Trani: a spasso per la “Perla dell’Adriatico”
Dal porto turistico alla Cattedrale romanica sul mare, dal Castello Svevo al centro storico… uno scrigno di tesori
Sara Foti Sciavaliere
Famosa per la sua maestosa Cattedrale Romanica sul mare, il Castello Svevo e l’elegante porto turistico, Trani è soprannominata la “Perla dell’Adriatico”. Centro storico medievale dai vicoli tortuosi e dalle case e i palazzi in quel caratteristico bugnato di calcare bianco.
Immaginando di accompagnarvi per una passeggiata per Trani, avviamoci da via Fra’ Alvarez, anticamente detta Strada Muraglie del Castello in quanto sarebbe la via che raggiungerebbe in poco più di duecento metri la fortificazione della città, ma noi deviamo per le stradine del centro storico, incrociando subito la romanica Chiesa S.Giacomo, fondata con il titolo di S.Maria de Russia, e rimaneggiata nel XVII secolo. Di notevole interesse è il portale con l’archivolto a grani di rosario, e colonnine laterali su elefanti stilofori che reggono un grifo e un leone. In alto tre ordini di mensole figurate. Nella fila più bassa sono raffigurati i mesi dell’anno, nel Medioevo rappresentati con i mestieri agricoli. Il calendario di pietra tranese è poco noto poiché le sculture nel tempo sono state spostate e hanno perso il loro ordine.
Ai tempi delle crociate la chiesa era ben visibile dal porto ed era collocata accanto ad una delle porte, Porta Vetere: da questa porta entrava che arrivava da Barletta ma anche i pellegrini che giungevano da Monte Sant’Angelo e si imbarcavano per la Terra Santa proprio da Trani.
Percorriamo via Romito e un tratto di Via Beltrani, quest’ultima può essere considerata la spina dorsale dell’insediamento antico e un tempo detta Strada Arcivescovado. Su via Beltrani c’è una spiccata unitarietà edilizia, soprattutto per quanto riguarda i palazzi signorili, più o meno tutti di origine medievale, anche se alterati nel corso dei secoli successivi. E da questa strada che troviamo accesso verso quella che un tempo è stata la Giudecca di Trani, seguendo Via Sinagoga e Via Scolanova.
Nel periodo normanno-svevo vi sorgevano quattro sinagoghe, ma già in età angioina vennero trasformati in chiese, fu quello di fatto un periodo di particolare intolleranza che causò la conversione di molti Ebrei. Una seconda si ebbe nel Quattrocento fino al definitivo allontanamento nel 1541 con l’Editto di Carlo V.
Gli Ebrei giunsero a Trani forse a partire dalla prima metà dell’XI secolo, probabilmente dalla Spagna islamica per sfuggire all’intolleranza dei musulmani. A Trani ebbero il monopolio del commercio della seta. Non è di fatto casuale la posizione della Giudecca estremamente vicina all’area del porto.
Una delle 4 sinagoghe era la cosiddetta Sinagoga Grande, costruita nel 1247 e divenuta chiesa cattolica sotto gli Angioini sul finire dello stesso secolo con il titolo di Sant’Anna. Essa oggi è il cosiddetto Museo della Sinagoga che ospita un’esposizione dedicata alla storia della comunità ebraica di Trani e che abbraccia i secoli centrali più importanti della sua permanenza in città quando si contavano più di 200 famiglie di Ebrei.
In via Scolanova, si trova la chiesa di S.Maria Nova o Scolanova, fondata nel 1244 e restituita dal Comune, nel 2005, al culto ebraico, come ci segnala la stella di Davide che svetta in cima al campanile a vela dell’edificio.
Un intrico di stretti e tortuosi viuzze raggiungiamo Porta Antica, antico ingresso cittadino, detta anche Porta Aurea, apparteneva alla prima cinta muraria risalente al IX secolo per contrastare le scorribande saracene. Essa è nella zona orientale del nucleo più antico, in funzione di comunicazione tra il castrum e il litorale. Da qui ripieghiamo su via La Giudea e al civico 30, ad angolo, scorgiamo una scaletta di pietra che sale lungo il fianco di una delle case bianche che sfilano lungo la strada. È stata quella della casa di Pantaleo Piazzolla, un pescatore tranese, il nonno di Astor Piazzolla. Il musicista e compositore argentino Astor è legato a celebri brani come Libertango, padre del cosiddetto “nuevo tango” contaminato dal jazz. Nel 1987 i tranesi assistono in Cattedrale a un concerto di Astor Piazzolla, primo concerto di musica non sacra in Cattedrale, davanti a 700 persone.
Poco più si può visitare la già citata ex Chiesa di S.Anna, sede del Museo della Sinagoga.
Noi però cambiamo di nuovo direzione e, per una breve traversa, ci spostiamo sulla strada parallela, via Ognissanti, il cui nome deriva dalla Chiesa Ognissanti che qui si incontra. Conosciuta anche come Chiesa dei Cavalieri Templari – la presenza di quest’ordine cavalleresco è documentata a Trani nel 1143 – come ricordato una lapide murata vicino all’ingresso laterale destro. Piccolo gioiello di architettura romanica databile al XII sec. con un avancorpo porticato e il prospetto absidale rivolto verso il mare e con il finestrone centrale contornato da mensole zoomorfe.
È molto probabile un’influenza sulla chiesa della colonia di mercanti di Ravello, comunità molto numerosa nel Medioevo. In un primo periodo qui avvenivano le benedizioni per i crociati che qui partivano per la Terra Santa. Accanto alla chiesa vi era infatti una stretta stradina detta Angiporto (particolare vicolo dei centri medievali dalla forma a galleria, un vicolo che attraversava due fabbricati vicini per mettere in comunicazione due strade), che conduceva direttamente al mare e chiusa nelle XIX secolo.
Poco più avanti, all’altezza di via Ognissanti n. 38, reimpiegato nelle murature della facciata di un edificio privato, si osserva la lastra frontale di un sarcofago la cui parte inferiore è nascosta dal livello di fondazione dell’edificio stesso; di solito danzato la prima metà del VI secolo, questo manufatto di ignota provenienza si mostra affine per stile e struttura ad analoghi di origine costantinopolitana.
L’ultimo tratto di via Cambio ci guiderà fuori dal centro storico. Ci affacciamo così sul porticciolo turistico di Trani. Siamo sul Lungomare degli Statuti Marittimi, che costeggia la parte più interna del porto, animato da pescatori al lavoro, dalle loro barche e pescherecci. La toponomastica anche qui è rievocativa di una pagina di storia locale: Trani infatti è nota anche per aver promulgato nel 1063 uno dei più antichi codici marittimi del mondo occidentale, gli Ordinamenta et consuetudo maris. Si tratta di un testo di diritto consuetudinario marittimo in 32 capitoli in lingua volgare, eccetto l’incipit in latino; seppure risalente all’XI secolo, ci è pervenuto grazie a un’edizione veneziana del 1507.
Se si vuole allungare la passeggiata, costeggiando la banchina del porticciolo, con le bitte e i cumuli di reti, si può raggiungere l’ampia piazza Quercia con palazzo Telesio e poco più in là la facciata a vela della Chiesa del Carmine; alle sue spalle i giardini pubblici che permettono di accedere al belvedere del Fortino S.Antonio che si spinge sul porto, guardando da un altro punto di vista la bella Cattedrale tranese sul mare.
Se invece non vogliamo spingerci troppo oltre, dopo una pausa in uno dei bar vista porto, passati davanti alle absidi bizantini esposte alle spalle della Chiesa di Ognissanti, imbocchiamo di nuovo i vicoli del centro storico, fiancheggiando la Chiesa di S.Teresa, con il prospetto su Piazza Sedile S.Marco, sorta a metà del ‘700 sul sito della demolita chiesa di S.Marco. Nella nicchia centrale in cima al prospetto la statua in pietra di S.Teresa, opera dello scultore tranese Giuseppe Bassi. Adiacente, quasi nascosto nella vicina stradina, si può scorgere Palazzo Caccetta; edificato presumibilmente intorno al XV sec. su un edificio preesistente, ha preso il nome da Simone Caccetta, agiato mercante tranese che ne volle la ristrutturazione, e nel tempo ha ospitato i governatori veneri (1495-1509), poi fu convento dei Teresiani nel ‘600 e Seminario nel ‘700; attualmente è sede della Scuola Forense. Interessanti le decorazioni tardo-gotiche originali delle finestre e del portale.
Continuiamo su via Arcangelo Prologo, già detta strada La Spina, con qualche probabile rimando alla vicinanza dell’insediamento templare. Qui incontriamo la Cappella S.Nicolino, o San Nicola Piccinno, edificata nel XVI secolo. La tradizione ci tramanda che questo luogo fosse la stalla di un certo sabino che vi alloggiò un giovane pellegrino greco, Nikola, in viaggio verso Roma. E morì qui a 18 anni il 2 giugno 1094. Nicola fu subito proclamato Santo a furor di popolo e divenne il protettore di Trani.
Lasciamo guidare dal campanile del Cattedrale che fa capolino al di sopra dell’orizzonte tracciato dalle terrazze dei palazzi intorno e saremo così in piazza Duomo.
La cattedrale di Trani risale ai secoli XI-XIII e fu edificata proprio in onore di quel S.Nicola Pellegrino spirato non lontano da lì. L’isolamento attuale del tempio non rispecchia l’originario inserimento nel tessuto urbanistico poiché frutto di discutibili restauri della metà del ‘900. Venne fondata nel 1097 sull’antica chiesa di Santa Maria della scala ed ebbe varie fasi costruttive.
Sul lato destro della facciata si innesta l’elegante campanile alto circa 60 metri, opera di Nicolaus sacerdos et magister, come si legge sull’iscrizione che corre sul basamento dalla parte del mare. Negli anni ’50 del ‘900, a causa delle sue precarie condizioni statiche, il campanile venne smontato e ricomposto fedelmente con lo stesso materiale; di fatto, all’interno si nota che i conci sono stati numerati.
È impostato su un basamento con fornice passante; i due piani inferiori presentano bifore romaniche, il terzo piano è aperto da trifore e il quarto da quadriforo ogivali. La cella campanaria ha una luce in più ed è coronata da una cuspide ottagonale. Lo slancio e la leggerezza della costruzione sono esaltati proprio dal ritmo delle aperture crescenti dal basso verso l’alto.
La zona inferiore della facciata della Cattedrale presentano delle arcate ceche in successione poggianti su semicolonne adorne di capitelli lavorati al trapano; quella centrale di dimensioni maggiori ospita il portale principale. In corrispondenza delle semicolonne, sulla faccia interna del parapetto del terrazzo cui si accede tramite le scalinate laterali, si trovano le basi su cui si impostava – a detta di alcuni – un portico che sarebbe stato abbattuto nel Settecento. È tuttavia probabile che detto portico sia stato solo progettato e mai portato a compimento.
Il portale maggiore a tutto sesto poggia su due sottili colonnine sostenute da due belve nell’atto di sopraffare figure umane, e gli archivolti e gli stipiti presentano successioni di intrecci vegetali e geometrici con scene sacre e profane di notevole bellezza, influenzate dall’iconografia dei modelli arabi e francesi.
Al centro del portale, per il quale era stata progettata, disegnata e magistralmente realizzata – fino a pochi anni fa – vi era la preziosa porta di bronzo a due battenti opera di Barisano da Trani, databile tra il 1175 e il 1180. Il tempo, il degrado e l’azione disgregatrice degli elementi hanno però reso necessario l’intervento di restauro per il quale oggi in facciata troviamo una copia della porta in bronzo mentre l’originale restaurato è conservato all’interno della cattedrale. La porta è costituita da 32 formelle, fuse in stampi e cesellate a freddo, montate su un supporto ligneo di m5x3 mediante grosse borchie. Le raffigurazioni fanno riferimento tanto all’immaginario sacro quanto a quello profano. Si nota la figura di S.Nicola Pellegrino ai cui piedi si riconosce la sicurezza durante dello stesso Barisano.
Sviluppata su un’area pari a quella della chiesa superiore la cripta di Santa Maria si estende in realtà a livello della strada. Alle spalle trasversale si estende la cripta di San Nicola lungo l’area del transetto della chiesa superiore. Dalla cripta di S.Maria una scala garantisce l’accesso all’antico sacello di S.Leucio.
La cripta di Santa Maria occupa l’aria su cui sorgeva la primitiva chiesa dalla medesima intitolazione che, nel XII secolo, in occasione della costruzione della chiesa superiore venne abbattuta e realizzata ex novo in forma di soccorpo longitudinale. Lo spazio è scandito da 22 colonne.
Il sacello di San Leucio è una semplice struttura quadrangolare circondata da un rudimentale ambulacro all’interno dei quali furono custoditi i resti del santo che erano pervenuti a Trani da Brindisi nel VII sec. prima di essere trasferiti in Campania durante la dominazione longobarda.
La cripta di San Nicola Pellegrino risale ai primi del XII secolo; anomala nel suo genere sia per le dimensioni che per la notevole altezza della copertura, è voltata da 42 volte a crociera sostenute da 28 colonne di marmo greco.
La chiesa superiore è una vasta aula a tre navate divisa da un doppio filare di sei colonne binate. I matronei, non accessibili se non dal campanile, percorrono la chiesa su tre lati.
La veste attuale, spoglia e austera, è il risultato dei restauri che hanno privato la chiesa della veste di marmi e stucchi sette-ottocenteschi, allo scopo di restituirle la parvenza dell’aspetto originario; la distruzione delle decorazioni posteriori ha però messo a nudo le gravi mutilazioni subite dall’apparato decorativo originario.
Sulla stessa piazza Duomo si prospetta Palazzo Torres, una costruzione del XVI secolo, porta il nome di Martino Torres, capostipite del ramo tranese della famiglia di origine spagnola, che fu luogotenente d’armi del regno nel 1532 e vice castellano nel 1540.
Dal 1817 ospitò il massimo organo giudiziario di Terra di Bari e d’Otranto: la Gran Corte Criminale Civile delle Puglie, trasformato nel 1861 in Corte d’Appello delle Puglie, fino al 1923, anno del mai digerito trasferimento a Bari. Dal 2000 è sede del Tribunale, trasferendo gli altri uffici in altri palazzi del centro storico, facendone una “cittadella giudiziaria”. Il Palazzo Torres oggi è il simbolo che racchiude in sé tutta la storia di Trani “maestra di diritto”. Il tribunale federiciano del 1215, la Sacra Regia Udienza istituita da Carlo V nel 1586 ed attiva fino al 1808, la Gran Corte Speciale borbonica operante sotto Ferdinando II, la Corte di Appello delle Puglie trasferita a Bari nel 1923, e tutti gli altri importanti uffici giudiziari, fecero di Trani una delle più insigni città della Puglia.
La prima avvocata di Trani, e considerata la prima al mondo, è Giustina Rocca, vissuta tra il XV e il XVI secolo (morta nel 1502). È famosa per aver tenuto il primo arbitrato femminile della storia moderna l’8 aprile 1500 a Trani, pronunciando una sentenza in volgare per renderla comprensibile a tutti, gesto che ha segnato una svolta democratica nella giustizia. La sua fama deriva da un “lodo (arbitrale)”, in cui risolse una controversia ereditaria, utilizzando la lingua locale anziché il latino. Pioniera, in quanto esercitò funzioni legali in un’epoca in cui le donne erano escluse dalla vita pubblica, anticipando i tempi. Lidia Poët, molto più nota, è stata la prima donna a iscriversi all’albo degli avvocati in Italia, ma molto più tardi, alla fine dell’Ottocento.
La figura di Giustina Rocca è diventata un simbolo di emancipazione femminile e giustizia accessibile, tanto che la Corte di Giustizia dell’UE ha intitolato a lei la sua torre più alta.
Sul mare si staglia ancora la mole del Castello Svevo. Dimora prediletta di Manfredi, figlio di Federico II, che vi celebrò le sue seconde bozze con Elena d’Epiro. Subì qualche intervento sotto gli Angioini, ma gli interventi sostanziali si registrano con il passaggio a Carlo V per l’adeguamento alle mutate esigenze imposte dall’impiego delle armi da fuoco che conferì al castello un carattere più “moderno”, stravolgendo il vecchio impianto medievale svevo cui appartengono il mastio, le tre torri angolari e la cortina verso il mare; la parte verso la città si riferisce invece all’intervento cinquecentesco (1533). L’ampio fossato era una volta direttamente in comunicazione con il mare, mentre il ponte levatoio (oggi sostituito da un ponte in pietra) permetteva il collegamento con la piazza antistante.
Nel 1586 al 1677 il castello fu sede della Sacra Regia Udienza della provincia di Bari; Dal 1832 al 1844 fu completamente rimaneggiato per essere trasformato in carcere centrale provinciale. La torretta dotata di orologio risale al 1848, dunque al periodo in cui il castello era adibito a carcere. Nel 1976 l’edificio veniva consegnato alla Soprintendenza di Puglia che pochi anni dopo avvierà i lavori di restauro.
Su questo tratto della costa tranese, l’Adriatico si fa sfondo comune, dove il blu del mare si fonde all’azzurro del cielo, al Castello e alla Cattedrale, catturati in un unico colpo d’occhio prima di allontanarci e magari da uno scatto fotografico per portare via uno degli scorci classici delle cartoline della “Perla dell’Adriatico”.







