{"id":9545,"date":"2020-12-30T17:44:34","date_gmt":"2020-12-30T16:44:34","guid":{"rendered":"https:\/\/arteeluoghi.it\/?p=9545"},"modified":"2020-12-27T17:50:18","modified_gmt":"2020-12-27T16:50:18","slug":"brexit-ora-zero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arteeluoghi.it\/index.php\/2020\/12\/30\/brexit-ora-zero\/","title":{"rendered":"Brexit. Ora zero"},"content":{"rendered":"\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Da Capodanno la Gran Bretagna sar\u00e0 fuori dall\u2019Unione Europea. <br> Cosa cambia?<\/p><cite>Walter Cerfeda<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p>E alla fine l\u2019accordo \u00e8 arrivato.<br> Nei prossimi giorni su di esso si pronuncer\u00e0 il Parlamento inglese, mentre nel corso del mese di gennaio, lo far\u00e0 quello europeo. In ogni caso da Capodanno, la Gran Bretagna sar\u00e0 definitivamente fuori dall\u2019Unione Europea, concludendo quel ciclo che era iniziato quattro anni fa\u2019, con il referendum del giugno 2016.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><br> Ma al di l\u00e0 dei primi prevedibili, scontati e come al solito un po\u2019 eccitati commenti di Boris Johnson, vale la pena cercare di capire cosa contiene l\u2019accordo siglato dopo un\u2019estenuante trattativa durata pi\u00f9 di due anni.<br>  E forse ancora di pi\u00f9 provare a capire perch\u00e9 il premier britannico dopo aver a lungo propugnato il \u201cNo deal\u201d o in subordine la cd. \u201chard Brexit\u201d, alla fine abbia firmato un accordo che, testo alla mano, \u00e8 pressoch\u00e9 identico anche nella quantit\u00e0 (525 pagine) oltre che nei contenuti, a quello siglato da Theresa May nel 2018. Accordo quello per\u00f2, al quale si era duramente opposto, provocando la fine anticipata della legislatura e le nuove elezioni dell\u2019ottobre 2019 poi stravinte, con il proposito di cancellare proprio quell\u2019accordo. <br> Infatti il merito dell\u2019intesa non \u00e8 in sostanza cambiato. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/brexit-3575383_1920-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9547\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/brexit-3575383_1920-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/brexit-3575383_1920-300x200.jpg 300w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/brexit-3575383_1920-768x512.jpg 768w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/brexit-3575383_1920.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><br> Su tutti i tre punti sollevati dalla Gran Bretagna come condizione per evitare il No deal, ovvero i diritti di pesca, le regole del mercato unico e la governance per la gestione futura dell\u2019accordo, i punti di mediazione appaiono tutti e tre assolutamente ragionevoli e quindi a portata di mano anche prima. Ma resta nella memoria di tutti che soltanto poco pi\u00f9 di un mese fa, a met\u00e0 ottobre, Boris Johnson aveva formalmente disconosciuto l\u2019accordo di recesso firmato da Theresa May e annunciato il No Deal, provocando una durissima reazione della Commissione Europea che quell\u2019accordo aveva invece approvato sia in Parlamento che nel Consiglio.<br> Invece poi, alla fine, la montagna ha di fatto partorito il classico topolino. <br> Vediamo il perch\u00e9.<br> Sui diritti di pesca nel Mare del Nord, Johnson subentrato personalmente nelle ultime ore di trattative al suo negoziatore Frost cui aveva dato un mandato rigidissimo, ha semplicemente firmato un testo che afferma che da qui e per i prossimi sei anni, sulla pesca in quel mare non succede assolutamente nulla, tranne il rivedersi nel 2027 per fare una verifica.<br>  Ovviamente, per questo, l\u2019intesa ha sollevato la furibonda reazione scozzese, che \u00e8 tornata a minacciare un referendum per una Scotland exit, ma non dall\u2019Ue, bens\u00ec dalla Gran Bretagna.<br> Sulle regole del mercato unico e dei suoi standard da non violare ( il cd. Level playng field) l\u2019accordo conferma che nessuna regola e principio possa essere n\u00e9 violato n\u00e9 cambiato.<br> Va cos\u00ec in archivio definitivamente anche la suggestione che tanto aveva affascinato gli elettori britannici quella per cui con la Brexit \u201c torneremo padroni a casa nostra\u201d, cio\u00e8 potremo adottare leggi e norme in deroga ai vincoli europei, compresi quelli in materia di aiuti di Stato o di criteri ambientali o, ancora peggio, sugli Ogm, per i fitofarmaci o in materia sanitaria. Sapendo bene che ogni distorsione di quelle regole avrebbe significato nei confronti dell\u2019Europa, la pratica di una concorrenza sleale e di un dumping commerciale ed industriale.<br> Per questo l\u2019Unione non ha arretrato mai, su questo punto e il premier britannico ha dovuto alla fine firmare un testo che recita che \u201cnessuna azione da parte britannica potr\u00e0 essere fatta che possa arrecare danni alla libera e leale concorrenza nel pieno rispetto delle norme comunitarie che disciplinano il mercato unico europeo\u201d.<br> Ed anche sulla governance futura dell\u2019accordo si conviene, molto ragionevolmente, che in caso di divergenze sar\u00e0 la procedura di un arbitrato quella a cui sar\u00e0 affidata l\u2019autentica interpretazione dei testi. N\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno di come in tanti contratti di lavoro, anche nel nostro piccolo, da molti anni si \u00e9 disciplinata l\u2019insorgenza di eventuali controversie interpretative.<br> Dunque tanto rumore per nulla?<br> Possibile che tutto lo strappo con l\u2019Europa sia stato per portare a casa lo scalpo dell\u2019Erasmus o per far esibire un passaporto sia ai cittadini europei che si recano in Inghilterra come a quelli inglesi che vogliono venire in Europa?<br> Ed allora perch\u00e9?<br> Allora la verit\u00e0 \u00e8 che, per capire cosa c\u2019\u00e8 dietro e dentro questo accordo, bisogna passare dalle ragioni di tecnica negoziale a quelle pi\u00f9 squisitamente di natura economica e di natura politica.<br> Quelle di natura economica sono in realt\u00e0 molto semplici e note da tempo.<br> Lungo tutti questi quattro anni dal referendum ad oggi, la situazione economica della Gran Bretagna, al netto delle conseguenze del Covid, si \u00e8 continuamente e lungamente deteriorata ed a poco sono valse le contromisure per cercare di arginarla. Anche la svalutazione ripetuta della sterlina per cercare di rilanciare le esportazioni non ha ottenuto, nei fatti, alcun effetto apprezzabile. Basti solo pensare che, in questo lasso di tempo, la sterlina \u00e8 stata svalutata pi\u00f9 del 20%, passando da 0,70 centesimi di sterlina per un euro a novanta, ma senza alcun risultato.  <br> E questo perch\u00e9 oggi nel mondo, gli scambi avvengono solo tra grandi aree commerciali e grandi volumi. E sono i grandi volumi che permettono i grandi fatturati che, a loro volta, sono la condizione per tenere alto il saggio degli investimenti con le ricadute sociali in termini di occupazione. Fuori da questa realt\u00e0 e con i piccoli volumi nazionali su scala mondiale, tutto diventa soltanto un\u2019illusione ottica.<br> Non ci voleva un genio per comprenderlo. Bastava dare un\u2019occhiata semplicemente alla bilancia commerciale inglese per capirlo. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" width=\"641\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/westminster-1472806_1920-641x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9548\" srcset=\"https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/westminster-1472806_1920-641x1024.jpg 641w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/westminster-1472806_1920-188x300.jpg 188w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/westminster-1472806_1920-768x1227.jpg 768w, https:\/\/arteeluoghi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/westminster-1472806_1920.jpg 1202w\" sizes=\"(max-width: 641px) 100vw, 641px\" \/><figcaption>Foto di Pete Linforth da Pixabay<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><br> La Gran Bretagna esporta il 43% delle proprie merci nell\u2019Unione europea. Quindi quasi la met\u00e0 della produzione della ricchezza del Regno Unito, dipende esclusivamente dalla sua relazione con l\u2019Europa.<br> E non vale il contrario, perch\u00e9 invece l\u2019Unione esporta in media in Gran Bretagna appena il 6,5%, con un picco solo in Olanda al 10%. L\u2019Italia si colloca al 5%. <br> Ci\u00f2 vuol paradossalmente dire che l\u2019Europa poteva e pu\u00f2 fare a meno, sul piano economico, della Gran Bretagna ma non viceversa.<br>  Questa \u00e8 la ragione per cui il negoziatore europeo Michel Barnier ha sempre saputo di avere lui in mano il coltello dalla parte del manico e che, per questo, la ricerca di un accordo era senz\u2019altro utile ma non a tutti i costi.<br> Ci\u00f2 invece non \u00e8 mai valso per gli inglesi.<br>  Peraltro proprio dal momento in cui Boris Johnson, dopo aver vinto le elezioni, aveva apertamente perseguito il No Deal, era contemporaneamente iniziato lo stillicidio delle grandi imprese che avevano deciso una Brexit al contrario, ovvero di chiudere i battenti in Gran Bretagna per riaprirli in Europa.<br> D\u2019altronde specie le grandi multinazionali non avevano certo scelto di investire aprendo stabilimenti nel Regno Unito, con il solo scopo di puntare a quel mercato interno. Bens\u00ec per poter da l\u00ec produrre e penetrare nel grande e ricco mercato unico europeo.<br> Per questo la prospettiva di una rottura con l\u2019Europa con le loro merci che sarebbero state sottoposte a dazi, avevano portato semplicemente al cambiamento dei piani industriali.<br> Dopo le elezioni di poco pi\u00f9 di un anno fa, nell\u2019ottobre 2019, e la schiacciante vittoria di Boris Johnson, la giapponese Panasonic, leader mondiale nell\u2019elettronica ha deciso di spostare la propria sede e le produzioni in Olanda, ad Amsterdam.<br>  La prima azienda per fatturato inglese, l\u2019Unilever con capitale misto inglese e olandese, si \u00e8 spostata a Rotterdam.<br> La Sony l\u2019ha seguita, lasciando solo due reparti in Inghilterra, trasferendosi anch\u2019essa in Europa e cambiando anche ragione sociale, ribattezzandosi Sony Europe.<br>  Nel settore degli autoveicoli rispetto al quale, l\u2019Unione aveva prospettato di sottoporre, in futuro, i prodotti inglesi al dazio previsto dal Wto del 10%, la Honda ha chiuso la fabbrica a Swindon e riaperto in Germania ed altrettanto ha deciso di fare la Nissan che ha spostato ad Anversa la produzione della sua auto di punta, il fuoristrada X Trail, svuotando di fatto la fabbrica di Sunderland con il licenziamento di pi\u00f9 di mille lavoratori.<br>  E poi quando da ultimo anche la Ford e la Jaguar Land Rover che vendono in Europa oltre il 70% dei loro autoveicoli, hanno annunciato di fare altrettanto, la CBI, ovvero la Confindustria britannica, ha mandato un ultimatum a Downing street di smetterla di giocare con il fuoco con l\u2019Ue e subito dopo il potente Cancelliere dello Scacchiere Sajid Javid, ha pubblicamente ricordato al suo Premier che il fallimento di un\u2019intesa con l\u2019Ue avrebbe portato conseguenze ancora pi\u00f9 drammatiche di quelle prodotte dallo stesso Covid 19 con il rischio concreto di far precipitare il Regno Unito in una recessione senza fine.<br> Peraltro tutto ci\u00f2 non solo \u00e8 accaduto nell\u2019industria, ma anche nella finanza, in termini ancora peggiori.<br> La Barclays Bank, la JP Morgan, la Bank of America gi\u00e0 dal 2018 avevano lasciato Londra spostando sede e personale a Francoforte, seguita dalle principali banche d\u2019investimento giapponesi che invece da Londra si sono spostate a Amsterdam come la Nomura, la Mitsubishi UFJ e la Mihuzo Financial Group, svuotando di fatto gran parte del volume di affari della City.<br> D\u2019altronde i grandi centri finanziari del mondo, per loro stessa natura, stanno sempre accanto l\u00e0 dove la ricchezza e i grandi affari si producono, non in luoghi che da essi decidono invece di isolarsi.<br> E la situazione su questo punto si \u00e8 fatta per Londra talmente grave, che, al di l\u00e0 della pressione inglese, l\u2019Ue ha deciso di tenere duro e di stralciare dall\u2019accordo proprio quella dei servizi finanziari, perch\u00e9 la gran parte dei buoi quella stalla l\u2019avevano ormai deciso di lasciarla.<br> Per tutto questo Boris Johnson non aveva alcuna alternativa se non quella di firmare un accordo con l\u2019Ue.<br> Da ultimo la goccia che ha definitivamente fatto traboccare il vaso \u00e8 stato il risultato delle elezioni americane e la sconfitta di Trump.<br> Trump, con la sua prospettiva di un mondo con un futuro improntato sul binomio nazionalismo e protezionismo, aveva rappresentato, in questi anni, non solo la sponda pi\u00f9 forte alla Brexit, ma anche la prospettiva per la Gran Bretagna di poter far parte di un&#8217;altra grande alleanza economica e commerciale, alternativa a quella europea.<br> Trump per quattro anni non ha fatto altro che cercare di indebolire e di dividere, fomentando  nazionalismi di tutte le risme anche i pi\u00f9 squallidi e inqualificabili, assumendo proprio l\u2019emblema della Brexit come l\u2019esempio e il modello da seguire.<br> Ma dopo il 3 novembre di tutto questo non \u00e8 rimasto pi\u00f9 niente. Nemmeno Trump. Quella prospettiva infatti \u00e8 finita e con s\u00e9 ha generato tutte le conseguenze politiche di cui la marcia indietro di Johnson non ne \u00e8 che un tassello coerente. Il mondo trascinato in una recessione epocale dalla pandemia, gi\u00e0 nel 2020 infatti ha generato un nuovo paradigma e una nuova prospettiva economica che ha prodotto il cambiamento dello stesso funzionamento del commercio mondiale.  <br> Ovvero che dalla recessione si esce solo trovando un nuovo equilibrio tra tutti i grandi centri della produzione della ricchezza. <br> Perci\u00f2, in questa nuova fase in atto della vita economica del mondo, la globalizzazione si \u00e8 regionalizzata. <br> E proprio per questo \u00e8 naufragata la ragione e la prospettiva stessa della Brexit destinando la Gran Bretagna, che pure sognava di poter finalmente navigare in mare aperto, invece di doverlo fare molto sottocosta, il pi\u00f9 vicino possibile cio\u00e8, alle coste europee, per non essere travolta dai nuovi marosi.<br> Ecco perch\u00e9, alla fine l\u2019accordo \u00e8 un buon e ragionevole accordo.<br> \u00c8 un buon accordo perch\u00e9 \u00e8 semplicemente un accordo di libero scambio, cos\u00ec come l\u2019Europa ha gi\u00e0 con altri Stati come la Norvegia, l\u2019Islanda con l\u2019Efta o la Svizzera, su base bilaterale.<br> Serviva proprio la spettacolarizzazione di un referendum con tutto il sovraccarico ideologico che ne \u00e8 derivato per giungere poi ad un\u2019intesa che di fatto tutto cambia per non cambiare quasi niente?<br> Per l\u2019Unione europea la separazione resta certo dolorosa, ma, disciplinata in questo modo, \u00e8 anche vero che i rischi sono stati ridotti al minimo, mentre ne restano chiari i vantaggi.<br> I vantaggi dell\u2019impegno ad un lavoro comune sancito nell\u2019intesa, sul delicato terreno della sicurezza e dell\u2019intelligence contro un terrorismo che di qua e aldil\u00e0 della Manica resta sfuggente ed insidioso e non perde occasioni disperate per manifestarsi.<br> Il vantaggio di un altro lavoro comune, anche esso ribadito nell\u2019accordo, sul terreno della ricerca e della prevenzione sanitaria, campo in cui il Regno Unito tocca valori di assoluta eccellenza come dimostra il vaccino ormai prossimo di Astrazeneca, cos\u00ec come le capacit\u00e0 di ricerca epidemiologica che ha portato a scoprire per primi e ad avvertire l\u2019Europa intera della recente mutazione del virus Covid19 e della sua maggiore contagiosit\u00e0; cos\u00ec come la preziosa attivit\u00e0 farmaceutica della Glaxo, proprio nel momento in cui la tedesca Bayer aveva invece delocalizzato in Cina la propria produzione farmaceutica e per questo ora impegnata ad un affannoso reshoring.<br> Ma resta ancora di pi\u00f9 il vantaggio di veder sgonfiarsi la pi\u00f9 pericolosa bolla sovranista, davanti all\u2019uscio di casa.<br> D\u2019altronde in questi mesi davvero tutto \u00e8 cambiato.<br> L\u2019Europa invece di disfarsi sotto il maglio dei colpi trumpisti e della Brexit, si \u00e8 invece pi\u00f9 unita e pi\u00f9 rafforzata ed \u00e8 alla vigilia di utilizzare una mole gigantesca di risorse comuni per rilanciare la propria crescita.<br> Ha anche ritrovato negli Stati Uniti di Biden una sponda democratica con cui operare per riorganizzare un nuovo ciclo di ordine mondiale, a partire dal rispetto delle regole e dell\u2019ambiente. Cio\u00e8 esattamente l\u2019opposto di quel vicolo cieco in cui aveva portato il mondo la strategia trumpiana e dei suoi epigoni.<br> \u00c8 proprio vero che il 2020 in fondo \u00e8 la rivincita sul 2016, dove sembrava che un altro ciclo politico si fosse invece radicato e per un lungo tratto di tempo.<br> Ora \u00e8 iniziato davvero un tempo nuovo.<br> A Boris Johnson, anche per questo, sarebbe sbagliato chiedere abiure. <br> Ci\u00f2 che veramente conta \u00e8 che alla fine, il Regno Unito resta vicino all\u2019Europa e l\u2019Europa al Regno Unito, al quale l\u2019Ue non ha mai sbattuto la porta in faccia, lasciandola sempre socchiusa.<br> Poi vedremo dove questo tempo nuovo condurr\u00e0 il mondo. <br> Per intanto accontentiamoci di vedere, sotto i nostri occhi, come alla recessione dell\u2019economia non abbia corrisposto, come per il passato, la recessione della democrazia. <br> Anzi dall\u2019Europa agli Stati Uniti, \u00e8 alla democrazia che si chiede ora di portarci fuori dalla crisi e di assicurare il futuro.<br> E se ci\u00f2 essa sar\u00e0 capace di fare, anche le scelte democratiche del 2016 potrebbero essere ribaltate.<br> Negli Stati Uniti \u00e8 gi\u00e0 avvenuto, perch\u00e9 allora disperare che, la prossima volta, ci\u00f2 non possa avvenire anche nel Regno Unito?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Capodanno la Gran Bretagna sar\u00e0 fuori dall\u2019Unione Europea. 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