Il ritorno di Michelangelo Pistoletto a Lecce

Al Museo Sigismondo Castromediano di Lecce due opere dell’artista all’insegna di un’arte capace di investigare il presente

LECCE. Cinque anni fa, il Museo Castromediano di Lecce riapriva le sue porte al pubblico dopo un complesso e innovativo restyling, accogliendo la Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto, un potente segno di connessione tra l’umanità migrante del nostro tempo – rappresentata dagli “stracci” – e la grande storia testimoniata dall’archeologia, che custodisce memorie e visioni di futuro. E Michelangelo Pistoletto ritorna al Museo leccese con due opere Love difference-Mar Mediterraneo e il Labirinto grazie al progetto curato da Raffaela Zizzari e promosso dall’Istituto di culture Mediterranee e dal Polo biblio-museale di Lecce con il sostegno del Consiglio Regionale della Puglia.

Un progetto che si inserisce come momento critico in un percorso istituzionale dedicato alla lettura del presente attraverso le pratiche artistiche. Non semplice omaggio, ma assunzione di un’eredità, quella di Love Difference, movimento fondato da Michelangelo Pistoletto, che indaga le possibilità di costruire una cittadinanza culturale mediterranea fondata sul dialogo, sull’ascolto, sulla coesistenza e sulla trasformazione reciproca. A tal proposito ricordiamo lo stretto legame tra Pistoletto e il salento, più volte ospite proprio con Love Differenze nel 2007 al Castello di Acaja, nel 2015, con una grande mostra al Castello di Gallipoli che nel 2018 accoglieva la sua Venere degli stracci rinnovando il dialogo tra arte, territorio e società.
E quale miglior occasione oggi per celebrare uno dei padri nobili dell’arte contemporanea internazionale l’esposizione fino al prossimo 9 marzo 2026 di due opere fondamentali per la ricerca del maestro, quanto mai attuali per la loro connessione con le urgenze del nostro tempo.

IlTavolo del Mediterraneo di Michelangelo Pistoletto al Castromediano, Ph. RaffaelePuce


“Love Difference – Mar Mediterraneo” (2003 – 2005), il tavolo specchiante del Mediterraneo con le sedie provenienti da tutti i paesi che contornano questo mare, inteso come piccolo parlamento culturale di pace. L’opera non è un manifesto celebrativo, ma un invito a ripensare le categorie di appartenenza, a praticare l’ascolto, a esercitare una responsabilità culturale attiva in perfetta adesione con l’attività culturale del Museo che intende essere un’istituzione aperta e responsabile.
Già nel 1969 Pistoletto progettò il suo primo Labirinto visto come un’opzione continua tra conflitto e armonia, come spiega l’artista un labirinto temporale quindi ma anche di vita, percorsi tortuosi che conducono ognuno di noi a dover continuamente scegliere il proprio percorso, componendo la propria visione e azione secondo un concetto di pace piuttosto che di guerra.
Il Labirinto, reinterpretato site-specific nel museo leccese, diviene invece una coreografia di deviazioni necessarie. Al suo centro, una teca accoglie un’olla del V secolo a.C., reperto della collezione archeologica del Museo; una forma arcaica che risuona con quella del Terzo Paradiso, come se il tempo fosse un’unica grande spirale che si ripiega su sé stessa. È un incontro fertile, l’antico che si scopre contemporaneo, il contemporaneo che si riconsegna all’archeologia. Un cammino iniziatico fra scelta e smarrimento, fra conflitto e armonia, perché il labirinto non è trappola, ma metodo.


Museo Castromediano
viale Gallipoli 31, Lecce
dal martedì alla domenica
dalle 9 alle 20

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