Amare la Vita

Come “Amare” la Vita.

(da giornalista scrittrice e non solo)

 

di Francesco Pasca

 

… una pallottolina dell’M16. Una, una sola basta ad uccidere un uomo: senza bisogno di sparare a raffica: Perché lei viaggia ad una velocità molto vicina alla velocità del suono, e mentre viaggia è sempre al limite dell’equilibri o, e quando arriva non si ferma dentro la carne come una brava pallottola, no, e neanche attraverso un braccio o una gamba, no, lei si gira e si ritorce, e strappa e taglia e ti vuota in pochi minuti di tutto, del tuo sangue… L’ha inventata un uomo» (Niente e così sia).

Il 15 settembre 2011, a cinque anni di distanza da quando è scomparsa Oriana Fallaci, ho pensato ad un’altra pallottolina, ho pensato ad una morte che avviene per una piccola cosa che diventa grande, ad una cellula microscopica che “esplode” e divora il nostro corpo. Ho pensato all’esplosione del corpo di Oriana Fallaci per colpa di una cellula impazzita, di un UFO nel suo corpo. Ricordando  la sua morte, come ogni morte anche questa si porta dietro una nostalgia, certamente, oggi avrebbe avuto molti più anni ed avrebbe raccontato dello stato politico e sociale che condiziona. Avrebbe risposto a suo modo con schiettezza, che il condizionare è l’appartenenza e che, dello stato politico e sociale al quale siamo legati dalla storia e dalle scelte, dovremmo disfarcene.

È facile essere poeti, giornalisti o qualunque altra cosa alla quale siamo chiamati dal nostro modo di essere e condividere, è facile il dichiararsi, è altrettanto facile anche disconoscersi. Nonostante ciò, Oriana non direbbe “non sono”, ma “sono e voglio essere”. Amare la vita è anche quando la stessa, a volte, si impegna a farcela detestare, ed è vero che, nel comune sentire, questo costringe all’adeguarsi, a subire. Ma, l’essere umano Oriana Fallaci, ricordo che trasgrediva sempre a questa normalità. L’ho già detto! Trasgrediva ad ogni appartenenza sebbene ne rivelasse un’Aura ben precisa, riconducibile dai più ad un liberal, e, a fronte alta, dinanzi a chi, ieri, le obiettava la sua certa appartenenza, rispondeva con il solito “io sono”. Risultato: Chi è in trincea combatte, indipendentemente se dall’altra parte c’è una brava persona o il suo contrario. Non è forse questa la sua migliore saggezza? In una sua intervista dichiarava: «Un essere umano che si adegua, che subisce, che si fa comandare, non è un essere umano». Non accettava l’adeguarsi. Ebbe a non adeguarsi persino nei confronti dei luoghi: «Firenze e New York sono le mie due patrie.» diceva.

 

Ebbe a non adeguarsi ad essere una donna normale, ma a volersi, ostinatamente,  come “donna di guerra”, cercando spiegazione alla follia che la circondava: «Non mi sento di essere e non mi sentirò mai come un freddo registratore di ciò che vedo e sento». Ne fu prova significativa l’esperienza di Insciallah – BUR Biblioteca Univ. Rizzoli – 1990, dedicata a tutti i trucidati di Beirut. Il percorrere i suoi scritti, è anche trovare la trattazione della condizione femminile. Il sesso inutileViaggio intorno alla donna BUR Biblioteca Univ. Rizzoli – 2009. Nel testo si scrive in maniera partecipe e solidale della donna. Le narrazioni sono il risultato semplice e le danno ragione. Sono le capacità d’essere giornalista e scrittrice. La serietà con cui tratta l’argomento, della condizione femminile, è anche in un altro testo critto nel 1975 per la perdita di un figlio, Lettera ad un bambino mai nato.Un libro piccolo quanto può essere una creatura nel grembo, di appena cento pagine, ma un libro, forte, deciso, scritto da una donna impaurita, ma tenace, anche con sensi di colpa, ma altrettanto rigorosa con se stessa, con la forza d’essere donna. Come qualunque donna sente crescere dentro di se qualcosa che vorrebbe appartenergli ma al contempo sa di non poterle appartenere, ma le appartiene, sente la contraddizione del momento, cancella e accoglie nel suo grembo, racconta le sue favole, cura. Un’analisi bellissima trattata con il piglio di scrittrice da prima linea, da donna guerriero. Ma la vita non è soltanto la propria, amare significa trovare linfa anche in altre vite, comprenderle. Oriana Fallaci allora scrive, scrive e non distrae la sua attenzione dai fatti. Su “L’Europeo” n. 46 del 14 novembre 1975 scrive, sulla base del suo essere, prima da conoscitrice poi da descrittrice, vuole una storia ben precisa sulla morte di P.P.Pasolini. È questo un episodio da ricordare, è sufficiente l’andare a rileggere quanto lei ebbe a dire. Così come è interessante conoscere la lettera a Pier Paolo Pasolini in seguito al tragico evento della morte dello scrittore. Affermava: «[…] In una strada deserta, c’era un bar deserto, con la televisione accesa. Si entrò seguiti da un giovanotto che chiedeva stravolto: “Ma è vero, è vero?” E la padrona del bar chiese: “Vero cosa?”. E il giovanotto rispose: “Di Pasolini, Pasolini ammazzato!”. E la padrona del bar gridò: “Pasolini Pier Paolo? Gesù! Gesummaria! ammazzato! Gesù! Sarà una cosa politica!”. Poi sullo schermo della televisione apparve Giuseppe Vannucchi e dette la notizia ufficiale. Apparvero anche i due popolani che avevano scoperto il tuo corpo. Dissero che da lontano non sembravi nemmeno un corpo, tanto eri massacrato. Sembravi un mucchio d’immondizia e solo dopo che t’ebbero guardato da vicino si accorsero che non eri immondizia, eri un uomo. Mi maltratterai ancora se ti dico che non eri un uomo, eri una luce e che una luce s’è spenta?» La Fallaci intervista tutti i grandi della terra, ma intervista anche il Mito, quell’astratto che l’uomo vuole concreto. In “Intervista con il mito”, realizzato negli anni Sessanta come inviata de “L’Europeo” tra Cinecittà e Hollywood, in un reportage fantastico e oltre i miti di Hollywood, traccia una narrazione sublime sul viaggio di Pier Paolo Pasolini a New York. La città fu disegnata come e per un grande regista. Lo scrittore Pasolini si era profondamente innamorato della metropoli. Qualunque testo della Fallaci è memoria, così come memoria è la narrazione della sua cara amica Ingrid Bergman che si spense con l’inesorabile cancro, la solita pallottolina vagante sparata dal Killer, il cecchino di turno. Nel suo narrare la storia e le storie, la Fallaci non dimentica nessuno, nemmeno se stessa, incontra tutti, sorride dei loro vizi, dei suoi e loro capricci e delle sue e loro debolezze, sa che sono le universali debolezze. Politicamente è scomoda, scomodissima, tanto che, nel novembre 2002, assume la veste di “No!, no-global” e ritorna nella sua Firenze per opporsi. La Fallaci ha timore che si possa ripetere quanto accadde per il G8 di Genova, Ama profondamente Firenze. Ancora una volta scrive, e scrive al giornale, ai cittadini, alla politica, ai partiti e fa pubblicare una lettera aperta sul Corriere della Sera. Auspica, chiede che i fiorentini si ribellino con il listarsi a lutto durante la manifestazione. Fu insultata da altri miti, da altri che la definirono “terrorista”, il diverso è sempre un terrorista? La stessa Franca Rame, da diversa scrisse, scrisse:« Aver seminato tutto il terrore che ha seminato con quell’articolo è un’azione di terrorismo e come si chiamano coloro che fanno terrorismo? Terroristi! La signora Fallaci quindi è una terrorista ». I Miti non sono molto più umani degli umani, contano solo sulle nostre complicità. Ma la Fallaci ha saputo come rispondere da giornalista e non si è schernita come scrittrice. Non prendetevela se da una parte si critica con sottile perfidia e dall’altra si sostiene con complicità.

I Miti non sono gli unici deboli o i forti della Storia.

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