La meraviglia del divenire

LIBRI/spazio recensione

Luigi vagabondo

di Luciano Iannuso

 

Ciò che accade negli occhi del Grifone è linearmente sotto gli occhi del Grifone. Non si può fare altrimenti che raccontare una storia che partendo chissà dove s’intreccia chissà quando e chissà come con altre storie, alle volte sfiorandole e alle volte penetrandole in profondità. La ricchezza di questo romanzo è la costellazione di esistenze intorno al giovane Luigi, sfumate appena; sono esse a riempire i giorni del Grifone.

Si lasciano intendere in ciò che non c’è scritto, ci si compiace d’incontrare un certo spessore di vita in ciascuno, si può vedere lucidamente una complessità dietro i pochi tratti attraverso cui si esibiscono.

Lo sfondo di Roma che vive del suo tempo getta luce sulla nostra ignoranza: coloro che hanno animato la sua virtù, nelle sue storie e nelle sue leggende, continuano a vivificarla. Chi sia disposto ad ascoltarle si trova estirpato dal solipsismo della propria esistenza quando si è ormai pronti a credere che ognuno sta solo sul cuor della terra, non nella melanconia del creatore, ma nella mendace superbia dell’homo faber. Luigi può scegliere con una straordinaria rapidità di interrompere il tempo ordinario forse non proprio per la sua volontà di ascolto, ma per una cieca intenzione a esserci. Interrompe un tempo scandito nei ritmi e disordinato nella sua meta, per un tempo confuso nei contenuti, dove si alternano santi e madonne, favola e tragedia, pregiudizio e profondità, limite e costanza, amore e maestro, ma seguono un tracciabile dove la scena del mondo si costituisce cammin facendo. Oltremisura apprezzabile in un percorso potersi riposare in due pagine, in due giorni: il lettore che voglia liberarsi dal peso che la propria vita dipenda esclusivamente dalle proprie scelte, dai propri argomenti, dal proprio carpe diem ha in questi due fogli vuoti l’occasione di star fermo, di lasciarsi esistere nelle cure dell’altro, di morire senza doverne avere il terrore, di poter sentire cosa significhi essere, slacciato dall’imperio del dover fare.

 

La lettura scorre rapida, con una sintassi pulita, a volte ridondante nelle parole del barbone Felice (ma ai maestri è facile imputare questa colpa!); a volte Luigi sembra descriversi come un soggetto psicanalitico, ma questa lettura sarebbe troppo ristretta: meglio lasciar perdere! I personaggi hanno una tipica ed una misura di comparizione proporzionale alle attese e pretese del protagonista narrante, tuttavia la realtà ci insegna tutt’altro! La storia è, in fondo, essenziale: è un bene che i lettori abbiano un gran lavoro da compiere sul testo!

Ci aspettiamo, a questo punto, che Luca Tenneriello possa tornare a raccontarci ulteriori percorsi di formazione, dove si partoriscono alla luce le zone buie che sono gravide di verità.

Si potrebbe dire, per Negli occhi del Grifone, che si poteva scrivere un romanzo più «adulto», pur giocandosi le stesse carte. Non è cosa che però s’imputa al romanzo o al suo autore: ad una simile critica sfuggirebbe il carattere «inadulto» dell’esperienza di diventare adulti. Il divenire è ciò che si mantiene costante quand’anche si è in età avanzata: questa rinnovata adesione alla propria storia che vive nell’adulto di ciascuno è di fatto un’esperienza nuova dinnanzi alla quale siamo sempre dei dilettanti, degli eterni inconcludenti, semplicemente perché inconclusi.

 

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