La solidarietà al tempo del Coronavirus

“Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino”.

di Antonietta Fulvio

Mentre il virus avanza paurosamente seminando dolore, sofferenza e morte, tali da far detenere al nostro Paese il tristissimo record di decessi per infezione da Covid 19, l’appello di restare a casa  e osservare le indicazioni del governo restano l’unico modo per contrastare la pandemia  Le immagini dei carri militari che portano via le salme che non riescono più a trovare posto nel cimitero di Bergamo sono diventate emblematiche della situazione in cui versa il nostro Paese. Un Paese che sta mostrando con i medici, gli infermieri, gli operatori ma anche le forze dell’ordine, gli operai e quelli che continuano a lavorare per assicurare i beni di prima necessità il suo volto più bello, uomini e donne che da sempre lavorano nell’ombra perché la loro professione non alimenta il gossip o non fa notizie – tranne nei casi in cui si tratta di parlare in negativo. Forse qui il nodo del problema della nostra società dove le notizie positive non trovano mai spazio o relegate a fondo pagina, in qualche misero trafiletto. E invece bisogna raccontare le storie di umana solidarietà che si stanno moltiplicando mostrandoci – e in questo paradossalmente ci voleva un virus – che “siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino”.

E diventa doveroso raccontare la mobilitazione che da più latitudini viene in nostro aiuto per affiancarci in questa durissima battaglia. Dalla Cina, ad esempio, la prima ad aver inviato i propri medici in nostro soccorso e continua  a inviare materiale sanitario per la gestione dell’emergenza Covid-19 tra cui tre milioni di mascherine in arrivo proprio questa settimana,  la delegazione di medici e infermieri cubani, atterrati poche ore fa a Malpensa, che lavorerà presso l’ospedale da campo approntato dall’Esercito italiano a Crema. Anche la Russia ha inviato “una task force di medici militari, specialisti nel campo della virologia e dell’epidemiologia con moderne attrezzature per la diagnosi e la disinfezione”.

E noi, chiusi tra le nostra quattro mura, forse stiamo imparando ad aprire il cuore.

E la solidarietà continua come un effetto domino a partire dalla piattaforma Solidarietà digitale sul sito del Ministero attraverso la quale  startup organizzazioni, imprese, associazioni e piattaforme di crowdfunding si stanno attivando per offrire gratuitamente alcuni dei loro servizi e l’adesione è tale che il sito non riesce a tenere il passo degli aggiornamenti.

Non mancano all’appello i grandi marchi imprenditoriali del nostro territorio. E poi piccole e grandi storie di solidarietà individuali.

Come quella che lega il professore cinese Wei Xiang del Tongji Hospital (uno dei più importanti cardiochirurghi in Cina) e il suo maestro, il professore Massimo Villani che in ricordo degli anni di formazione al reparto di cardiochirurgia del Vito Fazzi di Lecce fondato dallo stesso Villani donerà tremila mascherine per medici, infermieri e personale a rischio dell’ospedale leccese.

Calimera, piazza del Sole,

Una bella storia che viene da Calimera la racconta il sindaco Francesca De Vito. “In accordo con il Comitato Feste Patronali e grazie alla disponibilità volontaria di sarte kalimerite, da lunedì inizieremo a realizzare mascherine, in tessuto lavabile, da distribuire gratuitamente ai nostri concittadini. Il primo quantitativo di stoffa ci è stato già donato mentre i 900 m di elastico che fortunatamente siamo riusciti a reperire sono stati offerti dai dipendenti comunali che hanno scelto di autotassarsi per essere vicini alla comunità, in questo difficile momento. Altro materiale sarà acquistato grazie al contributo della Giunta, della Presidente del Consiglio e di tutti i consiglieri comunali che ancora una volta hanno voluto dare un segnale di unità.”

Cursi, Palazzo Maramonte, piazza Pio XII sede del Municipio

Le fa eco il sindaco di Cursi, Antonio Melcore, che sul suo profilo social scrive: “Grazie alla disponibilità di una nostra gentilissima ed operosa concittadina, a brevissimo saremo in grado di distribuire le prime mascherine autoprodotte, da utilizzare come dispositivo di autoprotezione. Le mascherine sono realizzate in tessuto di pelle d’uovo, lavabili e riutilizzabili; per motivi di razionalizzazione saranno distribuite al massimo due per famiglia; le misure delle mascherine sono standard e saranno adattabili ad adulti e bambini.” Le consegneranno i volontari della Protezione Civile di Cursi a chi ne farà richiesta tramite il numero messo a disposizione. Gesti che nascono dalla generosità di privati cittadini e da sinergie nuove che testimoniano quanto può essere importante il senso di appartenenza alla propria comunità che sa ritrovarsi e stringersi nel momento di maggiore difficoltà, nel dramma che accomuna.  

E sono tante quelle microstorie che accadono quotidianamente e che vale la pena raccontare.

Come quella della stilista gallipolina Irene Coppola che realizza mascherine in “pelle d’uovo” così si chiama il tessuto che le rende sterilizzabili e dunque riutilizzabili se bollite proprio come facevano un tempo le nostre nonne. Mascherine che cuce e dona gratuitamente ai suoi concittadini, associazioni e strutture e che ha ispirato anche la nascita di un gruppo su Fb” Sarti di cuore contro la speculazione”.

Anche a Novoli la stilista Dory Cosma, nel momento in cui è scattata l’emergenza sanitaria, ha pensato di mettere al servizio della comunità la sua esperienza sartoriale. “Quando mi sono resa conto che per una mascherina, ormai quasi introvabili, chiedevano costi esorbitanti, mi è venuta l’idea di cucirle, dapprima per me e i miei familiari, poi per donarle a chi ne aveva bisogno: speculare sul dolore e la necessità è davvero inconcepibile per me. Dopo aver studiato un tutorial ed essermi confrontata con un’amica medico ho realizzato il primo prototipo e poi utilizzando avanzi di tessuto ho incominciato a cucirne tante altre. Ciò non solo mi aiuta a mantenermi occupata in un momento in cui il lavoro sartoriale è fermo ma mi piace l’idea di poter fare, nel mio piccolo, qualcosa che possa servire a tutti. Il virus paradossalmente ci tiene a distanza ma ci fa sentire più vicini e solidali, almeno per me è così”.

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