Castello di specchi

 

 

(Il) Castello di specchi.

L’ombra è necessaria per evidenziare la luce.

 

di Francesco Pasca

Passare dall’Editore Cosimo Lupo è trovarsi, ovviamente, a curiosare nella bacheca espositiva. Guardare, quindi, quanto un editore produce, porta a dover, necessariamente, far cadere lo sguardo ed esserne poi attirati, vuoi d a un titolo, vuoi da un autore o da una scorza particolare di un testo. Quale proveniente dalla nobile specie degli australopitechi, non è stato strano farmi catturare dal luccichio di uno specchio, o meglio da un rettangolo di proporzioni auree che a prima vista avrei dichiarato appartenere alla categoria dei “libro oggetto”. Mi sbagliavo in parte, dal momento che, allungata anche la mano e non solo lo sguardo, mi sono ritrovato riflesso e deformato sulla scorza di quell’oggetto. All’altezza della fronte si disegnava, di contro, la perfetta sagoma di un piccolo triangolo isoscele capovolto. Altrettanto avveniva all’altezza del petto, ma era un perfetto foro come di proiettile incastonato nel logo di Lupo Editore. La sensazione avuta è stata il trovarsi tra ragione e passione, tra le cose che attraggono da sempre ed accompagnano l’uomo, ritenuto sapiens, spesso ahimè!, insipiens.

CASTELLO di SPECCHI era quanto si evinceva in quattro file di lettere a decrescere nel triangolo. Cosimo si è accorto della mia subitanea impressione e mi ha subito spiegato l’arcano prim’ancora di ritrovarmi con l’oggetto aperto, pronto a sfogliarlo, leggerlo. Un vero e proprio binomio, quello che si è rivelato una volta apertolo. Riccardo Miggiano e Luigi Partipilo gli autori. Salentini entrambi del ’86, di luoghi dirimpettai, di studi complementari. Arte-scienza e Arte-animo, immaginazione così accompagnata, indotta a determinarsi nell’obbligo dell’osservare, dell’esistere. È difficile viaggiare per Poesia e addentrarsi nel rigore geometrico, ma gli autori riescono a interagire sul filo della stessa emozione.Sono stato, da Primate, piacevolmente condotto dalle parole e dalle linee. Un libro si sa, si commenta leggendolo e via via dipanandolo. Il filo è la sottile devianza di una linea, di un cerchio archetipo dell’IO come ne è archetipo il triangolo. Maschile e femminile è la distanza di tempo e spazio che continua a raccontarsi:« Noncuranza/del presente/e un alone bellico/che veste i sentimenti//una voce//l’oceano si placa!».

Verso breve quanto può essere un segno, Segno lungo quanto può essere una voce che accompagna. Un bel viaggio per-versi e per chi ama l’estetica rigorosa e l’armonia tumultuosa. Lupo editore si è lasciato prendere dalla sensibilità di chi crea.

Da Australe Primate, si è lasciato prendere, come me, dal suo simile. La Tavoletta d’argento è composta da quarantaquattro spunti poetici, frammenti di un Castello in cui come da sempre è rinchiusa l’immagine femminile, la narcisistica e fragile figura lasciata cantare e come scrive Partipilo è: «Il triangolo racconta l’Io, il cerchio la donna e la linea definisce lo spazio d’intersezione tra i due elementi.» Aggiungo: “ gli Oggetti immagine non occorre cercarli, sono qui, a portata di mano. Il tracciare s’incarna nel dettaglio della parola, la linea esiste come stadio intermedio tra pensare e scrivere. La congiunzione archetipica è la necessità organica e dà luogo all’unione occasionale del “Libro Oggetto”. Lo spazio di luce si alterna fra il bianco ed il nero come i versi segnati dalle pause.

Occorre gustarlo con gli occhi e sentirlo con le immagine per percepirne le sensazioni.

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