La Collegiata della Santissima Trinità di Manduria

di Sara Foti Sciavaliere

MANDURIA. Manduria è il cuore del Salento, in quanto è equidistante da Taranto, Lecce e Brindisi. È nota anche come “Città dei Messapi” e del “Primitivo” e il suo nome potrebbe derivare dal termine indoeuropeo “mandus” che significa “cavalli”, riferendosi forse al fatto che i Messapi erano abili allevatori di cavalli, oppure molto più probabilmente l’etimologia della parola ricorda “mand-Uria” cioè “avanti a Oria”, la città confinante capitale politica della confederazione messapica.
Nel centro storico di Manduria, che si sviluppa in una serie di stradine strette e contorte, tra i monumenti principali troviamo palazzi gentilizi, la torre dell’orologio, il medievale quartiere ebraico con la sinagoga e la chiesa collegiata romanica intitolata allaTrinità. Ogni manduriano guarda a questo edificio come al più insegne tra quelli della città. Si tratta di un pregevole esempio di architettura religiosa pugliese che, all’evidente impianto romanico, fonde influssi ed elementi tardo-gotici e catalaneggianti.
Dopo la conquista romana e secoli di invasioni, che portarono alla distruzione del paese nel 977, Manduria rinasce nell’XI secolo con il nome di Casalnuovo per volontà di Ruggero il Normanno. Nell’antico centro della città messapica di Manduria viene edificata la chiesa normanna, cuore della vita religiosa e cittadina. Come in altri casi, sul territorio nazionale, anche la struttura urbanistica della città medievale di Casalnuovo prevedeva la collocazione della chiesa al centro, con strette vie e vicoli che la collegavano, e la collegano tutt’ora, all’esterno. Intorno c’erano i “servizi” come il mercato, tanto che questa area conserva ancora il nome originario ossia Piazza Commestibili.
Il rapporto tra la chiesa attuale e quella medievale non è ancora ben definito, ma è certa la presenza di alcuni elementi che ci riportano indietro nel tempo, come i leoni stilofori collocati ai lati del portale d’ingresso. L’edificio fu realizzato nello stesso luogo dell’antica chiesa normanna: di dimensione più modesta rispetto a quella cinquecentesca, doveva limitarsi quasi soltanto allo spazio dell’attuale presbiterio, e si pensa fosse composta da tre navate e dalla sacrestia, mentre il campanile, chiamato “la gran torre della chiesa”, potrebbe essere stato costruito precedentemente con scopi militari o civili. Altro dettaglio che porta a dedurre l’esistenza di un’antica chiesa è l’esposizione del prospetto a ponente, in uso nel periodo medievale. Questo affinché il sole nascente, penetrando nell’edificio attraverso le finestre dall’abside, illuminasse subito l’altare maggiore.
Anche l’inserimento del rosone sulla parte centrale della facciata, sebbene costruito durante il rifacimento cinquecentesco, rientra nello stile di una precedente tipologia architettonica che richiama il romanico-gotico.
La costruzione della chiesa attuale fu iniziata invece sul finire del XV secolo e i lavori si dovettero concludere entro la seconda metà di quello successivo, forse nel 1562. Ignoto è il nome dell’architetto, seppure il portale col soprastante rosone della facciata e il fonte battesimale (datato 1534), risultano opera del maestro Raimondo da Francavilla.
Altri interventi e ampliamenti furono eseguiti nel Settecento e nell’Ottocento, la chiesa oggi visibile è il risultato del restauro dell’architetto anconetano Lorenzo Corrado Cesanelli che negli anni 1937-1939 la liberò dalle sovrastrutture dei secoli XVIII e XIX, restituendole l’antico aspetto.
Si evidenza inoltre che nel periodo rinascimentale ai lati dell’antica chiesa furono costruite cappelle indipendenti e nel Settecento, abbattuti i muri di separazione, le navate da tre divennero cinque. Un altro importante intervento fu la costruzione del Cappellone dedicato al Santo Patrono San Gregorio Magno, edificato negli anni 1788-1792 a spese di tutta la cittadinanza di Manduria. Nel Cappellone sono custodite due bellissime statue del Santo. Nella nicchia a destra è custodita la sta­tua lignea policroma di San Gregorio Magno nelle vesti papali eseguita nel 1786 dai fratelli Trilocco, scultori napoletani; nelle nicchia a sinistra è posta una seconda statua del Patrono, in cartapesta policroma, eseguita a Lecce nel 1902 da Raffaele Carretta.
Un elemento affascinate di questa costruzione è di certo l’interpretazione iconografica e la funzione comunicativa delle raffigurazioni sulla facciata: queste, come è consuetudine nelle chiese e cattedrali romaniche e gotiche, hanno lo scopo di insegnare la fede religiosa alla gente del popolo che non sapeva leggere. La facciata della Chiesa è così simile una bibbia “scolpita”, che insegna e ammonisce.
Se ci sofferma sul portale centrale non si potranno non notare due bassorilievi sulle due paraste, all’altezza dei nostri occhi: su quella sinistra è rappresentato un puttino con cartiglio su cui è incisa una scritta riferita alla transitorietà della vita umana, lo stesso puttino poi poggia i piedi su un contenitore a forma di calice e ci dà l’impressione di rappresentare la vita; sull’altra parasta, troviamo un bassorilievo che rappresenta, invece, un teschio dalla cui bocca esce un cartiglio a forma di falce con incisa una scritta di monito che invita l’osservatore a vedere come diventerà dopo la morte. Vita e morte, inizio e fine, purezza e peccato, e quindi il concetto che la vita è il passaggio all’aldilà. Questo probabilmente il messaggio da trasmettere a chi entrava nella chiesa.
Se si volge poi lo sguardo verso si può osservare, in cima la portale, la lunetta ad arco ribassato con la SS. Trinità, alla quale è dedicata la Chiesa Matrice: al centro si può ammirare l’Eterno Padre che regge sul grembo il Cristo, ancora sulla Croce, contrariamente alla tradizionale iconografia delle “Deposizioni” dove il corpo del Cristo Morto, deposto dalla croce, è adagiato sul grembo della Madonna; nei pennacchi ai lati della lunetta è rappresentata l’Annunciazione con L’Angelo Annunciante e la Madonna con lo Spirito Santo. Qui è possibile leggere la storia di Gesù raccontata ancor prima della sua nascita, con l’Angelo Annunciante e la Madonna, prima dell’inizio e senza una vera e propria fine, poiché il Cristo sul grembo dell’Eterno Padre è ancora sulla Croce, non è morto. Il messaggio probabilmente vuole dirci che è destino dell’uomo portare la croce della sofferenza e lasciare le cose terrene, ma che Cristo non muore poiché Padre, Figlio e Spirito Santo sono un’unica persona e se l’uomo si affida alla SS. Trinità avrà il dono della Resurrezione. Ai piedi della SS. Trinità si legge in latino (Hii tres unum sunt).
Nonostante sia stata costruita in tempi diversi, la struttura architettonica risulta organica, maestosa ed elegante. Visitando il centro storico di Manduria, la Chiesa Matrice merita do sicuro una visita attenta.

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