Romeo e Giulietta. Un debutto per incantare Nardò

TEATRI ABITATI – TEATRO COMUNALE DI NARDO’ – Lo Spettatore Incantato III Edizione – Stagione di prosa e danza 2011-2012

DEBUTTA A NARDO’ LA NUOVA PRODUZIONE DI FACTORY E TERRAMMARE

Romeo e Giulietta

Venerdì 10 febbraio ore 21.00

ROMEO E GIULIETTA di William Shakespeare, rivisitato in chiave moderna da Factory compagnia Transadriatica con il supporto di Terrammare teatro e Teatri Abitati,  debutta in prima nazionale, al Teatro Comunale di Nardò, nell’ambito del cartellone Lo spettatore incantato – stagione di prosa e danza 2012. Il sipario si apre alle 21.00 di Venerdì 10 Febbraio.
Lo spettacolo con l’adattamento e una nuova traduzione di Francesco Niccolini e la regia di Tonio De Nitto vede in scena sette attori provenienti da ben quattro compagnie salentine (Factory, Induma Teatro, Nasca Teatri di terra, Principio Attivo Teatro) un importante momento d’incontro tra realtà che svolgono un lavoro serio e continuativo nel nostro territorio e oltre i suoi confini.

Uno spettacolo per chiedersi quanto i genitori amino veramente i figli, quanto possano capirli, quanto invece non imparino a farlo troppo tardi.
Romeo e Giulietta è un gruppo di famiglia sbiadito e accartocciato dal tempo, una foto che ritrova vigore e carne per poi consumarsi e scolorirsi di nuovo.
Romeo e Giulietta sono le morti innocenti, i desideri irrealizzati e la capacità di sognare che non può esserci tolta. Romeo e Giulietta sono due adolescenti di una comitiva che si cancella per sempre nel tempo di un paio di giorni.

Come ricorda Niccolini nelle note al testo “Tutto ebbe inizio vent’anni fa. Andai a vedere le prove di uno spettacolo di Teatro Settimo, La storia di Romeo e Giulietta. Fino ad allora mi era sembrata la tragedia più melensa di Shakespeare, ma cambiai idea. Negli anni seguenti credo di aver rivisto quell’edizione molte volte e di non aver più smesso di commuovermi. Non tanto per la dolorosa storia d’amore di questi due ragazzini (ché tanto, prima o poi, le storie d’amore finiscono da sole comunque) ma per quei cinque cadaveri adolescenti che occupano la scena alla fine di tutto: cinque cadaveri e nessun motivo valido per morire, farsi uccidere o, peggio, darsi la morte.
Poi con gli anni credo che Romeo e Giulietta sia lo spettacolo di cui ho visto più versioni, qualcuna davvero indimenticabile, fosse anche solo per un dettaglio: la traduzione toscana “in punta di cuore” di Ugo Chiti, il pubblico diviso tra Montecchi e Capuleti da Giallo Mare, oppure il frate Lorenzo di Fausto Russo Alesi, fino al capolavoro di Federico Tiezzi al Fabbricone, con tanto di strada asfaltata lampioni e paracarri, campo rom bare e roulotte, più il prologo indimenticabile di due innamorati ottantenni, che recitano la scena dell’allodola in una specie di teatrino anatomico che ci ricorda che tutto, ma proprio tutto, non può che finire nella morte e nella sua dissezione.
Poi ho visto Il sogno di Tonio De Nitto e ho cercato di trasmettergli tutto il mio entusiasmo rispetto alla compagnia che era riuscito a formare e alla qualità del loro lavoro corale. Immediatamente ho desiderato mettermi a disposizione di quel gruppo e quando ci siamo messi a immaginare come, la proposta di Tonio mi ha permesso di misurarmi con il mio, di “sogno”: Romeo e Giulietta. 
Sì, ma cosa aggiungere a tutta la meraviglia di cui è stato capace Shakespeare e alcune delle più belle e importanti compagnie del teatro italiano degli ultimi vent’anni? Ho pensato che la sola cosa che potessi fare era mettere al servizio dello spettacolo un esperimento guascone e incosciente: non accontentarmi di adattare una traduzione esistente a una compagnia di sei attori, come da richiesta, ma ritradurre adattando, e farlo in rima, così come nell’originale shakespeariano.
All’inizio credevo di morire. I primi versi in rima un’autentica tortura. Ma, come ogni volta che mi prende questa voglia sconsiderata, piano piano la mente si abitua ai nuovi ritmi e le dita corrono sui versi, sulle rime baciate, alternate, sui giochi di parola, le rime interne e tutto quello che mi passa per la testa. Più un’intuizione di Tonio: scrivere i dialoghi dei due innamorati non in rima, ma nella prosa più semplice e piana possibile. Una grandissima idea, perché l’amore che ti fulmina non ha bisogno delle regole e delle forme che servono per relazionarsi con il mondo, soprattutto quel mondo ostile e vigliacco nel quale prevalgono violenza e arroganza. 
Tutto è gioco, tutto è capriccio, il ritmo e il tono scherzosi, la storia spesso comica, fino a prova contraria, fino al sangue versato, fino a un padre che dà della puttana alla figlia, fino alla morte dei compagni di gioco, fino al rimpianto più feroce e alla colpa. Come nel più classico dei casi da tragedia, la colpa dei padri, che – come scrive Pasolini – deve essere gravissima per meritare una così atroce punizione. 
Ed è questo il motivo per cui amo tanto Romeo e Giulietta: perché racconta la colpa più grave in assoluto di cui noi essere umani ci macchiamo e subiamo allo stesso tempo, la soppressione dell’infanzia e dell’adolescenza. Una soppressione che tutti piangono, perché tutti siamo stati ragazzi e poi tutto è finito. Lavorare, parola dopo parola, verso dopo verso, al Romeo e Giulietta di William Shakespeare mi sembra il più bel modo per invecchiare senza perdere di vista l’importanza della giovinezza: la propria, quella dei genitori, e degli adulti che un giorno saremo: non c’è niente da fare, ci ricorda Shakespeare, la giovinezza morirà per tutti. A noi trovare un modo, un miracolo, perché non muoia. Allora impariamo le parole d’amore di Romeo e quelle di Giulietta, impariamole a memoria, par coeur, come dicono i francesi, ché è più bello”.

In scena:
Lea Barletti, Dario Cadei, Ippolito Chiarello, Angela De Gaetano, Filippo Paolasini, Luca Pastore e Fabio Tinella.
Adattamento e traduzione: Francesco Niccolini
Regia: Tonio De Nitto
Scenografie: Roberta Dori Puddu
Scene : L.C.D.C. luminarie Cesario De Cagna
Costumi: Lucia Lapolla
Sarta: Carla Alemanno
Luci: Davide Arsenio 
Assistente alla regia: Paola Leone

___________________________________________________________________

BIGLIETTERIA E PREVENDITA

Stagione di prosa e danza:
Spettacoli in abbonamento:
Biglietti
Platea e Palco Centrale:
Euro 15,00 intero – Euro 12,00 ridotto
Palco laterale:
Euro 12,00 intero – Euro 10,00 ridotto
Proscenio:
Euro 8,00 intero – Euro 6,00 ridotto
Loggione: Euro 6,00
I biglietti ridotti per la stagione di prosa in abbonamento saranno concessi esclusivamente agli studenti fino ai 25 anni, alle persone di oltre 65 anni, ai giornalisti iscritti all’ODG Puglia ed ai possessori di Ikea Family Card, Card Socio Coop Estense, Carta Più La Feltrinelli, Puglia University Card e AgisCard. I documenti attestanti il diritto alla riduzione dovranno essere esibiti all’atto della prenotazione e, a richiesta, al personale di sala.

I biglietti sono disponibili presso il botteghino del Teatro Comunale di Nardò, Corso Vittorio Emanuele, 22.

Il botteghino è aperto tutti i giovedì dalle 16.00 alle 18.30 e tutti giorni in cui c’è spettacolo dalle 18.00.

Per info e prenotazioni si può chiamare allo 0833 571871 oppure al  348 9057300

teatrocomunaledinardo@gmail.com

(fonte: comunicato stampa)

error

Enjoy this blog? Please spread the word :)