Ennio Marzano

 

 

Ennio  Marzano(1904-1984)

A Lecce c/o San Francesco della Scarpa(biblioteca provinciale)

P.tta G.Carducci

dal 20 dicembre 2011 al 15 gennaio 2012

 


ricerca artistica tra colore e forma

di Francesco Pasca

La mostra antologica presso i locali di san Francesco della Scarpa, accompagnata dalle Edizioni Grifo a cura di Ilderosa Laudisa e voluta dalla Sezione Sud Salento di Italia Nostra sotto l’egida del suo presidente Marcello Seclì, è la piacevole sorpresa del 2012 non solo ai leccesi amanti della loro gente, del proprio passato, ma anche al collezionista oculato di qualunque latitudine.

Visito la mostra e colgo Storia ed Arte, qui sono abilmente coniugate e rese opportune per l’ulteriore valorizzazione di esperienze professionali del territorio salentino. L’antologica per un personaggio come il Marzano, orbitato in una contemporaneità di altrettanti personaggi dai nomi più che illustri, appena a lui predecessori o coevi, non può che indurmi al cercare, nell’immediato, i riferimenti a lui più prossimi. Chi come me si avvicina ad un percorso, non solo per gustare avvicendamenti cromatici, va alla ricerca soprattutto di questo.

La Laudisa ed il Seclì coadiuvati dall’esperienza del Cassiano nell’organizzare e rendere a noi fruibile quel lasso temporale, ne sono stati certamente consapevoli, e, per questo, ne fanno, ne hanno tracciato un percorso più che nitido. Altrettanto autorevole è la presenza di un Marzano poeta proposto in lettura con l’attento commento di Antonio Lucio Giannone. Si chiude l’iniziativa scritta con la proposta critica e l’apparato bibliografico di Lorenzo Madaro. Per chi legge l’opera dell’illustre personaggio di nome Ennio Marzano nato a Parabita non può che trovare conforto nella lettura delle Edizioni Grifo e nella presa visione di quanto vi è sottolineato. Interessante, ad esempio, la presenza di alcune opere dalla chiara ventata modernista ad ulteriore testimonianza di un respiro artistico autentico. La vicenda attraversata dal Marzano è palesemente coinvolta in una delle stagioni più turbolente, l’attività frenetica di fine e inizio secolo sino ai risvolti senza dubbio i più avvicendati del finire del scorso secolo. Marzano all’età dei suoi quattordici anni (si era appena digerita, direi per alcuni mal digerita la ventata astrattista, futurista, ecc…) avrà sicuramente iniziato a sentire l’odore degli eventi, di ciò che s’andava proponendo. Gli artisti già legati all’accademismo venivano coinvolti, altri si faranno appena sfiorare, altri ancora resteranno recalcitranti e reclamanti il prosieguo della cultura accademica. Gli illustri maestri del futurismo, del cubismo, dell’astrattismo e dei tanti altri “ismi” più o meno richiamabili a quel periodo, non si seguiranno per solo puro formalismo ma per vera esigenza innovatrice. Anche la provincia reclamerà i suoi distinguo ed in quei distinguo vi erano gli artisti che producevano nel loro solitario, spesso ai più saranno rimasti sconosciuti, non vivevano di quel clamore pur respirando ed “intossicandosi”. L’aria nuova resa evidente dalle mostre nonché dalla presenza di accesi dibattiti tra le due opportunità creative producevano la differenza. Figurativo e Astratto, l’interrogativo di sempre. Per convenienza critica se ne volle la dicotomia, non si volle sapere che dalla forma colore del primo e del secondo o viceversa il passo era così breve da non destarne alcuna disuguaglianza. Ma questo distinguo che è stato e lo è tuttora, fu ed è per pura convenienza critica. Per gli artisti, m’è parso, non v’è stato mai il distinguo assoluto.

 

Il critico d’arte lo ha reclamato ed ha generato e continua l’equivoco. (è questa un’altra storia?) Ecco allora che, nel visitare la mostra presso San Francesco della Scarpa, può trasparire l’immediata necessità dell’inserire l’artista nel suo disegno storico, nel ciò che può anche essere e rivelarsi non solo nell’approssimato, ma nella consapevolezza della sua stessa vicenda. Credere nel visibile è l’intento. Pongo Marzano tra due date, tra l’inizio conoscitivo dell’artista, con il distinguo delle Cose d’Arte, presumibilmente intorno ad un’età adolescenziale, il 1917, e la maturità consolidata, presumibile quella del 1974. Resta fuori, ma non a caso, il periodo 1974-1984, l’età del ripensamento. Tengo a fare questa precisazione per quanto ho potuto ravvisare in alcune opere, le datate 1982, per me, le stranamente riconducibili ad altre riportate con didascalie “imprecisate” nelle attribuzioni, ai nomi riportati come “figure” o nei “senza titolo”, alle rigorosamente non firmate, né datate, ad altre riportate con datazione tra il 1960 ed il 1964. Questo, perché intravedo quel ripensamento ricorsivo, l’affanno a non restare fuori dalla storia. Poi godo del suo ultimo decennio o della rivisitazione del colore. La forma vedo prenderne il sopravvento e diventa autonomia solitaria che lui ama chiamare “natura segreta”. Nella natura segreta e nell’essere solitario trovo la sua magia di Uomo contemporaneo. Anche questo è fare Arte. È da saggiare ed assaggiare come storia, dell’arte come contributo per innovare non riesco ad elaborare. Una bella mostra accompagnata da un bel catalogo. L’anno nuovo per me è cominciato bene, all’insegna del riflettere. Spero in iniziative in tal senso.

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