È stata la mano di Dio. La Napoli di Sorrentino

Per i luoghi del cinema itinerari meravigliosi da Nord a Sud sul set del film vincitore del Leone d’Argento e del David di Donatello

Stefano Cambò

Un film intimo e particolare, che non riguarda la storia del famoso goal di Maradona che portò in vantaggio la sua Argentina con l’Inghilterra nel Mondiale tenutosi in Messico nel 1986.
E nemmeno quello che accadde subito dopo con la rete messa a segno dal Pipe de Oro partendo da metà campo e ubriacando gli avversari con una serie di dribbling che ormai fanno parte della storia del calcio.

Napoli vista da Posillipo, foto di Peppe Guida


Eppure, l’idolo di molte generazioni e di una città intera centra eccome, perché la sua famosa affermazione È stata la mano di Dio ai microfoni dei giornalisti, oltre a dare il titolo all’ultimo capolavoro di Paolo Sorrentino candidato meritatamente al Premio Oscar, è una vera dichiarazione d’amore per la sua terra.
Quella Terra che dalle Pendici del Vesuvio si affaccia sul Mar Tirreno in un golfo che mostra tutta la sua poesia e la sua bellezza dentro una città che strega da secoli generazioni di artisti, attori, poeti e cantanti.
Perché Napoli è Napoli.
E la versione che ci viene mostrata dal regista si rifà indubbiamente alla sua giovinezza, ai ricordi lontani di un ragazzo visibilmente emozionato, pronto finalmente a raccontarsi sottoforma di pellicola e con lo sguardo profondo di un adulto ormai consapevole del compito e delle aspettative.
Dietro alla triste storia del giovane Sorrentino rimasto solo dopo la morte dei genitori, vi è una fedele ricostruzione della città degli anni Ottanta, con Piazza Plebiscito le sue auto e i suoi bus, il quartiere del Vomero con la casa natale del regista, la mitica Galleria Umberto I, alcuni luoghi più o meno conosciuti di Posillipo e infine, lo storico Palazzo del Banco di Napoli, dove si recava a lavoro il padre.
Tra questi, ci sono poi i posti dove il giovane regista trascorreva le vacanze e legati ai suoi ricordi, come la penisola sorrentina, Stromboli e Roccaraso.
A fare da cornice e a chiudere il quadro, la struggente “Napule è mille culure” cantata da Pino Daniele.
Ma partiamo con ordine ed entriamo meglio nella storia del film.
Come ho detto all’inizio, la presenza di Diego Armando Maradona e del suo mito è costante e richiama i passaggi fondamentali della trama.

Galleria Umberto
Napoli, Galleria Umberto foto di Peppe Guida


Infatti, si parte con l’estate del 1984 quando il Pipe de Oro sbarca al San Paolo e si conclude nel 1987 quando arriva il primo e storico scudetto.
Gli anni del grande campione a Napoli sono anche gli anni dell’adolescenza di Paolo Sorrentino perché “È stata la mano di Dio” non è altro che un affresco personale e intimo del ragazzo che in quel periodo ha vissuto le felicità e i drammi più profondi della sua vita.
Nel mezzo c’è la straordinaria interpretazione di Filippo Scotti (il giovane regista) e di Toni Servillo nel ruolo del padre, con la partecipazione impeccabile di Teresa Saponangelo nei panni della madre e di Luisa Ranieri in quelli della zia stramba ed eccentrica.
E poi c’è Lei a incorniciare tutto… Napoli.

Napoli, Castel dell’Ovo sullo sfondo il Vesuvio, foto a.f.


Una città figlia di quegli anni, con Piazza Plebiscito immersa di macchine e bus, con il traffico perennemente bloccato davanti a Palazzo Reale.
E che dire del quartiere del Vomero, con Via San Domenico, proprio la strada dove vi era ubicata la casa della famiglia a cui il regista era molto legato.
Talmente legato che per le riprese è stato scelto un appartamento nello stesso edificio in cui viveva Paolo Sorrentino, così come è stato scelto il cortile dei Salesiani dove si recava per studiare.
Come accenato prima, molto spazio è stato poi riservato al Banco di Napoli e alla Galleria Umberto I, luoghi cari al padre.
E poi ci sono le scene che raccontano di una Napoli notturna, con l’incontro magico tra il giovane Sorrentino e il regista Antonio Capuano, avvenuto nei pressi del teatro della Galleria Toledo e la bellissima Posillipo con Villa d’Abro che mostra tutto il suo splendore.
Per non parlare del Golfo immortalato nelle scene più suggestive, che rapiscono gli occhi e ammaliano il cuore con le luci soffuse dei lampioni che trovano riparo nelle acque calme del mar Tirreno, in un mix che profuma di poesia e salsedine.
Dulcis in fundo, i luoghi cari al regista che ricordano alcuni dei momenti spensierati come le vacanze estive girate nella Villa del Cardinale a Torre del Greco (considerata una delle Ville del Miglio d’oro) costruita nel 1744 dall’architetto Gennaro de Laurentiis per il cardinale Giuseppe Spinelli o gli scorci mozzafiato sia della costiera amalfitana che di quella sorrentina, con le località di Agerola, Massa Lubrense e Punta Campanella che la fanno da padrone.
Chiudiamo il tour con la mitica piazzetta di Capri e il successivo bagno del giovane Sorrentino alla famosa e splendida Grotta Azzurra.
Perché Napoli, il suo bellissimo golfo e le località vicine sono questo e molto di più… E dobbiamo ringraziare ancora una volta il Premio Oscar Paolo Sorrentino per avercele raccontate a suo modo, con gli occhi di un tenero ragazzo che ha amato profondamente la sua città e che continua ad amarla, inseguendo per tutto il film il suo idolo calcistico e quella famosa mano di Dio che ha cambiato per sempre la sua vita.

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