dei quali la parte predominante, cio\u00e8 circa il 70%, \u00e8 musulmana.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Shedai traccia poi un breve profilo storico dell\u2019India moghul da Akbar ad Aurangzeb e analizza la situazione del paese sotto il colonialismo britannico, accennando all\u2019avanzata del colosso russo \u201cnell\u2019Asia Centrale in una rapida marcia verso le frontiere dell\u2019India\u201d. La seconda parte del documento riguarda gli eventi del XX secolo: gli anni della cooperazione tra hindu e musulmani, il fallimento del movimento unitario, la decisione dei musulmani di separare le proprie sorti da quelle degli hindu, la richiesta di un territorio autonomo, il Pakistan, che \u2013 dice \u2013 \u00e8 un\u00a0 nome nuovo per un\u2019antica sostanza.<\/p>\n<p>Passa infine ad esaminare pi\u00f9 dettagliatamente il problema con riferimento al ruolo dell\u2019Italia: l\u2019Italia \u2013 scriveva Shedai nel 1942 \u2013 \u00e8 la nazione pi\u00f9 in grado di \u201ccomprendere la mentalit\u00e0 orientale, specialmente i musulmani, sia del Mediterraneo sia al di fuori di esso, pi\u00f9 di ogni altra potenza europea, poich\u00e9 il movimento per l\u2019Orientalismo [sic, verso l\u2019Oriente] inizi\u00f2 proprio in Italia e le Repubbliche italiane di Venezia, Genova, Amalfi ebbero stretti contatti con il mondo islamico e quindi i loro popoli ancora conservano le vecchie tradizioni e le capacit\u00e0 di reciproca comprensione con i popoli d\u2019Oriente\u201d. L\u2019Italia quindi \u201cdovrebbe fare un passo innanzi e dichiarare al mondo che il futuro equilibrio dell\u2019India, o meglio del Vicino Oriente, dipende dallo stabilimento di uno Stato musulmano realmente indipendente in India, che sia libero dagli artigli degli industriali e dei finanzieri britannici\u201d.<sup>30<\/sup><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<hr \/>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Note<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<ol>\n<li>Muhammad Iqbal, <em>Il richiamo della carovana<\/em>,      Traduzione dall\u2019urdu con introduzione e note a cura di Vito Salierno,      Lahore, Iqbal Academy Pakistan, 2010, p.95.<\/li>\n<li>Ibidem, p.70.<\/li>\n<li>Ibidem, pp.84-85.<\/li>\n<li>G. E. von Grunebaum, <em>Problems of Muslim Nationalism<\/em>, in <em>Islam and the West<\/em>, edited by R. N. Frye, The Hague, 1957.<\/li>\n<li>Zafar Ishaq Ansari, <em>Iqbal and Nationalism<\/em>, in \u201cIqbal Review\u201d, Karachi, The Iqbal      Academy, April 1961, p.66.<\/li>\n<li>M. Iqbal, <em>Il richiamo della carovana<\/em>, cit.,      pp.134-135.<\/li>\n<li>Ibidem.<\/li>\n<li>Ibidem, p.135. <\/li>\n<li>Ibidem, p.125.<\/li>\n<li>Ibidem, p.187.<\/li>\n<li>Muhammad Iqbal, <em>Speeches and Statements of Iqbal<\/em>, compiled by \u201cShamloo\u201d,      Lahore, 1948, p.224.<\/li>\n<li>Vito Salierno, <em>Iqbal e il modernismo<\/em>, in \u201cAtti di      un Iqbal Day\u201d, Milano, Iqbal Foundation Europe, 2009, pp.44-64.<\/li>\n<li>Ghulam Hussain Zulfiqar, <em>Development of Iqbal\u2019s Mind and Thought<\/em>, Lahore, Bazm-i Iqbal,      1998, pp.40-41.<\/li>\n<li>Ibidem, pp.39-40.<\/li>\n<li><em>Notes of      lecture delivered in Rome and Egypt from the original in Iqbal\u2019s own hand<\/em>, in Khurram      Ali Shafique, <em>Iqbal. An Illustrated      Biography<\/em>, Lahore, Iqbal Academy Pakistan, 2006, p.157.<\/li>\n<li>Muhammad Iqbal, <em>The Reconstruction of Religious Thought in Islam<\/em>, edited and      annotated by M. Saeed Sheikh, Lahore, Institute of Islamic Culture, 2006,      p.126.<\/li>\n<li>Ibidem, p.117.<\/li>\n<li>Ibidem, p.142.<\/li>\n<li>Muhammad Iqbal, <em>Il poema celeste<\/em>, a cura di      Alessandro Bausani, Bari, Leonardo da Vinci editrice, 1965, pp.80-81.<\/li>\n<li>Pietro Quaroni, <em>Un poeta difficile<\/em>, in \u201cCorriere      della Sera\u201d, Milano, 11 febbraio 1956. Ristampato in <em>Il mondo di un ambasciatore<\/em>, Milano, Ferro edizioni, 1965,      pp.106-112.<\/li>\n<li>Pubblicato dalla      Biblioteca Apostolica Vaticana, e seguito nel 1972 da un testo aggiuntivo,      <em>Nuove ricerche sul \u201cLibro della      Scala\u201d e la conoscenza dell\u2019Islam in occidente<\/em>.<\/li>\n<li>M. Iqbal, <em>The      Reconstruction of Religious Thought in Islam<\/em>, cit., p.6. <em> <\/em> <\/li>\n<li>Muhammad Siddiq, <em>Descriptive Catalogue of Allama Iqbal\u2019s Personal Library<\/em>,      Lahore, Iqbal Academy Pakistan, 1983.<\/li>\n<li>\u201cModern Language Review\u201d, London, October 1919.<\/li>\n<li>Qualche mese dopo la      pubblicazione, il <em>Javed-namah <\/em>fu      ampiamente recensito da Maria Nallino, <em>Recente      eco indo-persiana della \u201cDivina Commedia\u201d: Muhammad Iqbal<\/em>, in \u201cOriente      Moderno\u201d, Roma, XII, 1932, pp.610-622. La nota islamista aveva tradotto,      annotandolo, un resoconto pubblicato a Lahore nel trimestrale \u201cThe Muslim      Revival\u201d, I, N.2, June 1932, pp.183-200.<\/li>\n<li><sup> <\/sup>Ghulam Hussain Zulfiqar (edited), <em>Pakistan as visualized by      Iqbal &amp; Jinnah<\/em>, Lahore, Bazm-i Iqbal, s.d., p.20.<\/li>\n<li>M. I. Shedai      (Sialkot 1888-Lahore 1974), attivo propagandista nel Panjab, poi in      Afghanistan e in Turchia, fu inviato dal suo partito, l\u2019Hindustan Ghadar      Party, in Italia nel 1923 per prendere contatti con il governo fascista.      Alla fine del 1926 Shedai si spost\u00f2 in Francia e poi per un breve periodo      in Svizzera sino al definitivo ritorno a Roma nel novembre 1940: qui      lavor\u00f2 per la sezione Affari Transoceanici del Ministero degli Esteri,      diretta da Renato Prunas. Dopo la caduta della Repubblica Sociale Italiana      visse in Pakistan per alcuni anni svolgendo incarichi diplomatici      marginali: torn\u00f2 poi in Italia per insegnare urdu all\u2019Universit\u00e0 di Torino      sino alla fine degli anni Sessanta, quando part\u00ec definitivamente per la sua      terra.<\/li>\n<li>Il nome \u201cHimalaya\u201d      fu preso dal titolo della prima poesia di Allama Iqbal nella raccolta in      urdu, <em>Bang-i Dara <\/em>(Il richiamo della carovana).<\/li>\n<li> Pietro Quaroni, op. cit.<\/li>\n<li> Archivio Storico del Ministero Affari      Esteri (ASMAE), Roma, Gab. Min. (1923-1943) busta 725 (Gab.408). <\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Intervento al Congresso Internazionale\u00a0\u00a0 Il pensiero politico di Allama Iqbal svoltosi il 16 maggio 2012 a Palazzo Sormani di<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[52],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.0 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Intervento di Vito Salierno | Arte e Luoghi<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2012\/05\/19\/intervento-di-vito-salierno\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" 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