Come edera tra i sassi di lucia babbo. Come il Sasso e il Parlante

Francesco Pasca

 

Di Lucia Babbo la Forcignanò in prefazione scrive: “L’emozione che anima la mano di chi compone poesia la può capire solo chi l’ha provata…”
L’evento a chi non sa osservare, sentire, appare quindi in un già trascorso in anni luce. L’infinito da un fatto è invece, per la poesia e per le tante altre narrazioni che la circondano, l’evento per un futuro o quel che accade dall’attimo in cui viene scagliato il sasso sul suo bersaglio.
L’emozione di e per una poesia è paragonabile all’evento di una Nova che ha deciso improvvisamente di dare la sua luce. Capita (quotidianamente) in qualunque metafora leggere di poesia, di guardare nell’infinito delle parole, capita anche di sottovalutare, di reprimere, di non comprendere l’evento di un’immagine nell’universo dei segni di cui dispone la stessa.
Capita, ed è emozione, quando la poesia appare improvvisa, come elemento curativo dato dalla buona realizzazione di un’osmosi.
Perché la premessa? Semplicemente! Perché la composizione apparentemente astratta, per destinarsi ad essere la poesia di un fatto o di una gestazione, segna irreparabilmente o ripara il passato in futuro a chi ascolta e a chi legge.
A me è toccato vedere, ascoltare il futuro, e del passato ne ho gustato l’olfatto frastagliato in foglie di un’edera e di sassi da lanciare in quel futuro.
Nell’esergo della raccolta edita dal Raggio Verde per Lucia Babbo ho fermato l’idea e ho letto il raffinato senso di una silloge:” Alla mia terra che mi ha vista crescere e gioire, terra il cui profumo ricorda poetica magia”.
La luce in un profondo rapporto di terra con la poesia si è presentata dapprima ovattata d’ombra poi, di Lucia Babbo, donna dai capelli corti e turchini ho ascoltato il donarsi in lettura. L’editor della casa editrice, Antonietta Fulvio, ha piacevolmente condotto l’evento e la Babbo con 51 foglie di edera fra i sassi ha donato al bersaglio l’altro colore sulla sua tela.
Si legge volentieri il (Passato) caparbio e ben radicato in un (Futuro) da far germinare nelle tante manifestazioni di una passione dove: “ed ogni giorno mi invento” (Pag.11).
L’affacciarsi dà inizio all’esplosione nella subitanea consapevolezza di sgranare e poi lasciarsi scivolare fra le dita il rosario datato in: “Occasioni Rimorsi” (Pag.12).
È la Poesia che sorprende nel passare da ragionevole follia a pudica malinconia. “Che bello sentirsi pettirosso, /poi farfalla/o sì, coccinella!” (pag.19)
La Babbo, Lucia, si spinge e si dipinge anche oltre, si appresta a puntualizzare i limiti della sua luce con: “Questa fatica di vivere/che incontro ad ogni/mio stanco risveglio (…) In un mondo incastonato/di boriosi eroi metropolitani/che non perdono traccia/della loro presunta violenza, /ridicola faccia di un mondo/permeato di apparenza e saccenza.”(pag.23)
In Versi c’è anche il tangibile nel suo oltre, c’è il necessario abbandono alla sensualità: “ci scoprimmo incapaci/di frenare carnalità, /ci scoprimmo nudi”. (pag.48)
Nel giorno di luce capita, occorre essere fortunati, di osservare il cielo e ammirare (l’esplosione) di un certo, di un verso poetico e se, (pag. 49), troviamo “OMBRE”, è unicamente per:” Voglia, /da essenze astratte, /di mutare nell’intimo/ed esplorare/il tangibile” e, nell’oltre di pag. 67, trovare la domanda: “…Credi sia facile ascoltare? …”
A conclusione. Leggere di poesia è come essere lucciola nuda ed estiva e non è solo (ascoltare) il tragitto del sasso lanciato per colpire il proprio Parlante, ma, per … PASSI…, andando sino a… (pag.70)
Buona lettura!

 

 

 

 

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