del Sì

Del (Sì)! Del (Non Sì),

che non è il No! Del (si Può essere) Arsapo?

 

di Francesco Pasca

Giovane è il Tempo,

Ieri clessidre segnavano il Tempo.
Spesso un granello sottile fermava quel Tempo

e la grande Memoria ricordava quel Tempo
quel Vecchio.
Ieri meridiane segnavano il Tempo.
Spesso il sole si fermava in quel Tempo

ed era pronta a ricordare quel Tempo

quel Vecchio.
Oggi un Vecchio segnato dal Tempo ricorda

di un giovane Tempo che ha smarrito quel Tempo…
“Com’era diverso quel giovane Tempo”.
Oggi vuol essere saggio quel Vecchio
e in quel Tempo sa dove porta quel Vecchio.
Oggi non è giovane il Tempo.
È Vecchio come Vecchio è quel Tempo.
Ma Domani è già oggi

e nel Tempo,

quel giovane tempo
non avrà più quel Vecchio.
Come è dolce amaro quel Tempo!
Ciao Vecchio.

In questi giorni mi sono perso a curiosare. Ho divagato nei gesti dei bimbi ed è stato utile per scoprire i propri. Forse li ho ricordati, condotti ad un principio. Riconnettersi alla propria Memoria Organica, è condursi, probabilmente, nel Prima? Così è stato. Così mi è capitato di osservare bimbi di varie età, immersi nel loro vagabondo silenzio. Mi sono ritrovato e veduto nel pensiero-felice, quello del poter roteare in una fantasia che sarà stata, forse, dimenticata, riposta intorno allo spazio più naturale di un oblio.  Mi ha meravigliato, quanto in quel momento è stato lasciato nel più assoluto possesso. Di me e di quei bimbi, poi, ne ho gustato la felicità per una natura d’essere e percepire il tutto con sana “innocenza-incoscienza”. Ho pensato che qualunque Memoria è fatta per risalire ad un semplice gesto circolare del roteare alluci o mani nello spazio, ad un percorso addormentato collocato in un “fra” ed in un “sé” in perenne formazione. Ho veduto la non prigionia di un seggiolino e la curiosità per un oggetto osservato e goduto sino alla distruzione. Mi sono anche domandato il perché non riesco a ricordare quel periodo con: «Dov’è riposto, in quale memoria, dov’è quel mio tempo? » Da qui il mio passo è stato non so se lungo o breve, di certo è che, sono ritornato stante, fermo, immobile. Da lì non ho più voluto scuotermi e se ne è avuta la ragione: C’è da sempre un pericolo che circola silenzioso. É probabile che l’uomo non si affacci più alle meraviglie come un bambino. É probabile che il bambino venga distratto dai grandi, che vogliono, desiderano, altri affacci diversificati per sentieri non differenti dalle loro visioni.Sono altre le meraviglie alle quali vogliono rivolti gli sguardi. Non Sono le più scanzonate ed emblematiche visioni che hanno veduto generazioni perdersi nei luoghi d’incanto di mondi pensati per un Piccolo Principe o per un’Alice da Paese delle Meraviglie. Ai “nuovi” bambini tocca subire le altrui fantasie travestite da fate turchine e dai non più invitanti burattini parlanti. Già negli anni ’80 era smaniosa la ricerca di altri iper-reali eroi non più indifesi ma superdotati ed in grado di sostituire la fragile scorza di latta, e, non veniva più versato dell’olio sulle loro giunture per dar modo di muoversi liberamente così com’era stato per il noto “boscaiolo di latta”.

Quindi, ho così ricordato Il meraviglioso mago di Oz, il primo di quei tredici libri dello scrittore statunitense L. Frank Baum. Ho rivisto la ragazzina Dorothy vivere da sola con il suo cagnolino Toto costretta a fuggire per scampare dalle grinfie della sig.ra Gulch, la strega di turno. Anche allora credo che i grandi fossero distratti da altro, che non ascoltassero i bimbi. Nel dubbio, solo Dorothy può decidere di andare a cercare le fantasie in una canzone “Over the Rainbow” e sognare di trovarsi in un mondo magnifico dove il cielo e gli uccelli sono azzurri, dove vi è la sola felicità e si può cavalcare l’arcobaleno. In quest’affanno mi ritorna il vento di quella prateria, a quanto di lì appresso iniziava, e a quando Dorothy, arrivata nel Regno di Oz, si rivolgeva al cagnolino Toto con: « … ho l’impressione che non siamo più nel Kansas.».

Anch’io, ora, dove sono?

Mi sento come Dorothy, sono nel mondo di “Uno” spaventapasseri parlante, legato ad un palo, e consiglio ai bimbi di proseguire confutando quanto mi son sempre apprestato a dire: «andate un po’ di qua e un po’ di là, andate per tutte le strade.», e, come Dorothy, non so cosa fare. Come spaventapasseri continuo a dichiarare che non ho un cervello in testa, ma solo paglia. Mi aspetto e ricevo: “E allora come fai a parlare, a scrivere se non hai il cervello? ” Ed io a rispondere come un qualsiasi spauracchio: “Ah!, non ne ho idea… ma c’è un mucchio di gente senza cervello che chiacchiera da sempre”. Oggi tocca, ancora una volta, ad altre verità.Tocca ai nuovi intrusi nei Miti dell’infanzia, agli aggiornati Mangiafuoco e ai Lucignolo che probabilmente non indurranno all’errore ma all’orrore e non sarà dato loro, come ieri, a rimediarvi. I pericoli per i nuovi  Hansel e i Gretel, per i nuovi Pinocchio, per i Pollicino, per i Tanti che da “giovani Vecchi” hanno popolato le aspettative e i divieti dell’infanzia,  sono  le aspettative troppo poco “immaginarie”. Noi, i ”grandi”, non vogliamo i sempre più piccoli” ed indifesi, e, a loro,  diamo il raggiungere, da “subito, quanto vorremmo, quanto essere.

É probabile che sia così. È così che avvenne la stagione dei neo dinosauri. Quindi, i bimbi non esiteranno a trasformarsi, e, non saranno né uomini né bambini, forse non esigeranno, e, nella trasformazione, non esiteranno a registrare le non più dovute meraviglie. Non sto tracciando il nuovo corso di un Day After, ma un accidentale riproporre un fatto che mi distoglie, da adulto, dall’alternativa e da un altrettanto modo involontario di veicolare un’attenzione necessaria per l’attraversamento del mio vecchio bosco, del bosco che dicono sia per grandi. La favola possessiva mi pare sia veduta in un risvolto esclusivo non più fatto di mistero nascosto. Questo è quanto può accadere visionando il mondo attraverso lo sguardo rivolto ad una traccia.  Mi è altresì, capitato di dubitare che questa meraviglia gestuale avesse qualcosa di ben più importante del suo semplice inizio, del gesticolare. Ho dovuto compiacermi nel lasso di quel semplice inizio dove vi è la libertà di gesto e di tempo, ancor più se ad accompagnarlo è stato quell’intingere in una materia variamente colorata e distribuita dalla casualità dettata dallo spazio a disposizione per lo scrivere. Ci sono per fortuna ancora uomini detti Arsapo che assaporano la credibilità delle proprie fantasie e si accostano al loro terminare con il sorriso di un fanciullo, del proprio Egoestetico. Forse è quella la memoria affiorante, la necessaria.

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