dal Silenzio della Storia

Il riscatto Salentino.

di Francesco Pasca

 

Il Silenzio della Storia un libro di Pati Luceri per Giorgiani Editore

 

 

 

 

Il 25 aprile è giorno di primavera. Con i suoi già 115 giorni del 2012, così, si segna nel Calendario Gregoriano e, con altri 250, ne segnerà anche la fine.
Ogni anno è questo ripetersi, avviene come per qualunque giorno di storia. Simbolicamente, il 25 aprile voglio contraddistinguerlo in questo modo, come il disegnarsi di “fine e inizio”.
Come per ogni nuovo inizio, a chi la storia la distingue, occorre rammentare gli episodi più significati anche del 1945, di quell’anno, di un altro anno.
1)  I partigiani liberano Genova, Milano e Torino dall’occupazione nazifascista;
2)
Si pone fine all’occupazione tedesca in Italia;
3)  Le truppe americane e sovietiche si congiungono sul Fiume Elba;

4) Si separa la Germania in due realtà economiche e politiche con connotazioni molto diverse. Da quel momento, nel suo seguito e nei suoi preamboli, il termine di partigiano assunse il valore che non ebbe mai confini territoriali, né li ebbe come il solo legarsi necessariamente ad un’epoca.

Il libro di Pati Luceri per la Giorgiani Editore e per titolo: “Partigiani e Antifascisti di Terra d’Otranto-Lecce-Brindisi-Taranto” ce lo ricorda, e non solo nell’elencazione minuziosa, ma anche con il mai smettere d’essere partigiani. Infatti, nella prefazione dello storico Maurizio Nocera (segretario provinciale ANPI Lecce) trovo scritto nel ricordare l’autore del testo questa precisazione:«Ippazio (noto a molti come Pati) Antonio Luceri non è nuovo a imprese storico-letterarie come quella che si legge in queste pagine. E non è nuovo an­che sul piano della politica, in quanto egli, sia nel Salento sia nel resto d’Italia, ha fatto e continua a fare politica militante contro ogni forma di discriminazio­ne sociale, politica e culturale. Chi non ricorda — era l’anno 2000 — il suo lungo ed estenuante digiuno di lotta come insegnante precario nel liceo scientifico di Lanusei (Nuoro) per ottenere per lui e per gli altri precari italiani il diritto all’insegnamento ed un ingresso regolare nel mondo della scuola? E chi può dimenticare le tante lotte a cui ha dato vita in difesa dei meno abbienti, della classe operaia, dei lavoratori e in genere della masse sfruttate dal capitalismo e dall’imperialismo?»

Alla luce di quanto sia importante il lavoro ed il lavoratore, è un bell’introdurre, non solo per il Luceri, ma anche quel ricordarci l’impegno e di una lotta che non muore mai né in un inizio, né in una fine e che in ogni epoca si deve ricorrere all’esigenza di sentirsi ovunque partigiano. Un tomo quello del Luceri, di ben 464 pagine, ben nutrito di nomi e corredato delle necessarie abbreviazioni per un facile distinguo. Luceri introduce con un quasi monito, vuol spingerci a meglio ricordare, a sottolineare quel mondo assolutamente trasversale per luoghi e situazioni. Sfogliandolo, leggendolo, t’accorgi di trovarti in un mondo da molti dimenticato o ignorato. Su alcuni nomi il Luceri si sofferma ed ulteriormente indaga ed informa. Ad esempio di Bianco Ettore(Partigiano) Coriglianese del 1917 scrive della motivazione con la quale è stato decorato: “campagna di combattimento in zona di Teramo e di Ascoli Piceno”. Riceverà la sua Medaglia d’argento.

Di Galeone Vittorio classe 1922, Disino, ci racconta che ripudiava la guerra e che la subiva tanto da fargli assumere un comportamento provocatorio da costargli una condanna a 10 mesi con condizionale. I nomi riportati sono ben 1200 tra leccesi e provincia, 300 della provincia di Brindisi ed altri 300 della provincia di Taranto. Luceri sa fare anche i distinguo e precisa i 160 partigiani caduti e i 68 feriti. Parla di 834 combattenti e 130 patrioti. Non dimentica l’importante presenza femminile, le staffette nella resistenza, così le chiama. Aggiungerei le “tamburine sarde” che diventano le “tamburine salentine”. Parla di Maria Teresa Sparascio di Caprarica del Capo, di Scrimieri Carmela di Novoli e di tant’altre che varrebbe la pena di ricordare non solo nelle occasioni. Estrapolo per l’occasione l’invettiva di Pati, che non è la solita antipolitica, va oltre le meschinità di questa piccina “seconda repubblica”:«E c’è una legge italiana che prevede il rientro nei luoghi d’origine dei resti già tumulati nei vari cimiteri militari italiani della Germania, dell’Austria, della Polonia. Si attivino gli amministratori sensibili! Perché finora non l’hanno fatto? Non lo sapevano? Male, IGORANTI! Ed i nostri Onorevoli, parimenti ignoravano e ignorano? Malissimo! COMPLICI e CONNIVENTI di tanto oblio! VERGOGNA! …» Potrei continuare, ma a voi chiedo di leggere, di possedere questo volume di storia. Compratelo per conoscere chi siete. Sebbene il libro, all’apparenza appaia un mera elencazione, è addirittura piacevole nella lettura ed intriga nel dover confrontare quell’essere partigiano o antifascista dove i distinguo appaiono sovrapponibili ma anche determinanti per altre letture. Luceri ringrazia L’ANPI nazionale, l’ISEC di Sesto San Giovanni, l’ILSREC e ANRVG. Ringrazia quanti hanno contribuito alla realizzazione del suo impegno. Sento di essere io a ringraziare e dobbiamo, tutti, ringraziarlo per aver sanato questo buco di storia.

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