Giuseppe Lisi. Il profumo del tempo

Dal 18 agosto al 6 settembre 2026 nelle sale del Palazzo Ducale di Seclì la mostra dell’artista neretino organizzata dalla Consulta comunale

SECLì (LE). Osservare il paesaggio, interiorizzarlo e renderlo poesia per immagini che traducono sogni ancestrali, frammenti di memoria e tasselli di identità. Potrebbe tradursi così la poetica di Giuseppe Lisi che parte dal disegno e si sublima nelle declinazioni infinite della sua arte che ammalia lo sguardo: dall’incisione, all’acquarello, alla pittura, alla scultura in cartapesta, alla fotografia. Dal primo incontro con l’artista Giuseppe Lisi, sul finire degli anni Novanta, nell’ammirare le sue opere ho sempre pensato alla sua poliedricità, alla leggerezza del suo segno capace di tradurre visioni profonde di autentica bellezza. Restano impresse le sue decorazioni così come le diapositive delle sue foto proiettate sulle littorine nell’ex Squadra Rialzo – oggi sede del Museo Ferroviario del Salento – che in un’edizione di Kontemporanea allestimmo con Giusy Petracca e Ambra Biscuso negli anni 2000, salutando l’ingresso del nuovo millennio con proiezioni architetturali oggi così in voga. All’epoca, con l’associazione Raggio Verde avevamo intessuto rapporti di collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Lecce dove, dopo l’esperienza da docente di Tecniche dell’Incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, Giuseppe Lisi era ritornato per dirigere la Cattedra di Decorazione, là dove aveva completato gli studi dopo il Liceo Artistico. Suoi maestri di riferimento sono stati artisti straordinari quali Raffaele Spizzico, Mimmo Conenna e Rocco Coronese. In quel lontano 1996 risale l’incontro con l’arte di Giuseppe Lisi. Ed è sempre stato un piacere parlare con lui dei suoi esordi, quando giovanissimo inizia ad esporre in Italia e all’ estero. Nel corso della sua formazione e della sua carriera si è sempre confrontato con le principali esperienze artistiche del panorama locale e nazionale, vivendo e operando tra Foggia, Bari, Roma, Firenze e Venezia. Ma dopo tanto girovagare poi sceglie il suo Salento.


Un ritorno a casa, alle origini – è nato a Nardò il 18 febbraio 1954 ­– alla sua terra, che profuma di macchia mediterranea e di sale perchè la costa verdeggiante spesso declivia verso il mare che ora lambisce spiagge dorate ora si infrange su antichi costoni su cui svettano torri d’allerta… e in quella linea di confine che separa il cielo dal mare, Lisi cattura tutto ciò che è visibile e immaginabile e lo traduce in forma, colore, volume. Lui disegna pensieri e sogni elaborando immagini iconiche che sono diventati la sua cifra stilistica che completa con la scrittura poichè le didascalie che accompagnano le sue opere sono chiavi di accesso alla sua arte che «è una terapia, è una relazione con la natura, col mondo. È un viaggio che avvicina le distanze del tempo».
Arte che potremo ammirare nella mostra Il profumo del tempo scrittura immagine spazio, allestita nel cuore di Seclì, dal 18 agosto al 6 settembre 2026 promossa dalla Consulta di Seclì e sostenuta dal Sindaco Andrea Finamore, (visitabile tutti i giorni, dalle 19:30 alle 21:30).
L’esposizione si snoderà nelle sale del Palazzo Ducale e sarà divisa per sezioni presentando i diversi ambiti della ricerca artistica di Giuseppe Lisi. La prima sezione è dedicata alla pittura, imprescindibile dal rapporto con l’osservazione della natura, costruisce un affascinante itinerario attraverso i lavori realizzati negli ultimi venti anni: dall’opera Il profumo del tempo, (acrilico e inchiostro su carta applicata su legno, 223 x 132 cm.) realizzata nel 2006 ed esposta all’Accademia di Belle Arti di Lecce, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2013 – 2014 a Porto Selvaggio – Voci e silenzi delle stelle danzanti, del 2026.
Nella sezione dedicata al disegno si potranno ammirare quarantadue Cartoline dal Salento – Il profumo del tempo – Soffia il vento dal mare – Profumi d’arancio, la serie firmata nel 2025 tratta un formato di piccole dimensioni, cartoline appunto (17×11 cm), realizzate su carta con penna biro. Quarantadue tavole che esplorano fondali, si addentrano nella macchia, fra chiome di alberi e intrecci di rami cogliendo il respiro del vento e solcando onde che sanno di sole e di sale…
Poi uno spazio a parte merita la scultura in cartapesta. Materia povera, impasto di carta di recupero, acqua e colla, nata e nobilitata per realizzare santi e madonne tra il XVII e il XVIII secolo, ma che Lisi riesce a plasmare in forme contemporanee. Alcune sculture della serie Profumi di macchia mediterranea, realizzate nel 1998 ed esposte in un’installazione all’Ex Convento degli Olivetani, Università degli studi di Lecce sono state esposte al Museo della Permanente di Milano, alla Pinacoteca di Bari e a Palazzo dei Templari di Molfetta, nella mostra che fu curata dal suo maestro Mimmo Conenna e Carlo Presicci con la presentazione di Palma Bucarelli. E ancora, solo per citarne alcune, Profumi di macchia mediterranea – Porto Selvaggio, Soffia il vento dal mare, 1998, (cartapesta, ferro e acrilici, 280 x 50 x 50 cm.) esposta al Map di Brindisi e in permanenza all’UniSalento di Lecce. Nella mostra a Seclì l’artista presenta le ultime sculture realizzate negli ultimi anni e che ancora una volta raccontano, come lui stesso suggerisce nei titoli, la Poesia della terra – Vegetazione con frutti della macchia mediterranea. Quella macchia meravigliosa ricchezza che incendi dolosi mandano in fumo. Nell’ammirare tanta bellezza, non possiamo non ricordare come l’incuria e il dolo polverizzano un patrimonio inestimabile come è accaduto nel nostro Salento che quest’anno ha visto bruciare impotente la maestosa Madonna della Selva a Ruffano, la pineta sulla spiaggia a Rivabella e Padula Bianca a Gallipoli, e in fiamme anche il litorale di Ugento… la terra bruciata che mortifica il paesaggio, che per costituzione dovremmo difendere, è un’offesa alla vita, un danno irreparabile come le guerre che continuano davanti ai nostri occhi indifferenti…
E in un certo senso come gli effetti di una guerra terribile la xylella ha devastato il paesaggio pugliese. Ciò che resta – Danza cellina nel vento – Nuova gemmazione il titolo della scultura in cartapesta alta 240 cm realizzata nel 2022 vuole essere un inno alla speranza di un paesaggio che ritrova se stesso. Vedremo la scultura in mostra insieme a Le porte del tempo – Naturalis historia – icone n°3 e n°4 del 2025 e ad una bellisima installazione Il profumo del tempo – L’universo innocente armonia, composta da sculture di cartapesta con la gigantografia de Il profumo del mare stampata per lo sfondo e allestita in occasione della mostra a Palazzo Ducale. L’impatto visivo è totale, insieme disegno, pittura e scultura per offrire al fuitore uno scenario ben preciso «Le piante camminano danzando verso il mare, soffiano profumi di macchia mediterranea, cantano al vento canzoni d’amore.». Un atto d’amore oltre un condivisibile auspicio. Un inno alla vita.
Per l’occasione sarà presentato il catalogo realizzato dalla Consulta comunale di Seclì a cura di Deborah Paolì, Claudio Muscara, Giuseppe Lisi.
«La cultura è il legame più forte che unisce i comuni della nostra terra, e questa mostra testimonia come l’arte salentina continui a essere viva, pulsante e capace di guardare al futuro. La realizzazione di una mostra di tale prestigio è il frutto di un cammino corale e di una felice sinergia.» scrive il sindaco Andrea Finamore che ha voluto poi ringraziare la Consulta comunale per il recupero e la valorizzazione del patrimonio storico-culturale di Seclì, oltre che per l’allestimento del percorso espositivo che fa dialogare negli spazi storici della residenza nobiliare dei D’Amato le opere di Giuseppe Lisi, «che ha saputo dare voce alla cultura materiale e immateriale del Salento.» declinando l’arte contemporanea senza però mai perdere il legame con le proprie radici.
Come scrive Antonio Prete nell’introduzione «Nel lavoro artistico di Lisi i materiali – le matite, le tempere, le carte – sono abitati da una pulsione verso un disegno che cerca il dialogo con quella soglia dove il celestiale o il cosmologico o il vegetale incontrano il sogno. Le stelle, con le loro fughe nelle galassie, o i rami, con i loro nodi e le loro foglie, o il mare, con le sue onde e i suoi orizzonti, hanno nel disegno la loro lingua: si mostrano con un sorriso e una leggerezza che è come l’intimo della natura. Decorazione e immaginazione nella pittura di Lisi hanno lo stesso respiro.»
Un respiro che ci riporta immediatamente al mare.
Al mare di Porto Selvaggio, inequivocabile punto d’origine.
Al mare che lambisce i 365 km di costa salentina come il numero di giorni che scandisce un anno solare.
Al mare grembo primordiale dell’Umanità.
Al Mare Nostrum che vorremmo sempre solo fonte di vita e non cimitero di morte.

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