Dialogando con il filosofo Girolamo De Michele

Intervista al filosofo Girolamo De Michele ospite lo scorso 22 febbraio della rassegna Filosofia in 3/4 promossa dall’Arci Zei di Lecce

Filosofia in 3/4. 

“Odissea nel rancore. Le macchine desideranti, la morte del padre e i grilli rancorosi”

di Carlo Corigliano

Con il suo seminario intitolato ““Odissea nel rancore. Le macchine desideranti, la morte del padre e i grilli rancorosi” il filosofo e scrittore Girolamo De Michele ha aperto lo scorso 22 febbraio il ciclo di incontri della rassegna “Filosofia in 3/4  promossa dall’ Arci Zei di Lecce. Dopo aver seguito il suo seminario  gli abbiamo rivolto alcune domande sul tema dell’incontro.

Qual è il significato del titolo di questo seminario “Odissea nel rancore”? A quale forma di rancore si riferisce?

Il titolo è tratto da un testo di Cioran, che per primo ha attirato la mia attenzione su questa passione triste. Poi è venuto il libro di Bonomi sul rancore come passione di fondo dell’ideologia leghista – ma non solo – nel “profondo nord”. A partire da lì, usando Deleuze e Guattari, ho cercato di interpretare il rancore come una passione politica che alberga e si esprime in chi si sente, a torto o a ragione, escluso dai processi di trasformazione della tarda modernità – della globalizzazione, se preferisci. Una passione che con la crisi finanziaria, e la percezione, peraltro esatta, dell’inscindibile legame della crisi con la natura stessa del capitale finanziario, si è fatta ancora più acuta. Rancore come passione triste, perché credendo di contestare l’ordine esistente con forme colorite ed estemporanee – due per tutte: i Vaffa-Day” e la retorica della corruzione – finisce per non mettere in discussione i fondamenti dello stato di cose esistente.

 

 

Qual è la novità espressa dal concetto di desiderio in Gilles Deleuze rispetto sia alla tradizione filosofica che fonda l’idea del soggetto desiderante sull’idea della mancanza e sia rispetto alla tradizione psicoanalitica in particolar modo quella di matrice lacaniana?

Per Deleuze e Guattari il desiderio non è reattivo, non scaturisce come risposta a una mancanza, una qualche castrazione reale o simbolica: è costitutivo dell’essere umano, e in quanto tale costitutivo del reale stesso. Da cui una serie di conseguenze che rendono Deleuze-Guattari e la scuola lacaniana incompatibili, al fondo: il rifiuto dell’antinomia natura-cultura, ad esempio; il reale come creazione, e non come qualcosa che è già dato e in qualche modo sovradetermina l’essere umano; la possibilità di un reale recupero di quel soggetto secondo potenza che era già in Spinoza e nel Marx dei Manoscritti. E soprattutto, un pensiero che non cerca il modo migliore, o meno peggiore, di adattarsi allo stato di cose presente, magari attraverso la messa in discussione del suo immaginario e della sua rappresentazione della realtà, ma sempre all’interno delle strutture del reale: ma al contrario, confligge con lo stato di cose esistente, e si chiede come possa essere costruito un mondo diverso.

Perché si parla di “macchine desideranti”?

Deleuze e Guattari crearono questo concetto per dare espressione a un soggetto che si costruisce per assemblaggi e montaggi, senza alcuna profondità oscura o inconscia – né alcun Altro trascendente – a sovradeterminarlo. Il concetto non ebbe però buon esito, e loro stessi lo abbandonarono. Vorrei però sototlineare un aspetto: se è vero che quel concetto – e tutto quanto ne conseguiva, nell’Anti-Edipo e oltre – era in polemica con Lacan, è anche vero che io credo che oggi lacaniani e deleuzeani farebbero bene a concentrarsi, più che sulle reciproche incompatibilità, sui nemici comuni: a partire da quello scientismo quantitativo che risolve ogni aspetto problematico con una tabella, un indice e una terapia farmacologica. La cultura del Ritalin è molto più pericolosa dell’ipotesi lacaniana dell’Altro, per dirla con una battuta: e su questo mi sembra che un lacaniano come Recalcati abbia scritto qualcosa di ragionevole.

Crede che il desiderio sia immune da una colonizzazione che lo rende funzionale al consumo? Quali sono gli anticorpi del concetto deleuziano di desiderio rispetto alla deriva consumistica che, come sottolinea Zizek, imporrebbe il godimento come una sorta di nuovo super-io che si sarebbe sostituito al super-io repressivo?

No, il desiderio non è certo immune da forme di colonizzazione: è su questo, ancor più che Zizek, la scuola lacaniana ha detto cose importanti – penso al carattere ipnotico dell’oggetto di Miller, alle analisi delle patologie consumistiche di Recalcati, tutte cose peraltro già presenti nel loro maestro. La mia lettura di Deleuze è che questa colonizzazione vada tagliata con gli strumenti della dialettica spinozista delel passioni: e quindi, per dirla in breve, che solo creando incontri e occasioni concrete nelle quali i singoli si costituiscono come soggetti collettivi in grado di riappropriarsi dell’esistenza si possano creare vie di fuga dalla colonizzazione e dall’eterodirezione del desiderio.

Come legge la posizione dell’ultimo Foucault circa l’idea di ripensare il soggetto come agente di piacere e non come soggetto desiderante?

Mi sento di condividere la proposta, ma con un’avvertenza che rende il soggetto agente di piacere non alternativo al soggetto desiderante (e quindi senza pensare a un’antitesi tra Deleuze-Guattari e Foucault): il desiderio ha aspetti, tratti costitutivi e manifestazioni che sfuggono al controllo, alla pianificazione, alla razionalizzazione operata dal soggetto. Il desiderio squaderna il soggetto, ne mette in crisi l’immaginario, perturba la serena pace dei sensi e delle anime. Accettare il gioco del desiderio significa accettare il rischio dell’intempestivo e dell’impreveduto, ed essere disposti ad esserne all’altezza: che è qualcosa di più dell’essere agenti di piacere.

 


Il filosofo

Girolamo De Michele, nato a Taranto, vive a Ferrara. È redattore di Carmilla, e-magazine diretto da Valerio Evangelisti, tra i piú seguiti nel web (www.carmillaonline.com). Scrive di filosofia e critica letteraria su diversi giornali, e ha pubblicato saggi di filosofia e ricerca storica. Per Einaudi Stile libero sono usciti i suoi romanzi Tre uomini paradossali (2004), Scirocco (2005) e La visione del cieco (2008). I suoi romanzi sono scaricabili in copyleft su www.iquindici.org.


 

La rassegna: Filosofia in 3/4

Filosofia in 3/4 è un’iniziativa oramai divenuta consuetudine per chi vive l’esigenza del pensiero come un’imprescindibile urgenza che tocca i corpi e le vite. Si tratta di seminari di filosofia concepiti in uno stile volutamente non accademico dove è possibile confrontarsi al di fuori della stanchezza rituale che talvolta caratterizza le iniziative culturali. E soprattutto dove è possibile ascoltare la voce di docenti e ricercatori su tematiche ed autori che spesso non trovano adeguata ospitalità nelle aule universitarie. Si parla di desiderio, di piacere, di erotismo, di biopolitica e di potere seguendo con particolare attenzione le riflessioni filosofiche del pensiero francese  novecentesco attraverso autori come Georges Bataille, Gilles Deleuze, Michel Foucault. Gli incontri si svolgono presso lo spazio sociale Arci Zei di Lecce e quest’anno è previsto un ricco calendario di appuntamenti. Il primo di essi si è svolto con il filosofo e scrittore Girolamo De Michele sabato 22 febbraio dal titolo “Odissea nel rancore. Le macchine desideranti, la morte del padre e i grilli rancorosi”.

 

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