L’abbazia di san Mauro

Dialogando in silenzio.

Lettera all’amico, Direttore del Quotidiano del Salento, Mauro Marino

San Mauro è l’abbazia basiliana collocata sull’altolido litoranea Gallipoli – Lido conchiglie (Lecce)


di Francesco Pasca

Caro Mauro,

 

Continua la Story con quanto s’è visto e s’è detto sull’evento “vandalico” dell’Alto lido comunemente chiamato Serra di San Mauro, della sua abbaz ia. Ho voluto accomunare il Luogo con l’elemento architettonico non a caso, qualsiasi Luogo nella sua storia millenaria avrà avuto un elemento di circostanza, un manufatto umano che ne ha segnato l’esistenza ed un nome. Persino un qualunque manufatto avrà avuto la sorte di essersi auto consunto, distrutto da altri, annullato o di trovarsi altrove dislocato. Così immagino la dinamicità di un Luogo e dei Luoghi. Così immagino, poi, anche la lungimiranza dell’uomo nel voler conservare, preservare, restaurare.

Tre verbi transitivi alquanto complicati. In breve: Conservare può essere intravisto come atto di un “egoismo” personale o collettivo; Preservare è il non consentire il “presupporre” che è anche fare delle congetture, saper immaginare in anticipo. Specificamente, si è verificato, nel presupposto, che non si sia raggiunto un accordo. Comunque è nato l’esigere, il  conoscere, parlare una lingua. Si è poi dimenticato che, come per qualunque pratica, occorre un esercizio costante. Terzo di quei verbi transitivi è Restaurare, è riportare la Cosa alla solidità di un composto (re).

 

L’uomo in quest’ultimo verbo ha voluto inserirvi, auspicare anche, il carattere “conservativo”, il saper conservare ed il saper preservare, aggiungerei quanto inerente alla propria coscienza. Rimane il Gesto, il necessario ad ottemperare il bene ed il male o quanto può esservi di bene o di male. Come ben sai, su fb si posta e abbiamo entrambi postato. Nel tuo post ho letto e ho condiviso il: «Sss… meglio il silenzio …». Altri post si sono auto-censiti con il banalissimo “Senza Parole”. Hanno preferito altri silenzi, altro modo di percepire la realtà che non è solo meraviglia o lo stupirsi di un gesto che non dà fiato, ma alito di rimorso per quanto credono di preservare. Ribadire il ribadito, infatti, non serve a nessuno. La Storia trasmette ed incasella nella sua unità di spazio-tempo tutto, sta a noi comprenderne i motivi, possibilmente svelarli all’insipienza o alla credulità, o peggio ancora alle nostre caparbietà di volere dare sempre e comunque un’etichetta, poi anche un probabile simbolo. Ma, come ben sai, il silenzio è una pausa indefinibile, la sua quantità è data dalla frenesia che porta con sé il gesto dello scrivere che non è parlare, infatti si scrive. Quindi, di altro silenzio si tratta, è la delicatezza dello scrivere di un dialogo con chi spera, poi, si possa coniugare con altro stupore che è il leggere, e, al contempo, chiedersi di Quel Luogo che non è solo risposta ma anche non rinuncia a quanto si può giungere ad osservare. Chiedersi del meditare, che non è mediare nè saper vedere come consigliare. Chiedersi di un arrivo non è poi trovare. E’ sensibile colui che approda nel Silenzio e ne fa Causa. «Sss… meglio il silenzio …». http://www.leparoledidentro.splinder.com/post/25582591/meglio-il-silenzio

Oggi ho quindi letto il corsivo “scritture”, ho assaporato l’alfa e l’omega e il delta fra lo spazio che ne è intercorso, ho saputo trovare e ho dato ad altro la mia sensazione. ilpaesenuovo (riflessioni dopo l’incontro sulla rupe di San Mauro, sabato 24 settembre u.s. articolo a firma di Renato Grilli)

L’uomo-vandalo dicono (sia), è muto e non sa indicare, ma sa puntare il suo gesto, il suo Atto Illegale fatto di altri alfabeti, da non frontiere dove i di qua e i di là  non sono da stabilire da altrui Atti. Questa volta, ad essere stati indicati, sono stati i Gesti Legali, perché scritti nel silenzio di una firma da apporre, da convalidare, che sono passati sì in silenzio e da tanti altri silenzi poi scritti. La Parola mio buon amico Mauro, lo sappiamo bene, non basta, non salva da sola sebbene accentuata con l’esclamativo e sta a noi rendere solo visibili “le frontiere”, meglio se le abbattiamo non avranno bisogno di esserlo o non esserlo. Anch’io ero a San Mauro il 24 u.s. e il mio ruolo è stato l’ascolto silenzioso di altro condottiero e non ho saputo dire nulla di ciò che è vero. Ho sentito, e oggi so che è più bello vedere ed, a volte, è più bello persino non ascoltare. Dell’intorno di un Luogo ho preferito il rosa colmato dall’aura di un gesto che sposava la sua architettura, ho preferito (illegalmente e sbagliando) il gesto di un gesto, il colore di un colore, una parola scritta e non detta. Ho trovato la pace e di confuso ho solo la doglianza di un pensiero, di non poter comprendere. Di vandalico ho trovato solo la preoccupazione di non poter sentire. Chi è senza (parole)(colore) può condividere i SEGNI di un sogno? Caro Mauro, da condividere può esservi il nulla, ma che questo non passi per lo sdegno di chi ne approfitta. Per il resto, condivido ed approvo.

Lo spazio per il mio scrivere è tiranno, così come tiranno è colui che dice di sapere cos’è un atto vandalico.

Con affetto.

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