{"id":8747,"date":"2020-07-21T15:18:14","date_gmt":"2020-07-21T13:18:14","guid":{"rendered":"https:\/\/arteeluoghi.it\/?p=8747"},"modified":"2020-08-16T15:29:15","modified_gmt":"2020-08-16T13:29:15","slug":"senza-piu-alibi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2020\/07\/21\/senza-piu-alibi\/","title":{"rendered":"Senza pi\u00f9 alibi"},"content":{"rendered":"\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Considerazioni all\u2019indomani delle decisioni del Consiglio Europeo<\/p><cite>di Walter Cerfeda<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Ora che la partita \u00e8 finita, tocca a noi. Le decisioni del Consiglio europeo sono inequivocabili, sono positive, ma ci mettono anche con le spalle al muro. All\u2019Italia arriva una valanga di soldi. Tra i 97 miliardi gi\u00e0 stanziati e disponibili dal 1 giugno per l\u2019emergenza del 2020, si aggiungono i 209 stanziati ieri. Il totale di 306 miliardi \u00e8 impressionante. E\u2019 una somma che equivale a 17 punti di Pil, per un Paese come il nostro che, dal 2000 al 2019, \u00e8 stata capace di realizzarne meno di quattro punti. Inoltre oltre agli 82 miliardi a fondo perduto, i restanti 224 sono sotto forma di prestiti a tasso zero da restituire dal 2026 al 2056. Ci\u00f2 vuol dire un risparmio incalcolabile sui tassi di interesse se quella cifra, l\u2019avessimo invece chiesta al mercato e, di conseguenza, senza doversi esporre ai rischi dello spread.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><br> Sono soldi figli di un debito fatto dall\u2019Europa in comune per la prima volta, di cui siamo beneficiari addirittura per ben un 30% del montante complessivo. Un\u2019 erogazione cos\u00ec generosa e senza precedenti, non solo per una dovuta solidariet\u00e0 verso un Paese che \u00e8 stato cos\u00ec colpito dal virus, ma anche perch\u00e9 siamo il Paese con la crescita sempre pi\u00f9 bassa e il debito sempre pi\u00f9 alto di tutta l\u2019Europa, di cui siamo, per questo, l\u2019anello pi\u00f9 debole e pi\u00f9 fragile. Per questo i tanti soldi stanziati sono proprio per cercare, senza pi\u00f9 alibi, di metterci al passo degli altri senza rappresentare pi\u00f9, invece un pericolo. Soldi tutti solo ed esclusivamente per spese di investimento e non per spesa corrente, non per assistenzialismo e a pioggia e non per rattoppi di bilancio. E quello che si firmer\u00e0 al termine della procedura (presentazione a met\u00e0 ottobre del Piano di rilancio con il crono programma degli investimenti e delle riforme che ci si impegna a realizzare e poi la discussione e l\u2019auspicabile approvazione da parte della Commissione) sar\u00e0 un vero e proprio contratto di durata quinquennale, fino al 2025. Un contratto non fra persone (Conte e la Von Der Layen), ma fra istituzioni, ovvero tra il Governo italiano e la Commissione europea, il cui recesso, ovviamente sempre possibile, farebbe decadere immediatamente non solo gli impegni ma anche gli aiuti, francamente rendendo molto difficile capire, a quel punto, con quali altri soldi e per quale prospettiva.<br> Aiuti quindi in cambio di investimenti e di riforme e senza alcuna condizionalit\u00e0 essendo caduto anche quella del diritto di veto, trasformatosi nel testo finale invece in un semplice diritto ad una discussione in caso di comportamenti difformi, in seno al Consiglio, lasciando per\u00f2 inalterato il potere decisionale conclusivo della Commissione, come previsto dai Trattati.<br> Ma proprio su questo scambio che per l\u2019Italia si gioca la partita pi\u00f9 difficile e pi\u00f9 a rischio.<br> Perch\u00e9 finora e nel corso lungo degli anni, tutto abbiamo saputo fare meno che piani concreti di investimento e di riforme. Tutte le risorse europee, quelle dei fondi strutturali e quelle delle tante flessibilit\u00e0 ricevute, al di l\u00e0 delle inascoltate raccomandazioni europee, sono spesso diventate residui passivi o distribuite con progetti di matrice clientelare e a pioggia. Esattamente come tutte le poche risorse nazionali finite allo stesso modo, con l\u2019aggravante di averle quasi sempre prese a debito, scassando i conti dello Stato. Per questo gli alibi sono davvero finiti, per un Paese abituato a chiacchierare di riforme e poi a non farle. Ricordo che di quelle richieste nel 2011 da Mario Draghi con la famosa lettera per salvarci dal precipizio, non ne abbiamo fatta nemmeno una e che lo stesso ultimo e giusto decreto di questi giorni sulla semplificazione prevede ben 123 decreti attuativi.<br> L\u2019Europa quindi ci ha aperto l\u2019ombrello sotto il quale ci siamo ben riparati: attenzione per\u00f2 ora a non farglielo, prima o poi richiudere.<br> Ma perch\u00e9 le istituzioni europee, la Germania e la Francia si sono tanto battute non solo per noi, ma realizzando decisioni inimmaginabili solo fino a pochi mesi fa?<br>  Per il disastro provocato dalla pandemia, certo, ma ancora di pi\u00f9 per le conseguenze che essa ha provocato.<br> In questi giorni il nostro tasso di europeismo \u00e8 sembrato pi\u00f9 condizionato da quanti soldi riuscivamo a spuntare che per le ragioni per cui si era deciso di farlo. <br> E le ragioni purtroppo sono semplici: la pandemia ha bloccato i quattro motori del mondo. Il crollo dei pil negli Stati Uniti, in Europa, in Giappone sono impressionanti ed anche quello cinese \u00e8 di fatto precipitato.<br> Gli scambi internazionali sono paralizzati e la loro ripresa, se avverr\u00e0, lo sar\u00e0 soltanto quando ciascuna di queste quattro grandi economie, saranno state capaci di ricostituire una base ed una struttura competitiva. Per questo la priorit\u00e0 assoluta oggi non \u00e8 quella dell\u2019esportazione in mercati che non ricevono e non bevono, quanto quello di rilanciare e rafforzare i mercati interni, come la precondizione per essere pronti per un eventuale dopo. Questo la Germania l\u2019ha capito subito proprio perch\u00e9 la met\u00e0 della sua ricchezza derivava proprio dall\u2019export. <br> Per questo la svolta e anche per questo l\u2019abbandono della politica del rigore e dell\u2019austerit\u00e0. Perch\u00e9 quella politica, impedendo e tenendo basse le spese, era l\u2019unica via che aumentava la competitivit\u00e0 delle esportazioni, delle quali quelle tedesche ne hanno ricevuto un vantaggio straordinario.<br> Ma ora la fase economica \u00e8 cambiata, e quindi la ricchezza passa dal rilancio del mercato interno europeo e non dall\u2019export, e l\u2019emissione di un forte debito comune serve per evitare che la crisi si trasformi in depressione segnata dal crollo dei consumi e quindi degli investimenti e dell\u2019occupazione. Di questo si tratta. Ma per farlo serviva la svolta dell\u2019 emissione di un debito comune di tutti i 27 Paesi europei chiamati a garantirlo in solido, che proprio per questo rappresenta un forte salto  verso una nuova integrazione.<br> Questa, e non i soldi, \u00e8 stata la vera posta in gioco delle lunga trattativa di Bruxelles. Ed i frugali erano contro questo che si sono battuti, prendendo in ostaggio l\u2019Italia e le sue storiche pecche. E\u2019 sull\u2019avvio di una nuova fase politica europea che olandesi e scandinavi non erano, non sono e non saranno d\u2019accordo. Perch\u00e9 l\u2019economia olandese \u00e8 sempre stata un\u2019economia mondo, un\u2019economia di libero mercato di cui l\u2019Europa ne era un corollario a condizione di non diventare mai qualcosa di pi\u00f9. E\u2019 la filosofia inglese che \u00e8 tornata a manifestarsi e Conte \u00e8 stata le nuora cui strillare perch\u00e9 suocera, la Merkel, intendesse. Cos\u00ec, su tutto altro versante, gli scandinavi che presumono, a torto o a ragione, di godere i vantaggi di un\u2019oasi perfetta, hanno sempre osteggiato che l\u2019Europa, diventasse un unicum pi\u00f9 vasto nel quale si poteva correre il rischio dell\u2019annacquamento delle loro prerogative di Paesi con la pancia piena. Visegrad e austriaci sono stati invece sempre un\u2019altra cosa. La loro visione di Europa \u00e8 una visione  mercantile perch\u00e9 al loro abbaio non pu\u00f2 mai corrispondere il morso, perch\u00e9 sono economie che senza l\u2019accesso ai fondi europei, andrebbero in un attimo a gambe per aria.<br> Per tutto questo per\u00f2 guai illudersi di essere gi\u00e0 approdati alla sponda opposta. La navigazione continuer\u00e0 ad essere tormentata con una prevedibile lunga guerriglia che non perder\u00e0 occasione per manifestarsi, sapendo per\u00f2 che quanto avvenuto in questi giorni, hanno confermato che tutte le istituzioni europee \u2013 Commissione, Parlamento, Bce e anche Consiglio per il lavoro improbo ma brillante fatto da Michel, la Germania, la Francia e l\u2019intero blocco dei Paesi del sud Europa, hanno mostrato di avere la forza e la convinzione politica per andare avanti.<br> Due ultime notazioni a margine. <br> La prima i fondi ed il Mes. Attenzione agli improvvisati contabili di casa nostra. Abbiamo ottenuto 38 miliardi in pi\u00f9, quindi possiamo rinunciare ai 37 del Mes, confondendo cos\u00ec le mele con le pere. I due fondi sono del tutto distinti per tempi e modalit\u00e0. I 209 miliardi sono per la ricostruzione e non per l\u2019emergenza e la loro erogazione riguarder\u00e0 la seconda met\u00e0 del 2021 e non il 2020. In pi\u00f9 sono fondi per spese su capitoli di investimento che non riguardano quelli del Mes. Anzi, proprio per marcarne la distinzione, nel testo conclusivo dell\u2019accordo, proprio sulla sanit\u00e0 vengono tagliati i fondi (insieme alla spesa rurale, la ricerca e quella estera). In pi\u00f9 per accedere a questi fondi bisogner\u00e0 presentare e rispettare un crono programma di impegni e di riforme, mentre quelli del Mes non lo sono e sono cash dal primo giugno, con il solo vincolo di spenderli per la sanit\u00e0 pubblica e Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno dopo tutto quello che \u00e8 successo e che rischia prevedibilmente ancora di succedere. Liberi ovviamente di non accedervi per altre ragioni, ma per favore senza acrobazie contabili o raccontando frottole.<br> La seconda: Salvini. Salvini oggi, dopo il Consiglio, \u00e8 come l\u2019ultimo giapponese in Europa e forse anche in Italia. Anche Orban e la Polonia di Duda, cos\u00ec come la Slovacchia o i rumeni si sono ben guardati di dire e fare le cose che l\u2019ex capitano non smette di sostenere a casa nostra. Gli unici e flebili epigoni disponibili sul mercato, restano Trump e Bolsonaro, sui cui disastrosi risultati sanitari ed economici \u00e8 meglio stendere un velo pietoso. Anche il povero Boris Johnson, ha smesso di esserlo, perch\u00e9 per essersi ispirato non all\u2019Europa, ma allo strappo con essa e all\u2019isolazionismo, ora si trova, dopo solo pochi mesi, con una Gran Bretagna sprofondata nella pi\u00f9 terribile recessione economica, sociale e anche sanitaria, mai conosciuta e che forse a quei 750 miliardi europei ora guarda come il lupo della favola guardava all\u2019uva.<br> Per\u00f2, attenzione, Salvini, ultimo e solo in Europa \u00e8 tuttavia ancora il primo dei partiti in Italia. Questo la dice lunga sulla profondit\u00e0 dei guasti e della devastazione culturale e politica che in questi anni si \u00e8 prodotta nel nostro Paese ed anche nella nostra gente. Guai quindi abbassare la guardia, avendo invece la consapevolezza della salita dura e difficile che ancora resta da fare.<br> Sapendo per\u00f2 che oggi dall\u2019Europa \u00e8 arrivata tanta di quella benzina che potrebbe consentirci, quella salita, di poterla fare molto pi\u00f9 velocemente, per riacchiappare in fretta un fuggitivo, che dopo il Consiglio \u00e8 anche visibilmente cotto e senza pi\u00f9 fiato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Considerazioni all\u2019indomani delle decisioni del Consiglio Europeo di Walter Cerfeda Ora che la partita \u00e8 finita, tocca a noi. 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