La visione di un fotografo

I luoghi della parola/ spazio recensione

WHO IS STEFANO CACCIATORE?

di Chiara Bevilacqua

“Attraverso la fotografia posso dimostrare al mondo che esisto!”

E’ con questa incisiva frase che Stefano Cacciatore racconta il suo rapporto quasi simbiotico con la macchina fotografica, sempre appesa al collo come una prosecuzione di se stesso, per raccontare con le immagini la propria visione del mondo.
In questa dimensione di costante ricerca prendono vita le sue fotografie, come quelle proposte nell’ultima mostra dal titolo Who is Who, tenutasi presso h24 Fabrìka a Lecce (Piazzetta Santa Chiara – Vico Dietro Spedale Dei Pellegrini).
Ma, prima di parlare del suo attuale lavoro, viene spontaneo chiedersi: Chi è Stefano Cacciatore?
Ed è lui stesso a raccontarsi, non solo attraverso le parole scambiate in un’intervista sincera, ma anche e soprattutto attraverso le foto, che meglio di qualsiasi discorso palesano il suo onnipresente desiderio di esserci.
Classe 1978, nato a Galatina e cresciuto a Veglie, si è poi trasferito a Lecce dove vive e lavora.
La scelta di usare le immagini come forma di comunicazione non verbale affonda le radici già dall’infanzia, nascendo dal desiderio di contrastare la solitudine e la timidezza, rinchiudendole all’interno di disegni e dipinti che lo hanno accompagnato a lungo offrendogli un modo per estraniarsi da una realtà che gli stava scomoda.
Negli anni dell’università un cambiamento caratteriale ed un’acquisita consapevolezza lo hanno allontanato da quel vecchio rifugio, tuttavia l’esigenza di comunicare, lo ha avvicinato alla fotografia, sostituendo così matite e colori con obiettivi e rullini fotografici.

{AG rootFolder=”/images/sampledata” thumbWidth=”200″ thumbHeight=”120″ thumbAutoSize=”none” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”1″ newImageTag_days=”7″ paginUse=”1″ paginImagesPerGallery=”10″ albumUse=”1″ showSignature=”1″ plainTextCaptions=”1″ ignoreError=”1″ ignoreAllError=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}/stefanocacciatore{/AG}Autodidatta, la sua scuola è stata la pratica quotidiana, lo studio costante sui libri, la conoscenza e collaborazione con fotografi di alto livello come Bruno Barillari e Piero Marsili Libelli, che lo hanno stimolato a crescere e migliorare, innescando la sua innata voglia di competizione costruttiva che gli permette di non interrompere mai la sua personale ricerca.
Inizialmente orientato su generi quali il paesaggio ed il ritratto, si è poi spostato verso una fotografia più concettuale, mantenendo però un sottile filo conduttore in tutti i suoi lavori.
Il suo impegno, in principio, era quello di immortalare ciò che vedeva davanti all’obiettivo sviluppando una visione personale, un suo taglio riconoscibile. Successivamente però, grazie anche alle collaborazioni con Rosanna Gesualdo ed h24 Fabrìka, con la Galleria Scaramuzza di Lecce e La Galleria Satura di Genova, ha iniziato a concepire la fotografia non più solo nel suo aspetto descrittivo, ma anche e principalmente come mezzo per esprimere un concetto, un’idea, senza mai dimenticare di curare la tecnica, aspetto che per Stefano è imprescindibile dalla fotografia.
Così sono stati concepiti progetti quali “Gnosis”, ispirato ai vangeli apocrifi, foto come “Io sono tutti io sono Nessuno”, che ha vinto il 3° premio al Satura International Contest di Genova nel 2014, le sue partecipazioni a: Mediterraneo Foto Festival a Lecce; Photissima Art Fair a Torino; Step Art Fair Fabbrica del Vapore a Milano; Arte Fiera di Genova ed alcune mostre personali a Lecce fino ad approdare a “Who is Who”.
E’ costante nelle sue fotografie un senso di malinconia, d’inquietudine, residuo di una solitudine a lungo combattuta, che rieccheggia da uno scoglio solingo ancorato ad una nebbia d’acqua, come dallo sguardo perso di un uomo “inchiodato” al proprio destino, oppure ancora da numeri marchiati a fuoco sulla pelle che sembrano affermare che l’essere umano non esiste è solo un codice, utilizzabile, ma sacrificabile.
Nelle ultime foto in mostra, queste caratteristiche emergono prepotentemente, lo spettatore si trova circondato da volti ricoperti di bende, indistinguibili, prodotti in serie come macchine.
La benda è una metafora che vuole denunciare lo smarrimento della coscienza e del pensiero autonomo, rappresenta “l’annebbiamento dei sensi e la conseguente impossibilità di ragionare con la propria testa”.
I personaggi rappresentati soccombono alla loro condizione di appiattimento dello spirito e del pensiero senza ribellarsi, restano immobili di fronte all’omologazione che li cataloga come pedine di un gioco di ruolo, dove ogni mossa è prestabilita e la volontà non ha alcuna influenza. L’immobilità che caratterizza questi volti indistinti è interrotta da due sole foto, dove la ribellione si manifesta come una boccata d’aria in un’atmosfera claustrofobica, ma quelle immagini rappresentano solo l’eccezione alla regola, esattamente come nella realtà.
Sin da piccoli veniamo bombardati di messaggi, istruzioni su come vivere, cosa pensare per essere giusti, ci adeguiamo ad un meccanismo fondato sulla massificazione, dimenticandoci la bellezza che risiede nella diversità. Proprio su questo concetto si fonda anche un’installazione presente in mostra, che ricorda il vecchio gioco da tavolo Indovina chi? Dal quale prende ispirazione il titolo della mostra. Le schedine del gioco, che nell’originale riportavano personaggi dalle caratteristiche somatiche differenti, sono state qui sostituite dai volti bendati protagonisti dell’esposizione, proprio a denunciare che l’omologazione delle menti ha radici sin dall’infanzia.
Queste fotografie, di ottimo livello sia concettuale che tecnico, si collocano all’inizio di un percorso intrapreso da Stefano con dedizione, che proseguirà con la sua partecipazione alla Biennale di Genova dal 4 al 18 luglio 2015 e si preannuncia ricco di spunti interessanti e di evoluzioni che varrà la pena seguire in futuro.
Quando un’immagine ti fa riflettere e ti spinge a domandarti: chi sono io? Beh allora forse Stefano Cacciatore ha raggiunto il suo scopo, ricordarci che sono le peculiarità di ognuno di noi a renderci davvero individui ed in quanto tali unici.

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