Mucci, Maestri Confettieri dal 1954

Una dolce tradizione di famiglia nel cuore del borgo antico di Andria

Sara Foti Sciavaliere

La storia della confetteria Mucci di Andria inizia nel 1954, quando Raffaele Mucci decide portare avanti l’attività del padre Giovanni, affermandosi come raffinato artigiano esperto nella produzione di cioccolato, confetti e caramelle. Una tradizione di famiglia che giunge oggi alla quarta generazione, capaci di unire artigianalità, passione e innovazione in prodotti di eccellenza. Con oltre 120 anni di attività, i Maestri Confettieri Mucci continuano a ricevere riconoscimenti, che attestano l’elevata qualità della loro produzioni di confetti e dragées.


Tutto ebbe però inizio nel 1894 nel primo laboratorio per la produzione di confetti, cioccolato e caramelle, a quattro passi dalla Cattedrale, in una piccola bottega del centro storico di Andria, dove un giovanissimo Nicola Mucci, sperimentava la creazione di prodotti dolciari che sapessero sedurre i palati più raffinati, inebriando gli acquirenti con quel profumo di cioccolato, vaniglia e cannella che pervadeva le stradine del vicinato, e che ancora oggi si respira quando entri nella bottega Mucci in quella che è stata intitolata, non a caso, via del Museo del Confetto. Difatto è qui che è ubicato anche il Museo del Confetto “Giovanni Mucci”, riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e annoverato fra i Locali Storici d’Italia.

Confetteria Mucci, fotoreportage Sara Foti Sciavaliere


Nicola dunque comincia a produrre cioccolato, caramelle e confetti, utilizzando, per questi ultimi, le mandorle pugliesi, poi nel 1920 inventa “Mandorla Imperial”, un inedito confetto realizzato con la pregiata mandorla pelata “Fra Giulio”, nota come “Avola di Puglia”, ricoperta da uno strato di cioccolato bianco e leggermente confettata. Arriverà negli anni Trenta alla creazione dei famosi “Tenerelli Mucci”, lavorati ancora oggi secondo la ricetta originale, con mandorle pugliesi della varietà “Filippo Cea” di Toritto, presidio slow food in terra di Bari, e “Nocciole del Piemonte IGP”, ricoperte da cioccolato fondente bianco e da un leggero strato di confettura colorata.
Le dolci creazioni di Nicola hanno successo e la produzione cresce, l’intraprendente andriese, nel 1926 fa edificare un primo grande stabilimento, dotandolo di nuovissimi impianti per la fabbricazione di cioccolato, confetti e caramelle. Il nuovo opificio contava oltre ottanta dipendenti, di cui tre quarti erano ragazze addette alla decorazione dei confetti, all’incarto di caramelle, cioccolatini e uova pasquali. Nel 1934, a causa della crisi del ‘29, la produzione si riduce e Nicola è costretto a ridimensionare l’azienda e a trasferirsi nuovamente nella prima fabbrica.
Giovanni Mucci erediterà la fabbrica avviata da papà Nicola e sviluppa l’attuale brand “Mucci Giovanni dal 1894”. I loro prodotti diventano rinomati per qualità e gusto e ben presto varcano i confini regionali e nazionali. Nel 1975 l’azienda passa nelle mani dei figli di Giovanni che, con la stessa passione portano avanti i segreti di famiglia con immutata passione, cura e dedizione per il proprio lavoro.


Gli attuali eredi Mucci, figli e nipoti di Giovanni, inaugurano poi, nel 1987, il moderno stabilimento a Trani, dove, ancora oggi, si producono confetti e dragées, sempre fedeli ai canoni e ai metodi artigianali dell’alta tradizione confettiera. I Mucci giungono così, con grande orgoglio alla quarta generazione di Maestri Confettieri, e nel gennaio del 2004, nasce anche la prima confetteria ad Andria, nell’elegante cornice della piazza Vittorio Emanuele II – conosciuta da tutti come piazza Catuma -, storico ritrovo dell’aristocrazia locale.
Quando entri nella confetteria di Via del Museo del Confetto, si viene avvolti dal profumo di cioccolato, vaniglia e cannella, il profumo delle feste, accolti dal coloratissimo banco da esposizione che racconta oltre un secolo di antiche tradizioni custodite gelosamente custodite dalla famiglia Mucci, sotto lo sguardo della Musa Glauce che ha ispirato Nicola e Giovanni Mucci, e che dall’affresco del soffitto, eseguito nel 2004 dal pittore andriese Carmine Conversano, soprannominato il “pittore della povera gente”, mentre sembra lasciar scivolare su quanti entrano una pioggia di confetti variopinti. Da qui è possibile seguire, in un percorso “storico-didattico” che svela le tecniche di lavorazione che, anche laddove le attrezzature più antiche come le bassine vanno a evolversi in più moderni impianti tecnologici, continuano a eseguite nel segno dell’antica tradizione confettiera: spellatura, imbiancatura, confettatura e lucidatura rimangono le quattro fasi per trasformare in tre quattro giorni la materia prima in confetto.
I confetti Mucci raccontano più di un secolo di storia di prelibate dolcezze, con accostamenti di sapori originali e raffinati, uniti alla selezione di materie prime di qualità e coloranti del tutto naturali. Numerose sono le specialità firmate Mucci. Una delle ultime creazioni sono stati i confetti “Regina Elisabeth”, prodotti con mandorla siciliana “Pizzuta di Avola” ricoperta di cioccolato bianco ed olii essenziali di limone, arancio, mandarino o bergamotto. Tra i prodotti più famosi ci sono pure i Fruttini di Marzapane, ancora oggi lavorati e decorati a mano; le Gocce al Rosolio con un ripieno analcolico alla frutta; gli storici Cannellini e Confetti Ricci, questi ultimi nelle varianti zucchero di canna o zucchero di barbabietola; le specialità Ghiaia, una lavorazione che rende questi confetti esternamente assai simili ai sassolini di mare, ma che nascondo al loro interno un cuore tenero e delizioso.
Una gustosa alternativa ai classici confetti sono i dragées: rifiniti con una copertura di cioccolato bianco, al latte o fondente, racchiudono un’anima morbida, liquida o croccante. Negli anni Ottanta nasce il primo dragée alcolico, ripieno di liquore alla Sambuca, grazie alle idee innovative ed ai continui esperimenti della famiglia Mucci. In seguito, vengono introdotti i dragées con altri tipi di liquore e non solo: nascono i dragées al caffè, ai canditi, alla liquirizia, al cocco, alla gianduia.
Una piccola chicca ci rimanda all’imperatore Federico II, che qui era di casa. Di fatto, a 18 km da Andria troviamo l’iconico Castel del Monte, Patrimonio UNESCO, emblematicamente legato al nome e alla fama del Puer Apuliae, e pochi metri dalla Cattedrale di Andria, nella cui cripta hanno trovato sepoltura due delle moglie di Federico II, Iolanda di Brienne e Isabella d’Inghilterra.
Ma per noi diventa protagonista un’altra delle donne dello Stupor, quella che si dice l’imperatore abbia davvero amato, Bianca Lancia, la cui fedeltà fu messa in discussione da Federico, al punto che accecato dalla gelosia la fece rinchiudere nel castello di Gioia del Colle; la donna, esasperata, pur di dimostrare l’errore e l’ingiustizia che stava subendo, compirà un gesto estremo recidendo i propri seni per consegnarli, serviti su un vassoio di argento, al sovrano. Nascono così “Lacrime d’amore”, opera confettiera con l’aroma della viola – si dice amata da Bianca Lancia – per ricordare la tragica vicenda e presentate in occasione dell’800esimo anniversario dall’incoronazione, nel 2015, a Castel del Monte.

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