{"id":945,"date":"2012-11-03T09:10:07","date_gmt":"2012-11-03T08:10:07","guid":{"rendered":"http:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2012\/11\/03\/dalla-grembart-allaffrescare-il-cielo\/"},"modified":"2012-11-03T09:10:07","modified_gmt":"2012-11-03T08:10:07","slug":"dalla-grembart-allaffrescare-il-cielo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2012\/11\/03\/dalla-grembart-allaffrescare-il-cielo\/","title":{"rendered":"Dalla Grembart all\u2019Affrescare il cielo"},"content":{"rendered":"<p><img src=\"\/images\/stories\/spada.11.jpg\" border=\"0\" title=\"Raffaele Spada, Notturno di festa, 2009, tecnica mista su tela, cm60x80\" width=\"450\" style=\"float: left; margin: 21px;\" \/><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;inaugurazione della mostra,\u00a0 allestita nel Castello Carlo V di Lecce, il 5 novembre 2012, alle ore 18<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>LA PITTURA DOGLIANTE DI RAFFAELE SPADA<\/strong><\/span><\/p>\n<p>di Maurizio Nocera<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Nel 2001, ero a Lecce, nello studio del pittore Raffaele Spada. Parlavamo della storia dell\u2019arte e delle moderne linee di tendenza della pittura italiana, quando il Maestro, mostrandomi uno dei suoi ultimi dipinti, mi dice: \u00abIo sento la mia pittura come ormai giunta ad un punto di coagulo della mia esperienza artistica. La sento come qualcosa di profondo, come un qualcosa che nasce da un intimo che sconfina con l\u2019abisso, la sento come Grembart\u00bb.<\/p>\n<p>Era la prima volta che sentivo questo neologismo \u2013 \u201cGrembart\u201d \u2013; chiesi quindi al Maestro di spiegarmi meglio cosa intendesse con questa parola. Rispose: \u00abLa mia Grembart vuole essere un ritorno al grembo originario idealizzato dal mare e da finestre che si aprono sul cosmo dove il chimico-elettrico del blu contiene strutture e pieghe che, fluttuanti, viaggiano verso l\u2019ignoto. Io non dipingo ci\u00f2 che \u00e8, ma quello che potrebbe essere\u00bb.<\/p>\n<p>  <!--more-->  Dopo questa risposta, ritornai a guardare i suoi ultimi dipinti ed effettivamente mi accorsi di questo luogo\/grembo di cui egli parlava: un Utero della grande Madre Terra metaforizzato nel blu marino e celestiale. Il pensiero mi vol\u00f2 subito a dieci prima, al 1991, quando con Antonio L. Verri, avevamo compilato un catalogo dell\u2019artista ed io volli che si intitolasse \u201c<em>S\/Fondali<\/em>\u201d (Centro Pensionante de\u2019 Saraceni, Lecce). Allora, quel titolo mi era nato spontaneo senza, cio\u00e8, che ci ragionassi sopra pi\u00f9 di tanto. Avevo semplicemente \u2013 com\u2019era in voga in quegli anni a fare uso di certi sperimentalismi \u2013 messo la \u201c<em>S<\/em>\u201d, che stava per Salento, e \u201c<em>Fondali<\/em>\u201d, che stava per fondali marini, per cui alla fine veniva fuori un titolo che, decriptato, si poteva leggere \u201c<em>Fondali del Salento<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>In copertina avevamo scelto un\u2019immagine tratta da un grande dipinto del Maestro, uno dei suoi ultimi di quel periodo, \u201c<em>Il sogno di Ar<\/em>\u201d (tecnica mista su tela, cm 60&#215;80, 1990), che appunto mostrava tutta la complessit\u00e0 del profondo, dell\u2019intimo, dell\u2019inconscio materico. A riguardarla ora quell\u2019immagine, mi accorgo effettivamente di trovarmi davanti ad una sorta di enorme grembo di una Grande Madre, che \u00e8 poi la Madre di tutte le madri, la Madre Terra, dentro cui ribolle il liquido magmatico o, se si vuole, amniotico, che genera la Vita. Forse, senza avere piena coscienza di tale scombussolamento interiore, l\u2019artista Raffaele Spada ha fatto nascere un nuovo modo di fare pittura: combinare gli elementi immaginifici con nuovi cromatismi e nuove prospettive.<\/p>\n<p>Verri si era immediatamente accorto di questa novit\u00e0, tanto che, nel Catalogo, scrive: \u00abOggi siamo davanti ad una delle ultime tele di Raffaele Spada. Pi\u00f9 che mai senza rancore. Un\u2019esplosione. Coinvolgente. Forse la nascita dell\u2019universo. Piani spezzati che mostrano profondit\u00e0 chimico elettriche. Materia dominata da segreti e turbolenze. La vita sta per cominciare. O per finire. \u00c8 un momento alchemico \u2013 sono spariti l\u2019ironia e la leggerezza di altre opere che conoscevamo, i simulacri in pietra, gli aquiloni continuamente veleggianti&#8230; Masse di materia che si disgregano. Aperture. Varchi: che al pari del pittore di scuola umbra di Enzensberger anche Spada si stia orientando a dipingere la fine del mondo? Ma come si fa a dipingere la fine del mondo?\u00bb.<\/p>\n<p>E s\u00ec, constato con stupore ora, e ovviamente col senno di poi, che Verri aveva colto nel segno, perch\u00e9 effettivamente Raffaele Spada tent\u00f2 allora (ma oggi ci \u00e8 sicuramente riuscito) di dipingere la fine del mondo. Gi\u00e0 in quello stesso catalogo, nella sezione delle opere, appaiono alcuni dipinti che a guardarli \u00a0non si pu\u00f2 non constatare che si tratta di visioni apocalittiche, e nello stesso tempo di magma profondo rigenerativo. Ad esempio, nel dipinto \u201c<em>Programma conclusivo<\/em>\u201d (olio e materico su tela, cm 80&#215;60, 1986), dipinge un sole appena rosso che si sgretola su un\u2019umanit\u00e0 disperata e morente con un cromatismo opaco da fine del mondo. Un altro dipinto, ancora pi\u00f9 sconvolgente, almeno dal punto di vista degli eventi che accadranno l\u2019anno dopo con la caduta del muro di Berlino, e che si intitola \u201c<em>Il muro<\/em>\u201d (tecnica mista su tela, cm 71&#215;80, 1988), l\u2019artista dipinge un sole rossastro striato di verde che si sgretola su una massa identificabile come una muraglia graffitata che a sua volta si sgretola e va in rovina. Il pittore qui ha fatto s\u00ec che da un\u2019umanit\u00e0 semplicemente disegnata sul muro si risvegli dal suo sonno profondo e, attraverso una sorta di resurrezione, sortire viva e palpitante dal disegno stesso. I cromatismi del dipinto tendono tutti alla combinazione caleidoscopica di colori granulati con effetti elettrico-chimici splendenti.<\/p>\n<p>In quello stesso catalogo, ci sono poi altri dipinti, che a guardarli oggi, non fanno altro che confermare l\u2019idea che l\u2019artista aveva gi\u00e0 di questo suo nuovo modo di intendere e fare arte e che egli chiama Grembart. Ma come ci \u00e8 arrivato a tale risultato?<\/p>\n<p>Raffaele Spada \u00e8 partito da una riflessione amara su come la Terra sia stata ridotta dalla voracit\u00e0 egoistica dell\u2019uomo, ridotta a un immondezzaio; persino lo stesso uomo si \u00e8 abbrutito a tal punto da non riconoscersi neanche da se medesimo; per cui l\u2019artista \u00e8 andato alla ricerca di un qualche valore possibile, che sia almeno resistito allo spaventoso tsunami che sembra aver travolto tutto e ogni cosa. Non trovandolo, si \u00e8 allora immaginato sulla tela una Terra in rovina, sconvolgente, abissale, ancestrale, di magma ectoplastico, di astralit\u00e0 stromatolitiche, e solo dentro alla stessa Terra o, se si vuole, all\u2019interno del suo grande Utero universale (il Grembo della Grande Madre) ha cominciato ad individuare come una sorta di resurrezione, di rigenerazione, di nuova Vita. \u00c8 il solo modo, secondo lui, di tentare la riconciliazione di Dio con l\u2019uomo, la Natura con la natura, l\u2019uomo con se stesso e gli elementi della Madre Terra con le Divinit\u00e0 Ctonie, nella speranza di rivedere il bagliore aurorale di una nuova Vita.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Della fine ricerca dell\u2019artista se n\u2019era accorto pure il professore Giancarlo Sergio che sul giornale \u00abIl Corriere del Sud\u00bb scrive: \u00abCi\u00f2 che caratterizza il lavoro di questo artista \u00e8 che la sua pittura non pu\u00f2 essere inserita in alcuna classificazione, n\u00e9 fa parte di uno dei tanti \u201cismi\u201d del Novecento. Superata da tempo la tradizionale paesaggistica meridionale, come le opere di soggetto sacro, tematiche in cui eccelleva e per la sapiente tecnica compositiva e per un cromatismo prezioso e raffinato e nella stesura e nelle tonalit\u00e0, quest\u2019artista ha voluto fortemente quanto caparbiamente andare \u201coltre\u201d per trovare una sua identit\u00e0 nel variegato mondo dell\u2019arte. Per molti anni si \u00e8 dedicato alla ricerca per superare la realt\u00e0 e per inoltrarsi in dimensioni e spazi mai percorsi e quindi sconosciuti. Una ricerca catartica, capace di liberarlo dal retaggio della tradizione e dalla cultura artistica contemporanea; una ricerca che, anno dopo anno, si \u00e8 rivelata quasi ossessionante, continua, sofferta, per uscire fuori dal labirinto e dalle pastoie della tradizione. \/ E cos\u00ec, man mano, la sua ricerca l\u2019ha portato ad una visione-rivelazione di un cosmo primordiale senza tempo, scaturito da esplosioni ed implosioni del magma primigenio alimentato da una \u201cvis\u201d incontenibile, irrefrenabile ed inesauribile, destinata a separarsi prima e a ricompattarsi poi in mille e mille \u201csituazioni\u201d in cui tagli e profondit\u00e0, vortici e volumi, cadenzano il tutto senza soluzioni di continuit\u00e0 oppure trovano uno sbocco nell\u2019identit\u00e0 cosmogonica\u00bb (cfr. anno IX, n.2, 2000).<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Esplosioni ed implosioni, come Giancarlo Sergio scrive, comportano sempre la luce, una luce particolare, che per Raffaele Spada significa sofferenza, doglianza, ma anche Vita. Il parto di una nuova creatura \u00e8 impensabile senza il dolore, senza la doglianza appunto. E sempre la luce \u00e8 parto di sofferenza vitale, e di luce come parto vitale \u00e8 fatta la pittura di Raffaele Spada. Nel 1991 scrivevo: \u00abOltre ogni limite \u00e8 l\u2019amore di questo artista per la luce. Non per quella artificiale, non per quella manipolata dall\u2019uomo, ma per l\u2019astrale, la solare, per quella nostra balzante luce che \u201cgioca\u201d, quando gioca, con le mille e mille rifrangenze possibili\/inspiegabili sulla pietra, pure su quella angariata di certi vecchi angoli barocchi di terra d\u2019Otranto. Con questa luce egli ama lavorare, \u201cgiocare\u201d sulla tela nella solitaria quiete tufacea, in nascondigli messapici, e trasportarla senza riposo con infiniti, sottilissimi veli, impercettibili quasi; con essa poi inventare, creare, dare senso alle sue tele ormai gi\u00e0 materiche, ormai gi\u00e0 inspessite di figure sfangate, di vortici turbolenti, di sostrati di puro colore, ma al contempo leggerissime come voli della speranza\u00bb (cfr, \u201c<em>Il Grifo benigno della pittura<\/em>\u201d, Catalogo, Lecce 1991, p. 9).<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>La luce di Raffaele Spada \u00e8 quella dell\u2019immensit\u00e0 celestiale, dei molti blu del cielo, sia che esso sia \u201cscartato\u201d, come lui ama dipingerlo, o semplicemente naturale come spesso appare in non pochi dei suoi stupendi paesaggi salentini. Tanto che il filosofo Paolo Protopapa, nel presentargli la mostra nella agreste cornice dell\u2019antica masseria Torcito, scrive: \u00abSpada, con magici spruzzi di pennello nei morbidi ondulati dell\u2019affresco, veste il cielo. Letteralmente: affresca il cielo rinnovandolo nelle sue creature primigenie, le nuvole. Cirri e nembi, ma anche grappoli e festoni di corpi scarnificati [\u2026] e insieme dinamici, significativamente sinuosi entro uno spazio-ritmo ciclico, rivelatori di un presagio estetico che sembra mimare la platonica \u201cimmagine mobile dell\u2019eternit\u00e0\u201d. [\u2026]. \u201cAffrescare il cielo\u201d non \u00e8 per Raffaele Spada gioco coloristico o cortigianeria fatuamente \u2018alla moda\u2019, n\u00e9 tantomeno rammemorazione nostalgica di un protettivo \u201cventre materno\u201d infantilmente preteso. Al contrario: il dolore-del-ritorno (<em>n\u00f2stos-algia<\/em>) \u00e8 feconda proiezione nel futuro, ansia mai doma di piegare la brutalit\u00e0 inerte della materia ai valori fondativi dell\u2019ethos, spiando con la commozione virginale dell\u2019arte l\u2019incipit aurorale della forma che \u2018avviene\u2019. Solo cos\u00ec il fulmine dell\u2019intuizione pi\u00f9 ardita riesce a lambire l\u2019oltrepassamento sublime del \u2018logos\u2019\u00bb (cfr. \u201c<em>Affrescare il cielo\u201d,<\/em> in \u00abAnxa News\u00bb, Gallipoli maggio 2005, p. 16).<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Quando noi oggi osserviamo le tele di Raffaele Spada non possiamo non domandarci da dove provengono quegli squarci \u201cscartati\u201d nel cielo; quella sua ricerca della platonica \u00abimmagine mobile dell\u2019eternit\u00e0\u00bb, opportunamente citata da Paolo Protopapa. Ed \u00e8 allora che ci chiediamo: cosa l\u2019artista si propone di vedere attraverso quegli \u201cscartamenti\u201d? Forse la nettezza dell\u2019eternit\u00e0? Forse la purezza dell\u2019incanto di un bimbo innocente volato via per sempre in spazi insondabili fatti unicamente di luce e di intensi profumi sacrali? Forse. Per noi, per\u00f2, il suo silenzioso dipingere sta l\u00ec come monito a farci vedere il disastro provocato dall\u2019uomo, sta l\u00ec a farci riflettere sui mali del mondo. Mai potremo dimenticare quel suo dipinto profetico di pi\u00f9 di vent\u2019anni fa: la \u201c<em>Venere ecologica<\/em>\u201d (tecnica mista su tela, cm 59&#215;76, 1988); quel volto dolce e bellissimo, sobrio e soave, di Madonna Botticelli, che sta per affondare in una busta di plastica. A rivederlo oggi quel dipinto ci viene da piangere, perch\u00e9 effettivamente in questi ultimi vent\u2019anni l\u2019uomo \u00e8 stata capace di far affondare il pianeta nella plastica, nell\u2019immondizia, nella sporcizia, nell\u2019anima truce e nera della cattiveria. Nella \u201c<em>Venere ecologica<\/em>\u201d di Raffaele\u00a0 Spada, dipinta con tecnica materica (acrilico, olio e tufo) e con cromatismi luminosi di luce solare sostenuta da vortici spiraliformi, c\u2019\u00e8 tutta la sofferenza, la doglianza della nostra immatura umanit\u00e0. E Lei, Madonna in plastica, che dall\u2019alto del cielo perlato di rossoazzurracei psichedelici, con l\u2019indice ci fa vedere il crollo, la caduta, la disperazione, l\u2019obnubilamento della coscienza.<\/p>\n<p>\u00c8 da l\u00ec, da questo dipinto, che \u00e8 partita la Grembart di Raffaele Spada, una tecnica ed un\u2019arte pittorica che sfidano il tempo, che tengono conto della grande storia dell\u2019arte, del Masaccio, di Raffaello, di Michelangelo, di Leonardo, e nello stesso tempo, tecnica e arte che si proiettano nella pi\u00f9 effervescente modernit\u00e0 di Picasso, Modigliani, Gaud\u00ec, Dal\u00ec, Chagall, Matisse, anche se poi, a sentire l\u2019artista, egli ama dire: \u00abI miei maestri in arte sono: Leonardo, il mare e il vento\u00bb.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Non a caso, a intuire per primo il valore di denuncia e della catarsi della nuova nascente arte fu un filosofo cileno Sergio Vuskovic Rojo. \u00c8 stato lui a dirci per primo che la Grembart di Raffaele Spada \u00abci apre la porta a nuovi stupori [&#8230;] che la [sua] pittura, [\u00e8] come [una] forza originaria che produce armonia, [&#8230; che] le [s]ue opere hanno l\u2019energia del fulmine e la capacit\u00e0 di superare il luogo della mente, [&#8230;che] la Grembart, la cui ossatura geometrica non appartiene ad una sola figura, bens\u00ec al passaggio da una figura all\u2019altra, si presenta come un\u2019architettura viva, labile che respira, e non come una mera semplice scenografia. In essa sono in assoluto preminenti le linee curve, intese come creazione della vita animale e vegetale ed un abbandono, anche esso assoluto, delle linee rette, intese come manifestazione tardiva della civilt\u00e0 tecnologica, che affonda nel Suono che avvolge, che si muove in cerchi concentrici, che semplicemente naviga. Geometria curva, illuminata dalla luce, aura sostanziale che si presenta come una qualit\u00e0 insita nella materia e non solo mero colore. Luce che va oltre la dimostrazione dei colori intesi come risultato di un fatto culturale, storico ed acquisito, in accordo con i canoni del vedere. Luce che ci attrae al di l\u00e0 di ci\u00f2 che uno vede, o vuol vedere o \u00e8 abituato a vedere. Insomma, colori che diventano luce e luce che d\u00e0 la vita\u00bb.<\/p>\n<p>Siamo con ci\u00f2 ritornati al punto d\u2019origine della pittura di Raffaele Spada, una pittura fatta di luce, di calore, di sofferenza, di solitudine e di silenzi al cobalto. Quando l\u2019artista si pensa, non riesce a sottrarsi al suo viaggio solitario nella notte: \u00e8 l\u00ec, in quegli anfratti del luogo della mente, come dice Vuskovic, che nasce l\u2019ascolto del lamento della pietra, e poi ancora uno strano suono di silenzio, e una nuova specie di lamento inumano di voci che il vento arrotola e si porta via. Dal grembo della Grande Madre nasce la nuova arte. Ed \u00e8 l\u2019eco lacerante di un giorno di dolore, flagellato da mille sofferenze. \u00c8 il lamento del vento che bussa alla porta degli uomini e chiede loro di ravvedersi, quando ormai gi\u00e0 essi stessi sono divenuti vento. Ecco. L\u2019artista \u00e8 ora arrivato al punto dogliante del parto di nuovi orizzonti d\u2019arte, di nuove periferie e nuovi infiniti centri vitali.<\/p>\n<p>Il suo \u00e8 un urlo oceanico, sotto un cielo che grida vendetta con un povero Dio che non ha pi\u00f9 la forza di rispondere alla violenza dell\u2019uomo.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Raffaele Spada, Dalla Grembart all\u2019Affrescare il cielo<\/strong><\/p>\n<p>Lecce, Castello Carlo V<\/p>\n<p>Dal 5 al 30 novemnbre 2012<\/p>\n<p>Inaugurazione 5 novembre ore 18<\/p>\n<p>Presenta l&#8217;artista <strong>Maurizio Nocera<\/strong><\/p>\n<p>La mostra \u00e8 patrocinata dal Comune di Lecce (Assessorato alla Cultura)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 L&#8217;inaugurazione della mostra,\u00a0 allestita nel Castello Carlo V di Lecce, il 5 novembre 2012, alle ore 18 \u00a0 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