Sei personaggi, sei storie. L’umanità in un romanzo

Arte/libri

Titta Marrone e  “Il tessitore di vite

di Antonio Spagnuolo

 

Ogni romanzo che ci accingiamo a leggere richiede sempre una diversa modalità di approccio, la quale si tramuta in un diverso modo di affrontare il libro in questione, giungendo quindi a far mutare di volta in volta l’architettura del commento, fra accenti e modalità di registro che si adattano alla simbiosi tra scrittore e fruitore. Una posizione esclusivamente favorevole che possa tratteggiare ampiamente e delineare le tracce di una continua meditazione , o interrogazione , intorno alla storia principale che viene raccontata. Bisogna allora accostarsi con garbo ad ogni scrittura , specialmente se questa è , come nel nostro caso questa sera , una scrittura adamantina , scorrevole, ricca di emozioni e di tratteggi, entro i quali l’emozione e la sensibilità giocano in una disciplina culturale senza alcun dubbio privilegiata. Scrivere storie è un modo di guardare dentro le finestre aperte, di indagare l’umanità che vive al di là di queste, e di ritrovare quella parte di noi stessi dispersa altrove. Così in questo volume le storie di sei personaggi si intrecciano inaspettatamente per ricucire piano piano un tessuto narrativo che manitene sospesi per tutto il tragitto.  Conosciamo Titti Marrone da decenni , quale esperta giornalista del Mattino e feconda creatrice di saggi ed interviste per il teatro, la storia delle idee, la letteratura e la politica, e su altro versante attenta ricamatrice di alcuni volumi che hanno delineato il movimento contadino nella storia di Italia , le speranze di un post comunismo , gli intrighi dell’amministrazione cittadina, le tristezze della “Shoah”, proprio nel precedente volume edito da Laterza “Meglio non sapere”.

Questo romanzo, che abbiamo fra le mani ora, nasce da una realtà incontrata per caso , dopo la lettura di una semplice notizia di agenzia per una incredibile storia vera, capitata fra le mani dell’autrice durante un normale giorno di lavoro in redazione. La notizia lascia lo scarno profilo dell’annuncio di stampa e diventa storia , narrazione, vita . E’ stato questo il pretesto per la stesura di un romanzo profondamente umano, in cui le vite di cinque persone diversissime fra loro si tessono assieme per un inatteso, quanto realmente accaduto, colpo di scena. Massimo, Lia , Caterina , Miranda e Riccardo vivono a Napoli e nulla sembra accostarli l’uno all’altro. Un antropologo pessimista e alquanto vanitoso, da poco separato dalla moglie e accanito inseguitore di  giovani studentesse.

Una giornalista che ha perso piano  piano l’ardore che la distingueva per la sua professione, una docente universitaria in sociologia, inasprita dalle difficoltà quotidiane e dalla solitudine, una vedova triste nel suo aspetto perché non ha mai amato il suo compagno, ricco di notevole fortuna, e amareggiata per una figlia ribelle ed aggressiva, attualmente invaghita di un mezzo delinquente, ed un amico di Massimo, strenuamente impegnato alla conquista di sincera amicizia per gli altri. Inoltre un sesto personaggio, Pietro, manager di successo, con moglie bionda e biondissimi figli, che lascia Napoli per un lavoro milanese. Anche questa storia raccontata dalla Marrone si svolge, come l’ultima di Maurizio De Giovanni che leggemmo Giovedì 13 febbraio, si svolge a Napoli , nella città in quel tempo deturpata dai cumuli di rifiuti, che per lungi mesi deturparono il nostro panorama.

La scrittrice cerca di allontanare la discontinuità che nasce tra immagini, colori , suoni , tempi , per rimodellare con delicatezza  nella nostra memoria e nei nostri sentimenti il simbolo che si apre tra la realtà e le singole stravaganze del quotidiano. In una intervista che si trova in internet ella dichiara di essersi avvicinata al romanzo per gradi. Il suo libro precedente, “Meglio non sapere” (Laterza, 2006) era ispirato alla storia vera di tre bambini nella Shoa, mantenuta all’interno della formula del reportage narrativo, avendo scelto di rispettare fino in fondo lo spartito di sofferenze autentiche di persone vere, con ferite ancora aperte. Invece, ne “Il tessitore di vite”, ha deciso di preferire l’assoluta libertà di storie costruite assecondando la  voglia di mettere a fuoco personaggi ispirati a più tipi umani, cucendoli assieme secondo una trama complessa. Raccontare soprattutto lo spaesamento professionale, politico e ideologico di chi oggi ha tra i 50 e i 60 anni. Per chi viene dalla scrittura giornalistica, poi, il romanzo è una narrazione diversa, dal respiro più ampio e senza limiti d’intonazione, spazio, senza vincoli di opportunità o di condizionamento. Romanzo è quindi spazio di libertà assoluta. – Qui il racconto nasce già variopinto, si apre alla visibilità dei sentimenti di ciascun personaggio , mediante incipit ed incisi che scandagliano l’intimità e la sensibilità delle figure. Di notevole interesse alcuni incisi  che Massimo pronuncia a se stesso , descrivendo puntigliosamente sagome di soggetti che incontrando delinea . Sono pensieri che affollano la mente e descrizioni accorte  del soggetto idiota , della coppia spaiata incapace di ascoltare ,dell’aspirante ricercatrice  lunga di coscia, ma sempre cretina quanto basta , e via di seguito. Il rimbalzo delle idee che attanagliano Caterina nel suo sospeso momento di solitudine ci rivelano una donna ancora tesa nella sua svanita gioventù. Le incombenze per una madre affetta da Alzheimer , l’offrirsi come affettuosa presenza  per l’intervento di isterectomia della badante , mostrano un musicale srotolarsi della personalità. Coinvolgente subito dopo il racconto che ci offre per la dipartita di un giovane giornalista , Fiorenzo de Marchis , che risulta essere una presenza preziosa nell’impegno professionale di Lia Imperatore. Con l‘occasione magistralmente descrive l’ambiente di una redazione giornalistica, fra insoddisfazioni , rincorse alla notizia clamorosa, disillusioni e amarezze per un lavoro che alla fine sembra essere sterile e monotono. Qui a volte i ritratti ingentiliscono una sottile ironia che traspare delicatamente fra le riga: costume , politica , interessi, umori diversi e primordiali , diventano momenti validi per discutere ed elaborare, ove l’influsso di momentanee disposizioni umorali resiste ad una realtà quanto mai semplice e caratteristica. Un’ombra di mistero appare nelle pagine dedicate ad una strana storia nella quale viene coinvolto il personaggio Miranda : la scomparsa della figlia adottiva , dopo un furto di gioielli e denari dichiarato dalla figliola Agata.  Come immaginato il furto è soltanto una messinscena in favore di un giovane dal nome Salvatore, abile adescatore.

Le figure di questo romanzo sono tracciate con una trasparente flessuosità , abile gioco delle parole che rende limpide e vive le luminosità di ciascuna figura , sia dal lato umano, nel tremore dell’animo e dei gesti , sia nello spessore psicologico , che affonda con un rapporto delineato nelle crisi quotidiane di ciascuno. Non c’è accenno ad un romanticismo, ormai superato nella scrittura contemporanea, ma insiste la rappresentazione di una realtà incisa nei suoi contrapposti , nei sentimenti misti che daranno testimonianza della rappresentazione. Scrittura quindi distesa , ben centrata in quella ricerca letteraria che rende la pagina totalizzante , scavando nella realtà per riferire le rappresentazioni di necessità e illusioni, di intuizioni e irruzioni improvvise, mediante uno scavo continuo nella visione di un mondo concluso , ristretto nei confini del tratteggio , ancestralmente iscritto in un mito che rimanda continuamente alla nostra città. Dunque lasciamo al lettore la sorpresa di scoprire quale sia stato il fatto di cronaca che unisce i sei personaggi del libro. E’ un filo sotterraneo, una suggestione  evanescente,  che a un certo punto viene svelato con un colpo di scena per  riposizionare le esistenze di tutti. Qui non diremo di che si tratta, per non rovinare il gusto della lettura. La storia vera sottesa a tutto il libro emerse tra le pieghe dei fatti di cronaca in un giorno qualsiasi , pieno come al solito di notizie e spunti  di vario genere. Così il tocco arguto e attento del giornalista riesce a far germinare un racconto che respira di corporeità sua propria, giocando di strategie incorporate nella scrittura.  Il suo è un linguaggio pulito, moderno, chiaro , privo di elucubrazioni o arzigogoli inutili, preciso, lessicalmente puntuale , adatto ed adattabile in una forma che si inquadra in contenuti esistenziali, umani , semplici ed al tempo stesso complessi.

 

Il tessitore di vite

Titti Marrone

Mondadori

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