Carlo Alberto Camillo Salustri semplicemente Trilussa
Poeta, scrittore giornalista noto per i suoi componimenti in dialetto romanesco, le favole e la satira politio sociale ironica e graffiante critica della società borghese. Nacque nella capitale nato a Roma il 26 ottobre 1871 dove morì il 21 dicembre 1950
Raffaele Polo
«C’è un’Ape che se posa
su un bottone de rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.»
Questa brevissima composizione, che è stata inserita proprio nella sua ultima dimora, al cimitero del Verano, spiega perfettamente il carattere, il senso, la malinconica arguzia di Carlo Alberto Salustri che, in realtà, conosciamo grazie al suo anagramma, che fa emergere il famoso ‘Trilussa’, poeta romanesco immortale, fulgido rappresentante di quel buonsenso altero, a metà fra popolano ed aristocratico, che così bene connota la ‘romanità’ più schietta. Trilussa è nella storia della Letteratura italiana più di Pascarella (che pure è grande nella sua poesia ironica e particolare) proprio perchè riesce, con estrema padronanza del dialetto romanesco (una vera e propria lingua, in realtà) a sintetizzare luoghi comuni e tradizioni popolari, offrendo caustici risultati che emergono ancor più nel grigiore della censura fascista, sempre attenta a cancellare garbo e ironia.

Se, d’altra parte, Trilussa rifiutò sempre di occuparsi di politica, fu la politica a ricercarlo, fino agli ultimi giorni della sua vita quando, nel 1950, non riuscì a godere della fresca nomina a senatore…
Ma i suoi versi, la sua verve sono sempre attualissimi e meravigliano il lettore che ritrova, in un attimo, quella solida umanità, rafforzata da un pizzico di aristocratico scetticismo che, da sempre, connotano i suoi versi.
Basti pensare che lo stesso Mussolini che pur sapeva del distacco di Trilussa dal regime, si riservava di approvare personalmente i suoi scritti, magari impedendone la diffusione ma concedendo la pubblicazione in un libro…
Ma Trilussa, autore-personaggio di enorme fama, riscuoteva e riscuote sempre un successo crescente e che non diminuisce mai: anche oggi i romani più tradizionalisti, si ispirano a lui, condividendone lo spirito e la memoria.
Nelle cronache del tempo, così viene descritto il nostro Poeta: «È un palmizio, un obelisco, un romano da capo a piedi, se ne strainfischia del mondo intero, e queste sue doti si scoprono subito pel modo di vestire, fumare la sigaretta, inchinarsi, prendere il caffè e ballare.
Porta sempre un fiore all’occhiello e un bastoncino’ di canna, calza guanti bianchi, pedalini di filo di Scozia e cappello di feluche. Ma non può apparire fine e nemmeno elegante, egli essendo un tipo di forza brutale, maschio e imponente come un boxeur.
A osservarlo così quand’è fermo, appoggiato a parte dietro al suo bastoncino di bambù, all’angolo delle vie e avanti ai giardini pubblici, o di piantone al portone di qualche sua bella, richiama subito alla mente la figura dell’antico romano, dominatore del mondo, con toga e corazza, viso fiero e mano alla spada. Forse perciò fa malinconiche passeggiate intorno al Colosseo, luoghi cari, pieni di aria passata, o prende il sole sogguardando i gatti del Foro, aspettando che scenda, con grande dolcezza viola, la dolce sera: è proprio allora che da tutte le case, da tutti i portoni, le servette, le sartine, le ragazze di famiglia vengono fuori. Le maschiette, da tante fortune che i suoi avi vantarono, sono rimaste l’ultimo ed unico suo certo dominio. Una ne vanta per ogni quartiere, forse una per via. E il suo mestiere, all’infuori di quello di attenderle, infiorarle di stornelli e poi piantarle, finora non è rimasto ben chiaro e definito.
Abita in uno strano palazzo per scultori, i cui finestroni grandissimi vanno molto bene per lui.
Per le poche interviste che concede ha un suo metodo speciale: invece che alzarsi e pregar voi di sedere, invita voi ad alzarvi e lui si lascia tranquillamente assorbire da una morbida poltrona, riducendosi così del 50%.
— Qual è, Trilussa, la vostra caratteristica interiore e continua aspirazione?
— La mia caratteristica interiore e continua aspirazione — risponde Trilussa — è appunto questa: ridurmi sempre alla metà. »

