TOTo e la sua napoli a Palazzo Reale

Fino al 25 gennaio 2026 nella Sala Belvedere di Palazzo Reale la mostra dedicata al Principe della risata in occasione dei 2500 anni dalla fondazione di Neapolis

Antonietta Fulvio

NAPOLI. Tra le tante foto in esposizione nella mostra dedicata al Principe della risata, ce n’è una dello Studio Troncone proveniente dall’Archivio Parisio Onlus che ritrae Totò nella sua Napoli mentre scrive; le tazzine di caffè lasciano immaginare che sia lì da diverso tempo, assorto al punto da tralasciare anche la sigaretta tra le dita… chissà cosa stava scrivendo e, soprattutto, pensando… Perché al di là dell’attore dalla vis comica e dai tempi teatrali perfetti, al di là dei tanti film che ci restituiscono la sua mimica e gestualità burattinesca, c’è un Totò poeta e filosofo che ci ha lasciato versi e pensieri straordinariamente attuali e di rara bellezza.


TOTÒ e la sua Napoli è il titolo dell’inedita esposizione dedicata al legame inscindibile tra Totò e Napoli allestita fino al 25 gennaio a Palazzo Reale a Napoli, Sala Belvedere. Articolata in sezioni tematiche, la mostra ripercorre la vita e la carriera dell’artista: Le origini, Il Rione Sanità, Il teatro, Le canzoni, Il cinema, Le poesie, Un maestro insostituibile, Totò e le bellezze della sua Napoli, Il saluto della sua Napoli. C’è spazio anche per i focus su Il Principe di Bisanzio e Gli amori di Totò. Un momento particolarmente emozionante è l’ascolto dell’orazione funebre tenuta il 17 aprile 1967 da un Nino Taranto che non riesce a trattenere il pianto in piazza del Carmine davanti a centomila persone in lacrime.
«Il rapporto di Nonno con Napoli – spiega la nipote Elena Anticoli De Curtis – mi fa pensare alla duplice idea che ne traggono quasi tutti, tra l’essere Totò e l’aristocratico principe Antonio de Curtis, sintesi ed espressione di un dualismo sempre presente anche nella lettura della città come della vita, dove abbiamo un sotto e un sopra, miseria e nobiltà, bene e male, vita e morte, uomini e caporali… Se Napoli è una città mondo, dove lo “schema” è per secolare attribuzione un ambito e non un perimetro o una cornice, dove la forza creativa di un’attitudine alla sopravvivenza, declinata nell’arte di arrangiarsi, è elemento costituente di un modo di vedere e inventarsi la vita, allora è possibile intuire come mio Nonno nell’arte e nella vita ha saputo incarnare l’anima e la grandezza di un popolo. Ed è qui che si dipana il mito, che si intreccia realtà e leggenda.»
Promossa dal Comitato Nazionale Neapolis 2500 con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Palazzo Reale di Napoli (Ministero della Cultura), con la partecipazione degli Eredi Totò, con la collaborazione di Rai Teche e Archivio Storico Luce, il progetto
è a cura di Alessandro Nicosia e Marino Niola che scrive: «Totò riassume le mille identità di una Napoli che diventa teatro universale, grande metafora della condizione umana. La città lo ha amato moltissimo e incondizionatamente perché ciascun napoletano si è riconosciuto in una delle mille sfaccettature di questa maschera interclassista. Personaggio e persona nel senso letterale del termine che significa appunto maschera. In effetti Totò e la sua Napoli vuole mostrare come Partenope ha modellato Totò e come Totò ha rimodellato Partenope, in tutta la sua miseria e nobiltà, facendone un simbolo che rappresenta tutti coloro che in ogni paese del mondo si sentono vesuviani».


La mostra celebra, dunque, il grande legame inscindibile tra Totò e Napoli in occasione delle celebrazioni per i 2500 anni della fondazione di Neapolis e si configura come prima tappa di un progetto che proseguirà a New York nella prossima primavera, proseguendo idealmente quel ponte culturale tra Napoli e il mondo che l’attore ha sempre rappresentato.
«Totò è mimo, mamo, marionetta, attore completo nonché uomo di mondo. – si legge nell’intervento di Antonio Tarasco direttore generale archivi del Ministero della Cultura – La sua comicità incisiva e libera da confini, da sempre internazionale e adatta a ogni registro comunicativo, ha superato, con un sorriso e una battuta, anche le critiche dei detrattori. Le stroncature degli “esperti” sono rimaste sepolte nella polvere di vecchi giornali, mentre l’arte del Principe, con il passare del tempo, non cessa di apparire sempre nuova e moderna. Mai come nel suo caso la morte non fu “una livella”.» Paradossalmente, al contrario di quanto sosteneva l’attore il suo ricordo è ancora vivo e continua ad essere presente nel tessuto della città e nel cuore dei napoletani, e non solo.
«Nell’episodio Tutto Totò a Napoli, registrato nel 1967, negli ultimi mesi di vita dell’attore, Totò è una guida turistica d’eccezione e, mentre accompagna per le strade di Napoli un gruppo di turisti stranieri, lo vediamo passeggiare proprio in Piazza del Plebiscito, di fronte alla facciata di Palazzo Reale – ricorda Tiziana D’Angelo direttrice del Palazzo Reale di Napoli.– A distanza di quasi sessant’anni, questa mostra lo porta all’interno del Palazzo, per raccontare ancora una volta con il suo stile unico e coinvolgente le bellezze eterne della sua Napoli.
Dalla Sala Belvedere, a pochi passi dall’Appartamento d’etichetta della reggia borbonica, la storia di Napoli non si ferma: teatro, poesia e cinema contemporanei si intrecciano, proiettando il visitatore in una realtà nuova e al contempo familiare. Totò ha infatti il potere di far sentire il visitatore – napoletano o straniero – a casa propria anche -all’interno di una reggia, trasformando il Museo in un luogo d’incontro.»
E in questo meraviglioso luogo che è Palazzo Reale, addentrandoci nella sala del Belvedere, che per l’occasione srotola la vita di uno dei figli più illustri della città, vengono in mente alcune parole pronunciate da Totò sul suo senso di appartenza, sulle sue radici che riscopriamo anche nostre: «Resto un napoletano con tutti i pregi e i difetti del napoletano. Ogni quindici venti giorni torno a Napoli per un brevissimo soggiorno; non posso stare più a lungo lontano dalla mia città; la gente di là mi dà il calore della vita. E ogni volta mi commuovo come un bambino.». Ed è esattamente così.

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