La Collezione Amata da Bassano a Longhi

Dal 26 settembre al 13 dicembre 2015 nella Galleria del Palazzo Ducale dei Castromediano 

Viaggio nella pittura tra ‘500 e ‘700. Vernissage a Cavallino con Vittorio Sgarbi

di Antonietta Fulvio

Da Bassano a Longhi ovvero viaggio nella pittura tra ‘500 e ‘700 con i dipinti provenienti dalla Collezione Amata, una delle più interessanti raccolte private italiane.  Ancora un evento d’arte a Cavallino nel solco delle precedenti mostre realizzate con il Comune di Ariccia: sabato 26 settembre, nella Galleria del Palazzo Ducale dei Castromediano, apre la mostra “La Collezione Amata da Bassano a Longhi”.

Una mostra di mostre – così la definita in conferenza stampa il curatore Francesco Petrucci, Conservatore di Ariccia, – perché propone con le sue differenti sezioni, quattro temi cari alla pittura: ritratto, storia, paesaggio e veduta e natura morta.

Il percorso espositivo che si snoda tra le sale della bellissima Galleria del Palazzo Ducale si apre con la pittura di ritratto. Otto capolavori per scoprire il volto di personaggi dell’aristocrazia tra i quali Alfonso IV d’Este, un prezioso olio su rame realizzato da Giusto Sustermans (Anversa 1597 – Firenze 1681), Fioravante Ravagnin ritratto da Leandro Bassano (Bassano del Grappa 1557 – Venezia 1622) e il cardinale Federico Borromeo dipinto da Jacob Ferdinand Voet (Anversa 1639 – Parigi 1689). Sono solo alcuni dei personaggi di un’epoca lontana fatta anche di gentiluomini come quelli ritratti da Benedetto Gennari (Cento 1633 – Bologna 1715), nipote del Guercino, o dal geniale pittore caravaggesco Tanzio da Varallo (Alagna Valesia 1571 c.a. – Varallo 1733). E di gentildonne come ci mostra l’artista napoletano Giuseppe Bonito (Castellamare di Stabia 1707 – Napoli 1789).

Con tredici opere il nucleo della pittura di figura presenta dipinti che trattano temi sacri ma anche affascinanti scene mitologiche. Spiccano  la Venere di Giovan Antonio Galli, detto Spadarino (Roma, 1585-1652) riconosciuto come uno dei quattro seguaci della “schola del  Caravaggio” assieme a Cecco del Caravaggio, Manfredi e Ribera; il Trionfo di Sileno di François Perrier (Pontarlier 1590 –Parigi 1650), il capolavoro su rame di Sebastiano Conca (Gaeta 1680- Napoli 1764) che ritrae con dolcezza il Cristo che sostiene il capo morente del padre nel Transito di San Giuseppe e, ancora un tema biblico, La Benedizione di Giacobbe di Giovan Battisa Merano (Genova 1632 – Piacenza 1698). Due i capolavori ispirati al poema del Tasso, La Gerusalemme Liberata, in gran voga nel primo Seicento: Erminia fra i pastori di Pietro Testa (Lucca 1612 – Roma 1650), artista raro e talentuoso noto soprattutto per la sua produzione grafica, ed Erminia disperata che crede Tancredi morto raffigurata dal pittore emiliano  Alessandro Tiarini (Bologna 1577-1668).

Per la sezione dedicata alla pittura di paesaggio e veduta con scene di genere troviamo Pietro Mulier detto il Cavalier Tempesta (Haarlem 1637- Milano 1701), Charles Grenier Lacroix ( Marsiglia 1720 c.a – Berlino 1782)  e Antonio Tempesta (Firenze 1555- Roma 1630) con una tela che ci restituisce un momento di una battuta di caccia al cinghiale resa con un gioco di azioni simultanee su diversi piani. Frans Franken II (Anversa 1581-1642) raffigura una potente scena biblica, l’apertura del Mar Rosso che inghiotte l’esercito del faraone,  mentre Cornelis Van Poelenbourgh (Utrecht 1590-1667) nel suo paesaggio con danzatori tra le rovine si sofferma sui ruderi dell’antichità ormai quinta scenografica della campagna romana, animata dalla vita popolare. E ancora dai pescatori di Frederick  De Moucheron (Emden 1633 – Amsterdam 1686) al mito con “Narciso ed Eco in un paesaggio” nel raro dipinto di Jean Baptiste Forest (1634-1712).  Infine, due piccoli e preziosi gioielli: il Paesaggio con natura morta di Pietro Paolo Bonzi (Cortona 1576 ca. – Roma 1636) e il Paesaggio con Mercurio ed Arg, dipinto su rame dal maggiore paesaggista del Seicento, il francese Claude Lorrain (Chamagne 1600 ca.- Roma 1682).

La sezione finale della mostra è dedicata alla natura morta con opere di Tommaso Salini (Roma 1575 ca. – 1625), Orsola Maddalena Caccia (Moncalvo 1576 – 1676?), Hans Van Essen (Anversa 1588/89-Amsterdam 1648 ca.), François Habert (attivo in Francia 1640-60), Nicolas Baudesson (Troyes, 1611 ca. – Parigi 1680), Giuseppe Recco (Napoli 1634-1695), Carlo Manieri (attivo 1662-1700 ca.), oltre al misterioso “Maestro SB” o Pseudo-Salini e all’anonimo “Maestro del dipinto Colonna”.

 

Un percoso espositivo ricco di suggestioni e di sorprese. Da visitare assolutamente ancor più considerando che si tratta di dipinti che verranno esposti per la prima volta e provenienti, non da istituzioni pubbliche, ma dalla raccolta privata del chirurgo plastico Pier Luigi Amata. Frutto della passione per l’arte e di un collezionismo non ossessionato dall’opera, anche se dubbia, del grande nome, nell’arco di venticinque anni Amata è riuscito a collezionare, nonostante la crisi abbia fatto sentire i suoi effetti anche sul mercato antiquario nazionale, ben centotrenta opere e a latere anche una ricca biblioteca di storia dell’arte. Una raccolta caratterizzata “per il suo taglio trasversale rispetto alle scuole regionali e agli indirizzi stilistici emergenti nei vari momenti storici, ma anche per l’interesse accordato con ugual peso a tutti i generi pittorici” – si legge nel saggio introduttivo a firma dello stesso Petrucci nel catalogo per i tipi di De Luca editore che accompagna la mostra. “Sono presenti nella raccolta, che è conservata a Roma, oltre a composizioni multifigurali di soggetto sacro e profano, anche ritratti reali e allegorici, nature morte, paesaggi e scene di genere, senza indirizzo selettivo di stile e preoccupazioni di geografia artistica.   Se il nucleo principale è costituito da opere di artisti italiani o attivi nella penisola tra il XVI e il XVIII secolo, – continua Petrucci – non mancano tuttavia alcune presenze estere, mentre sono completamente assenti bozzetti ed elaborazioni di studio per affreschi, decorazioni e pale d’altare, a differenza di altre collezioni private. Si tratta insomma di tutte opere concluse o aspiranti ad una univocità, mancanti cioè di qualsiasi connotazione propedeutica o di memoria a fatti artistici esterni”. 

La mostra visitabile fino al 13 dicembre vedrà a Cavallino la presenza dello storico dell’arte Vittorio Sgarbi sarà lui ad illustrare la preziosa esposizione come annunciato sabato 26 settembre, a partire dalle ore 19, nell’atrio del Palazzo Ducale. Seguirà il taglio del nastro, cui saranno presenti il Sindaco della Città di Cavallino Avv. Michele Lombardi, l’Assessore alla Cultura On. Avv. Gaetano Gorgoni, l’Architetto Francesco Petrucci, curatore della Mostra, il collezionista e proprietario della Collezione Dott. Pier Luigi Amata e il principe Fulco Ruffo di Calabria, tra i promotori dell’evento.


Scheda della mostra

Mostra a cura di: Francesco Petrucci

Luogo: Cavallino di Lecce

Sede: Palazzo Ducale dei Castromediano, via Mario Gorgoni

Inaugurazione: 26 settembre 2015, ore 19

Durata: dal 26 settembre al 13 dicembre 2015

Orari: 9,30-12,30/16,30-20,00, chiuso il lunedì

Ingresso libero

Segreteria organizzativa: Ufficio Cultura 0832 617210 – 366 6385829

ufficiocultura@comune.cavallino.le.it

Info e prenotazione visite guidate: 320 7075429

Ufficio stampa: Lia De Venere; ad.artes@fastwebnet.it

Catalogo: De Luca Editori d’arte, Roma

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