Anna Delfino, un soprano tra lirica e cinema

Premio Lù Mière XII edizione, la cantante ligure ritorna a Lecce dove esordì nel 2012 nel ruolo di Adina in Elisir D’Amore.

Antonietta Fulvio

Nata sotto il segno dei Pesci, con una laurea in Lingue e Letteratura straniere (inglese e arabo), fedele ad un vocazione che l’ha portata calcare i palcoscenici più importanti d’Italia e d’EUropa, Anna Delfino sarà a Lecce a ritirare il Premio Lù Mière calicidicinema che nella sua dodicesima edizione ha deciso di rendere omaggio ad una delle più belle voci italiane. Abbiamo avuto il piacere di intervistarla di ritorno da Andria dove si è esibita al Teatro comunale con L’Ensemble Symphony Orchestra, diretta dal Maestro Giacomo Loprieno, nello spettacolo dedicato ad Ennio Morricone.


Ha iniziato a suonare l’oboe a 9 anni. Ci racconta come nasce il suo primo incontro con la musica
«Non sono nata in una famiglia di musicisti, ma la musica era comunque molto presente come passione, soprattutto di mio papà che sin da piccolo ci ha fatto ascoltare molta musica (Da Vivaldi ai New Trolls, ai cantautori italiani e stranieri…) Lui strimpellava la chitarra e avevamo anche un vecchio pianoforte della nonna, su cui ho poi imparato a suonare da autodidatta. Poi a nove anni ho espresso il desiderio di studiare musica e ho incominciato a suonare l’oboe e a cantare in coro. Ho comunque sempre amato cantare: cantavo il canzoniere di Joan Baez e le canzone antiche più famose.»
Quando ha capito che aveva un dono – la voce – e il canto sarebbe stata la sua strada
«Dopo lo studio dell’oboe al conservatorio di Genova, ho iniziato a prendere qualche lezione di canto mentre studiavo all’università. Ho iniziato a capire che dentro di me c’era una necessità di scavare “il blocco di marmo” per far uscire tutta la voce che sentivo di avere dentro. Ho usato questa metafora dello scultore, perché noi sentiamo e vediamo già dentro quello che in potenza potremo regalare al mondo. Lo studio è per me un percorso per via di levare, per arrivare all’essenza della propria voce.»
Un talento innato il suo, ma come si cura e si conserva la voce?
«Il talento e fondamentale, ma non basta. È necessario cercare di formarsi come musicisti, oltre che cantanti. E come cantante bisogna allenare con costanza e rispetto il proprio strumento, cercando soggettivamente la tecnica. Un buon insegnante corregge e indica la via, ma poi è l’allievo che trova la propria strada. Oltre a questo è importante curare in generale il benessere del corpo, dormire a sufficienza, mangiare bene, muoversi e non smettere mai di studiare. Con una tecnica corretta e una buona gestione dello strumento la voce migliora nel tempo come il vino.»
A distanza di 14 anni torna a Lecce per ricevere un Premio, Il Lù Mière calicidicinema, ma nel 2012 vinceva il concorso internazionale Tito Schipa ed esordiva al Politeama Greco nel ruolo di Adina ne L’elisir d’amore di Donizetti, diretta dal maestro Agiman e la regia di Tito Schipa jr.., quanti ricordi ed emozioni…
«Quell’esperienza dell’ormai lontano 2012 è stata importantissima per me: mi ha spronato a proseguire su questo difficile percorso e mi ha dato l’occasione di debuttare un ruolo maturando come artista, seguita magistralmente dal Maestro Agiman e dal regista Tito Schipa jr, persone che ricordo sempre com gratitudine.»
Da allora sono state tante le eroine dell’opera lirica a cui ha dato voce, presenza scenica, anima. Quale sente più affine alle sue corde – e al suo cuore. C’è un personaggio dell’operetta che ama ma che non ha avuto modo ancora di interpretare?
«Elisir d’amore, per collegarmi a Lecce, è sicuramente una delle opere che ho cantato di più, ma non da meno titoli come Traviata e Rigoletto; in particolare il personaggio di Gilda rispecchia sicuramente il mio tipo di vocalità e mi permette di mettere in luce gli aspetti più salienti della mia voce. Amo tantissimo anche cantare i ruoli mozartiani, molto consoni alla mia voce. Se dovessi esprimere un desiderio, mi piacerebbe poter interpretare in teatro un’opera di Monteverdi, il nostro fondatore del melodramma, di cui sono molto appassionata come amante e cultrice della prassi esecutiva filologica. Per tornare a tempi un po’ più moderni, sarebbe sicuramente interessante poter interpretare ruoli funambolici di coloritura come “Lakmé” di cui canto volentieri la famosa aria delle campanelle durante i miei concerti.»
Il pianista Markus Kretzer ha scritto della sua voce “Un tocco di morbido velluto in ogni registro, una duttilità e vivacità in filigrana, e un vigore raffinato” esprimendo non solo un giudizio tecnico ma anche una sua qualità interpretativa: la poliedricità che le consente di affrontare registri e generi musicali diversi. Dall’opera lirica alle musiche da film, dalle arie operistiche alla musica barocca…Qual è il suo “segreto”?
«Ho sempre ritenuto di grande importanza cantare rispettando sempre le proprie caratteristiche e peculiarità, avvicinarsi ad ogni repertorio partendo da questo e allo stesso tempo comprendere quello di cui ogni repertorio ha bisogno. La voce è una, ma molti sono i modi stilistici di articolarla. Ecco che risulta quindi centrale una tecnica ineccepibile e allo stesso tempo un’anima che le dia vita. La tecnica è un tramite imprescindibile che ci permette di esprimere al meglio ogni stile. Se nell’opera lirica usiamo lo strumento al massimo delle sue potenzialità, per giungere a una omogeneità dei registri vocali, al massimo dell’estensione e a far correre la voce in grandi spazi, in altri repertori l’accento può esser posto su altri aspetti. È dunque necessario saper dosare i vari ingredienti richiesti in modo consono. Ad esempio nell’eseguire il repertorio di Morricone la voce deve essere impostata come nel repertorio lirico, rendendo però molto cristallina e pura l’emissione, evitando il vibrato eccessivo (che io non amo nemmeno nel repertorio lirico) e cercando di usare la voce come un vero strumento.»
L’incontro con la musica di Ennio Morricone…. Come nasce il progetto con l’Ensemble Symphony Orchestra che dal 2018 la porta in tour in Italia e in Europa interpretando le più belle colonne sonore del cinema firmate dall’indimenticabile compositore romano premio Oscar con Nuovo Cinema Paradiso (1988), C’era una volta il West (1968) e Il buono, il brutto e il cattivo (1966) indimenticabili melodie che hanno fatto la storia del cinema mondiale
«L’incontro con il Maestro Giacomo Loprieno, direttore e fondatore del’Ensemble Symphony Orchestra, è avvenuto quando mi chiamò a cantare I Carmina Burana nel 2015. Dopo alcuni anni mi contattò per far parte di questo progetto che dal 2018 continua ancora oggi. Ogni anno la scaletta del concerto si rinnova, permettendo di portare al grande pubblico brani più e meno famosi di Morricone. Questo progetto ci ha portati nei maggiori teatri italiani e in diversi teatri e sale da concerto europee di grande prestigio, come la Cadogan Hall di Londra e la Konzerthaus di Vienna.
Per me poter eseguire questi successi senza tempo è stata la realizzazione di un sogno: mi sono ritrovata su bellissimi palcoscenici a dare voce a quei temi musicali che canticchiavo da bambina mentre guardavo i film.»
Non solo Morricone. Nel 2024 al Teatro Dal Verme ha avuto uno straordinario successo con l’Omaggio a Joe Hisaishi
«Una bellissima sorpresa per me eseguire le musiche di Hisahishi; ho avuto l’onore di cantare davanti a un teatro gremito di appassionati dei film dello Studio Ghibli, per il quale Hisahishi ha composto dei veri capolavori.»
Particolarmente suggestivo è stato anche l’omaggio a Giacomo Puccini a Torino sempre nel 2024 con il Coro dell’Accademia Stefano Tempia e l’Ensemble Melos Filarmonica. E in cantiere un nuovo recital-omaggio ad un altro compositore questa volta tedesco Hans Zimmer che ha firmato le musiche di tantissimi film iconici dal Re Leone a il Gladiatore… e poi sarà di nuovo a Torino con un nuovo progetto, può svelare in anticipo per il pubblico di Lù Mière?
«Con l’Accademia Stefano Tempia ho avuto l’onore di condividere tante belle produzioni: dai Carmina Burana, all’Exsultate Jubilate di Mozart, alla Missa brevis S.Johannis de Deo di Haydn, all’oratorio di Natale di Saint-Saëns. Mi sono recentemente esibita anche per l’Opera Primaziale Pisana in uno spettacolo con Roberto Bolle come ospite speciale.
Tra i prossimi impegni segnalo la nuova tournée di Ensemble Symphony Orchestra dedicata alle colonne sonore di Hans Zimmer, che partirà da Genova il prossimo 21 ottobre e toccherà i maggiori teatri italiani. Inoltre da novembre 2026 ad aprile 2027 ci saranno le date del nuovo spettacolo dedicato a Morricone.
Ci tengo molto a segnalare anche lo spettacolo dedicato alla grande Barbara Strozzi, cantante, compositrice e liutista, che debutterà al Teatro delle Rosine di Torino il prossimo 12 aprile all’interno della stagione della Stefano Tempia 2027.»
In un mondo canoro sempre più contaminato da sofisticazioni tecnologiche e da strategie di mercato che sembrano prestare più attenzione all’immagine che alla qualità della voce cosa significa studiare ed essere un soprano.
«Per essere artisti occorre grande determinazione e grande umiltà. Sapere che lo studio è imprescindibile, che la perfezione non esiste e nonostante ciò va ricercata come tensione per continuare ad andare avanti. Che quello che si è non si può fingere, ma va scoperto con grande onestà, fatica e amore. L’ego deve essere travalicato per permettere alla bellezza di esprimersi. Ciò che reputo molto importante è anche portare sempre la propria unicità, aspetto che può portarci ad esprimere potentemente l’universale.»
Che emozione le dà ricevere questo “secondo” premio a Lecce legato ad un contesto che esalta ed evoca il connubio perfetto tra musica, canto e cinema che lei con la sua voce riesce magicamente ad interpretare? «Sono davvero grata e onorata di questo premio! In effetti la musica da cinema mi ha portato tanta fortuna e tante belle occasioni che mai avrei immaginato. Mi ha permesso di esprimermi in nuovi repertori, stimolando lo studio e una nuova espressività. Ricevere questo premio è il riconoscimento di questo percorso e allo stesso un nuovo stimolo per proseguire su questo sentiero.»

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