scrittura e civiltà

L’invenzione trasferita o del geroglifico Cretese

di Francesco Pasca

 

In occasione di un’accoglienza in Vaticano, presso la Biblioteca, circolava per l’immenso e per alcuni versi segreto Archivio della stessa il Consigliere, per la Conservazione del Patrimonio Artistico della Presidenza della Repubblica Italiana, Louis Godart. A me così è pervenuta l’immagine notizia. Luois Godart era lì, nei segreti della Biblioteca Vaticana, ed ha scambiato aggiornamenti di vocalità scomparse nell’austerità di quella preziosa Biblioteca. Godart io lo inseguo da sempre, ma non ho mai avuto la fortuna d’incontrarlo. Leggerlo è stata la mia avventura. Nei numerosi trasferimenti, si sa, il libri sono i primi a perdersi. I libri si smarriscono per vari motivi, vuoi perché, a te, si nascondono, vuoi perché ne dimentichi l’esistenza, vuoi perché, a volte, li cedi in prestito. (I libri non si dovrebbero mai prestare, hanno la facoltà di trasformarsi in moneta volatile come gli spiccioli, e, quegli spiccioli, a volte, diventano, tornano, preziosi.) Quando ho necessità di immettere la monetina in un parchimetro e non trovo gli spiccioli, chissà perché mi vengono in mente i libri che ho prestato e che non posso in quel momento sfogliare, usare per dare parcheggio alla mia mente. La nostra Civiltà è figlia delle società sviluppate nell’Egeo del III e II millennio a.C., dell’allora Uomo al Centro dell’Universo e che noi per varie ragioni abbiamo continuato ad attribuire e confonderlo, per millenni, con la centralità di un pianeta di nome Terra. I personaggi di quella Civiltà, di contro, come l’Elena di Omero, il Prometeo di Eschilo, l’Antigone di Sofocle, l’Agamennone di Micene e l’Achille della dea Teti, invece, hanno  inseguito le nostre fantasie e anche noi le loro. In questo spirito mitologico, l’uomo di oggi e quell’Uomo da noi chiamato “Greco” inventavano le forme di governo che danno e davano vita alla comunità. I Greci di ieri, come i Noi del secolo scorso, sono stati migranti. Quei Greci nel corso dei millenni vollero portare con sé il domani incerto. Per loro, fino a quel momento, era anche il certo. Portarono a Noi la loro religione e ragione. Noi detti contemporanei, oggi, leggiamo di terre vicine e lontane e quanto, nel tempo, fu fatto e disfatto. Il libro di cui voglio l’introdurre è: “La storia inedita e affascinante delle scritture antiche e dei popoli che le hanno elaborate”. Il testo è della ET Saggi Einaudi n. 803. Il cui titolo recita “L’invenzione della scrittura – dal Nilo alla Grecia”. Autore Luois Godart. Questo libro ha avuto per lungo tempo la sorte di quelle monetine ed ora sono tornato “ricco”, lo ri-possiedo e ne parlo, ci parlo e ci scrivo sopra, fra le righe. Le domande poste in quarta di copertina sono quelle di ieri, di sempre. Ma quel sempre, così indefinito, ha opportunità di realtà circoscritte. Le Realtà si concentrano in Età bronzee, in luoghi non nascosti ed abitati nel bacino del Nostro Vecchio Mediterraneo.

Queste le domande: «Perché è nata la scrittura? Quali ragioni hanno determinato l’elaborazione delle prime scritture ideografiche, sillabiche? Quali effetti questa invenzione ha avuto sul piano sociale e come ha modificato i rapporti tra popolazioni diverse?»Come per tutte le domande la “Forza” è nel “Leggere”, nell’osare.

Ecco il testo, il labirinto da espugnare. Da subito è l’impressione che tutto nasca da un punto e che da lì sia iniziato a riavvolgersi il filo d’Arianna. Poi vi è l’uscita da un intreccio sovrapposto, dal nodo sapientemente costruito. Il percorso di lettura si segna da sé e dal non sapere, dapprima, il significato di un segno inciso sull’oggetto dell’archeologia occasionale, poi l’evento si allarga, l’orizzonte costruito dai segmenti. I trattini lasciati da Schliemann, Evans e descritti dallo stesso Godart nelle meravigliose pagine ai capitoli III, IV e VI, si uniscono in un’unica (Linea)re. Lì ho fermato la mia attenzione, ma tutti i capitoli sono meravigliosamente esaurienti. Nel terzo di quei capitoli vi è “l’origine della scrittura nell’Egeo”. La storia del ramapiteco che abbandona la scura foresta e si incammina nella luce della savana: è la storia accelerata del progresso; è il rapporto tra civiltà e scrittura; è la conclusione della fase neolitica. Godart la chiama “prima rivoluzione”. La nascita della burocrazia statale è la seconda rivoluzione. La necessità di un documento amministrativo è la scrittura, è l’impronta, il sigillo che fa documento e storia. La scrittura diventa la stessa storia. Il vagito scrittura è documentato dai simboli sulle pintaderas neolitiche del IV e III millennio a. C., sulle cretule rinvenute nella casa delle tegole di Lerna, del III millennio a. C., sui sigilli di probabile provenienza Spartana o sui sigilli a quattro facce di provenienza Cretese. E, fu l’arte l’inizio, fu il segno del rappresentare. Ci racconta Godart che fu dapprima il sigillo, il probabile tampone per marchiare appartenenze o stabilire proprietà. Poi vi è il mistero delle somiglianze dei segni tra civiltà mai venute in contatto; poi si giunge al geroglifico, all’ulteriore necessità, alla tavoletta rinvenuta nel palazzo di Cnosso col segno ordinato della e dalla grandezza e dalla disposizione, dalla ripetizione dei segni. Per l’ulteriore disposizione ordinata su file parallele e dai segni variamente impressi con inclinazioni e versi, vi è la documentazione, vi sono le tavolette cuneiformi provenienti dallo scavo di Ebla in Siria. A pag.94 la precisazione temporale è all’interno di un mondo detto minoico. Più precisamente in un arco temporale detto minoico medio in cui si precisano oltre che le date anche la particolare coincidenza di un incremento demografico. Godart dà molta importanza a queste terre e parla di una straordinaria Koinè che coinvolgeva l’isola di Creta. I luoghi descritti nascono mirabilmente nella pianura della Messarà, ai piedi del monte Ida, presso Cnosso. Nei Palazzi le testimonianze di Archivi, di probabili Biblioteche fatte di étagères di legno, di Magazzini. Qui è la più antica testimonianza di Lineare A, l’archetipo redatto da scribi che non sono ancora padroni di una vera scrittura. Il terzo capitolo è la minuziosa descrizione di un fatto che passa anche per la Mesopotamia e l’Egitto. Il più grosso fenomeno Amministrativo è su cretule d’argilla o su manufatti di osso e di pietra. La Corrispondenza porta l’impronta del Funzionario mandante e ricevente. Persino la dicitura della “qualità” è segnata dal contenuto e con le impresse ideografiche e numeriche di riferimento. Con il Quarto capitolo Godart passa dal ritrovamento alla storia. Fa la descrizione dei caratteri, della periodicità dei segni. Si stabilisce il numero dei segni d’appartenenza a questa scrittura. Se ne contano 723. Si enuclea il passaggio dalla Lineare A alla B ed il luogo. Si spiega come si giunge alla decifrazione. Si avvalora la tesi di appartenenza all’una o all’altra lineare. L’Autore si sofferma sull’affermazione che induce ad apparentare i segni tra A e B, nonché il valore fonetico da attribuire ad un segno omomorfo. Si giunge persino a decifrare la differenza fonica fra segni di appartenenza a popoli diversi. Si tracciano le difficoltà relative alla corretta traduzione della lineare A. Esplicativa è la tabella di pag. 150 sui gruppi di segni comuni alla lineare A e alla lineare B. Altrettanto significativo è l’aver attribuito ad un segno il suo valore ponderale, una sorta di alfabetizzazione segnica alla quale ricondurre il valore Peso in Kg, in grammo e litro. Chiave di volta le rappresentazioni di pag.158 e di pag.196 con i segni ritrovati nel disco di Festo1550 a. C. 16 cm. circa di diametro e 2 cm. circa di spessore, è il disco in argilla depurata, e, dopo la cottura, ha preso un colore giallo-oro. Rappresenta il disco d’oro del dio Ra‘ posto sotto il capo del faraone defunto. Questo fu scoperto  nel 1908 a Festo, a Creta nel centro-meridionale dell’isola, e pubblicato dal direttore degli scavi italiani L. Pernier. E’ un testo forse funerario costituito da una successione di sillabogrammi, disegni che rappresentano le sillabe impiegate. Gli impressi partono dal centro verso l’esterno.

È chiamato “L’Apoteosi del faraone Radamanto/Seqenenra Ta’o II e della regina Alcmena/Ahhotep”

Il capito sesto, quello conclusivo, è la sintesi. Si cerca la causa del disastro e della scomparsa del palazzo con i suoi tesori. Qui i Dori sono perno fondamentale della civiltà greca, sembrerebbero i maggiori responsabili. Godart va a ricercare le origini nella cosiddetta ceramica barbarica. Qui la linguistica si incontra-scontra con l’archeologia. Le trasformazioni sociali divengono anche incontro-scontro di nuovi gruppi etnici, di altri dialetti. La facile amalgama decorativa diventa difficoltà linguistica da decifrare fra dorico, ionico, eolico e arcado-cipriota. È un bellissimo-utilissimo libro che ho riletto volentieri e che non è solo da leggere, che mi è tornato nelle tasche del mio pensiero, che consiglio. Continuo però a reclamare i miei spiccioli. Cerco disperatamente un’altra pietra miliare, la mia stele di rosetta che ha per nome: “L’enigma di una scrittura” sempre di Godart per ET Enaudi.  Cerco un paio d’ore di sosta, la monetina impossibile e preziosa. Andrò a parcheggiare?

Questa la traslitterazione dei segni.

Lato A: ma-ka-ri da(i)-mon la-wri-i-pi-pi-ti-si ma-ka-ri I-so-nia da(i)-mon-ti-si ti-ke-on so-tei-ra-ki pi-ra-pro-no-pi-ti-si Ke+r-on-ti-si Da(i)-pni ra-nia-ri-zei-pi-si Ke+r-on-ti-si ni-wa-djo la-wri-i-pi-pi-ti-si Ke+r-on-ti-si Da(i)-pni ra-nia-ri-zei-pi-si ne-kro Ma-nia-por-ti-si de(i)-mn°-wi-da(i) i-so-wi-ti-si i-ke-on sa-ra-ki-ti-si me-ro-pi ti-de(i)-jo-pi djo-mn°-is-ti-si ste-ni-ni De(i)-jo-ni  ti-mn°-o Ra-da(i)-mon-ti-si.

Lato B: De(i)-jo zei-nja-ste-ni de(i)-nja-i-ki-si de(i)-ra-kro-wa-ko  Me-de(i)-mi-ni-to o-ra-nja-de(i) De(i)-jo-de(i) i-ra-de(i) zei-nja-ste-pi Me-de(i)-mi-ni-to De(i)-jo-ni mon-me-ni Me-de(i)-mi-ni da(i)-pi-ko-si djo-kro-pro-i-ki da(i)-djo-ni ra-no-n i-re-o-o-ni da(i)-ma-zei-pi mn°-mi-ke-si i-mn°-o-de(i) zei-a-wri-to Ra-da(i)-mon-de(i)-se djo-kro-da(i)-mon Ta-ra-nja-n ti-rei-o-djo pi-zei-to Pa-nja-wri-si i-de(i)-jo-pi  de(i)-mn°-to-ti-si.

Lato A: Questa la decifrazione a pag. 202, fatta da Marco Guido Corsini lo storico del Vicino Oriente, del disco di Festo. Questa è una delle tante.

«Alla grande signora dei Keftiti, alla grande Atena dominatrice degli animali, sbaragliatrice degli Irafioti, Ronte, figlio di Danao asperse, Ronte nel tempio dei Keftiti, Ronte, figlio di Danao asperse l’albero. Menafite, l’esperto sommo sacerdote, eliminò gli animali infetti e il giusto Ra-damante rese grazie alla dea Era.»

Lato B: «Era Enazia generò Mino dall’amabile sguardo, Mino dell’Urania Era sacra Enazia. Ad Era madre Mino offerse la liquida vivanda e la sacerdotessa placò facil­mente il terremoto. Gradendo la signora dell’acqua Turana l’aspetto dei ramoscelli, Manasse in estate ha inviato le sacre emioniti.» Per scrivere la parola “Va-sa-io”, con una scrittura sillabica analoga a quella del Disco di Festo,  occorrono tre sillabogrammi: quello di “Vaso” corrispondente al valore fonetico (VA), di “sabbia” (SA) e di “Ionio” (IO).

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