Guercino. Il mestiere del pittore

Ai Musei Reali di Torino dal 23 marzo al 28 luglio 2024 oltre cento opere in mostra dai più importanti enti museali per raccontare la vita del maestro emiliano e la pittura nel Seicento

Antonietta Fulvio

«…gran disegnatore e felicissimo coloritore: è mostro di natura e miracolo da far stupire chi vede le sue opere. Non dico nulla: ei fa rimaner stupidi li primi pittori» Questo scriveva Ludovico Carracci il 25 ottobre 1617 a Don Ferrante Carli. Le parole erano rivolte al giovane Giovanni Francesco Barbieri, che sarà ascritto alla storia dell’Arte con il nome di Guercino ovvero con il soprannome attribuitogli per lo strabismo del suo occhio destro.


Una imponente mostra, con cento opere provenienti oltre dalla collezione sabauda da più di 30 importanti musei e collezioni – tra cui il Prado e il Monastero dell’Escorial – sarà allestita dal 23 marzo al 28 luglio 2024 nelle sale Chiablese dei Musei Reali di Torino.
Una mostra a dir poco sorprendente non solo per la qualità delle opere esposte, insieme a quelle del Guercino dialogheranno artisti coevi come i Carracci, Guido Reni e Domenichino e per la prima volta sarà possibile ammirare insieme il ciclo di dipinti commissionati a Bologna da Alessandro Ludovisi, futuro papa Gregorio XV.
Nato a Cento, il 2 febbraio 1591 Guercino muore a Bologna il 22 dicembre 1666 all’età di settantacinque anni vissuti da protagonista della scena artistica del suo tempo. Ripercorrendo temi e aspetti che attraversano tutta la carriera del Maestro, grazie a capolavori di primo piano, la mostra, curata da Annamaria Bava dei Musei Reali e da Gelsomina Spione dell’Università di Torino, con un prestigioso comitato scientifico, intende dare conto più in generale della professione del pittore nel Seicento: le sfide del mestiere, i sistemi di produzione, l’organizzazione della bottega, le dinamiche del mercato e delle committenze, i soggetti più richiesti.
Guercino, grazie a una strutturata bottega e alla ricchissima documentazione lasciata, alla rete di mentori e intermediari, ai rapporti con tanti e diversi committenti – richiesto come fu da borghesi, nobili, pontefici e prelati, ma anche dalle più prestigiose corti europee – diventa l’exemplum perfetto della vita, dell’iter creativo e del mestiere di ogni pittore.
Articolata in dieci sezioni la mostra non poteva che iniziare dal suo raro Autoritratto della Schoeppler Collection di Londra dove l’artista si ritrae quarantenne con gli strumenti del mestiere. Un’opera intima e privata che non compare nel suo famoso “Libro dei conti”, ma che testimonia il suo carattere semplice e autentico.
Come si forma un pittore: il confronto con i maestri è il titolo della sezione che mette in luce i maestri determinanti per la sua formazione: Ludovico Carracci, ammirato a Bologna ma anche a Cento – di cui si espone in mostra il prezioso olio su rame con l’Annunciazione dai Musei di Strada Nuova di Genova – e sul versante ferrarese (prima del viaggio a Venezia) lo Scarsellino e Carlo Bononi. Entrambi gli autori sono presenti nel percorso, accanto a due importanti lavori giovanili di Guercino: la piccola tavola con Il matrimonio mistico di santa Caterina in prestito dalla Collezione d’arte Credem e la suggestiva pala della chiesa parrocchiale di Renazzo con Un miracolo di san Carlo Borromeo. Una formazione che si completa con il viaggio a Venezia nel 1618 dove Guercino poté confrontarsi direttamente con le opere di grandi artisti della stagione del Cinquecento come Tiziano, Tintoretto e Veronese.
Il percorso continua con Rappresentare la realtà: il paesaggio, in mostra il nucleo dei disegni conservati alla Biblioteca Reale di Torino, e le pitture murali di Casa Pannini, che il giovane Guercino realizza a Cento tra il 1615 e il 1617 insieme a collaboratori.
La terza sezione, Da allievo a maestro: l’Accademia del nudo, evidenzia il successo della scuola che Guercino istituì a Cento in due stanze messe a disposizione dall’amico Bartolomeo Fabbri. Modellata sull’esempio di quella bolognese dei Carracci o del loro allievo Pietro Faccini, l’Accademia del nudo ha un notevole successo della scuola testimoniato dal numero dei “molti giovani” che, secondo il racconto del Malvasia, giungevano “da Bologna, da Ferrara, da Modena, da Rimini, da Reggio e sin dalla Francia”. Su suggerimento di padre Mirandola, presidente del convento di Santo Spirito Guercino fece tradurre a stampa i suoi disegni in un manuale antologico destinato ai giovani artisti, I principi del disegno, illustrato dalle incisioni del piacentino Oliviero Gatti ed edito nel 1619 con dedica al duca di Mantova Ferdinando Gonzaga. In mostra le 22 incisioni di Oliviero Gatti, e accanto alle opere di Annibale e Agostino Carracci, intenso e suggestivo è il San Sebastiano curato da Irene (1619) proveniente dalla Pinacoteca di Bologna.
Punto nodale della mostra è il rapporto con la committenza evidenziata nella quarta sezione intitolata L’affermazione del pittore: viaggi, relazioni e committenze. In tal senso è fondamentale la figura di Alessandro Ludovisi, arcivescovo di Bologna e dal 1621 papa Gregorio XV per il quale realizzò quattro grandi tele, eccezionalmente riunite dopo quattro secoli nella mostra di Torino: Lot e le figlie proveniente da San Lorenzo a El Escorial, Susanna e i vecchioni prestata dal Museo del Prado, la Resurrezione di Tabita dalle Gallerie degli Uffizi- Palazzo Pitti e Il Ritorno del figliol prodigo dei Musei Reali. Il ciclo di tele Ludovisi segnò una svolta: con la salita al soglio pontificio di Gregorio XV, Guercino si trasferì per alcuni anni a Roma, ricevendo nella capitale pontificia importantissimi incarichi. Altre importanti commissioni lo portarono a realizzare a splendida tela con Venere, Marte e Amore (1633) delle Gallerie Estensi, acquistata per Francesco I d’Este e inclusa nelle decorazioni della «Camera dei Sogni» nel Palazzo Ducale di Sassuolo; Apollo scortica Marsia (1618) di Palazzo Pitti, opera intensa che il Malvasia ricorda eseguita per il granduca di Toscana; e ancora l’Assunta (1620), un tempo nella chiesa del Rosario a Cento, alla quale il pittore era particolarmente legato.
Estremamente interessante è la quinta sezione Nella bottega dell’artista: natura e oggetti in posa che racconta l’organizzazione della bottega diretta da Guercino frutto del connubio tra i Barbieri e i Gennari prima a Cento e dal 1642 a Bologna. Il fratello di Guercino, Paolo Antonio Barbieri, ad esempio era specializzato nei dipinti con soggetti “di ferma”, come evidenziano la Natura morta con bottiglia, frutta e ortaggi (collezione privata) e la Natura morta con paramenti vescovili e argenti dalla Pinacoteca di Cento; così all’interno di un’opera gli elementi naturali erano spesso già predisposti e Guercino interveniva aggiungendo all’ultimo le figure, come nell’affascinante Ortolana, che Giovanni Francesco termina nel 1655, sei anni dopo la morte del fratello, autore dei bellissimi cesti di frutta e ortaggi.
Il processo creativo: l’invenzione, la riproposizione di modelli, l’organizzazione della bottega è la sesta sezione che mette in evidenza l’importanza del disegno per il Guercino che nell’elaborazione di un dipinto, produceva una grande quantità di prove grafiche: esemplare è il caso della pala con la Vestizione di san Guglielmo eseguita nel 1620, ora presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna, per la quale realizzò ben 23 disegni. L’organizzazione della bottega, diretta da Guercino con il fratello e condivisa con i Gennari, arrivò a maturazione con il trasferimento a Bologna nel 1642, quando la guerra di Castro minacciava Cento e la scomparsa improvvisa di Guido Reni diede modo a Guercino di assumere un ruolo predominante sul mercato.
E Guercino conosceva le logiche del mercato e il “listino prezzi” variava in base alla tipologia delle figure, le dimensioni della tela e l’uso dei pigmenti come il prezioso lapislazzuli come ben raccontato nella settima sezione.
Le ultime tre sezioni della mostra sono dedicate ad alcuni dei temi e dei soggetti più aderenti alla realtà del tempo o di particolare successo e dunque maggiormente indagati dal pittore e dalla bottega. Il mondo intorno al pittore: scienza vs magia racconta l’importanza del pensiero di Galileo che coinvolge committenti e artisti e trova riflesso nella produzione figurativa. Su richiesta dei Medici il Guercino dipinse il famoso Atlante che regge il globo conservato al Museo Bardini di Firenze. In antitesi alla scienza moderna di Galileo, si poneva la magia, la stregoneria, tema che sembrava altrettanto attirare l’interesse del pittore centese come documentano alcuni suoi disegni tra cui quello del Mago Brumio.
In mostra si possono ammirare i capolavori della pittura barocca come esplora la nona sezione Il gran teatro della pittura dove spiccano Il ritorno del figliol prodigo (1627-28) della Galleria Borghese proveniente dalla collezione romana dei Lancellotti, o Amnon e Tamar dalla Galleria Estense di Modena. Il Guercino riuscì a declinare perfettamente il gusto barocco nella ricchezza dei particolari e nella resa delle figure delineando drammi e passioni. “Guercino – scrivono le curatrici – mette magistralmente in scena l’ultimo atto della tragedia, rendendo partecipe lo spettatore e trasportandolo nella sublime emozione dello spettacolo barocco”.
Chiude la mostra la decima sezione intitolata Un tema di successo: Sibille e “Femmes fortes”. Nei primi decenni del Seicento si deve ad alcuni artisti bolognesi, come Guido Reni, Domenichino, Guercino, Elisabetta Sirani, la riforma e la vasta fortuna del tema iconografico delle Sibille che coniuga l’enigma profetico alla bellezza giovanile, il tema arcaico a quello esotico. Un tema che riprese anche il Guercino che declinò le sue eroine in composizioni intrise di pudore e sensualità, chiarezza e mistero.
Particolarmente sorprendente è il confronto tra quattro differenti raffigurazioni – Diana, Lucrezia e Cleopatra, quest’ultima protagonista di un’opera dei Musei di Strada Nuova a Genova, imponente per dimensioni, e di coinvolgente sensualità e modernità.
Del Guercino, nel suo “Viaggio in Italia” Johann Wolfgang von Goethe scrisse una delle descrizioni più belle a lui dedicate: «è un pittore intimamente probo, virilmente sano, senza rozzezze; le sue opere si distinguono anzi per gentile grazia morale, per tranquilla e libera grandiosità, e per un che di particolare che consente, all’occhio appena esercitato, di riconoscerle al primo sguardo. La levità, la purezza e la perfezione del suo pennello sono stupefacenti. Per i panneggi usa colori particolarmente belli, con mezze tinte bruno-rossicce, assai ben armonizzanti con l’azzurro che pure predilige.»