Ancora sul Coronavirus per una nuova spiritualità

Cosa ricorderemo di questo lungo periodo di pandemia?

Giovanni Bruno

Tutti noi esseri umani abbiamo una nostra letteratura, essa è rappresentata dai nostri ricordi, dalle tracce di memoria che hanno connotato tutta la nostra esperienza, plasmato e conformato la nostra vita.
Cosa ricorderemo allora di questo lungo periodo di pandemia? Penso innanzitutto alla sensazione di spaesamento, di smarrimento che ci ha travolto quando una mattina ci siamo svegliati e abbiamo capito che i nostri codici, la combinazione di segni, gli abiti mentali del giorno prima erano del tutto ribaltati.


é stato traumatico per molti, ma subito dopo dovevamo trovare una bussola, un indice di riferimento, una linea guida che ci rimettesse in carreggiata. Ci siamo dunque rivolti alla Scienza per capire, comprendere, avere il senso di quello che ci stava accadendo. In quel sistema di conoscenze ottenute attraverso la ricerca abbiamo affidato le nostre vite.
Abbiamo fatto nostre le parole di Nancy Pelosi: a coloro che preferiscono la preghiera alla scienza io dico che la scienza è la risposta alle nostre preghiere.
Anche così però è prevalsa un po’ di confusione tra virologi, epidemiologi, scienziati, i messaggi a volte sono risultati ambivalenti, contraddittori, forse eccessivamente semplificati. Noi stessi abbiamo fatto propri vocaboli e termini che non conoscevamo: picco, plateau, indagine epidemiologica.
Forse allora è stato meglio ricondurre tutto alle nostre vite e lasciare agli studiosi la facoltà e il tempo di approfondire e ricercare.
Ma le nostre esistenze intanto hanno subito un tracollo, siamo stati esiliati dal nostro tempo, dal nostro Io.
Ci sono adesso da ricostruire e inventarsi nuovi modi di stare al mondo. Cominciando per esempio da dettagli minimi: guanti e mascherine. Ma così bardati ci sentiamo ridicoli e al tempo stesso inermi.
La nostra inermità appunto è apparsa subito in primo piano. Inerme vuol dire senza armi, disarmato, indifeso, impotente. Siamo dunque in balia della nostra impotenza.
Tutto questo è inevitabile ma la vita va avanti. Non possiamo fermarci. Soprattutto non possiamo spostare il confine della nostra vita al di là dell’ostacolo, alla risoluzione definitiva del problema virus.
Dobbiamo ragionare sul qui ed ora, l’immediato ci richiama a combattere e accettare la sfida. Dicono gli scienziati che sarà lunga, stili e comportamenti muteranno, dovremo capirli e assumerli in toto.
Ma ci sarà una dimensione più intima, una spiritualità nuova da accogliere e coltivare. La parola spirito significa in molte lingue, greco, latino, ebraico, respiro, vento, aria che si muove.
Seguiamo questo soffio vitale forse ci porterà verso la salvezza, verso un mondo nuovo e intanto amiamo nel presente ogni istante della nostra vita con fermezza e ostinazione.